11 cose per cui la fine dell’estate è un momento meraviglioso

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Tutti a lamentarsi che l’estate è finita, quando la bellezza dell’estate è proprio nella sua fine. Settembre inaugura una stagione bellissima durante la quale si riprende possesso del proprio tempo e dei propri spazi. Ecco gli 11 (undici) inequivocabili segnali che ci dicono che la fine dell’estate è un periodo meraviglioso

1) I figli tornano a scuola, a nuoto, a judo, a chitarra, a lezione di inglese e cinese:
La gioia di riaccompagnare i bambini a scuola, con tutte le cose importanti che abbiamo da fare.

La gioia di riaccompagnare i bambini a scuola, con tutte le cose importanti che abbiamo da fare.

finalmente non si ha più il problema di piazzarli presso parenti, amici, roventi luoghi ricreativi ricavati nei cortili di parrocchie dimenticate e assurdi corsi estivi di ceramica, recitazione e minibasket in cui non sono liberi di annoiarsi nemmeno per cinque minuti; e soprattutto finisce l’angoscia dei compiti delle vacanze, l’unico reale tormentone estivo di ogni genitore con figli in età scolare, che punteggia la propria estate di vacui e vani tentativi di costringere il frutto dei propri lombi a spostare lo sguardo imbambolato da Favij ai Ragazzi della Via Pal.  Quella banda di scioperati che sono cinnazzi, bambini, adolescenti, dopo tre mesi di fancazzismo e ciondolamenti vari, campi estivi per cui accendre un mutuo (a meno che non siano gestiti da una parrocchia, ma a quel punto: auguri! è più sicuro farsi chiudere di notte dentro la fermata Bronx della metro) o averceli in giro per casa e per le strade con la faccia di chi snon si è mai annoiato tanto ed è solo colpa tua, finalmente se ne tornano a scuola.

2) Si abbandonano le file in autostrada per andare al mare e ai monti e si torna a fare le file in città;

le quali possono rivelarsi oltremodo vantaggiose perché mentre durante la fila urbana si può 1) osservare interessanti e istruttivi manufatti architettonici, considerato che il percorso della quotidiana fila urbana si dipana spesso nei centri delle città, 2) guardare le vetrine, farsi un’idea dei capi-moda Autunno-Inverno e poi tornare a casa e comprare tutto online perché tanto come accidenti ci vado al negozio che non si parcheggia da nessuna parte in questa città infernale?!?! 3) leggere i manifesti e rendersi conto che l’attività prevalente in autunno nel Bel Paese è l’organizzazione di Sagre del Porcino 4) inveire di gusto contro l’amministrazione locale; il governo centrale è distante, quasi un miraggio, invece degli amministratori locali si conoscono dati personali, coniugi, amanti, gusti gastronomici e la gamma degli insulti risulta molto più ricca, colorita e soddisfacente.

Isoradio ti informa sempre dopo

Isoradio ti informa sempre dopo

3) Si può tornare a infischiarsene della forma fisica:

dormite sonni tranquilli, la prova costume è rimandata di ben altri nove mesi, durante i quali potete cullare l’irrealizzabile sogno di un corpo scultoreo mentre vi strafogate di ravioli, fonduta e crostate ai mirtilli: “la scorsa estate non ero tanto in forma, ma la prossima starò benissimo!” vi mentirete investendo alcune centinaia di euro nell’iscrizione a palestre e piscine dove in capo a qualche mese la vostra foto campeggerà nella bacheca all’ingresso nella vergognosa sezione “Chi li ha visti?!?!?” Sì, ho capito, ci si vede mercoledì al calcetto! … però dopo la partita, pizza e birretta, dai…

4) Spariscono o muoiono gli insetti e le svolazzanti creature notturne con cui si coabita per tutta la cosiddetta bella stagione:

non mi importa che cosa accade loro, non voglio sapere quale legge di natura o forza superiore o scherzo del destino li conduce lontano dal mio corpo di vittima, fuori dalla mia vista (e fuori dalle quattro mura di casa mia), voglio solo smettere di trascorrere le serate ad accendere fornelletti e inseguire cimici e falene, arrampicandomi sulla mobilia per sopprimerle prima di gettarmi nel letto stremata e cosparsa di creme repellenti, voglio togliere dalla borsa gli spray pre-puntura, le matitone post-puntura, e voglio dimenticarmi per nove mesi dell’intero mondo degli insetti! Fatti non fummo per vivere come cacciatori di cimici!

5) Finalmente ricomincia il campionato:

settembre è un mese bellissimo perché mette la parola fine a quella menata che sono il calcio mercato, le amichevoli estive, le pseudo-coppe e gli pseudo-tornei (a dire il vero un po’ in disarmo negli ultimi anni), dal Berlusconi al Trofeo TIM, dal Gamper (ad sugné) al Città di ‘sta Minchia e finalmente RE-INIZIA IL CAMPIONATO (cioè inizia veramente che le due partite di agosto, anche se valgono tre punti come le altre, non frega niente a nessuno).  Che poi, reinizia sempre in un modo che a riguardarlo a febbraio o ad aprile viene da ridere, tra meteore partite in tromba e squadroni campioni post-mercato, ma quello è il suo bello. Abbasso il calcio d’agosto, Evviva il calcio di settembre.

Se mi avessero dato un euro per ognuna di queste foto, adesso potrei permettermi di stare in spiaggia tutto l'anno. A fotografarmi i piedi

Se mi avessero dato un euro per ognuna di queste foto, adesso potrei permettermi di stare in spiaggia tutto l’anno. A fotografarmi i piedi

6) Scompaiono foto di spiagge, mari, tramonti, piedi, libri… dai social:

Facebook esiste da 12 anni e Instagram da 6, ma ogni estate si riempiono di foto sempre uguali di piedi vista mare e libri che non si leggono ma si mostrano agli amici. Dovremmo aver capito che i nostri amici, anche i più ben disposti, sono mortalmente annoiati da queste foto che ripetono se stesse e annunciano al mondo che non abbiamo uno straccio di fantasia. Ma noi insistiamo e il guaio è che non siamo i soli. Finita l’estate lentamente queste immagini si diradano, a parte qualche coatto che continua a postare le foto del mese precedente. D’accordo ora inizia lo stillicidio di gattini e piatti fatti in casa, ma almeno abbiamo voltato pagina.

7)  I saldi sono finiti, i soldi risparmiati:

finita l’estate, le vetrine fanno scomparire le scritte SALDI e affini e si riempiono di capi che per essere indossati richiedono una temperatura di almeno 10 gradi inferiore a quella che c’è fuori. Addio tentazioni, addio pellegrinaggi in centri storici afosi o in centri commerciali desolanti. Ora, con tutta la calma necessaria, abbiamo il tempo di studiare cosa ci serve e cosa ci piace prima di scrivere la letterina a Babbo Natale o, più probabilmente, in attesa dei saldi di gennaio.

8) Si torna a mangiare e bere qualcosa di saporito:

finito il periodo dei bollori esterni che ci portano a pranzare e cenare con insalatone o frutta e a bere la solita birra ghiacciata. Finalmente possiamo tornare a gustarci fantastici dolci burrosi, zuppe bollenti, piatti grassi e speziati che stempereremo con magnifici calici di vino rosso invecchiato. Insomma con la fine dell’estate possiamo tornare a quei piaceri del cibo che il caldo ci inibiva. E, come avevamo detto, se mettiamo su qualche centimetro, ci penseremo l’estate prossima (intanto ci iscriviamo in palestra, anche se consapevoli che non ci andremo mai).

Matisse ce lo ha insegnato: la tavola imbandita è un'opera d'arte

Matisse ce lo ha insegnato: la tavola imbandita è un’opera d’arte

9) Gli animali in casa danno meno problemi:

per chi ha animali le vacanze portano il classico incubo estivo: e adesso il mio adorato animaletto dove lo metto? Chi si occuperà di lui mentre sono in spiaggia a fotografarmi i piedi? Visto che abbandonare i nostri fedeli amici in autogrill è diventata una cosa socialmente riprovevole, ecco che proliferano cat e dog sitter, alberghi per cani e pensioni per gatti che si risolvono comunque in salassi per le tasche di chi se lo può permettere o in una buona scusa per rinunciare alle tanto temute vacanze. Finita l’estate finalmente si torna alla normalità, alle coccole sul divano e a pisciare il cane prima di andare in ufficio, alle 6 di mattina sotto la pioggia.

10) Al cinema tornano a esserci dei bei film:

perché d’accordo che con le Arene estive si ha l’occasione di rivedere i film più belli della stagione in un grande schermo e sotto le stelle, ma se uno ha la pretesa di vedere un film nuovo in estate deve sorbirsi un horror (per lo più insulso) o qualche fondo di magazzino (che se è fondo di magazzino un motivo ci sarà). In settembre invece arrivano i film dai festival e i primi blockbuster, così possiamo pregare che piova e andare a chiuderci in un cinema senza che nessuno ci dica “maddai, andarsi a chiudere in un cinema con una giornata così…”.

11) Finalmente in casa
I colori autunnali riportano tranquillità in casa

I colori autunnali riportano tranquillità in casa

Le giornate si accorciano, la temperatura si abbassa … finalmente si ha la scusa per restarsene in casa. L’estate finisce e diventa più semplice evitare il solito figuro in maniche di camicia che verso sera ti propone un aperitivo (che botta di fantasia, sembra che non esistano altre possibilità che non siano aperitivi che nascono e finiscono nello stesso posto). Ora sì che abbiamo sempre la scusa buona per evitare scocciature e richiuderci in casa a spararci stagioni intere di serie TV o film in bianco e nero, a leggere quello il libro che abbiamo fotografato in spiaggia , ad ascoltare qualcosa che non sia il tormentone che ci ha perseguitato ovunque durante l’estate… a lamentarci della pedanteria della moglie e della sciatteria del marito, a chattare con donne affascinanti che non incontreremo mai o a mandare foto a ragazzi testosteronici che in realtà sono cinquantenni con la pancetta. Evviva la fine dell’estate, evviva il ritorno alla nostra confortevole e rassicurante routine.

ATTENZIONE: CI SIAMO ACCORTI CHE IN QUESTO ARTICOLO SONO PRESENTI DIVERSE INESATTEZZE: QUI POTETE LEGGERE L’ERRATA CORRIGE

 

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6 commentiCosa ne è stato scritto

  1. kiki

    Quella sui piedi social mi ha fatto venire in mente una cosa che ho in mente da un po’: ma è possibile che ogni volta che uno su Fb cambia la foto del profilo, mettendoci un suo nuovo ritrattino (individuale o di coppia) ci sia la rincorsa degli amici a scrivere “ma che bella/belli che sei/siete!”? Ma secondo voi, se Zuckerberg avesse previsto tutto questo, dati causa e pretesto… (ok, so già la risposta: forse farebbe lo stesso)

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    • Viviana Alessia

      Anche io mi chiedo continuamente cosa mai ci faccia tanta gente che s’ affanna sui social a cambiare faccia,piedi, piatti, vini, aiuole, mari e monti. Non parliamo di quelli che ci mettono il naso rifatto, le rughe spianate, le orecchie corrette. No ho parole per quelle mamme che s’ affrettano a pubblicare l’ erede ancor avvolto nel sacco amniotico che il zelante addetto all’ ecografia consegna a codeste giovincelle, soddisfatto del suo lavoro. Mah! Si deve dire per forza ” vivi e lascia vivere”, anche se mi pare che la vita in generale non abbia tratto grandi vantaggi da tutto questo bailamme di piedi, visi enigmatici, piatti di aragoste, ammucchiate di parenti in gioiosa esibizione planetaria di tutte le festività calendarizzate. Mi pare piuttosto che tanto esibizionismo abbia arrecato pure danni fatali. Che trovano ancora commenti, e mica pochi secondo gli esperti, anche post mortem da parte di sconosciuti violenti e sacrileghi. Mah! Se Zuckerberg e Altri hanno fatto i loro conti e dovessero concludere che va bene pure cosi… allora io, molto modestamente, mi preparo a pensare che sarebbe magari meglio tornare nelle grotte e pitturarne con piedi e mani le tristi e fredde pareti. L’ uomo di Cro-Magnon ci osserva esterrefatto.

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        • Viviana Alessia

          Sì, il nostro buon vecchio, amato Platone non può che esser contento di aver azzeccato in pieno l’ umana condizione che altro non vede che ombre, ombre di altri esseri umani che manco conosce, ombre di sé stessa, ombre del mondo che la circonda.
          Il fatto che non consola certamente quel pilastro colossale del pensiero che è Platone è che lui s’ è scervellato nell’ elaborazione di questo ingegnoso mito della caverna che definisce il modo umano di vedere e quindi pensare, molto, molto tempo fa. I millenni seguiti avreebbero dovuto basatare a renderci consapevoli dei nostri limiti cognitivi. E a porre rimedio ascoltando i nostri saggi maestri, i saggi critici che ammonivano con l’ arcigno sguardo proteso sul futuro. Dovevamo ascoltare, studiare, applicare. E invece che succede? Dopo migliaia di anni di scuola, insegnamento, dannazione dei docenti per far capire a miriadi di giovani che la vera conoscenza non può passare attraverso filtri di varia natura che non fanno altro che creare cecità e illusorieta’ oltreché sacrosanta ignoranza, l’ essere umano ti va ad inventare uno strumento incredibile, quintessenza dei filtri mentali, un marchingegno che non solo rimanda ai suoi utenti ignari ingannevoli ombre di realtà, ma addirittura ombre manipolate, corrette con photoshop, sicché l’ ombra oltre che esser ombra di un signor nessuno per la maggioranza , è un’ ombra fasulla ed estranea anche a chi l’ ha prodotta e riesce magicamente a far svanire completamente il già pallido riverbero di realtà.
          È la divina Liz Taylor malamente invecchiata o la mia peregrina e stolta vicina di casa quella che su facebook s’ abbarbica col corto suo destro al lungo bastoncino della macchinina del faticoso selfie, che va scattato ben dall’ alto onde evitare penose rughe e macchie di anzianità sul volto che viene pure costretto a equini sorrisi pieni di capsule dentarie che il negletto odontoiatra ha pazientemente cementato dopo infinite disquisizioni con l’ esigente cliente e botte da orbi col tecnico di laboratorio. Ahimè, il risultato non può dirsi neanche un falso di un’ ombra dell’ombra. La mia ormai attempata vicina, che ha sempre creduto di essere la splendida e onnipotente diva,risulta ora, irrimediabilmente, l’ ombra di un vecchio rospo che inutilmente mostra i 332 denti rifatti e i vistosi gioielli grossi e arabescati, ombre di passati gioielli dell’ Oriente lontano e perduto fra cruente guerre per l’ accapparramento petrolifero e brutali cementificazioni per raggiungere la squallida ombra della nostra modernita’.
          Ancor più ombre di pensiero umano i ” commenti” ( chiamiamoli cosi’ per amor di praticità )
          di incoraggiamento dei fans che, in verita’, vanno più che altro ad incoraggiare parti corporali intime e delicate; certo che se l’ ombra dell’ ombra della mia vicina, che ormai ho mentalmente smarrito tra le innumerevoli ombre che abitano questo mio testo, conosce tutti gli sfegatati vecchiottioni e maturone che inneggiano e brindano alle summenzionate parti intime di costei, tocca dedurre che costei nella quotidiana realtà esercita ben altro mestiere da quello che si ostina a dichiarare, postandone con forza i contenuti in rete.
          No,io credo che il saggio e sapiente Platone, a questo punto dell’ evoluzione umana, senta un disagio profondo, forse un senso pesante di fallimento della sua opera e dei millenni passati invano.
          Forse il buon Platone vorrebbe che udissimo la sua austera voce che s’ alza potente a dirci: – Io ho creato una Scuola di Pensiero per insegnarvi ad essere uomini, ché di unico hanno il dono dell’ intelletto e il giungere al più alto livello di conoscenza. Io mi ritrovo invece oggi al cospetto di squallide ombre proiettate su una moderna parete di roccia visibile da tutto il mondo. E le ombre sono mute di parole sensate, raziocinanti: emettono sconosciuti squittii, cinguettii stonati, esclamazioni ripetitive e demenziali che solo i nati privi d’ intelletto possono in tal guisa inseguire per giorni, mesi, anni. Io sono triste, afflitto e ritorno nel Regno che è da millenni la mia dimora con un certo qual sollievo: ivi potrò raziocinare, dialogare, indurre, dedurre con coloro che furono uomini per davvero!
          Io mi immagino la stupita tristezza del mite Socrate che aveva inventato pure la Maieutica per farci ragionare: mi si stringe il cuore, povera creatura!
          Non riesco nemmeno ad immaginarmi lo sdegno e la veemenza del grandioso Aristotele e le sue tonanti imprecazioni sulla miseranda fine della sua Fisica, Metafisica, e la laboriosa costruzione delle Categorie.
          Resta la pacata voce di Emmanuel Kant che aveva ammonito a suo tempo sulla relatività del tutto: l’ umana mente conosce attraverso Categorie che sono sì universali e necessarie, ma sono solo, appunto, umane: gli esseri umani
          Conoscono attraverso le Categorie mentali di Spazio, Tempo, Forma, Dimensione…e via discorrendo senza però poter conoscere la cosa in sé, il cosiddetto Noumeno. L’ uomo conosce solo il Fenomeno.
          A modesto avviso della scrivente, dev’ essere andata a finire che l’ umanità anziché ingegnarsi a chiarire la natura del Noumeno, s’ è persa via tra gli innumerevoli fenomeni che la circondano e, in uno dei suoi più roboanti ed infelici fenomeni che è andata a costruire, s’ è ritrovata fra le mani una macchina che gaiamente crede di usare con competenza e conoscenza, ché a scuola qualcosa hanno pur insegnato. Ed invece la macchina le prende l’ infantile manina e la guida a combinare stolte a se d’ ogni genere che nascondono accuratamente qualsivoglia sprazzo d’ intelletto e conoscenza. Una caverna planetaria sulla cui parete guizzano ombre. E se t’ affanni a spiegare che quelle sono parvenze e non realtà, i prigionieri della caverna chiedono aiuto allo psichiatra di turno che solitamente agita ombre in grande quantità per ammirare la sua ombra sulle spiagge di esotici ed esosi paesi. E lo psichiatra ti spiegherà che sei tu fuori dalla realtà e ti invierà con un ricovero coatto al servizio di diagnosi e cura dove una giovane e leggiadra psichiatra tutta sorrisi e domande delicate aspettava ansiosa di cominciare a salvare questo can d’ un mondo andato di sghimbescio: non è in grado, poverina, di capire che dalla parte sghimbescia sta proprio lei.

          Rispondi
          • Viviana Alessia

            Rileggendo il mio commento sul sito, trovo con indigesto rammarico errori di battitura che so di aver corretto. Si legge nel rigo poco lontano dall’ ultima parola del testo: “..Ed invece la macchina le prende l’ infantile manina e la guida a combinare stoltezze d’ ogni genere…” , stoltezze che risultano ” stolte a se”. Tanto per confermare la potenza della grotta planetaria che tutto trasforma in ombra della realtà. Eh, no! Se adesso la grottesca grotta planetaria mi va subdolamente ad adombrare pure critiche e pareri, personali quanto si vuole, ma vissuti e sofferti , io non ci sto: la parola, il Verbum, non si tocca, giù le grinfie!
            Così, dopo vari accertamenti che ho fatto sul mio abbastanza recente e performante tablet, mi sono fiondata dal rivenditore per dimostrargli che la macchina infernale mi altera i pensieri espressi.
            Il tecnico affannosamente sopraggiunto ha smanettato una mezz’ oretta tutto silente e attento. Non gli ho suggerito l’ idea del complotto della grotta, in trepida attesa che mi confermasse che effettivamente il tablet scriveva e correggeva a modo suo. Invece , molto cautamente e gentilmente, mi ha spiegato un fracco di cose sul come scriver prima da qualche parte, correggere, e solo di seguito, trasportare in pagina. Una bazzecola per lui. Fumo per me. Insisto col gentile tecnico che mi sembra troppo macchinoso ed ingarbugliato tutto questo lambiccarsi per così poco. Tra le mie parole il gentile esperto deve aver intuito che covavo l’ idea di un qualche complotto perché s’ è affrettato a precisare che tutto è in perfetta regola, non ci sono inganni di nessun tipo, loro sono una ditta seria e via discorrendo. E starnazzava digitando e menando a destra e a manca tutte le funzioni del mio tablet, che, a quel punto, ho ripreso tra le mani mie assai meno volatili sull’ oggetto in questione. Ho semplicemente digitato un nome, cognome, indirizzo sulla maschera di un qualsiasi sito di vendita online. Ebbene: è saltato fuori un nome frastagliato che, con anagramma, poteva essere quello di Napoleone e quello dell’ isoletta in cui fu subdolamente e lentamente avvelenato. È inutile dire che il tecnico strabuzzo’ gli occhi, ma io salutai ormai innervosita e me ne tornai a casa mia. Conclusione: ci saranno pure ” tecnici” che ” tecnicamente” la macchina la fanno andare, ma l’ umanità non rincorre tecniche astruse ed aride, e pertanto la vorace macchina persegue e prosegue lentamente e subdolamente sua losca finalità: tutto deve esser ombra del tutto! In fondo, disgraziatamente, la mia pur contorta tesi ha vinto il round.
            Resta il fatto che persino il ” grande” ( si fa per dire ) Napoleone è diventato un’ ombra sgrammaticata sulla grotta di cui trattiamo. Nel mondo reale di lui son rimaste ormai solo le abbaglianti insegne che urlano ” Villa Napoleon” dove trascorrono i loro soggiorni coloro che, e non son pochi, han da rimettere in sesto il sistema nervoso. Insomma dai fasti dell’ impero alla casa di cura psichiatrica. Non poteva andargli peggio. Ma è un monito per tutti: passata di moda la Storia e la Memoria, resta da consultare solo la diabolica macchinetta.
            Dio ce la mandi buona!

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