L’abito della Felicità, intervista breve a Alessia Bronico

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Alessia Bronico è una poetessa abruzzese nata ad Atri  in provincia di Teramo, nel 1981.  “L’abito della Felicità” edito da LietoColle è la sua silloge d’esordio. L’ho incontrata per i lettori de L’Undici ed abbiamo parlato di poesia, teatro, editoria e molto altro.

1) Raccontaci qualcosa del tuo esordio poetico.

Non sono brava con le risposte, me la cavo di più con le domande. Ci provo.  Non ho scritto per molti anni, una scelta, un rifiuto dei miei talenti. Poi i miei archetipi hanno sgomitato per svegliarmi dal sonno artistico. Complici alcune letture che si sono rivelate portatrici di messaggi salvifici, le parole giuste al momento giusto. Così ho ripreso a scrivere, sono passati più di due anni. La poesia è sempre stato il mio ambiente naturale, ho riallacciato il filo.

2) La ricerca di una casa editrice che voglia pubblicare i proprio versi: difficoltà e aspetti positivi

Quando ho ripreso a scrivere pubblicare non è stato il mio primo pensiero, non è stato il fine. Ho dato molta importanza all’idea intorno a cui ho sviluppato la mia silloge d’esordio, scrivendo spesso mi sono stupita di me stessa. L’idea di pubblicare è arrivata a lavoro terminato. Non è semplice orientarsi, è necessario secondo me avere l’umiltà di sottoporsi al giudizio di altri scrittori, poi a quello degli editori. La difficoltà è oggettiva: siamo in tanti a scrivere.

Alessia Bronico Foto di Pasquale Leonzi

Alessia Bronico Foto di Pasquale Leonzi

3) I premi e la poesia: come, quando e perché?

Premio Nazionale di Poesia Inedita “Ossi di seppia”: nel 2015 la segnalazione e nel 2016 il secondo posto. Sempre nel 2016 una menzione speciale nel Premio Nazionale di Poesia Terra di Virgilio 2016.

Perché? Semplicemente per mettermi alla prova.

4) Cosa fa sì che un testo sia poesia?

Il fatto che vada a capo? Scherzo.

5) Il teatro è la tua seconda passione insieme alla poesia. Hai progetti futuri anche in questo ambito?

Il teatro è una passione, ma anche una salvezza, ho imparato tanto dal mio corpo. Avevo dei progetti che sono naufragati, spesso lavorare in gruppo non è semplice. Dal punto di vista della scrittura teatrale, invece sì, nel 2017 dovrei pubblicare un monologo. Usiamo il condizionale per scaramanzia.

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