Lo straordinario viaggio transoceanico di un’entomologa

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Artista sconosciuto, Maria Sibilla Merian

Artista sconosciuto, Maria Sibilla Merian

Nel 1699 una donna di 52 anni – Maria Sibylla Merian – salpò da Amsterdam con sua figlia Dorothea alla volta del Suriname, minuscola colonia olandese in Sud America affacciata sull’oceano Atlantico. Non era certo un’epoca in cui madre e figlia potessero andarsene a zonzo per il mondo da sole, sia per i pericoli del viaggio (lei aveva comunque fatto testamento) sia per la mentalità collettiva che voleva il gentil sesso collocato tra pentole, fornelli e bambini da accudire, senza contare che a quell’età si era considerati ormai decrepiti. Maria Sibylla non era però una qualsiasi massaia tedesca ma una ricercatrice e illustratrice naturalistica molto indipendente, come dimostra la sua storia.

Pecora vegetale tartaa

Pecora vegetale tartara

Nata a Francoforte nel 1647, era figlia d’arte: il padre Matthäus Merian il Vecchio, era incisore, cartografo ed editore e aveva pubblicato volumi diventati famosi come il “Theatrum Europaeum, un viaggio da Londra a Costantinopoli senza consumarsi i piedi”, mentre il nonno materno aveva realizzato importanti raccolte di tavole sul Nuovo mondo. Matthäus morì però quando la bambina aveva solo tre anni e la madre Johanna riprese quasi subito marito, scegliendo un pittore – Jacob Marrel – specializzato in nature morte con fiori. La piccola crebbe in un ambiente pieno di stimoli e in una famiglia dalle idee aperte: dal momento che a quei tempi in Germania si impediva alle ragazze di accedere alle corporazioni dei pittori e di utilizzare i colori ad olio, l’educazione artistica di Maria Sibylla avvenne tutta tra le mura di casa, grazie al fratellastro Casper e al patrigno che le insegnarono le varie tecniche e ne incoraggiarono la creatività. I dipinti di tema floreale erano di gran moda, e Marrel lasciò probabilmente alla figliastra l’incarico di raccogliere insetti in giardino da appuntare tra i petali e le foglie delle sue opere come si usava fare, cosa che invece di disgustarla la stimolò. Si mise a studiare i cicli vitali dei bruchi e dei bachi da seta e la loro metamorfosi in farfalle e falene, collezionandoli e disegnandoli in tutte le varietà e imparando a nutrirli e mantenerli in vita mentre d’abitudine venivano uccisi e imbalsamati.

La trasformazione meravigliosa dei bruchi e la loro curiosa dieta di fiori

La trasformazione meravigliosa dei bruchi e la loro curiosa dieta di fiori

Entomofobia: è il nome scientifico che oggi diamo alla paura degli insetti, ma che non doveva certo affliggere la ragazza che fin dalla più tenera età era stata incuriosita da questo “mondo piccolo”, che avrebbe analizzato e rappresentato in splendide tavole a colori durante tutti i suoi settant’anni di vita. A questo proposito lei stessa raccontò divertita come in un giorno di festa avesse visitato assieme a un’amica un giardino di Norimberga e – trovato un bruco – se lo fosse portato a casa per studiarselo come un tesoro. Bisogna qui aggiungere che nel XVII secolo l’entomologia era ancora avvolta da superstizioni medievali: seguendo quanto affermato da Aristotele, si credeva che alcuni organismi come vermi o rane potessero nascere da una materia inerte tipo il fango; queste idee fantasiose non erano così insolite, visto che si pensava anche che il cotone fosse ricavato dalla “pecora vegetale tartara”, un animale radicato al suolo e munito di foglie né più né meno di un cavolo in un orto. Senza contare che il cristianesimo considerava mosche, tafani, calabroni, farfalle, libellule, scorpioni e coleotteri, come creature del diavolo facenti parte del suo seguito.

Metamorphosis-Insectorium-Surinamensium

Metamorphosis-Insectorium-Surinamensium

All’età di diciott’anni Maria Sibylla si sposò con Johann Andreas Graff, pittore di vedute prospettiche, da cui ebbe due figlie. Nonostante il carico del matrimonio e della casa la giovane donna non abbandonò neppure un attimo i suoi studi: oltre che a dedicarsi a lezioni di pittura e ricamo per fanciulle, completò a 28 anni il suo primo volume, il “Neues blumenbuck” (Nuovo libro dei fiori), dove accanto a gigli, rose e tulipani non potevano mancare i suoi amatissimi insetti. In quanto alle falene e alle farfalle europee riuscì a rappresentarle in un secondo libro:”La trasformazione meravigliosa dei bruchi e la loro curiosa dieta di fiori”, in cui combinava la sua abilità di pittrice di fiori e piante con la conoscenza scientifica accumulata nel tempo: le sue tavole vive e drammatiche non erano altro che racconti di un mondo in miniatura – corredato da testi accurati – che nasceva, viveva e moriva tra foglie, fusti e petali splendenti di colore. Ebbe successo e con quello le arrivò anche l’invidia del marito che la costrinse a una sua personale e coraggiosa metamorfosi: lo mollò e abbandonò con lui anche la chiesa luterana – i cui rigidi dogmi la infastidivano – per il primo viaggio importante della sua vita: lasciò la Germania per rifugiarsi in Olanda presso la setta dei Labadisti. che praticavano una severa vita in comune e soprattutto non rifiutavano le immagini della natura vista come meravigliosa opera di Dio. Questa donna singolare, che era nata per essere libera, studiare e disegnare, continuò il suo lavoro e non si accasò mai più. Amsterdam, che aveva scelto come luogo di residenza, era al massimo dello splendore: le navi che scaricavano nel suo porto ogni giorno, avevano le stive piene di merci rare e curiose anche dal punto di vista naturalistico destinate a raccolte pubbliche e private. Definita da un viaggiatore entusiasta “il mercato del mondo, e la bottega delle rarità dell’universo” la città pullulava di animali e piante esotiche, minerali insoliti e preziosi, conchiglie, corna, piumaggi e tutte le stranezze che a quei tempi venivano chiamate “naturalia”. Dopo aver visitato le più importanti collezioni del posto Maria Sibylla decise che alle sue osservazioni mancava l’impatto dell’esperienza diretta: voleva disegnare insetti vivi e non cadaveri imbalsamati, capendone meglio le mutazioni, e prese così la decisione di salpare con una delle figlie su di una nave transoceanica alla volta del Suriname.

Metamorphosis Insectorium Surinamensium

Metamorphosis Insectorium Surinamensium

Fu l’insolita avventura di viaggio di due donne sole e senza protezione, ossia senza l’appoggio di una compagnia o di qualche ricco mercante: non potendo godere di finanziamenti la naturalista dovette ricorrere a prestiti (puntualmente restituiti), mentre il solo aiuto ricevuto riguardò l’assistenza e l’alloggio durante i due anni di permanenza. Era inoltre la prima volta che un’esplorazione scientifica veniva effettuata da cittadini privati e non al seguito di una spedizione politica o militare. Dopo tre mesi di traversata madre e figlia giunsero a Paramaribo, la capitale della colonia a qualche chilometro dall’oceano. Gli abitanti del posto erano soprattutto indigeni amerindi e schiavi africani, tenuti in soggezione dai coloni olandesi e da qualche gruppo di europei. Furono proprio gli indios e la popolazione di colore – che lei trattò con umanità – a facilitarla nella sua iniziativa, indicandole piante e animali e aiutandola ad aprirsi la strada nella foresta pluviale. Maria Sibylla e Dorothea iniziarono ad esplorare il territorio circostante, a partire dagli orti della città, per continuare nelle piantagioni di canna da zucchero, inoltrandosi infine con la piroga lungo il fiume incuranti dei caimani; pur di raccogliere campioni non esitarono a farsi strada con corsetto e gonna tra i grovigli di piante e spine e ad arrampicarsi in cima a scale precarie per raggiungere i rami più alti.

Avicularia-avicularia

Avicularia-avicularia

Dagli insetti le osservazioni si allargarono anche alla frutta e verdura esotica (come l’ananas, la papaia e la manioca) alle conchiglie, ad animali come rettili, iguane, pappagalli e colibrì, ed infine al clima locale, senza evitare note di severo biasimo nei riguardi del duro trattamento riservato ai nativi, che lei non chiamerà mai “selvaggi” ma “i miei indiani”, pagandoli perfino per il loro aiuto. Il rapporto con le donne indigene le permise inoltre di comprendere e descrivere l’uso medico delle piante come ad esempio quella che chiama “il fiore del pavone” (poinciana regia) i cui semi, racconta, sono usati dalle donne per accelerare il travaglio o per abortire “affinché i loro figli non nascano schiavi quali esse sono”. Una volta tornata alla sua casa di Paramaribo, dipingeva su pergamena il bottino della giornata con l’aiuto di Dorothea. Riuscì così a raccontare il mondo esotico della foresta pluviale evitando classificazioni troppo tecniche, ma imprimendo un forte carattere di vitalità alle sue tavole belle e violente, in molte delle quali associava alle piante il ciclo vitale completo degli insetti: dalle uova ai bruchi coloratissimi che sgranocchiano le foglie bucherellate, alle crisalidi, agli adulti in bilico sui fiori; e poi grasse rane circondate dai girini, teorie di formiche voraci, ragni velenosi enormi come le tarantole che, dice:”Quando non riescono a trovare cibo predano gli uccelli dai nidi succhiandone il sangue”.

Pappagallo su un ramo di pesche

Pappagallo su un ramo di pesche

Il clima umido del Sud America intanto stava fiaccando le forze di Maria Sibylla: ammalatasi non si sa bene se di malaria o di febbre gialla, dovette ritornare ad Amsterdam carica di campioni essiccati o sotto spirito che avrebbe venduto per finanziare il suo capolavoro, un sontuoso volume in olandese e latino con 60 tavole a colori che intitolò: “Metamorphosis insectorum Surinamensium”. L’opera le conquistò la fama europea ma non la arricchì, anche perché – come lei racconta – non badò a spese per realizzarla. Lo zar di Russia Pietro il grande aveva appena acquistato i suoi acquerelli quando, già sofferente di cuore, morì d’infarto nel 1717. L’anno successivo Dorothea si trasferì a San Pietroburgo dove si occupò di educazione artistica e amministrò la collezione di storia naturale dello zar. Poco prima di partire aveva venduto i disegni e le matrici dei libri di sua madre a un editore olandese, che ristampò “Gli insetti del Suriname” corredandolo con 12 tavole aggiuntive. Si deve in parte a lei – che aveva assunto il cognome materno – la divulgazione del lavoro di Maria Sibylla, che da allora non conobbe fasi di oscurità. La coraggiosa entomologa era diventata una gloria nazionale al punto che qualche secolo dopo la Germania fece imprimere il suo ritratto sulla banconota da 500 marchi.

 

Marco tedesco

Marco tedesco

Fonti:

 

www.ilpost.it/2013/04/02/maria-sibylla-merian/

http://www.collezione-online.it/articolo_collezionisti_speciali%20sibylla.htm

http://https://www.theguardian.com/artanddesign/2016/apr/01/flora-fauna-and-fortitude-the-extraordinary-mission-of-maria-sibylla-merian

 

 

 

 

 

 

 

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