“Thérèse philosophe”: il romanzo erotico dell’Illuminismo attribuito a Diderot

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Denis Diderot

Denis Diderot 

Siamo soliti pensare a Denis Diderot (1713- 1784) quale uno dei maggiori esponenti dell’Illuminismo francese. Autore, insieme a d’Alembert, dell’Enciclopedia o Dizionario ragionato delle scienze, delle arti e dei mestieri, pubblicato in Francia nel XVIII secolo. In un periodo in cui l’uomo si avvaleva della propria ragione per far luce su un passato dal trascorso “oscurantista”, sembra impossibile che egli si sia dedicato a opere di genere erotico e, per questo, sia stato anche incarcerato. Ebbene sì, perché Thérèse philosophe, romanzo battezzato “libertino” del 1748, di paternità dapprima incerta, pare essere stato proprio attribuito alla penna di Diderot.
Il più famoso romanzo erotico del Settecento, così come la storia più scabrosa, ha portato il 24 luglio del 1749 all’arresto del filosofo in questione, nel carcere di Vincennes, poiché “lo si sospetta essere l’autore di uno scandaloso opuscolo apparso col titolo Thérèse philosophe e di altri libri di genere”, come riporta l’avvocato Barbier, bibliografo e collezionista.
A tal proposito, esiste una versione digitale dell’opera, edita nel 2013 dalla casa editrice Newton Compton, con un’accurata traduzione dall’edizione francese del 1774, a cura dello scrittore Riccardo Reim.
Sarebbe proprio Diderot, quindi, a sfruttare in quegli anni il cosiddetto “filone libertino”, fonte di rapidi guadagni. Egli lo avrebbe fatto per motivi economici, un po’ come le nostre “sfumature” di oggi,  che siano di grigio, di rosso o di nero.
Ma nella figura della protagonista, Thérèse, che rende il lettore partecipe delle esperienze che la portano alla via del piacere, si nasconde – non senza ironia – un “philosophe”, così come il titolo sottolinea. Tutto questo porta quindi a delle dissertazioni non solo sull’amore, ma anche sull’esistenza. Senza dimenticare altresì tematiche importanti, quali la religione o le leggi del periodo. Uno dei motivi principali che spedirà Diderot a Vincennes è l’irriverenza nei confronti del clero, anche perché il romanzo prende spunto da un fatto realmente accaduto, e narra di una giovane fanciulla che ha una relazione con un prete di trent’anni più vecchio, che la incoraggia a perdere ogni inibizione. Scaturisce quindi un impietoso ritratto, senza veli, della società sotto il regno di Luigi XV.
I tempi, insomma, sono cambiati. In prigione non ci va più chi offende un sovrano, come era nel periodo del Re Sole, bensì chi osa denunciare il clero e la Chiesa. A far paura è, in sintesi, la satira.
Le date coincidono, come si legge nel libro che ho poc’anzi citato. Ma non vi è l’assoluta certezza che sia stato scritto da Diderot. Thérèse philosophe viene stampato nel 1748, “sans Approbation & sans Privilège”, ma c’è anche chi lo attribuisce a Jean-Baptiste de Boyer, marchese d’Argens; così come a Xavier d’Arles de Montigny. Questi due scrittori, per altro, sono molto modesti, e quindi è altamente improbabile che il testo in questione, di grande spessore erotico-diffamatorio, sia loro.
Dal canto suo, Diderot non accenna mai a questo scritto, nemmeno per rinnegarlo. Alcune teorie sulla masturbazione femminile, panacea per moderare i desideri, sembrano tuttavia trovare riscontro in insegnamenti esposti proprio dal “dottor” Diderot, in opere successive. E in seguito, una lettera di denuncia di una donna che si firma L.M, porterebbe proprio a lui. Insomma, gli indizi di “paternità” dell’opera ci sono. E anche pesanti.
14459104_1091344514268703_1352865071_nMa veniamo alla storia. Come detto, si prende spunto da un fatto di cronaca e, nonostante le persecuzioni, il libro ha conosciuto parecchie ristampe. Un padre gesuita riesce ad entrare nelle grazie di una giovane diciannovenne, sua penitente, figlia di un commerciante agiato. I nomi sono Girard e Catherine Cadière, che anagrammati diventano Dirag e Eradice. Sfruttando il misticismo di sogni e visioni, il religioso circuisce la ragazza, promettendole di portarla sulla via della santità se ella saprà affidarsi completamente a lui. Mi verrebbe da dire che, nonostante siano passati secoli, le cose non sono affatto cambiate. Eccetto forse che le ragazze non sono più in cerca di santità.
La continua eccitazione, unita a punizioni e penitenze corporali – pare che la ragazza sia stata indotta anche ad abortire – farà cadere Catherine in un pesante stato d’isteria, tanto da mettere a repentaglio la sua stessa vita. Nel 1730 Girard viene finalmente indagato, non senza grande clamore, ma, nonostante l’indignazione generale, al processo il gesuita viene assolto, mentre la ragazza condannata a morte. Anche qui, nulla di nuovo: sono sempre le donne ad avere la peggio; anche se in questo caso la pena è poi stata commutata in una severa ammenda per diffamazione.
Diderot – io penso sia lui l’autore – ne approfitta per tessere una feroce satira contro il clero. L’opera è ironica e scritta col garbo dell’epoca, anche nei particolari più spinti. La protagonista, la “filosofica” Thérèse, amica di Eradice, appare come una specie di “voce narrante” che ci tiene informati sulle avventure, più o meno sconvenienti, di cui è sempre stata segreta testimone e da cui è pronta a trarre sagge conclusioni. Nella seconda parte ella si trasferisce a Parigi, dove diventa confidente di una donna di “facili costumi”, per poi trascrivere tutte le sue esperienze in un diario da donare all’amato –  raccontate o sperimentate che siano.
In lei, c’è tutto lo spirito del “grand siècle”, quindi racconta con dovizia di particolari senza preoccuparsi dei censori che potrebbero fraintenderla.
Insomma, è interessante leggere di come la graziosa e assennata Thérèse, abbia in un certo senso fatto tesoro di queste “peripezie sessuali” a cui ha assistito, al fine di diventare una donna dal temperamento e ragionamento filosofico, in grado di dissertare sulle istituzioni del periodo, e fare in modo che ognuno si addossi le proprie colpe. Così come illuminante – è il caso di dirlo – è anche il fatto che il genere erotico non sia mai mancato, in alcuna epoca. Oscurato, pubblicamente espresso oppure ostentato che sia.

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Cosa ne è stato scritto

  1. Marco Lanzavecchia

    Sono stato conquistato dall’inattesa bellezza e “simpatia” di questo libro che riscatta e trascende il genere, abitualmente alquanto sciapo, del romanzo erotico, frequentemente annegato in un’uggiosa e pizzosissima serietà antiteticamente bacchettona. Una boccata d’aria fresca!

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