Il Collettivo MAZ e Razza Migrante

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Oggi ho incontrato i ragazzi del Collettivo Maz e con loro ho fatto una lunga chiacchierata sul progetto e sulle attività presenti e future del gruppo che ha come unico obiettivo quello di narrare la realtà contemporanea in maniera corale e senza filtri, restituendo al pubblico tante chiavi di lettura del vissuto quotidiano, spesso completamente stravolto dai media ufficiali .

1) Cos’è Maz, quando nasce e cosa vuole essere per i suoi lettori?

Maz è un’officina, un laboratorio, un esperimento collettivo che nasce nel novrembre del 2015 e si pone come obbiettivo quello di raccogliere e produrre materiale narrativo capace di raccontare il reale, capace di fare analisi. Maz nasce da più constatazioni, la prima delle quali è il fondamentale ruolo dell’immaginario nel costruire l’interpretazione della realtà. Il giornalismo e la politica offrono continuamente prove di questo, nel modo in cui i fatti di cronaca possono essere raccontati. Senza quindi cadere nel mito illusorio dell’oggettività, Maz si pone l’obiettivo di cercare forme narrative emancipatrici, sintetizzare antidoti alle narrazioni tossiche, immaginare chiavi di lettura della realtà. E lo si fa insieme, perchè Maz è prima di tutto un progetto collettivo, che cerca di superare le retoriche autoriali e proprietarie nelle quali il mondo dell’informazione si è incagliato. Infine Maz non è solo un “sito di racconti” o un “sito di fumetti”: conscio delle potenzialità delle nuove tecnologie, è uno spazio aperto all’ibridazione di forme visuali, testuali, multimediali, provando a dare luce e oggetti non identificati nè facilmente catalogabili.

Alla luce di queste premesse, a febbraio abbiamo voluto lanciare il primo progetto vero e proprio, una sorta di ebook, un documento che raccogliesse materiale narrativo attorno ad un tema centrale. Il fatto stesso che Maz sia nato nei giorni degli attacchi terroristici di Parigi e durante il periodo di maggior attenzione mediatica sulla questione orientale ci ha subito portato  pensare che un tema centrale da disintossicare e imparare a raccontare fosse quello delle migrazioni.

Razza Migrante è una raccolta di narrazioni sulle migrazioni contemporanee, che cerca di disinnescare i dispositivi razzisti, escludenti, individualizzanti di cui è costituita gran parte delle attuali narrazioni. Migranti extraeuropei, studenti erasmus, profughi di guerra, italiani nelle cucine dei ristoranti londinesi in cerca di una svolta nella propria vita, tutti fanno parte di una razza migrante, non distinta dal colore della pelle nè da un’appartenenza territoriale ma da un’esigenza, un istinto nomade che si sente limitato dai confini, dalle dogane, e che lotta per una libertà di totale circolazione.

2) Lampedusa non è solo l’isola di frontiera ma un vero e proprio palcoscenico mediatico dove i sipari calano o si alzano secondo regole ben precise . Quali sono le vostre impressioni?

Lampedusa è una terra di approdo e di passaggio. Oltre l’attenzione mediatica che segue i soliti mediocri percorsi, sappiamo che esiste una struttura amministrativa, una rete di attivisti e una cittadinanza che ha saputo far fronte all’emergenza sperimentandola senza timore. Lampedusa è anche la prova che esiste una volontà di accogliere e reagire anche senza un intervento istituzionale.

3) In Italia la letteratura migrante, consolidatasi a partire dagli anni ’90, è ancora poco letta e poco conosciuta. Quali sono le cause secondo te?

Tutta la letteratura è poco letta in Italia, non solo quella migrante! Di quest’ultima dovremmo poi distinguere quella post coloniale da quella che non lo è. E della prima dovremmo riconoscere il forte impatto politico, il lavoro sul rimosso, la restituzione impietosa delle responsabilità del nostro impero (sic!) e dei protettorati del secondo dopoguerra. Tra le autrici più rappresentative ci sono Gabriella Ghermandi, Cristina Ali farah, Igiaba Scego.

In generale, crediamo, la letteratura migrante – post coloniale e non – viene introdotta da tutto un apparato retorico, spesso mellifluo, che ne ridimensiona il valore e la tensione politica. Questa letteratura dovrebbe intercettare un percorso di riflessione sulla necessità umana allo spostamento, il diritto al viaggio e quindi sull’identità e la sua falsa ontologia.

La letteratura migrante, almeno vista dal nostro fronte, è una scrittura delle diversità possibili, che ci appartengono in quanto esseri umani. In ambito accademico, invece, si discute ancora se e in che modo possa essere introdotta nel canone. In ambito commerciale c’è già una rincorsa all’autore – cioè al nome e al cognome – e qualunque disinteresse nei confronti delle sperimentazioni.
Il progetto #razzamigrante per esempio è il tentativo di estendere, allargare, rendere la migrazione un campo di esperienza comune e  di prova: per il riconoscimento di condizioni comuni, dentro le quali costruire nuovi necessari modelli etici.

maz4) La Libia, raccontano molti migranti,  è il punto di non ritorno. Impossibile tornare indietro una volta arrivati, quasi impossibile vivere nel paese.

L’unica soluzione una volta arrivati, è sfidare il Mediterraneo. Quanto fa male e nuoce il silenzio di troppi su questo crocevia? Per l’esperienza che abbiamo tutti i migranti africani sanno che dovranno passare per la Libia, fin dall’inizio del loro viaggio. E sanno quello che li aspettarà. Le comunicazioni tra di loro sono molto fitte. La maggior parte di loro deve rimanere in Libia a lavorare per avere i soldi per pagare il viaggio. Alcuni rimangono lì anche due anni. E’, come sappiamo, una vera e propria economia illecita quella che si è strutturata intorno all’emergenza. Non possiamo nemmeno affermare che non si consocano queste dinamiche – ne parlano ormai tutti i giornali e anche la politica più becera prova a farsene carico: ricordiamo quando Matteo Salvini provò ad andare in Nigeria!

A far male non è il silenzio, ma l’accettazione: quando Gheddafi era in vita aveva l’autorizzazione (non informale) a filtrare i viaggi e i migranti. E non aveva problemi a utilizzarli come arma di ricatto. Adesso che il suo regime è stato abbattuto, e nessuno può essere ritenuto responsabile di quanto accade, in assenza di governi stabili e riconosciuti, i flussi sono incentivati dalle organizzazioni e dagli scafisti. L’Europa, nonostante viva questa situazione da quindici anni (!!) non sa fare altro che affrontarla come un’emergenza, quando invece è un fenomeno strutturale, determinato da decenni di politiche coloniali.

5) La disinformazione sull’immigrazione o peggio ancora l’ informazione imprecisa, crea equivoci che si trasformano in cecità e odio. Come può un lettore/ascoltatore orientarsi in questo labirinto?

Purtroppo l’informazione deve essere scelta e interpretata, e per fare questo è bene che il lettore/ascoltatore si formato, abbia cioè una cultura alle proprie spalle, o in via di formazione, un sistema di valori o delle strutture etiche che determino la propria esistenza. Il dramma si concretizza quando l’informazione falsa, cieca o indirizzata a sostenere l’odio intercetta quel vasto settore formato da soggetti privati di riferimenti concettuali – culturali, politici – necessari all’analisi dell’informazione. Questo è un campo di battaglia, nel quale ogni giorno è necessario battersi. Pensiamo alle operazioni di demistificazioni compiute da wumingfoundation. Non è una battaglia di idee, ma di esperienze e storie che a queste si legano. Nostro compito è quello di tornare a legare queste due dimensioni e farne una progetto culturale e politico. E’ un modo concreto per liberare la migrazione dal pregiudizio della violenza e del terrorismo; per testimoniare la necessità umana al movimento e all’incontro; per riscoprire che le radici delle singole culture, intese come processi di adattamento a e di costruzione del mondo non sono il risultato di una destinazione radicata nei secoli dei secoli, ma il prodotto dell’interazione fra soggetti; non destinazioni divine ma necessità umane. Il linguaggio, i miti, la letteratura…

6) Il rischio di apolidia per molti immigrati: se ne parla poco ma c’è ed è altissimo…

Vero, come è vero che la migrazione mette in cristi lo stesso concetto di cittadinanza. E’ un rischio e al contempo una battaglia. Per ora le strategie politiche messe in campo dalle istituzioni non sembrano tenerne in considerazione. Ripetiamo: tutto è vissuto come un’emergenza. E, probabilmente, in questa situazione gioca un ruolo nefasto l’indecisione della comunità Europea, che non ha ancora una chiara struttura politica.  I migranti rifugiati che rimarranno in Italia per cinque anni, dieci anni, non saranno poi europei a tutti gli effetti? E non avranno il diritto di muoversi?

Quello che sappiamo oggi è che l’accumulazione del capitale – cioè il principio che governa economia e crisi -  vale anche per gli esseri umani. I flussi sono sempre stati regolati in base alle esigenze economiche.

7) Come può il sostegno dei cittadini per i migranti, non trasformarsi in un semplice buonsamaritanesimo fine a se stesso?

E’ una domanda complessa, e meriterebbe un dibattito più che una risposta secca, ma diciamo che l’elemento distintivo lo fa il riconoscimento di un conflitto. L’umanitarismo fine a sè, che scarica sul *bianco precario* le necessità del profugo è un’occasione mancata di fare classe, di produrre un soggetto trasversale alla nazionalità e accomunato da intenti e da tipi di sfruttamento ai quali si è sottoposti. Riconoscere che l’immigrazione – così come la crisi, la povertà, la disoccupazione, la precarietà – non sono calamità naturali, ma problemi sistemici, necessari al sostentamento di un impero diffuso e biopolitico. Riconoscere questo impero e saper creare alleanze per contrastarlo, questo può fare la differenza.

8) Quali sono le tappe future di Maz?

Sicuramente continuare il nostro progetto, raccogliere altre storie. Ricordiamo che Maz è uno spazio aperto a contributi esterni, dove chiunque può mandarci materiale. Nei giorni prima dell’estate abbiamo iniziato anche a svolgere qualche presentazione a festival di autoproduzioni o eventi organizzati presso centri sociali. Probabilmente avremo altre date da settembre, di cui una sicuramente sarà la nostra partecipazione al BordaFest di Lucca, festival del fumetto indipendente che si tiene ogni anno a fine ottobre.

Inoltre ovviamente stiamo lavorando per dare luce all’ebook di Razza Migrante, che ha raccolto, fino al giorno della chiusura di partecipazione, più di una 40ina di racconti, un paio di fumetti, alcune illustrazioni e due video. Secondo le nostre migliori intenzioni l’ebook sarà disponibile gratuitamente, sul nostro sito, per la fine dell’estate. Tuttavia la strada di Razza Migrante non è conclusa, perchè questa sarà solo la prima versione 1.0 – come nei software -, in attesa che arrivi altro materiale da poter aggiungere, nei prossimi mesi, nei prossimi anni, per raccogliere sempre più storie, sempre più testimonianze, realistiche, distopiche o ucronistiche, che sappiano aiutarci a capire l’oggi e a costruire il domani.

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