Manifesto dello Spazio

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Negli anni ’70, credevamo che lo spazio fosse a nostra portata. Guardavamo la Luna e già pensavamo alle nuove conquiste. Poi la gravità, ma soprattutto la quotidianità, ci hanno riportato a Terra. A spingerci verso quel passo inaudito chiamato allunaggio fu la feroce competizione della Guerra Fredda. Ora invece dovranno essere le grandi crisi a motivarci per il futuro.
Al di là di una certa falsa retorica ottimistica, pesano su di noi alcune spade di Damocle estremamente pericolose. Non solo la minaccia nucleare che continua a persistere nonostante trattati e solenni discorsi sul disarmo, ma anche la crisi ambientale nei suoi vari aspetti, combinata con un sistema di sviluppo planetario fuori controllo e sempre più ingestibile. Migrazioni di massa, terrorismo, guerre, carestie, crisi economiche e politiche, declino. Il mondo è diventato troppo piccolo e noi dobbiamo stare molto attenti a non farci accecare dalla ricchezza e dalla falsa tranquillità odierna che pervade la società leonardi settembre 2industrializzata. Le civiltà nascono, crescono e muoiono, ma questa volta è diverso. Un ipotetico crollo del Sistema globale ci porterebbe pericolosamente vicino all’estinzione.
Proprio per questo motivo, deve diventare prioritaria la colonizzazione dello spazio. Fino a ora sono stati elaborati una serie di progetti per portarci su Marte entro il 2035 e una serie di esplorazioni mediante veicoli spaziali. Progetti complessi, costosi, ma troppo limitati, sia nelle ambizioni che nelle tempistiche. In queste condizioni, con questo progresso tecnologico, la civiltà umana rimarrà per tutto il secolo limitata al pianeta Terra, con alcune probabili e sporadiche basi sulla Luna, su Marte o qualche altro pianeta, difficilmente oltre il Sistema Solare.

L’obiettivo (irreale, ad oggi), invece, deve essere quello di superare il limite della velocità della luce. I deboli investimenti nelle agenzie spaziali, come l’ESA o la NASA, non sono sufficienti. Deve esserci anche un deciso investimento privato. Elon Musk e la sua azienda SpaceX hanno fatto un piccolo e concreto passo, ma serve molto di più. Servono investimenti per centinaia di miliardi di dollari solo nel campo della propulsione spaziale. Che è quello decisivo. Senza motori di nuova concezione e senza una rivoluzione tecnologica rimarremo confinati nel nostro piccolo angolo dell’universo.
Questo non è solo un appello generico all’umanità, ma si rivolge soprattutto alla classe più ricca del pianeta, il famoso 1% che dispone di risorse immense, e a tutte quelle multinazionali che hanno migliaia di miliardi di dollari parcheggiati nei limbi fiscali. So che un appello a una generica salvezza umana non smuoverà le cose (quanti ne sono caduti nel vuoto?), ma ora abbiamo bisogno di visionari, investitori che vanno oltre l’arricchimento momentaneo per abbracciare le immense opportunità della conquista spaziale.
Recentemente è stato scoperto nei pressi di Proxima Centauri un pianeta, Proxima B, potenzialmente abitabile. In un mondo ideale questa notizia avrebbe accelerato ancora di più la ricerca spaziale. Dopo qualche giorno, è calato il silenzio.
Quel pianeta è il simbolo del futuro. La nostra speranza. A qualsiasi costo.

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