Incontro imprevisto tra viaggi transoceanici

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Presentazione dell’associazione SIC- Società Italiana di Castello, Espirito Santo, Brasile

Dopo due anni di Brasile, esplorando la Serra Gaucha e il Rio Grande del Sud nelle vesti di ingegnere e turista molto poco casuale, con brevi fughe fino a San Paolo, decido di inoltrarmi un tantino al di là, verso il centro di questo immenso Paese. L’occasione arriva da Facebook; frequentando un gruppo di amanti rock compare una donna, Adriana, con cui scatta una sintonia sin dalle prime condivisioni di classiche e immortali musiche del genere e dopo scambi di messaggi privati. Quello che decreta questo feeling sono la sensazione condivisa di sentirsi per alcuni tratti fondamentalmente straniere, sia qui sia in Italia, e la consapevolezza conseguente che permette di relazionarsi alle due realtà in maniera intensa e sincera, cogliendone dettagli, bellezze, lacune e aspetti fantastici e contraddittori. Questo perché i suoi genitori nacquero in Italia e si trasferirono nello stato brasiliano di Espirito Santo, nella città di Cachoeiro de Itapemirim, dove Adriana abita, già in età adulta e con i figli maggiori a carico.

Ricordi delle edizioni passate della Festa Italiana, SIC- Società Italiana di Castelo, ES, Brasile

Ricordi delle edizioni passate della Festa Italiana, SIC- Società Italiana di Castello, ES, Brasile

Organizzo così una fuga di un weekend che avrebbe previsto nuovi incontri, un aumento della temperatura di almeno 15 gradi, graditissimo, e anche la partecipazione nel sabato mattina ad una sfilata in un piccolo centro a quaranta minuti di cammino da Cachoeiro, Castelo, come cerimonia di apertura della XXVI Festa italiana, promossa e organizzata dall’associazione SIC, Società Italiana di Castello: la festa si muoverà  tra corsi di tressette e gare di bocce al femminile accompagnati da musica, danze popolari, piaceri e sapori tipici della cucina del mio paese. Scopro infatti che, come il Rio Grande del Sud, anche lo stato di Espirito Santo vanta una forte discendenza italiana.

Giungiamo nella sede dell’associazione alla buon’ora, con un anticipo di circa due ore dall’inizio dell’evento. Essendo donne, vogliamo disporre della giusta calma per selezionare l’abito migliore che avremmo sfoggiato in pubblico, guarnito di veli, cappellini, corpetti e accessori diversi. In più, vorrei tanto curiosare un pochino e disturbare qualche collaboratore della società  per raccogliere informazioni più precise.

Successi ottenuti in 25 anni di storia della SIC- Società Italiana di Castelo, ES, Brasile

Varie immagini e ricordi di 25 anni di storia della SIC- Società Italiana di Castello, ES, Brasile

Mi si apre davanti una dimora essenziale; un appartamento al secondo piano di una piccola casa al centro del paese costituito da tante stanze, non di eccessiva grandezza, con le  pareti bianche che sorreggono quadri, fotografie e poster in memoria dei successi ottenuti e dei momenti salienti che hanno scandito l’esistenza di questa associazione. Alla sinistra della porta d’ingresso è allestita  una sorta di cucina, ridotta ai pochi elementi necessari per essere definita tale, con  un tavolo rotondo dove due ragazzi dello staff stanno facendo colazione. Un’atmosfera semplice e accogliente che attraverso la congiunzione di particolari senza un ordine maniacale e rigoroso racconta di un luogo che si propone come un nido per chi volesse abbandonare per qualche ora il presente e rifugiarsi in quel mondo sognato, visto e vissuto dai loro famigliari che lasciarono l’Italia, in tempi differenti, per  arrivare e stabilizzarsi in questa terra ignota.

Premi e riconoscimenti guadagnata nel corso del tempo

Premi e riconoscimenti guadagnati nel corso del tempo dall’associazione

La missione femminile si conclude dopo circa un’oretta: Adriana e io, dopo cambi e ricambi, usciamo dallo spogliatoio prontissime per i festeggiamenti.  Così imbellettata, inizio a sfogliare riviste, attuali e passate, che, anche attraverso le immagini esposte, mi aiutano a  ripercorrere per punti, date importanti e eventi particolari la storia di questa associazione. La scelta di spogliarmi dei miei abiti per addentrarmi nel vivo dell’evento risponde anche alla mia necessità di ridurre la distanza che ci separa, ben consapevole, dopo un’esperienza biennale nel Rio Grande del Sud, del complesso di reazioni che un’italiana dei giorni d’oggi può provocare, che si muovono dal senso di orgoglio e fierezza, alla soggezione e forse alla paura nel venire giudicati negativamente.

SIn dagli arbori, fino al 25° compleanno, SIC - Società Italiana di Castelo, ES, Brasile

Sin dagli arbori, fino al 25° compleanno, SIC – Società Italiana di Castello, ES, Brasile

La società, fondata nel mese di aprile del 1991, compie quest’anno 25 anni di vita, per la maggior parte legati alla figura di una donna del luogo, Linda Meli, purtroppo deceduta a febbraio di quest’anno. Linda si trasferì in Italia ancora molto giovane e qui rimase per circa dieci anni: riprendendo le sue parole, furono anni complessi, difficili, trascorsi in movimento  su una terra già calpestata da chi ha lasciato un segno nel sangue che scorre nelle sue vene, nei colori degli occhi e dei capelli, da chi in qualche modo ha differenziato e arricchito la sua essenza brasiliana. Anni di forte appartenenza e costante distanza e di emozioni contraddittorie e fortissime. Alla fine, nel 2000, la saudade ha accompagnato il viaggio di ritorno; l’esigenza di dar seguito alla sua esperienza, mantenendo vive le sensazioni a essa collegate, si è concretizzata attraverso un impegno costante all’interno della società per condividere il suo vissuto e le sue conoscenze  con chi, proprio come lei, fosse legato in qualche modo all’Italia; un desiderio di regalare un viaggio fisico, mentale e emozionale ai suoi concittadini, con lo studio della lingua e delle tradizioni degli avi, la lettura dei romanzi classici e la pratica dei giochi di piazza e di bar. Strumenti necessari per chi può avvertire una nostalgia derivata dall’incomprensione e dalla separazione da qualcosa che in forme differenti ha donato una passione, un modo di essere, di sorridere e di amare.

Immagini della biblioteca nella sede della SIC - Società Italiana di Castello,ES, Brasile

Immagini della biblioteca nella sede della SIC – Società Italiana di Castello,ES, Brasile

La società, riconosciuta sia come un istituzione di appoggio al comune di Castello sia come entità culturale ufficiale dal governo statale, offre un importante servizio di supporto e d’aiuto per le varie richieste di cittadinanza, e al tempo stesso propone attività diverse, come la festa a cui parteciperemo, anche per trovare fondi necessari per il proprio mantenimento. Questo mi racconta Lyon Poubul, uno dei coordinatori, mentre mi fa da cicerone in quella piccola sede, mostrandomi più in dettaglio l’aula in cui si ripartiscono lezioni di lingua e la ricca  biblioteca, creata mediante donazioni locali e straniere, a disposizione per chiunque senta la necessità di ritrovare quei termini studiati all’interno di intrecci romantici, storici, fantastici  e romanzeschi. Si mostra a tratti agitato, sia perché siamo quasi allo scoccare dell’ora di inizio della sfilata, ma anche perché a intervistarlo ci sono io che, all’interno di quella loro realtà, mi configuro come un sogno, un’ambizione, un punto di arrivo ma anche un termine di confronto temibile.

Lyon mi racconta che la società organizza annualmente, nel mese di ottobre, anche la settimana di cultura italo–brasiliana; inoltre sono disponibili per i cittadini due gruppi di danza, “E’ bello ballare”, per grandi e piccini, e “Compagnia Radici di Torino”, destinata a persone adulte, che presenta la danza tipica del folklore piemontese: quest’ultima è ragione di grande orgoglio, per loro e per l’intera città, essendo una delle uniche tre compagnie presenti nel mondo, coordinate dal Maestro italiano Andrea Flamini. La Compagnia fu fondata nel 1995, al seguito di una visita del maestro impegnato in un lavoro di interscambio tra l’Università di Torino e quella federale di Espirito Santo, la UFES. Il nuovo coordinatore del compagnia di Castello, Markin Lopes, nelle vesti di Gianduia, approfitterà della mia presenza per condividere con me le esperienze che ha potuto maturare grazie a questo suo incarico nella società, come la partecipazione alla festa di San Giovanni a Torino. I suoi occhi brillano mentre mi descrive di questo evento spettacolare e maestoso, immerso nel fascino dell’atmosfera romantica italiana, e della fierezza provata nel mostrare di sapere eseguire i passi di danza e di conoscere note, testi e melodie agli occhi stupiti di persone dall’età più avanzata, che generalmente non hanno grandi occasioni per condividere il loro attaccamento alle tradizioni con i giovani loro conterranei.

Markin e Lyon anticipano l’accoglienza che avrei ricevuto una volta giunta al punto di partenza del corteo, con la mia camicia bianca, il corpetto giallo e rosso, la gonna lunga e abbondante e un velo tra i capelli.

sic10

La new entry “Centopeia” della XXVI edizione della Festa italiana di Castello,che tiene il passo

Sono una sorta di special guest: ho occhi curiosi puntati addosso, sia di chi sfila sia del pubblico che si trova ai margini della strada munito di videocamere, macchine fotografiche e immancabili bicchieri, per condividere il brindisi con i vari vini locali che ci avrebbero accompagnato fino al punto finale. Chiunque coglie l’occasione per scambiare con me qualche chiacchiera, per raccontarmi un episodio divertente o semplicemente per augurarmi il bem vinda nella loro città.

Ci muoviamo in mezzo a cavalli al trotto, donne, bambini, giovani e meno giovani, ballerine bellissime con i vestiti colorati, tutti intorno al carretto che offre cachaça locale e alla new entry dell’anno 2016, la “Centopeia”, uno sorta di bicicletta, spinta in avanti dalle pedalate di circa otto persone ben equipaggiate di vino, polenta e formaggio grigliati e generi diversi di leccornie delle vecchie tradizioni culinarie italiane. Mi ritrovo in mezzo alla mischia e come partecipante non posso tirarmi indietro, per cui sorreggo con una mano il calice che verrà riempito diverse volte e con l’altra uno stuzzicadenti con cui rifornirmi a volontà nella grande griglia mobile.

Foto di gruppo, da sinistrA: Gianduja Markin Lopes, io,  Adriana Mazzocco e il Presidente della SIC Regina Cele Perim Galvão

Foto di gruppo, da sinistra: Gianduja Markin Lopes, io, Adriana Mazzocco e il Presidente della SIC Regina Cele Perim Galvão

C’erano foto, chiacchiere, racconti, sorrisi, c’era lo spirito leggero di un piccolo centro nel cuore del Brasile che compie mille viaggi, e in questi viaggi si collega con una parte di se, quella che ha origini a più di 10.000 chilometri di distanza. C’era l’allegria, la voglia di prendere parte, le novità dell’anno insieme alle vecchie usanze, come la fermata alla “Selaria Passamai”, che omaggia il corteo con un tavolo gustosissimo di varie ricette tradizionali.

Si viaggia per mille ragioni differenti, ma forse esiste un fattore comune, ovvero la volontà di conoscersi un pochino di più: allora si incontrano persone come me che abbandonano il luogo di sempre bisognose di stimoli provocatori e contraddittori, nuovi interrogatori e quindi reazioni insolite, e altre persone che invece si impegnano in un viaggio transoceanico di parole, usanze, tradizioni, fantasie, al di là degli stereotipi usuali, che si fondono e si intrecciano con il proprio bagaglio culturale. In ogni caso, seppure i punti di partenza e i mezzi scelti siano differenti, il fine è di chiarire dubbi o di aggiungerne altri, di scovare dentro di se e scoprire potenzialità nascoste e  semmai il significato di ciò che negli ambienti di sempre non può essere decifrato.

In quel giorno i nostri destini si sono incontrati, e in quel rituale le nostre storie, seppure diversificate, si sono completate. Io potrei leggere per loro  libri in italiano, raccontare mille storie e nello stesso tempo compiere i primi passi di una danza che seppure italiana mi è totalmente sconosciuta. Il mio viaggio è passato anche di qui, e chissà, su quelle pareti, un giorno, potrà essere appesa uno delle mille foto scattate insieme in questa mattina di festa.

L'incontro tra vite e viaggi transoceanici, fisici, mentali e emozionali, tra l'Italia e il Brasile

L’incontro tra vite e viaggi transoceanici, fisici, mentali e emozionali, tra l’Italia e il Brasile

Un incontro imprevisto attraverso cui sentirsi ancor più distanti e ancora più prossimi alle proprie origine e a un nuovo mondo, futuro o passato; un incontro che mi trascina in un percorso tra le tradizioni della mia nazione che forse in Italia non avrei mai scelto di fare. Forse una partita a tressette l’avrei fatta con piacere, ritrovandomi in mezzo a un gruppetto di anziani che con quella nuova scoperta hanno trovato una motivazione in più di vita, o avrei potuto prendere parte al  gruppo femminile di bocce, nonostante i miei ricordi infantili mi suggeriscano di non essere particolarmente portata.

Credo che sia preferibile lasciare a loro il piacere di continuare questo cammino, loro che sicuramente molto più di me sanno valorizzare ciò che nella parte vera e attuale del mondo che riscoprono si ritrova offuscato da strati di modernità e progresso, veri o apparenti.

——————————-

Per chi volesse ottenere maggiori informazioni, consiglio di navigare sul sito dell’associazione: per farlo, cliccate qui.

Ringrazio lo staff SIC che mi ha tollerato  e l’ospitalità di ogni persona incontrata, con cui ho chiacchierato bevendo una “taça de vinho” come brindisi per la nostra cara e bella Italia.

Ringrazio la mia amica Adriana, a cui dedico questo mio articolo.

Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Perché non lasci qualcosa di scritto?