Sotto le stelle di Hollywood

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La nostra casa californiana è un appartamento proprio di fronte all’ingresso del campus della University of California, Davis. Davis è una cittadella nata come deposito ferroviario all’epoca del West, cresciuta come fattoria dell’università della California e divenuta il settimo campus della stessa università nei favolosi anni Sessanta. Metà delle famiglie di Davis hanno un reddito superiore ai 100,000 dollari all’anno, quasi il doppio di quello medio di una famiglia media americana.

freewaySotto la scala che porta al nostro appartamento c’è un homeless che dorme, avvolto in una bandiera degli Stati Uniti. Dovremo abituarci, perché il nostro mese in California ci metterà costantemente di fronte a questo contrasto. Nella favolosa San Francisco ci sono 10,000 senza tetto, a Los Angeles ce ne sono quasi 60,000. Ovvero, con gli homeless di Los Angeles si potrebbe riempire Davis. Sarebbe troppo facile definire la California come terra di contrasti, col suo cielo sempre blu, i ponti spettacolari, i pick-up che luccicano sulle freeway. In realtà la sensazione è quella di una strana armonia, di una tolleranza al “diverso” che è dentro il DNA, non è semplicemente il frutto di una cultura radical-chic che comunque pervade le strade del Golden State, dove tutti (o quasi) sono con Bernie, aborriscono Donald, e considerano Hillary una conservatrice di destra.

La freeway che ci porta verso Los Angeles è trafficata, ma scorrevole e comoda, e soleggiata, molto soleggiata. Troppo soleggiata, visto che la siccità ha portato la California ad una terribile carenza d’acqua, al punto che nel 2015 il governatore Brown ha imposto una riduzione “obbligatoria” del 25% nei consumi di acqua, costringendo i fornitori a diminuire l’offerta e monitorare i consumi. Tra le “vittime” della riduzione ci sono gli agricoltori, soprattutto nel sud della California. Che i tagli nella disponibilità d’acqua (e quindi nell’area coltivata) non siano stati deglutiti facilmente dai farmer della California lo si vede chiaramente dai cartelli e dagli striscioni che campeggiano sulla terra arida: voteranno per Trump, la più terribile delle minacce in uno Stato in cui i repubblicani non vincono dal 1988.

In termini di stress e stanchezza, sette ore di guida sulle strade della California corrispondono più o meno ad un paio d’ore sull’A14, guidare è facile e divertente, almeno fino alle porte di Los Angeles. Non ci sono tanti CHiPs quanti ne avremmo voluti vedere, ma sull’asfalto (rovinato) delle strade di LA c’è la confusione a cui ci hanno preventivamente abituato i telefilm americani. Arrivare a Hollywood è comunque facilissimo, anche se è il 4 luglio, e appena lasciata la freeway ecco la familiare scritta a caratteri bianchi sulla montagna. Ci siamo. C’è anche un lussuosissimo edificio circondato da palme, con una insegna a caratteri d’oro: Scientology, Hollywood. Ci sistemiamo in albergo, giustamente tappezzato di foto in bianco e nero di star hollywoodiane, poi mangiamo qualcosa nel caffè fashion frequentato da attori in erba, promesse di Hollywood e star in declino (non ne ho riconosciuta nemmeno una, ma anche al cinema ho qualche difficoltà). Siamo diretti agli Universal Studios, che poi sono un parco tematico per turisti, che vi accoglie alla modica cifra di 100 dollarucci a testa.Hollywood2

Già, perchè la California è il posto più facile e divertente del mondo, a patto che teniate la carta di credito al collo come pass. L’impatto con gli Studios è preoccupante. Una Disneyland del cinema (e a Disneyland ci siamo stati 24 ore prima), un fiume di visitatori, l’impressione di essere entrati in uno stereotipo. Del resto Hollywood è sinonimo di esagerazione, spettacolo, aspettiamo a lamentarci.

E facciamo bene ad aspettare, perché le ore che seguono sono straordinarie. Sì, è vero, siamo in uno show artificiale, ridondante, esagerato, ma è proprio questo che Hollywood vuole trasmetterci. E lo fa alla grande. Devo ammetterlo, quello che mi ha stupito di più della California è la capacità di rendere affascinanti le cose più scontate, di liberarti in pochi minuti dello snobismo intellettuale europeo per calarti nello show. Ci riescono, alla grande, con la cura maniacale dei dettagli, con la voglia di stupire. Senza badare a spese, e alla fine della giornata non avrò problemi ad ammettere che anche i miei 100 dollari sono stati spesi bene.

Gli Universal Studios, dicevamo, sono un parco tematico, potete camminare per Springfield e bervi una birra Duff da Moe’s, guardarvi un filmetto di Shriek o di Cattivissimo Me in 4D, dove le prime tre dimensioni sono già spettacolare e la quarta è una sorpresa costante, riescono persino a farvi sentire un insetto che vi cammina sulla faccia, non solo a voi, ma anche alle altre 800 (!) persone sedute nello stesso teatro. Ma fino qui siamo nel trivial. Che sarà una giornata speciale lo capiamo quando vediamo lo show degli stunt men. Veri artisti, i migliori al mondo, ti raccontano i segreti di Hollywood. Rivivi le risse di Bud Spencer e Terence Hill in cazzotti che fanno volare ma non lasciano un graffio, vedi un uomo prendere fuoco (sul serio) e vagare per il teatro per 30 secondi, il tempo limite prima che la crema protettiva perda i suoi poteri, prima di essere spento come un estintore. Capisci perchè i personaggi di Toy Story hanno movenze così umane, vedi tagliare braccia e schizzare sangue, e tutto sembra vero, così vero… Siamo davvero a Hollywood.

Il massimo, però, è lo Studios Tour. Un trenino di quelli da turisti ti porta fuori dal parco tematico, ti conduce negli Studios e nelle zone dove veramente si girano i film. Quello che si vede è impossibile da raccontare a parole. Si passa attraverso le città di mille film, sei in un villaggio del Far West e dietro l’angolo sei nella New York degli anni venti, poi ti fermi al Bates Motel e vedi un tizio in carne ed ossa caricare un cadavere (vero?) nel baule di una macchina. Lungo la strada, mentre il sole californiano splende alto nel cielo, il trenino entra in una tempesta d’acqua, guardi dal finestrino e vedi un fiume esondare e scaricare ettolitri d’acqua (alla faccia della siccità) che stanno per travolgerti, ma alla fine ti arriveranno giusto due schizzi per farti capire che è tutto “vero”. Entri in un hangar, ti ritrovi in una stazione della metro di New York, il tuo trenino è ora un vagone della metropolitana, quando all’improvviso c’è un terremoto.

HollywoodE’ un terremoto di Hollywood, ma tremi davvero, le colonne si sbriciolano, sopra di te si apre una voragine e vedi sprofondare una vero TIR, un’autocisterna. Scoppiano le tubature, altri ettolitri d’acqua invadono la stazione, scintille d’elettricità, un incendio con fuoco vero e il calore che ti sfiora. Talmente grandioso e inaspettato che è difficile ricordarsi che è uno show, puoi immedesimarti senza fatica, stai vivendo un film catastrofico americano. Esci dall’hangar e attraversi la scena di un disastro aereo, un Boeing caduto sulle case, con fumo, ambulanze, detriti e case distrutte. Intanto ti raccontano cosa bisogna fare per procurarsi un Boeing, le difficoltà nel trasportarlo, la cura nel distruggerlo realisticamente.

E’ tutto così Hollywood, che ogni tanto ti chiedi dove sei e chi sei, come sei arrivato lì. Ed è solo un’oretta di una giornata fantastica nel senso più autentico del termine. Quando arriva il buio siamo esausti, torniamo alla “realtà” di un hotel di una strada secondaria di Hollywood. L’indomani andremo a vedere il teatro cinese e le impronte dei grandi attori, comprese quelle di C3PO ed R2D2, proprio accanto a quelle di Harrison Ford. Ma sarà un risveglio avvilente, perchè la camminata in Hollywood Boulevard è un lato B piuttosto triste.

Hollywood Walk of Fame, sembra una battuta da italiano medio, ma è davvero la camminata della fame. Per una strana legge del contrappasso, le strade attorno al viale più noto del cinema sono affollate di homeless, junkies, alcolizzati, emarginati. Alcuni hanno piantato la loro tenda sdrucita sotto un ponte, altri dormono con la schiena appoggiata ad un lampione. Come in un horror in cui gli zombie sono in mezzo a noi, ma non li vediamo, i turisti camminano con la loro macchina fotografica al collo, due universi paralleli. E quando arrivi ai blocchi di cemento con delle impronte sopra, il fascino della fiction è ormai svanito, inquinato da un neorealismo davvero… fuori luogo. Anche questa è Hollywood, California.

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Cosa ne è stato scritto

  1. Martina

    Bell’articolo! Sono tornata dalla California una settimana fa e certe immagini che descrivi ce l’ho ancora ben l’impresse in testa, un luogo affascinante e pieno di contraddizioni…ma proprio per questo, come si fa a non volerlo vedere?

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