11 modi per sopravvivere alla fine di un viaggio

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Settembre è mese di inizi e, sopratutto, di fini. Molti di noi hanno approfittato dell’estate per partire e adesso, vedendosi costretti a tornare, progettano modi rapidi e indolori per porre fine alla loro esperienza terrena. Non disperate. L’Undici conosce il vostro dolore e vi offre non una bensì -appunto- undici soluzioni per tenervi in vita, almeno fino al prossimo viaggio.

 

#1 Smaltire la sbornia. Spesso ho l’impressione che la fine di un viaggio equivalga in tutto e per tutto a un prepotente hangover. Rifletteteci un attimo. Un viaggio è un continuo fluire di novità: nuovi colori, nuove facce, nuovi suoni, nuovi odori, nuovi linguaggi. I nostri cervelli, tendenzialmente abituati a una certa monotonia degli eventi, si ubriacano – letteralmente – di questo flusso di continui stimoli. Al ritorno a casa: il dramma. Il cervello è in astinenza di nuove informazioni e il repentino ritorno al nostro tracciato sensoriale standard ci fa star male. Anche per tornare alla monotonia ci vuole allenamento. Mentre aspettiamo che la nostra mente si riadatti al ritorno, possiamo rendere la procedura meno drammatica intensificando quelle attività della nostra routine quotidiana che troviamo particolarmente gratificanti e che non potevamo fare in viaggio. A ciascuno il suo: passare in macchina davanti a fermate dell’autobus affollate e centrare in pieno una pozzanghera, fingersi malati per rimanere a letto, abbracciare la vacuità dell’esistenza sprofondati su un divano in un piovoso pomeriggio d’autunno.

#2 Autoconvincimento. Quella della psicologia inversa è sempre una strada molto proficua. Ripetete mantra come «Finalmente è finito, non ne potevo più!» oppure «Avevo proprio bisogno di tornare a casa». Visualizzate i momenti più difficili del vostro viaggio e pensate che, finalmente, non dovete più sgomitare per trovare un posto in spiaggia o faticare come Sisifo scalando la vetta di qualche montagna. Per quanto possa essere stato bello il vostro viaggio, qualche pecca verrà sempre fuori: concentratevi su quella e gioite del fatto che sia passata.

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La motivazione di cui abbiamo bisogno per riprendere i nostri ritmi quotidiani

#3 Intraprendere viaggi domestici. Pare una banalità consolatoria, ma è un fatto che l’essere umano possa compiere viaggi straordinari anche restando comodamente seduto sulla poltrona di casa. Aprite un buon libro e tuffatevici dentro. Non deve necessariamente essere un libro che tratti di viaggi avventurosi per trasportarvi altrove né deve per forza ambientarsi in un posto di mare per potercisi immergere. Lasciatevi trasportare dalla fantasia di un bravo scrittore e iniziate a scarpinare tra i caratteri neri e gli spazi bianchi. I libri più adatti allo scopo sono mattonazzi impegnativi che vi costringeranno a interrogare la vostra anima e vi distrarranno dal dolore del ritorno. Si consiglia: La nausea di Jean-Paul Sartre, Memorie dal sottosuolo di Fëdor Dostoevskij e Viaggio al termine della notte di Louis-Ferdinand Céline.

#4 Fingere di essere ancora in viaggio. Siete tornati a casa, è vero. Ma niente vi costringe a rinunciare agli occhi del viaggiatore. Potete esplorare il giardino di casa vostra come se fosse un orto botanico e visitare la chiesa della vostra parrocchia in cerca di un particolare che vi colpisca. Abbiamo un esercizio pratico per voi: comprate una guida della vostra città e leggiucchiatela, individuando un posto in cui passate spesso e che vi piace. Raggiungete questa destinazione (meglio se a piedi o in autobus) e fingete di non averla mai vista in vita vostra. Scattate qualche foto, indugiate sui dettagli, cercate su internet l’origine del nome di un certo palazzo, insomma comportatevi esattamente come turisti appena arrivati sul posto. Ai casi più gravi, all’occorrenza, si consiglia di chiedere a un passante informazioni su come raggiungere l’indirizzo di casa o il proprio posto di lavoro. Tra gli effetti indesiderati mettiamo in guardia dalla possibilità di incontrare un qualche amico o conoscente che potrebbe prendervi per matti ma vi assicuriamo anche che vi imbatterete in qualcosa di nuovo là dove non ve lo sareste mai aspettato.

#5 Oceano vasca. Questo e il successivo sono sottoinsiemi del punto 4. Per gli amanti del mare, alla fine di una giornata di lavoro, consigliamo immersione in vasca da bagno con aggiunta di sale da cucina a basso contenuto di iodio. Ancora meglio se con maschera, boccaglio e registrazioni di suoni marini in sottofondo. I più intrepidi possono osare con un paio di pesciolini rossi in acqua e un gabbiano sul lavandino: l’illusione sarà perfetta.

 

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Tipico panorama mozzafiato dalle alte vette del Nepal

#6 L’Everest al quarto piano. Per chi preferisce la montagna, invece, basta sbrinare il congelatore e spargere un po’ di nevischio sulle scale, indossare gli scarponi e iniziare un faticosissimo nordic walking fino al quarto piano. O addirittura al quinto, per gli scalatori esperti. Prima di partire, ricordatevi di scotchare un poster con un meraviglioso panorama di montagna sulla finestra più alta. Arrivati in cima alla vostra scalata, godetevi il paesaggio e respirate l’aria pura dell’alta quota.

#7 Non aprite Facebook, per l’amor di Dio! Una delle cose che ci fa più male della fine di un viaggio è vedere che c’è chi continua a viaggiare. Ogni foto di amico che continua a spassarsela da qualche parte, ogni #instatravel, ogni selfie che sprizza gioia di vivere (altrove) è una pugnalata al cuore. Non aprite Facebook, tenetevi a distanza di sicurezza da Instagram e dimenticatevi dell’esistenza di Twitter. La terapia d’urto prevede anche la disintallazione di Whatsapp, per mettersi al riparo dagli attacchi mirati.

 

#8 Iniziare a organizzare il prossimo viaggio. Non importa quanto sia lontana la prossima occasione di trasferta, non è mai troppo presto per iniziare a progettare un nuovo viaggio e crogiolarsi nell’attesa delle gioie future. Non so voi, ma per me pochi piaceri al mondo sono paragonabili a questo. Già solo scegliere la meta e cercare il modo migliore per raggiungerla è iniziare a pregustare la meraviglia del viaggio. Bonus track: leggere libri e/o guardare film ambientati nella località che raggiungeremo (anche se ancora non sappiamo quando).

#9 Sistemare i ricordi. In generale vi abbiamo suggerito di distrarvi, ma un’altra buona terapia potrebbe andare anche nella direzione opposta. Ripercorrere l’avventura conclusa attraverso ciò che ci è materialmente rimasto – per esempio scaricando e riguardando le foto fatte – può essere un ottimo modo per realizzare che sebbene, ahinoi, l’esperienza sia conclusa, abbiamo vissuto qualcosa di bello che ci porteremo dietro. Ovviamente non sono solo conchiglie e regalini le cose che restano. Diceva Camus che ciò che dà valore a un viaggio è la paura che ci prende quando ci troviamo lontani dalla protezione delle nostre abitudini, perché in qualche modo questa paura ci rende porosi, capaci di cogliere il massimo significato da ogni singola esperienza. Per quanto ci auguriamo che, al contrario di Camus, voi abbiate vissuto il vostro viaggio come un piacere e non solo come una prova spirituale, siamo certi che avete avuto modo di imparare qualcosa che resterà con voi.

#10 Dormire. Dormire è la cura perfetta per quasi ogni tipo di dolore della mente e del corpo, e in particolar modo per il mal di ritorno. Intanto perché viaggiare è meraviglioso, senza dubbio, ma è una gran fatica. Spesso si torna a casa con la mente rigenerata e il corpo un po’ stanco. In più, il sonno è l’unica cura per tutti quelli che si logorano nel desiderio di qualcosa che non possono avere, come gli innamorati lontani e, appunto, i viaggiatori tornati a casa. Per distogliere la mente da quel pensiero fisso, in certe situazioni estreme, non si può far altro che spegnere la mente. Credeteci, per riuscire a riprendere i ritmi casalinghi e lavorativi e dimenticarsi la nostalgia non c’è niente di meglio che occupare ogni minuto libero con gli occhi chiusi e in stato di incoscienza.

#11 Ripartire. Drastico ma sicuramente efficace. Se proprio la permanenza a casa vi provoca continui conati di vomito e sporadici attacchi di tricomicosi ascellare, niente e nessuno – a parte la condizione economica, la situazione familiare, le responsabilità lavorative, i legami affettivi, la pressione sociale e vostra madre che morirebbe di crepacuore se non le diceste esattamente quand’è che tornate- vi impedisce di prendere il primo treno e scappare il più lontano possibile.

 

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Chi lo ha scritto

Giuditta Mitidieri

Ha due spazzolini in due case diverse, uno a Bologna dove studia Filosofia quando non le scappa da ridere e uno nel contado pistoiese, dove ha radici e affetti. Coltiva velleità letterarie da quando ha vinto un premio e si è montata la testa, nel frattempo dimostra simpatia solo a chi studia materie scientifiche e sogna di poter prendere a sberle tutti gli umanisti che almeno una volta nella loro vita hanno affermato con orgoglio "Io di matematica non ci capisco niente". L'unico uomo che abbia mai amato è il comandante Kim di Calvino. Le piace il limone, il chinotto, l'origine ebraica del suo nome e il mare selvatico della Liguria. Se potessse, vivrebbe dentro a un cinema. Finchè non le sarà possibile si consola scrivendo per L'Undici, come può.

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