Incontro imprevisto tra viaggi transoceanici – versione italiana e versione portoghese

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Con il precedente articolo ci siamo spostati, partendo dal sud del Brasile, allo stato di Espirito Santo, e precisamente a Castelo, nella sede della SIC, Società Italiana di Castello, una realtà che si ricongiunge giornalmente con la nostra bella Italia attraverso le sue parole, le sue musiche, i suoi profumi e le varie tradizioni regionali. E allora, in qualità di  neo residente in Brasile, seppure per un tempo determinato, ho deciso di presentarvi lo stesso articolo in due versioni,  italiana e portoghese; due lingue latine, ricche e complesse, che si fanno carico di storie che nel loro continuo percorso, tortuoso, di progressi, arresti, conquiste, si sono incontrate e scontrate, così da influenzarsi vicendevolmente.  Un po’ come è accaduto e sta accadendo a me,  in questo viaggio sorprendente iniziato circa un paio di anni fa . La traduzione in portoghese è stata realizzata da Adriana Mazzocco, compagna di questa breve tappa del mio viaggio, cui è dedicato l’articolo.

Presentazione dell’associazione SIC – Società Italiana di Castello, Espirito Santo, Brasile

Dopo due anni di Brasile, esplorando la Serra Gaucha e il Rio Grande del Sud nelle vesti di ingegnere e turista molto poco casuale, con brevi fughe fino a San Paolo, decido di inoltrarmi un tantino al di là, verso il centro di questo immenso Paese. L’occasione arriva da Facebook; frequentando un gruppo di amanti rock compare una donna, Adriana, con cui scatta una sintonia sin dalle prime condivisioni di classiche e immortali musiche del genere e dopo scambi di messaggi privati. Quello che decreta questo feeling sono la sensazione condivisa di sentirsi per alcuni tratti fondamentalmente straniere, sia qui sia in Italia, e la consapevolezza conseguente che permette di relazionarsi alle due realtà in maniera intensa e sincera, cogliendone dettagli, bellezze, lacune e aspetti fantastici e contraddittori. Questo perché i suoi genitori nacquero in Italia e si trasferirono nello stato brasiliano di Espirito Santonella città di Cachoeiro de Itapemirim, dove Adriana abita, già in età adulta e con i figli maggiori a carico.

Organizzo così una fuga di un weekend che avrebbe previsto nuovi incontri, un aumento della temperatura di almeno 15 gradi, graditissimo, e anche la partecipazione nel sabato mattina ad una sfilata in un piccolo centro a quaranta minuti di cammino da Cachoeiro, Castelo, come cerimonia di apertura della XXVI Festa italiana, promossa e organizzata dall’associazione SIC, Società Italiana di Castello: la festa si muoverà  tra corsi di tressette e gare di bocce al femminile accompagnati da musica, danze popolari, piaceri e sapori tipici della cucina del mio paese. Scopro infatti che, come il Rio Grande del Sud, anche lo stato di Espirito Santo vanta una forte discendenza italiana.

Giungiamo nella sede dell’associazione alla buon’ora, con un anticipo di circa due ore dall’inizio dell’evento. Essendo donne, vogliamo disporre della giusta calma per selezionare l’abito migliore che avremmo sfoggiato in pubblico, guarnito di veli, cappellini, corpetti e accessori diversi. In più, vorrei tanto curiosare un pochino e disturbare qualche collaboratore della società  per raccogliere informazioni più precise.

Mi si apre davanti una dimora essenziale; un appartamento al secondo piano di una piccola casa al centro del paese costituito da tante stanze, non di eccessiva grandezza, con le  pareti bianche che sorreggono quadri, fotografie e poster in memoria dei successi ottenuti e dei momenti salienti che hanno scandito l’esistenza di questa associazione. Alla sinistra della porta d’ingresso è allestita  una sorta di cucina, ridotta ai pochi elementi necessari per essere definita tale, con  un tavolo rotondo dove due ragazzi dello staff stanno facendo colazione. Un’atmosfera semplice e accogliente che attraverso la congiunzione di particolari senza un ordine maniacale e rigoroso racconta di un luogo che si propone come un nido per chi volesse abbandonare per qualche ora il presente e rifugiarsi in quel mondo sognato, visto e vissuto dai loro famigliari che lasciarono l’Italia, in tempi differenti, per  arrivare e stabilizzarsi in questa terra ignota.

La missione femminile si conclude dopo circa un’oretta: Adriana e io, dopo cambi e ricambi, usciamo dallo spogliatoio prontissime per i festeggiamenti.  Così imbellettata, inizio a sfogliare riviste, attuali e passate, che, anche attraverso le immagini esposte, mi aiutano a  ripercorrere per punti, date importanti e eventi particolari la storia di questa associazione. La scelta di spogliarmi dei miei abiti per addentrarmi nel vivo dell’evento risponde anche alla mia necessità di ridurre la distanza che ci separa, ben consapevole, dopo un’esperienza biennale nel Rio Grande del Sud, del complesso di reazioni che un’italiana dei giorni d’oggi può provocare, che si muovono dal senso di orgoglio e fierezza, alla soggezione e forse alla paura nel venire giudicati negativamente.

La società, fondata nel mese di aprile del 1991, compie quest’anno 25 anni di vita, per la maggior parte legati alla figura di una donna del luogo, Linda Meli, purtroppo deceduta a febbraio di quest’anno. Linda si trasferì in Italia ancora molto giovane e qui rimase per circa dieci anni: riprendendo le sue parole, furono anni complessi, difficili, trascorsi in movimento  su una terra già calpestata da chi ha lasciato un segno nel sangue che scorre nelle sue vene, nei colori degli occhi e dei capelli, da chi in qualche modo ha differenziato e arricchito la sua essenza brasiliana. Anni di forte appartenenza e costante distanza e di emozioni contraddittorie e fortissime. Alla fine, nel 2000, la saudade ha accompagnato il viaggio di ritorno; l’esigenza di dar seguito alla sua esperienza, mantenendo vive le sensazioni a essa collegate, si è concretizzata attraverso un impegno costante all’interno della società per condividere il suo vissuto e le sue conoscenze  con chi, proprio come lei, fosse legato in qualche modo all’Italia; un desiderio di regalare un viaggio fisico, mentale e emozionale ai suoi concittadini, con lo studio della lingua e delle tradizioni degli avi, la lettura dei romanzi classici e la pratica dei giochi di piazza e di bar. Strumenti necessari per chi può avvertire una nostalgia derivata dall’incomprensione e dalla separazione da qualcosa che in forme differenti ha donato una passione, un modo di essere, di sorridere e di amare.

La società, riconosciuta sia come un istituzione di appoggio al comune di Castello sia come entità culturale ufficiale dal governo statale, offre un importante servizio di supporto e d’aiuto per le varie richieste di cittadinanza, e al tempo stesso propone attività diverse, come la festa a cui parteciperemo, anche per trovare fondi necessari per il proprio mantenimento. Questo mi racconta Lyon Poubul, uno dei coordinatori, mentre mi fa da cicerone in quella piccola sede, mostrandomi più in dettaglio l’aula in cui si ripartiscono lezioni di lingua e la ricca  biblioteca, creata mediante donazioni locali e straniere, a disposizione per chiunque senta la necessità di ritrovare quei termini studiati all’interno di intrecci romantici, storici, fantastici  e romanzeschi. Si mostra a tratti agitato, sia perché siamo quasi allo scoccare dell’ora di inizio della sfilata, ma anche perché a intervistarlo ci sono io che, all’interno di quella loro realtà, mi configuro come un sogno, un’ambizione, un punto di arrivo ma anche un termine di confronto temibile.

Lyon mi racconta che la società organizza annualmente, nel mese di ottobre, anche la settimana di cultura italo–brasiliana; inoltre sono disponibili per i cittadini due gruppi di danza, “E’ bello ballare”, per grandi e piccini, e “Compagnia Radici di Torino”, destinata a persone adulte, che presenta la danza tipica del folklore piemontese: quest’ultima è ragione di grande orgoglio, per loro e per l’intera città, essendo una delle uniche tre compagnie presenti nel mondo, coordinate dal Maestro italiano Andrea Flamini. La Compagnia fu fondata nel 1995, al seguito di una visita del maestro impegnato in un lavoro di interscambio tra l’Università di Torino e quella federale di Espirito Santo, la UFES. Il nuovo coordinatore del compagnia di Castello, Markin Lopes, nelle vesti di Gianduia, approfitterà della mia presenza per condividere con me le esperienze che ha potuto maturare grazie a questo suo incarico nella società, come la partecipazione alla festa di San Giovanni a Torino. I suoi occhi brillano mentre mi descrive di questo evento spettacolare e maestoso, immerso nel fascino dell’atmosfera romantica italiana, e della fierezza provata nel mostrare di sapere eseguire i passi di danza e di conoscere note, testi e melodie agli occhi stupiti di persone dall’età più avanzata, che generalmente non hanno grandi occasioni per condividere il loro attaccamento alle tradizioni con i giovani loro conterranei.

Markin e Lyon anticipano l’accoglienza che avrei ricevuto una volta giunta al punto di partenza del corteo, con la mia camicia bianca, il corpetto giallo e rosso, la gonna lunga e abbondante e un velo tra i capelli.

Sono una sorta di special guest: ho occhi curiosi puntati addosso, sia di chi sfila sia del pubblico che si trova ai margini della strada munito di videocamere, macchine fotografiche e immancabili bicchieri, per condividere il brindisi con i vari vini locali che ci avrebbero accompagnato fino al punto finale.Chiunque coglie l’occasione per scambiare con me qualche chiacchiera, per raccontarmi un episodio divertente o semplicemente per augurarmi il bem vinda nella loro città.

Ci muoviamo in mezzo a cavalli al trotto, donne, bambini, giovani e meno giovani, ballerine bellissime con i vestiti colorati, tutti intorno al carretto che offre cachaça locale e alla new entry dell’anno 2016, la“Centopeia”, uno sorta di bicicletta, spinta in avanti dalle pedalate di circa otto persone ben equipaggiate di vino, polenta e formaggio grigliati e generi diversi di leccornie delle vecchie tradizioni culinarie italiane. Mi ritrovo in mezzo alla mischia e come partecipante non posso tirarmi indietro, per cui sorreggo con una mano il calice che verrà riempito diverse volte e con l’altra uno stuzzicadenti con cui rifornirmi a volontà nella grande griglia mobile.

C’erano foto, chiacchiere, racconti, sorrisi, c’era lo spirito leggero di un piccolo centro nel cuore del Brasile che compie mille viaggi, e in questi viaggi si collega con una parte di se, quella che ha origini a più di 10.000 chilometri di distanza. C’era l’allegria, la voglia di prendere parte, le novità dell’anno insieme alle vecchie usanze, come la fermata alla “Selaria Passamai”, che omaggia il corteo con un tavolo gustosissimo di varie ricette tradizionali.

Si viaggia per mille ragioni differenti, ma forse esiste un fattore comune, ovvero la volontà di conoscersi un pochino di più: allora si incontrano persone come me che abbandonano il luogo di sempre bisognose di stimoli provocatori e contraddittori, nuovi interrogatori e quindi reazioni insolite, e altre persone che invece si impegnano in un viaggio transoceanico di parole, usanze, tradizioni, fantasie, al di là degli stereotipi usuali, che si fondono e si intrecciano con il proprio bagaglio culturale. In ogni caso, seppure i punti di partenza e i mezzi scelti siano differenti, il fine è di chiarire dubbi o di aggiungerne altri, di scovare dentro di se e scoprire potenzialità nascoste e  semmai il significato di ciò che negli ambienti di sempre non può essere decifrato.

In quel giorno i nostri destini si sono incontrati, e in quel rituale le nostre storie, seppure diversificate, si sono completate. Io potrei leggere per loro  libri in italiano, raccontare mille storie e nello stesso tempo compiere i primi passi di una danza che seppure italiana mi è totalmente sconosciuta. Il mio viaggio è passato anche di qui, e chissà, su quelle pareti, un giorno, potrà essere appesa uno delle mille foto scattate insieme in questa mattina di festa.

Un incontro imprevisto attraverso cui sentirsi ancor più distanti e ancora più prossimi alle proprie origine e a un nuovo mondo, futuro o passato; un incontro che mi trascina in un percorso tra le tradizioni della mia nazione che forse in Italia non avrei mai scelto di fare. Forse una partita a tressette l’avrei fatta con piacere, ritrovandomi in mezzo a un gruppetto di anziani che con quella nuova scoperta hanno trovato una motivazione in più di vita, o avrei potuto prendere parte al  gruppo femminile di bocce, nonostante i miei ricordi infantili mi suggeriscano di non essere particolarmente portata.

Credo che sia preferibile lasciare a loro il piacere di continuare questo cammino, loro che sicuramente molto più di me sanno valorizzare ciò che nella parte vera e attuale del mondo che riscoprono si ritrova offuscato da strati di modernità e progresso, veri o apparenti.

Per chi volesse ottenere maggiori informazioni, consiglio di navigare sul sito dell’associazione: per farlo, cliccate qui.

Ringrazio lo staff SIC che mi ha tollerato  e l’ospitalità di ogni persona incontrata, con cui ho chiacchierato bevendo una “taça de vinho” come brindisi per la nostra cara e bella Italia.

Ringrazio la mia amica Adriana, a cui dedico questo mio articolo

Apresentação da associação SIC – Società Italiana di Castello,Espirito Santo, Brasil

Depois de dois anos de Brasil, explorando a Serra Gaúcha e o Rio Grande do Sul, sob o “disfarce” de engenheira e turista pouco casual, com breves fugas até São Paulo, decido ir um pouquinho mais além, em direção ao centro deste imenso País. A ocasião chega através do Facebook; participando de um grupo de musica dirigindo aos amantes de Rock, eis que conheço uma ítalo brasileira, Adriana, com a qual tenho uma grande sintonia desde os primeiros compartilhamentos de clássicos e imortais músicas do gênero, e, posteriormente, essa sintonia se sedimenta através das trocas de mensagens privadas. O que decreta esse “feeling” são as sensações comuns por nós compartilhadas de sentirse  estrangeiras, seja aqui ou na Itália, e consequentemente, o conhecimento e experiência que temos é o que nos possibilita relacionar as duas realidades em detalhes intensos e sinceros, capturando belezas, lacunas e aspectos fantásticos e contraditórios. Isso por que os pais dela nasceram na Itália e se transferiram para o estado do Espírito Santo, na cidade de Cachoeiro de Itapemirim, onde Adriana vive, já em idade adulta acompanhados dos filhos mais velhos.

Organizo, então, uma fuga de um final de semana onde estavam previstos novos encontros, um aumento na temperatura de pelo menos 15 graus, e isso com certeza é sempre muito bem vindo, e também a participação em um desfile no sábado de manhã em uma pequena cidade chamada Castelo, a quarenta minutos de distância de Cachoeiro, em uma cerimônia de abertura da XXVI Festa Italiana, promovida e organizada pela associação denominada SIC, Società Italiana di Castello: a programação da festa inclui Torneio de Tressette, Campeonato de Boccia Feminino, acompanhados de músicas, danças populares, prazeres e sabores culinários típico do meu país. Descubro na verdade que, assim como o Rio Grande do Sul, também o estado do Espírito Santo conta com uma forte descendência italiana.

Chegamos à sede da associação mais cedo, com duas horas de antecedência do início do evento. Como somos mulheres, queremos dispor de toda calma possível para escolhermos os melhores vestidos para usarmos em publico, adornados com véus, chapéus, corpetes e acessórios diversos. Além disso, queria também “bisbilhotar” e “perturbar” alguns colaboradores da Società para reunir informações mais precisas.

Eis que me deparo com uma moradia básica: um apartamento no segundo andar no centro da cidade, constituído de vários cômodos, não muito grandes, com as paredes brancas que contem quadros, fotografias e pôsteres em memória de sucessos do passado e dos momentos de destaques que marcaram a existência da associação. A esquerda da porta da frente,  encontra-se uma espécie de cozinha reduzida, com poucos elementos, e uma mesa redonda onde duas pessoas da equipe  estão tomando café. Uma atmosfera simples e acolhedora, sem uma ordem maníaca e obsessiva, conta a história  de um lugar que se propõe como um ninho para quem quiser abandonar o presente por algumas horas e refugiarse no mundo dos sonhos, visto e experimentados por seus familiares que deixaram a Itália, em momentos diferentes, para chegarem e estabeleceremse nesta terra desconhecida.

A missão feminina se conclui após cerca de uma hora: Adriana e eu, depois de trocas e mais trocas, saímos do provador prontíssimas para os festejos. Assim, maquiada, começo a esfolhear revistas atuais e passadas que, também através das imagens expostas, me ajudam a percorrer por pontos, datas e eventos particulares na historia desta associação. A escolha de despirme das roupas com as quais cheguei, para adentrar ao vivo no evento, responde também a minha necessidade de reduzir as distâncias que nos separam, bem consciente, depois de uma experiência de dois anos no Rio Grande do Sul, das reações complexas que uma mulher italiana de hoje pode causar, indo do sentimento de orgulho e até temor e medo de ser julgados negativamente.

A società, fundada no mês de abril de 1991, completa este ano 25 anos de vida, sendo que a maior parte dela ligada à figura de uma mulher local, Linda Melo, infelizmente morta em fevereiro deste ano. Linda transferiuse para a Itália ainda muito jovem e permaneceu lá por cerca de 10 anos: resumindo as suas palavras, foram anos complexos, difíceis e transcorridos em movimento, sobre uma terra já pisoteada por quem deixou uma marca no sangue que escorre em suas veias, na cor dos olhos e dos cabelos, e que de algum modo diferenciou e enriqueceu sua essência brasileira. Anos de forte pertencimento, constante distância e emoções contraditórias e fortíssimas. No final do ano 2000, a saudade a acompanhou na viagem de volta: a exigência de dar seguimento à sua experiência, mantendo vivos os sentimentos ligados a ela, tomou forma através de um empenho constante frente à presidência da società, para compartilhar as suas vivências e os seus conhecimentos com quem, assim como ela, fosse ligado de alguma forma à Itália: um desejo de presentear uma viagem física, mental e emocional aos seus concidadãos, com o estudo da língua e das tradições antigas, a leitura de romances clássicos, prática de jogos de praças e de bar. Instrumentos necessários para quem possa sentir uma saudade derivada da incompreensão e da separação de alguma coisa. De formas diferentes, doou uma paixão , um modo de ser, de sorrir e de amar.

A società sendo reconhecida como uma instituição de apoio junto a Prefeitura de Castelo e como entidade cultural oficial do governo do estado, oferece um importante serviço de suporte e ajuda aos vários pedidos de cidadania existentes. Ao mesmo tempo, propõe atividades diversas, como a festa a qual participaremos, para também levantar fundos necessários à sua manutenção. Isso quem me conta é o Lyon Poubel, um dos coordenadores da SIC, enquanto se faz de “cicerone” para mim nesta pequena sede, mostrando-me mais detalhadamente a sala de aula onde acontecem as lições de língua italiana e a rica biblioteca, criada a partir de doações locais e estrangeiras, a disposição de qualquer um que sinta a necessidade de encontrar os vocábulos estudados no interior dos romances românticos, históricos, fantásticos. Mostra-se um tanto quanto agitado, seja porque estamos quase na hora do inicio do desfile, mas também porque está sendo entrevistado por mim que, no interior de sua realidade, configuro-me como um sonho, uma ambição, um ponto de chegada, mas também um termo de confronto temível.

Lyon cita que a società também organiza, no mês de outubro, a semana da cultura ítalo-brasileira que, além do que já foi dito, disponibiliza aos cidadãos dois grupos de dança: “È bello ballare”, para crianças e adultos e “Compagnia Radici Di Torino”, destinado a adultos, que apresentam danças típicas do folclore piemontês: esta ultima é a razão de grande orgulho para eles e toda a cidade, sendo uma das únicas tres companhias presentes no mundo coordenadas pelo Maestro Italiano Andrea Flamini. A Compagnia foi fundada em 1995, após a visita do maestro que se encontrava envolvido em um trabalho de intercâmbio, entre a Universidade de Turim e a Universidade Federal do Espírito Santo – UFES. O coordenador da companhia de Castelo, Markin Lopes, vestido de Gianduia, aproveitará a minha presença para compartilhar comigo as experiências que pode ter graças a sua posição na società, como a participação na Festa de San Giovanni (São João) em Turim. Seus olhos brilham enquanto me descreve sobre esse evento espetacular e majestoso, imerso no fascínio da atmosfera romântica italiana e do orgulho em mostrar e saber executar os passos de dança e conhecer notas, textos e melodias, aos olhos espantados das pessoas de idade mais avançada, que geralmente, não tem grandes ocasiões para compartilhar o seu apego às tradições com seus jovens conterrâneos.

Markin e Lyon antecipam a recepção que eu receberia uma vez reunida ao grupo participante, no ponto de partida do cortejo, com a minha camisa branca, meu corpete amarelo e vermelho, a saia longa e abundante e o véu em meu cabelo.

Sou uma espécie de convidada especial: os curiosos olhos voltados seja para quem desfila ou do publico que se encontra as margens da estrada equipados com filmadoras, maquinas fotográficas e as inúmeras taças para compartilhar os brindes  com os vários vinhos locais  que nos acompanham  até o ponto final. Tem quem aproveita a ocasião para trocar comigo algumas palavras, para me contar histórias engraçadas ou simplesmente  para me desejar bem vinda em sua cidade.

Movemos-nos em meio ao trote dos cavalos, mulheres, crianças, jovens, outros menos jovens, dançarinas lindíssimas com vestidos coloridos, todos em volta de um carrinho que oferece cachaça local e a revelação do ano de 2016: a “Centopeia”, uma espécie de bicicleta que avança adiante através das pedaladas de cerca de oito pessoas, bem equipadas com vinho, polenta e queijo grelhado e diversos tipos de iguarias tradicionais da culinária italiana. Eu me encontro no meio da “briga” e como boa participante que sou, não posso me retirar, voltar atrás, por isso, com uma mão levanto a minha taça  que será enchida  diversas vezes  e, com a outra mão, seguro um palito que me permitirá abastecer à vontade com todas as iguarias da grelha móvel.

Tinham fotos, bate-papos, histórias, sorrisos, tinha o espírito leve de uma pequena cidade, no coração do Brasil, que faz mil viagens  e nessas viagens  está conectada com uma parte de si, aquela que tem origens  em mais de 10.000 quilômetros de distância. Havia a alegria, a vontade de fazer parte, as novidades anuais, juntamente com os velhos costumes, como a parada naSelaria Passami”, que homenageia o cortejo com uma deliciosa mesa com varias receitas tradicionais.

Viaja-se por mil razões diferentes, mas talvez exista um fator  comum, ou seja, o desejo de conhecer uns aos outros um pouco mais: então, encontram-se pessoas como eu que abandonam  o local de sempre desejosos de estímulos provocativos  e contraditórios, novas interrogações e por isso reações insólitas e outras pessoas que, ao contrário,  se engajam  em uma viagem transatlântica de palavras, costumes, tradições, fantasias, além  dos estereótipos usuais que se fundem e se entrelaçam com a sua própria bagagem cultural. Em todos os casos, mesmo que os pontos de partida e os meios escolhidos sejam diferentes, o objetivo é esclarecer dúvidas, ou adicionar outras, para buscar dentro de si e descobrir potencialidades escondidas ou então, o significado daquilo que nos lugares de sempre não se pode ser decifrado.

Naquele dia, os nossos destinos se encontraram, e naquele ritual as nossas histórias, se bem que diferentes, se completaram. Eu poderia ler para eles livros italianos, contar mil histórias e ao mesmo tempo dar os primeiros passos de uma dança que embora seja italiana é para mim totalmente desconhecida. A minha viagem se deu também aqui e quem sabe, entre essas paredes, um dia, poderá estar pendurada uma das milhares fotos tiradas juntos hoje, nessa manhã de festa.

Um encontro inesperado através do qual é possível sentir-se ainda mais distante e ainda mais próximo à sua própria origem e a um mundo novo, futuro ou passado: um encontro que me arrasta em um percurso entre as tradições da minha nação que talvez na Itália eu não tivesse nunca escolhido fazer. Talvez uma partida de tressete jogado com prazer, encontrandome no meio de um grupo de anciãos que, com aquela nova descoberta, encontram uma motivação a mais na vida, ou teria podido fazer parte do grupo feminino de boccia, apesar de as minhas recordações infantis me sugerirem de não ser mais particularmente capaz.

Acredito que seja preferível deixar a eles o prazer de continuar essa jornada e essa viagem, eles que, certamente, muito mais que eu, sabem valorizar o meu mundo e também redescobrir o que no presente se encontra ofuscado por camadas de modernidade e progresso, reais ou aparentes.

Para quem quiser obter mais informações, conselhos como navegar no site da associação: clique aqui

Agradeço a equipe da SIC que me “tolerou”  e a hospitalidade de cada pessoa encontrada, com a quais bati papo bebendo uma ”taça de vinho”, brindando à nossa cara e bela Itália.

Agradeço à minha amiga Adriana, a quem dedico este artigo.

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2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Adriana Carmela Mazzoco Guio

    Bellissimo! Questo è un testo scritto con l’anima di una persona che sa vedere e riconoscere il bello nelle cose piu semplice e anche riconoscere la poesia in tutte le parti. Ringrazio di cuore la dedica a me di questo articolo e la tua amicizia sincera. Siamo due sognatrici fuori dal contesto in questo strano mondo .

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    • Costanza

      Carissima Adriana ti ringrazio immensamente!!! Il mio viaggio iniziato due anni fa mi ha offerto l’opportunità di conoscerti personalmente e apprezzare la tua gentilezza, la tua sensibilità e la tua generosità. I viaggi sono sempre uno scambio: si lascia qualcosa e si prende qualcosa. Io avrò un ricordo bellissimo di quel fine settimana e ci sarà sempre la nostra amicizia che sicuramente ci presenterà nuove occasioni. Ti ringrazio chiaramente per la tua splendida traduzione! Un abbraccio grande!

      Rispondi

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