Attraversare “I cancelli del cielo” oggi – “Heaven’s Gate” di Michael Cimino

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Capolavoro maledetto, flop colossale, paradiso per i cinefili, pietra miliare della storia del cinema… “I cancelli del cielo”, il film enorme con cui Michel Cimino pose praticamente fine alla storica casa di produzione United Artists e alla sua carriera, è stato restaurato e distribuito al cinema. Ecco perché bisogna rivederlo oggi.

Titolo: “I Cancelli del Cielo” (Heaven’s gate)heavens-gate-poster
Regia: Michael Cimino
Sceneggiatura: Michael Cimino
Paese: Stati Uniti
Genere: drammatico, western

Interpreti:
Kris Kristofferson: James Averill
Christopher Walken: Nathan D. Champion
John Hurt: William C. Irvine
Sam Waterston: Frank Canton
Brad Dourif: Sig. Eggleston
Isabelle Huppert: Ella Watson
Joseph Cotten: Reverendo
Jeff Bridges: John L. Bridges
Geoffrey Lewis: Fred
Mickey Rourke: (amico di Nat Champion)

Consigliato a: a chi ama il grande cinema, a chi vuole conoscere una pagina della nostra storia e della storia del cinema
Sconsigliato a: a chi è assuefatto alle fiction di rai uno con i faccioni sempre in primo piano

Il racconto di un pezzo di storia
i cancelli del cielo ballo

Un ballo con 200 persone non basta, bisogna che qualche carrozza gli giri attorno

I Cancelli del cielo trae (molto) liberamente spunto dal racconto della cosiddetta guerra della Contea di Johnson, una sanguinosa resa dei conti tra la potente società degli allevatori del Wyoming e gli immigrati europei accusati di rubare il bestiame e colpevoli di chiudere ai pascoli i piccoli appezzamenti di terra che avevano comprato dal governo. Cimino ci racconta a modo suo una pagina di storia americana davvero emblematica per capire quanto siano intrisi nel sangue e nel razzismo le origini del mito americano della frontiera e della libertà.

Siamo nel 1870, James Averill e William C. Irvine, due giovani e promettenti giovani rampolli di qualche famiglia altolocata, si laureano con successo ad Harvard. L’America appena uscita dalla guerra civile promette ottimismo e realizzazione dei sogni, ma già nella festa finale, nonostante il lungo ballo viscontiano, si percepisce un sentimento di disillusione. La festa finisce in rissa e con un salto di 20 anni arriviamo nel 1890 in Wyoming dove la potente associazione degli allevatori con l’appoggio delle istituzioni (dal governatore al presidente degli Stati Uniti) sta muovendo una vera e propria guerra contro gli immigrati col chiaro scopo di sterminarli. In questo contesto si incrociano le storie dei protagonisti schierati sui fronti opposti e in lotta per contendersi l’amore di Ella tenutaria di un bordello in cui si pagano le prestazioni con il bestiame (spesso rubato).

i cancelli del cielo immigrati

Poi arrivano ste carovane di pezzenti. Se dirgli di tornare a casa loro non basta, bisognerà pur fare qualcosa…

Ogni paesaggio, ogni stanza, ogni oggetto, ogni volto riportano allo spirito e all’immaginario del mito del west dando al film al tempo stesso un’impronta realistica e mitica. In ogni immagine si muovono armoniosamente decine, a volte centinaia, di personaggi e animali in un susseguirsi di scene di massa spettacolari ed emozionanti che tengono lo spettatore incollato alla storia e ai suoi personaggi. I personaggi principali hanno una personalità e un fascino debordanti e ognuna delle tantissime facce che attraversano il film sembra davvero perfetta per farci entrare dentro una storia che non conoscevamo.

La storia racconta come finì la corsa
michael cimino cancelli del cielo

Cimino sfinisce tutti sul set

Ma Cimino aveva in testa un film troppo grande che doveva mettere insieme il mito del west di John Ford, le facce brutte dei peones di Sergio Leone e la violenza di Sam Peckinpah per farli sposare con un melodrammatico triangolo amoroso alla Nicholas Ray. La grandezza delle intenzioni e la meticolosità dell’autore (si narra di scene ripetute più di 50 volte, di set a grandezza naturale distrutti e ricostruiti, di rapporti difficilissimi con attori e maestranze, di maltrattamenti agli animali sul set) non potevano non fare deragliare questo progetto troppo ambizioso.

Il film uscì nel 1980 dopo una difficilissima e interminabile gestazione durante la quale i tempi si erano dilatati e i costi erano lievitati dai preventivi 7,5 milioni di dollari agli oltre 44 milioni finali.  La versione di oltre sei ore che avrebbe voluto Cimino non fu mai realizzata, mentre quella di 5 ore e 25 minuti fu bocciata dai produttori che imposero altri tagli per mandare nelle sale una di poco più di due ore che letteralmente non poteva stare in piedi. Il film fu stroncato dalla critica e ignorato dal pubblico che decretò un incassò negli Stati Uniti poco più di tre di dollari.

Heaven_s_Gate

Vediamo se riuscite a girare una scena così con quattro spicci (e senza computer)

La mitologia cinematografica narra che questo flop fece fallire la United Artists e pose fine alla breve e folgorante carriera di Michael Cimino. Non si tratta però di una storia di produttori avidi che tarpano le ali alla creatività di un artista. Cimino, fresco vincitore di cinque premi Oscar con “Il Cacciatore”,  aveva avuto carta bianca e un budget enorme, ma aveva fallito sperperando milioni e realizzando un film enorme ma incompiuto. La United Artists all’epoca era di proprietà della finanziaria Transamerica Corporation che colse la palla al balzo per per vendere lo Studio alla MGM e liberarsi di quel businness che non funzionava più (con la vendita della società comunque la Transamerica ci guadagnò parecchio) . Cimino di fatto chiuse qui la sua carriera di regista anche perché sprecò con film mediocri  (a parte “L’anno del dragone”)  le opportunità che ebbe in seguito. Resta il fatto che dopo il disastro commerciale di I cancelli del cielo, Hollywood voltò definitamente pagina ponendo fine a quella meravigliosa stagione che era stata la New Hollywood degli anni settanta quando gli Studios avevano dato carta bianca ad autori come Francis Ford Coppola, Martin Scorsese, William Friedkin, lo stesso Cimino (ma anche Spielberg, Carpenter, Peckinpah e tanti altri) per realizzare film ambiziosi e personali che per un decennio avevano portato il cinema americano ad andare controcorrente. Ma nel 1980 l’America entrava nel periodo reaganiano: anche la politica degli Studios doveva cambiare e in fondo anche il pubblico cercava altre cose.

Ma allora perché vedere I cancelli del cielo oggi?

La risposta più semplice è: perché è un film unico, un film in cui nessuna immagine è sprecata e ogni scena è uno spettacolo per gli occhi e un’emozione per lo spettatore. Il film poi ci permette di dare uno sguardo per niente conciliante verso le radici del mito americano (e verso il nostro presente) affrontando temi scomodi e raramente trattati non solo al cinema come le origini razziste e violente della patria della libertà.

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Si corre, si lotta e l’amore si fa

Anche la versione oggi nelle sale, restaurata e rimontata sotto il controllo dello stesso regista per una lunghezza di 216 minuti (3 ore e 36) è ancora lontana da quella che doveva essere la versione più completa, infatti non riesce a nascondere evidenti buchi narrativi (qual è il ruolo di Averill nella comunità? qual è l’evolversi della battaglia finale?…) e a non perdere qualcosa e qualcuno per strada (Irvine protagonista all’inizio è improvvisamente ridotto a un ruolo da buffone shakespeariano, chi è e cosa ci fa Mickey Rourke nella casa di Christopher Walken?, dov’è per tutto il tempo del film la bellissima ragazza del neolaureato Averill che ritroviamo nel finale?…). Ma nonostante ciò il fascino del film e le emozioni che riesce a trasmettere restano enormi e dopo la visione (rigorosamente in sala) si ha davvero la sensazione di avere assistito a un grande spettacolo e a una pagina di storia del cinema e della storia di tutti noi.

Per approfondimenti si consigliano la lettura del libro Final Cut di Steven Bach, dirigente della United Artists all’epoca del film e la visione del documenario “Final Cut: The Making and Unmaking of Heaven’s Gate” (2004) di Michael Epstein, disponibile integralmente su youtube:

 

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Cosa ne è stato scritto

  1. Anselmo

    Gigino, dilla tutta: vederlo al cinema non basta, va guardato a max 5 metri dallo schermo. Film enorme, totalmente incompiuto come dici tu, ma enorme (decidete voi in quale accezione). Considerando che ultimamente le produzioni migliori sono di TV (vedi i serial di autore di adesso, da Gomorra a Narcos, dal Patron del mal a Americans o Homeland), o il cinema recupera la furiosa capacità “grandangolare” dei Cimino o chiude (che di “faccioni” in primo piano stile Ozpetek saremmo anche un po’ stufi).

    Rispondi

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