Deliri di uno psicopatico #2: Modelle o prostitute?

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Ciao a tutti! Sono un allegro squilibrato che ogni 10 o 25 del mese prova a togliersi la vita. Prima di farlo annoto su un foglio i miei pensieri, ripromettendomi che se esce un buon articolo rimando il suicidio alle due settimane successive. Se dovrò restare vivo tanto vale rompere le scatole, no?? Questo è lo scritto di ieri.

Che differenza c’è fra una prostituta e una modella? Una si ricopre di vestiti improbabili sfruttando il corpo per un gruppo di maniaci e l’altra fa lo stesso con l’unica differenza che i vestiti se li toglie. Quale dei due ruoli opteresti per tua figlia? Ovviamente la modella! Soddisfacendo più persone alla volta per la società sei una diva inarrivabile, mentre se sei in strada che aspetti clienti sei il diavolo in terra fatto persona.  Morale della storia: sfruttare il corpo fa meno schifo se il vestito ha lo sponsor!

Ma quale dei due è socialmente più pericoloso? Sempre la modella, poiché alterando la percezione dell’immagine della donna, le ragazzine non vedranno l’ora di assomigliare a dei manici di scopa.

Se ti massacri otto ore, sudando fino a spaccarti la schiena, sei un lavoratore onesto, rispettabile e ogni italiano ti darà il suo appoggio, ma se guadagni la stessa cifra facendo il deejay in una discoteca sei “braccia rubate all’agricoltura” nonché un perditempo, fallito e ignorante! Magari guadagni anche di più, ma al solo pensiero tu possa svolgere un lavoro che ti piace, gli occhi della gente si riempiranno d’odio come fossi un arbitro durante i mondiali!

I pregiudizi però non si placano e ancora meno nei palazzi del potere. Un politico, scoperto “a trans” dopo qualche giorno è costretto a dimettersi. Avesse rubato o sterminato la famiglia nessuno avrebbe proferito parola, ma siccome il reato è fra le lenzuola il caso va trattato con la massima cura: non sia mai che in mezzo a cocainomani, evasori e mafiosi possa celarsi uno che dà il cattivo esempio. Meglio liberarsi di queste mele marce!

Il politico dai vizi inconsueti è stato quindi costretto a ritirarsi insieme a un collega che ha avuto altri atteggiamenti deplorevoli. Quale colpa avrà mai avuto per meritarsi l’ostracismo? Era onesto!

Ci sono donne che per fare carriera han dovuto concedersi al loro capo e ci sono capi che per una sveltina son capaci di promuovere qualsiasi incapace. Quale dei due la società condanna? Ovviamente la donna. Il capo era determinatissimo a non volerlo fare per alcuna ragione ma lei l’ha costretto e si è ritrovato dentro di lei a sua insaputa!

Sembra che siamo invasi da donne che per emergere non vedono l’ora di farsi abusare e nel contempo ci sono tutti questi maschi che si strappano i capelli pur di mandarle via:
“Tesoro, se mi fai fare una fiction in Rai mi metto sotto la scrivania!”
“No, Assolutamente! È contro ogni etica! Ehi, ma che fai? …. MMMMM… Non farlooo.. MMMMMhhh.. Vabbè ancora cinque minuti..”
Cominciamo a sostituire “Quella per essere lì non si sa a chi l’ha data” con “Quella per essere lì non si sa quanti schifosi depravati ha incrociato”?!

Alla fine cos’è meglio: una modella o una prostituta? Guardatevi “Il principe e il povero”, mettetevi a piangere e poi siate onesti: quale dei due vorreste essere se non quello maggiormente rispettato? Togliete i pregiudizi e tutti i lavori saranno uguali. Togliete i valori e saremo tutti sulla stessa barca. Che ne dite eliminiamo un po’ di zavorra così la mongolfiera riesce anche a spiccare il volo? Diamoci una mossa che sarebbe ora.

L’editoriale finisce qui e l’appuntamento è fra qualche settimana sempre se rimango in vita. Per insulti, offese e minacce o per regalarmi una sedia e una corda commentate qui sotto.

 

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Chi lo ha scritto

Simone Toffoli

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Nato in Friuli nell'84 iniziò fin dall'infanzia il suo percorso verso la malattia mentale. Le sue ambizioni più forti sono scrivere, raccontare storie e venirvi a rubare in casa causando inutili disagi. Ama la satira, la musica dirompente, la lettura, la radio e qualunque forma di arte atta a stravolgere gli schemi e a mettere in discussione la morale comune. Dicono di lui: “Del tutto incapace ma capace di tutto” (I suoi professori delle medie), “Braccia rubate all’agricoltura” (I suoi professori delle superiori), “L'apostrofo rosa fra le parole ti e fucilo.” (Il suo migliore amico), "Ehi, stavo scherzando metti via quel coltello!" (Il suo migliore amico qualche minuto dopo.) Odia la razza umana e vive in una zona molto degradata di camera sua che gli fornisce abbondanti emozioni e voglia di armi di distruzione di massa. È una persona disturbata e fuori controllo. Denunciatelo.   Contatti: toffoli_simone@yahoo.it

4 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Stellanigra

    Da sempre più dei nomi conta l’apposizione, il pulpito più della predica, il padrone più del cane.
    Siamo fatti così, ci piace sederci su ortaggi accuminati e maledire poi le zanzare.

    Rispondi
  2. Viviana Alessia

    Effettivamente l’ articolo ha una notevole valenza di tipo sociale, nel senso che, se riusciamo a toglierci di dosso impressioni, pregiudizi, luoghi comuni, possiamo anche ricavare l’ idea che tutti i mestieri van bene e hanno pari dignità. Insomma : basta avercelo un mestiere, no? Siamo noi che andiamo a braccetto con la puzza sotto il naso e l’ inguaribile ipocrisia. Ed è senz’ altro vero, eccome! Basta pensare a come l’ impiegatuccia di banca di ieri guardava le altre reiette lavoratrici dell’ universo mondo: la narcisista presunta bellissima ed intelligentissima fra tutte le donne (in sua crapa ) che era volata cola’ dove solo le dee dalla politica rampante raccomandate potean volare, per ricever in sua preziosissima mano i danari da consegnar alla divina maesta’ del direttore che dirigeva il complesso traffico tintinnante in entrata e in uscita. E dell’ uscita la nostra dea era particolarmente vigile ed attenta vestale, sempre prona al supremo voler delle maesta’ che serviva: bancario o politico o umanoide di entrambe le sostanze carnali incarnato. La divina dal suo olimpo potea ben conoscere l’ ingenza delle forze custodite ed ingrassate nei forzieri bancari, vuoi di amici , vuoi di nemici. E da lì partire con corteggiamenti leziosi o invidie spaventose che dannavano il suo sonno e quello di innocenti. Che peccato il crollo del colosso bancario americano! Ha tolto lustro, lustrini, dignità e scopo a tanta divinità. Ma il richiamo misterioso alla divinità trasforma ben presto la vestale bancaria in sguazzante politichessa dalle invisibili competenze, e quando la politica stramazza sul freddo palcoscenico della Storia, ecco che la divinità s’ erge a difensore dei deboli e zoppicanti impiegatucci bancari che si ritrovano a far conti con tagli di posti e stipendi, anticipi pensionistici, lavoro a progetto come ogni altro comune lavoratore. Che strano: vestale, politichessa, sindacalista. Polimorfismo delle dee o spintarellismo di soliti ed insoliti noti? O siamo di fronte ad una cospicua forma di dissociazione mentale che sorride demenzialmente a tutte le sue luccicanti parvenze? Oppure siamo di fronte ad un precoce relativismo “lavorativo” cui lo stimato Simone dell’ editoriale pare inneggiare con buon garbo ed originalità di pensiero?
    Aldila’ di tutto bisogna, a mio modesto avviso, avere un minimo di buon senso, il senso comune delle umane cose e dare ad ogni cosa umana la sua giusta collocazione nel complesso sistema delle umane relazioni, anche al di là delle categorie valoriali che , si sa, possono subire variazioni col tramontare e sogere delle diverse epoche.
    Dunque, cominciamo dal confronto prostituta/modella. Francamente io non trovo che ci siano poi profonde differenze tra uno o l’ altro dei due mestieri, se non che il primo dicono che sia alquanto datato, mentre il secondo è di recente immissione sul grigio mercato del lavoro. Che si siano rivelati dannosi entrambi, mi pare un fatto incontestabile: uno ha sparpagliato morte per sifilide, HIV,HPV & Company, l’ altro micidiali DCA. Che le poveracce untrici ne siano malate in modo grave magari irreversibile pure loro non fa che aumentare la necessità di strapparle ai bestioni terrestri che le abbindolano per poi squaleggiare al punto che i bestioni marini dello” Squalo 1- 2- 3 ecc…” si sentono gravemente disonorati, nonostante la dotazione di fauci enormi a seghe giganti, brandelli di carne che pencolano dai dentoni sanguinolenti, acque marine luridamente imbrattate di sangue.
    E che cavolo dobbiamo far scegliere ad un povero diavolo d’ un padre che non può che fare, in tali casi, come il disgraziato asino di Buridano? Se magari la figliola riesce in qualche modo a trascinarsi fino alla paterna magione dopo tante sventure, bisogna pur riflettere sul fatto che il papà s’affannera’ a portare la sventurata da uno specialista all’ altro, sentendosi ripetere che: ” Eh, è tardi, non possiamo far più di tanto, anzi noi non possiamo far più niente, provi magari a ” Villa Vattelapesca” ché son più attrezzati” . E quando il genitore disperato arriva con l’ esangue creatura in tal luogo si sente dire che sì, son attrezzati per casi gravi, ma la lista d’ attesa è lunga assai e sarebbe meglio provare in Svizzera, Francia, Belgio ecc… E quando il terrificato genitore telefona all’ estero con le ultime disperate forze che gli restano, si sente rispondere che loro son pieni al tetto e danno precedenza ai loro cittadini, ci mancherebbe!, e gli italiani è ora passata che chiedano le strutture di cura che servono anziché campare sperando in sant’ Antonio e san Gennaro e prediligere l’ impunibilita’ anziché la punibilità, confondendo la sana libertà con l’ insano individualismo del ” faccio quel che mi va e mi conviene”. Ha voglia il babbo di lamentare con l’ ultimo filo di voce che lui il suo dovere l’ ha sempre fatto e le tasse per avere indietro ciò che è da restituire al buon cittadino le ha sempre pagate. Quelli gli rispondono che ha sprecato la sua vita, che poteva migrare all’ estero, aggiungendo, in un sussulto inaspettato di pietà, che sono molto dispiaciuti e di provare magari a richiamare più in là, aurevoire, hauf wiedehersen, goodbye, ecc… Un infame,e doloroso, e squallido calvario cui dovrebbero partecipare tutti gli squali del pianeta, le dee alquanto dissociate di cui trattavo piu’ sopra, e i saggi parenti, amici, conoscenti, medici, psicologi & Company che, quando il disperato genitore chiedeva conforto e aiuto, replicavano che la sventurata era pur maggiorenne, no!, e allora fatti suoi se sbagliava perche’ era solo un’ ingrata che andava mandata a piantare “patate e fasioi” a suon di pedate invece di darle tutto di tutto a più non posso. E cotale compagine tanto saggia e partecipe poi cambia improvvisamente idea a frittata bruciata, dicendo a destra e a manca che hai sbagliato tutto, non sei mai stato un buon padre, hai solo pensato di conferire beni materiali, hai latitato, hai lavorato troppo, trascurando i fondamentali e chi più ne ha più ne mette di gran lena.Generalmente costoro son tra quelli che ti hanno messo nella condizione di lavorare per dieci ché loro han vissuto di assistenze, prebende, invalidità, accompagnatorie & Company, ma guai gridarglielo dietro ché il diritto è diritto, no? eccheccavolo!
    Insomma: padre sfruttato e beffato dalla compagine italica più prossima oltrche’ padre inascoltato da viziata figliola. Oltretutto genitore che ha dovuto combattere con squali e squalesse dissociate che spargon demenzialmente lucente divinita’ e che, in quanto a squalaggio, mancava solo che aprissero una scuola di Alta Specializzazione Predatoria.
    Che dire? Mah! Le solite italiche cose. Tristissime. Non si superano abbandonando i sistemi valoriali. Né lasciando sulla rena i pregiudizi.
    Le disgrazie umane non dipendono da pregiudizi né da valori. Sarebbero svanite già all’ alba dell’ umanità.
    Per quanto riguarda i compensi per coloro che svolgono mestieri graditi e gratificanti, penso che non ci sia nulla da dire sul fatto che un mestiere sia gradito e gratificante, mentre molto ci sarebbe da ridire se il salario del fortunato andasse alle stelle, anzi presso i confini dell’ universo, considerata la banale evidenza che tutti i lavori onesti sono parimenti utili e dignitosi.
    Per quanto riguarda i politici non è proprio il caso di sprecare parole, ché costoro dovrebbero magari potersi rivoltar a mo’ di calzino e tutti quanti, passati, presenti, futuri, per una vigorosa scrollata. Esser immuni da scandaletti sessuali non vedo cosa aggiunga o tolga a nessuno di loro. Fatte salve ovviamente le dovute eccezioni, che pur ci sono, via. E fatti salvi coloro che si professano limpidi e trasparenti come le chiare, fresche, dolci acque di petrarchiana memoria, ché ciascuno è libero di dichiararsi quel che vuole, chi ha mai detto il contrario?
    Per quanto riguarda i capi e le loro starnazzanti oche, anche qua c’ è ben poco da dire. Secondo me fan senso entrambe le categorie considerate perché chi pressa e chi cede sono entrambi vermi, privi di midollo e capacità: precisamente della specie ” verme solitario”, che si mangia tutto il chilo ed il chimo, lasciandoti crepare. La pletora di voltagabbana che più sopra ho citato manderebbe anche costoro a piantare ” patate e fasioi” e ce li mando pure io chiedendo loro di far posto a chi qualcosa sa e ha voglia di fare. In fondo, ma non troppo, sono solo volgari criminali che rubano il pane agli altri e farebbero bella figura più che nei campi di patate e fagioli nelle latrine delle patrie galere: a ramazzarle!
    Potrei anche aggiungere che i nostri vecchi, che pur di fame e miseria se ne intendevano, ripetevano come un mantra che piuttosto che fare e farsi del male è meglio mangiare una patata al giorno! Oggidì la mensa della caritas offre un abbondante pasto caldo e persino un ricovero notturno, basta accontentarsi e chiedere con buona educazione.
    Per quanto riguarda i principi e i poveri mi pare onesto dire che oggidì di buono c’è che il principe che ha sbandato in varie direzioni vien messo alla peggiore delle berline che è quella massmediatica. Il popolo e il povero in particolare non lo considerano proprio. Tutt’al più la gente si consola pensando un attimino che malore, disgrazie e disdicevolezza son più che trasversali e democratiche, e di rispetto non si può parlare per nessuno, in nessun luogo, mai.
    Io trovo l’ autore del brano un uomo molto realista, né cinico, né amorale. Egli prende atto di una realtà grigia e brutale in cui siamo immersi, nonostante noi.
    Anche se sembra il contrario, io non sono moralista, mi va bene che ognuno faccia quel che gli pare, come gli pare. Il problema è che il fare quel che pare prima o poi va a cozzare contro la vita e il diritto degli altri. Non è questione di etica, moralità, dignità, rispetto da togliersi dai piedi per andare avanti. È questione che il relativismo estremo porta ad estreme conseguenze che vanno a sconvolgere e inficiare a morte la vita altrui. Non ci siamo. Gli altri, a questo punto, hanno il sacrosanto diritto di stoppare , o quantomeno cercare di stoppare, i relativismi di cui han piene le tasche, costi quel che costi. Anche a suon di vigorose pedate alle terga mal igienizzate di troppi e troppe lerci e lerce infami.Infatti dove sta scritto che te devi far mena’ e basta? Si, sul vangelo ti vien consigliato di porger pure l’ altra guancia, ma il codice legale dice che hai diritto alla legittima difesa. E io, nel mio piccolo, mi ritrovo meglio nel secondo, ché considero il perdono affare per il signore padrone dell’ altro mondo.
    L’ autore, in ultima analisi, mi appare piuttosto ermetico sulla questione della legittimazione del relativismo. E fa riflettere sulla questione, eccome! Almeno a me così appare e così va di capire, tanto per non uscire troppo dal tema del relativismo di cui si discute. Mi pare di aver riflettuto a lungo, no?
    E attendo fiduciosa il prossimo editoriale di Simone, come sempre.

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