11 Colombianate

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Dopo oltre due anni di vita e “viaggio” a Bogotá, la Colombia (altresì detta: “Locombia”…) vista e raccontata in 11 punti:

1. Il silenzio.
Il silenzio in Colombia non esiste. Avete presente quella sensazione di serate nebbiose d’inverno in una strada del centro…? Ecco, qui non si trova nulla del genere. non esiste. Due elettricisti stanno sistemando la luce delle scale? Sicuramente il cellulare di uno dei due suona musica. Siamo in una qualche sala d’aspetto? Certamente ci sarà una televisione. Cammini per una strada pedonale? In sottofondo c’è la voce martellante del venditore ambulante che offre mango ad un prezzo imbattibile. Il rumore ti accompagna ovunque, finanche nella piscina termale circondata da magnifica natura tropicale. Per strada: “concerti” di clacson, allarmi di automobili, al punto che, per un ladro, sarebbe più “allarmante” un’automobile senza allarme; le chiavi che aprono o chiudono la portiera emettono sempre un qualche suono in sincronia con apertura e chiusura, perché in silenzio non si può stare, mai!

Così come quasi ogni altra cosa, il livello tollerato di rumore è questione di consuetudine. Mi è capitato di essere svegliato a mezzanotte di un giorno qualunque della settimana da suoni assordanti. Il mio cervello non riusciva a catalogarli. Perché non riusciva ad accettare che potesse trattarsi di quello che in realtà era: un gruppo di mariachi che stava suonando a tutto volume sul pianerottolo per fare gli auguri al mio vicino di casa a cui gli amici avevano regalato il concertino…Inutile lamentarsi: le canzoni messicane a volume indescrivibile o “la rumba” nell’appartamento a fianco sono tollerate e considerate normali (anche se, per fortuna, non frequenti).

Questa avversione al silenzio deriva forse dalla tendenza dei colombiani a stare in compagnia o magari dall’”energia” che si respira qui. Ma forse si tratta anche di paura; paura del silenzio che induce a guardarsi in faccia e dentro di sé. Perché soprattutto il passato di questo paese è pieno di violenze, soprusi, ingiustizie. E allora, per andare avanti, un po’ di silenzio e riflessione farebbe bene.

Suonatore di acordeón

Suonatore di acordeón

2. La musica
La musica e il ballo sono i tratti identitari dei colombiani. Come per gli italiani, il cibo. La colonizzazione culturale anglosassone non ha scalfito la passione per la musica colombiana o latina in generale. Tutti i colombiani sanno ballare e non è concepita una festa dove, ad un certo punto, non si balli. Così come, appunto, è normale per un italiano saper cucinare.

Oltre alla salsa, il reggaeton (esportato anche in Italia) e al merengue (balli assai popolari, ma strettamente non originari della Colombia, e la cumbia (colombiana), il genere musicale che la fa da padrone è il vallenato. Così come per tante musiche americane si tratta di una miscela di influenze africane, indigene ed europee: un gruppo di vallenato è tipicamente composto da voce, fisarmonica (acordeón) e percussioni. Il vallenato, seppure associato al “popolo”, unisce classi sociali e generazioni, così come tutta la musica. Anche se forse non tutti lo ammettono, tutti cantano e ballano il vallenato ed, alla festa di fine anno dell’ufficio, il capo (o la capa) balla con l’addetto alle pulizie.

3. I giovani
L’età media degli italiani è 44.5 anni (quinta al mondo), mentre quella dei colombiani 28.9. Tornati dalla Colombia, quando si cammina per una strada italiana, una delle cose che più colpisce è la quantità di gente anziana che si incrocia. Da un lato è un fatto positivo perché indica che – in media – le persone vivono a lungo e conducono una buona vita anche da anziani. Dall’altro però, una società anziana è una società che tende a mantenere lo status quo, a non investire nel futuro, a lasciare tutto come sta. Se quindi la società italiana (ed europea) è modellata da e per gli anziani (perché sono molti) e per i bambini (perché sono pochi e quindi da proteggere), quella colombiana è strutturata in funzione dei giovani. Si tratta quindi di un mondo dinamico, che crede nel futuro (nonostante la cronica e latina tendenza al lamento) e vuole costruire. E questo crea una piacevole, contagiosa e stimolante atmosfera.

Il sogno e l’obiettivo degli studenti italiani è trovare una borsa di studio di sei mesi per tirare avanti; uno studente colombiano ti dice che vuole scoprire la cura per il cancro. Poi, ovviamente, riuscirci davvero è un altro paio di maniche. Il risvolto della medaglia è che il mondo colombiano non riserva tanta attenzione per la categoria dei deboli, per esempio, appunto: bambini ed anziani. Quindi, appena si esce di casa, a cominciare dall’”arredo urbano” o dall’attraversamento della strada o dallo salire sull’autobus, si percepisce una sensazione di aggressività (non fisica) diffusa che t’impone di stare sempre all’erta.

4. La cassa dei supermercati
L’esperienza alla cassa di un supermercato colombiano non è certo cruciale, ma, dopo qualche tempo, dopo essersi confrontati con le differenze più evidenti rispetto al luogo in cui siamo cresciuti, ciò che più importa sono le piccole esperienze quotidiane.

La prima, inconcepibile visione è l’assenza della barra che serve a separare gli acquisti dei clienti sul nastro della cassa. Possibile che nessuno ci abbia mai pensato qui? Non si tratta di tecnologia o della stranezza di altri popoli: sarebbe sufficiente un pezzo di metallo che sarebbe inequivocabilmente utile anche ai marziani. E allora perché in Colombia non esiste? Mistero…

È esperienza comune che un secondo di attesa alla cassa del supermercato pesa come ore intere in altre situazioni. Certamente ciò è frutto della frenesia del nostro tempo, ecc. ecc.. Sia come sia, anche per questo, chiunque, in Italia/Europa, man mano che il cassiere sta passando gli acquisti sul sensore, li infila nella borsa. In Colombia, invece, questo lavoro lo fa il cassiere stesso, ovviamente dopo aver finito di passare tutto. Ne consegue che il tempo di attesa alla cassa è più alto che in Italia.

Questo comportamento riflette la prassi colombiana (o sudamericana in generale) per cui c’è sempre uno “schiavo” pronto a svolgere le mansioni più umili. Tu sei il cliente con i soldi e quindi in una situazione di superiorità che si manifesta e concretizza anche nel fatto che non muovi un dito per infilare la spesa nella borsa. A volte, il compito viene svolto da una persona addetta esclusivamente a questo. Più di una volta mi è capitato di volerlo fare io, ma la mia offerta è stata percepita come un’intrusione nelle competenze altrui. Insomma, nella società colombiana esiste ancora l’abitudine a servire e farsi servire o, in generale, ad una cerimonialità che Italia non esiste più e che non fa rima con velocità.

Disorientamento e nervosismo sorgono anche al momento di pagare con la carta di credito. Il suo uso è assai comune, forse anche più che in Italia. Quando si paga però, ci viene sempre chiesto in quante rate vogliamo pagare. Questo perché può esserci qualcuno che non ha sufficienti soldi nel conto per saldare tutto il debito in una volta. Vabbè…in anni di vita colombiana non ho mai sentito qualcuno chiedere più di una rata. Inoltre, non solo è ancora necessaria la firma (in Italia la maggior parte delle carte di credito funzionano esclusivamente con il pin), ma sul foglietto è anche richiesto di scrivere numero di documento e di telefono. Se non lo fai, non succede nulla, ma la maggior parte dei colombiani, diligentemente, scrive tutto. Come è immaginabile ognuna di queste ultime operazioni richiede un tempo, forse solo qualche decina di secondi, che però rappresentano un’alta percentuale del tempo totale necessario al pagamento con carta di credito. Ma – diciamocelo – sono proprio quei pochi secondi ad essere insopportabili. Allo stesso tempo però, dopo aver pagato, l’esercente chiede sempre se vogliamo la copia della ricevuta del pagamento con la carta: dicendo di no, puoi risparmiare un po’ di carta e salvare il pianeta. Insomma, la società colombiana sta cambiando in fretta e non tutto si muove allo stesso ritmo, generando contraddizioni tra modernità e ritardi.

Skyline del centro di Bogotá (il grattacielo più alto è in costruzione e sarà il secondo più alto del Sud America

Skyline del centro di Bogotá (il grattacielo più alto, disegnato dall’”archistar” italo-inglese Richard Rogers, è in costruzione e sarà il secondo più alto del Sud America)

5. Il boom (o quasi)
Il prodotto interno lordo (PIL) della Colombia è cresciuto in media del 4.6% all’anno dal 2011 al 2015 (nello stesso periodo il PIL italiano è variato di -0.9% all’anno).  L’economia “tira”, nelle città si costruiscono case e grattacieli in ogni dove e, nonostante sia ancora presente molta povertà, è evidente l’aumento di potere d’acquisto. Come è facile immaginare, appena si hanno un po’ di soldi, le prime cose che si comprano sono la macchina (el carro), autentico status symbol,  e, se ci si arriva, la casa. La maggior parte dei nuovi appartamenti sono di piccole e medie metrature, perché, come accaduto anche in Italia, le famiglie formate da genitori, figli, nonni, zii, ecc. cominciano a disgregarsi e si va a vivere da soli o al massimo, in coppia.

Altrettanto prevedibili sono le conseguenze: se oggi gli appartamenti costano ancora poco, i prezzi crescono a grande velocità e prima o poi si creerà una bolla immobiliare che scoppierà e qualcuno rimarrà con il cerino in mano (leggi: debiti che non sarà in grado di pagare). L’aumento di automobili per strada, inoltre, non farà che peggiorare i problemi di mobilità, penalizzata da una cronica disattenzione verso il trasporto pubblico, nonché di parcheggio. Oggi è raro parcheggiare per strada, perché chi possiede un carro, ha anche il garage o può permettersi di lasciare la macchina in un parcheggio privato quando va a cena fuori. Ma, per quanto detto, ben presto garage e parcheggi privati diventeranno rari e costosi, e il delirio della ricerca del parcheggio in strada, a cui tanti di noi italiani sono tragicamente abituati, si materializzerà anche qui. Insomma, le trasformazioni che la crescita economica sta portando sono tutte da gestire e, seppure sia possibile prevederne gli effetti, qui come altrove, la lungimiranza non è né sarà la bussola che le guiderà.

I páramos sono ecosistemi di montagna andini che  si ubicano da altitudini di circa 2900 m s.l.m. fino alla linea di nevi perpetue (5000 m s.l.m.) e sono particolarmente diffusi in Colombia.

I páramos sono ecosistemi di montagna andini che si ubicano da altitudini di circa 2900 m s.l.m. fino alla linea di nevi perpetue (5000 m s.l.m.) e sono particolarmente diffusi in Colombia.

6. La nevera
L’orografia (i rilievi) colombiana è meravigliosa. Le città colombiane si trovano ad ogni altitudine: dalle spiagge dei Caraibi fino agli altipiani andini a 3000 metri (Bogotá è a 2550 metri sul livello del mare). In un viaggio in macchina di 4/5 ore si può percorrere un dislivello di 4000 metri, passando dalla straripante vegetazione e dal caldo del livello del mare, fino alle nebbie e alla magia del paramo oltre i 3000 metri, per poi ridiscendere giù nell’eterna primavera di Medellin (1.480).

Se dunque è vero che in Colombia bisogna fare i conti con la sgradevole assenza delle stagioni, il piacere del cambiamento viene ampiamente recuperato dalla metamorfosi di colori e vegetazione che si sperimenta grazie ai continui cambi di altitudini. Viaggiando in Colombia ci si muove nello spazio così come in Italia ci si muove nel tempo: a Bogotá il clima è un eterno ottobre; scendendo si giunge tra i 1.500 e i 1.200 metri in una zona dove si coltiva il caffè e sembra di stare in un maggio inoltrato. Arrivando ai 1.000 metri, siamo a giugno: fa caldo, ma ancora si sta bene. Sotto i 500 siamo invece a luglio o agosto, immersi in una natura selvaggia e meravigliosa.

Per quanto detto, Bogotá è chiamata “la nevera” (il frigorifero) perché il clima è più freddo che in tutte le altre città. Ma freddi sono considerati anche i bogotani che vengono sistematicamente presi in giro appena escono dalla capitale perché diventano subito rossi sotto il sole caraibico o perché sono rigidi e non sanno ballare. Gli abitanti delle altre due grandi città colombiane, Medellin e Cali, sono invece considerati grandi ballerini (soprattutto i caleños) e più estroversi e caldi dei bogotani. Quindi se Medellin è la Milano o la Barcellona della Colombia perché è la città più dinamica e moderna, mentre Bogotá è Roma o Madrid, ossia la capitale caotica ed elefantiaca dove impera la burocrazia, lo stesso paragone non può essere fatto per ciò che riguarda il carattere dei suoi abitanti.

La storica stretta di mano tra il presidente colombiano Juan Manuel Santos e il leader delle FARC, Timochenko, con Raúl Castro, a Cuba nel settembre 2015

La storica stretta di mano tra il presidente colombiano Juan Manuel Santos e il leader delle FARC, Timochenko, con Raúl Castro, a Cuba nel settembre 2015

7. La pace (o quasi)
È curioso che, di questi tempi, in Europa si parli di guerra e militarizzazione, mentre in Colombia gli argomenti di conversazione siano la pace e la smilitarizzazione. Da circa 60 anni è attiva in Colombia una guerriglia rappresentata soprattutto dalle FARC (Forze Armate Rivoluzionarie di Colombia). Inizialmente si trattava di un movimento marxista nato e cresciuto in epoca “guevarista”. Poi si è invece trasformato in una organizzazione dedita ai sequestri e al traffico di cocaina che comunque tuttora controlla larghe parti della selva colombiana (circa 1/3 del territorio colombiano è selva) e vive sulle indubbia povertà di molte aree rurali in cui arruolarsi nella guerriglia è la via più semplice per non morire di fame. Di fatto, seppure attraverso le mafie, le FARC sono e sono state finanziate per decenni dagli “sniffatori” europei e nord-americani.

Da circa 4 anni sono in corso, a Cuba, negoziati di pace tra la guerriglia e il governo che – per la prima volta nella storia – stanno conducendo alla firma di un trattato di pace. Successivamente, attraverso un plebiscito, il popolo colombiano dovrà ratificare o meno l’accordo. La pace sarebbe un evento di portata storica che, oltre ad un supremo valore in sé, permetterebbe di reinserire nella vita sociale migliaia di colombiani ed aprirebbe anche la via ad investimenti e costruzione di infrastrutture, ecc.. Ovviamente fare la pace è complicato, sia a livello collettivo che individuale, perché la pace si fa con i nemici, ossia con chi ci ha fatto del male e non con gli amici. Quindi bisogna ingoiare molti rospi che, nella fattispecie, significa vedere rimanere impuniti (o comunque condannati a pene lievi) guerriglieri che hanno sequestrato e ucciso.

Ai negoziati hanno partecipato anche molte vittime o parenti delle vittime della guerriglia e sono soprattutto loro a chiedere la firma della pace, perché a nessun colombiano debba toccare vivere ciò che loro hanno vissuto. Tuttavia una parte della società colombiana non è d’accordo con questo trattato di pace ed afferma che non si può stringere la mano agli assassini. Di fatto, però, la unica alternativa concreta sarebbe la soluzione militare ossia continuare una guerra che, in 60 anni, ha solo causato tragedie alla nazione. Come spesso accade in questi casi (anche recenti, vedi Brexit), il prossimo plebiscito è già stato politicizzato e quindi esiste il concreto rischio che si voti non in base all’oggetto del contendere, bensì solo per appartenenza politica.

8. L’Italia e l’Europa
Religione cattolica, secoli di dominio spagnolo, seguiti da colonizzazione culturale statunitense: gli ingredienti principali sono gli stessi ed è per questo che Colombia e Italia (soprattutto il Sud Italia) non sono così diverse. La differenza è che qui tutto è amplificato, nel bene e nel male. Quindi, grande calore umano, ma anche grande disorganizzazione e inclinazione a non rispettare le regole. Inoltre, l’Italia ha come vicini la Svizzera, l’Austria e poco più in là la Germania, cioè esempi concreti di come certe cose vadano fatte. E quindi, in qualche modo, ne trae beneficio, se non altro per pura imitazione. In Sud America invece di modelli virtuosi di metodo e legalità non ce ne sono e quindi…ci si lascia un po’ andare…

L’Italia è comunque percepita come “Europa”: le sensibili divisioni e differenze tra le culture europee qui sono impercettibili. Perciò, in quanto italiani, siamo forse considerati meglio di quanto sarebbe logico (e quindi ci si aspetta molto da noi) e anche più diversi dai colombiani di quanto invece sia. Spesso per i colombiani, l’immagine dell’intera Europa coincide con un ordinato e perfetto quartiere di Zurigo. La realtà, come ben sappiamo, è un po’ diversa.

Il rapporto dei colombiani con l’Europa è comunque controverso. Da una parte l’Europa è un modello a cui tendere e tutto ciò che è europeo è bello e buono. Ma dall’altro esiste un’antipatia alimentata da un cronico vittimismo per cui si crede che gli europei considerino i colombiani dei buzzurri con l’anello al naso. Per cui, i colombiani tendono, a volte, ad individuare negli europei i responsabili delle loro deficienze. Come sempre, lo sport è utile per capire: ora che diversi sportivi colombiani se la giocano ai massimi livelli (primi tra tutti il ciclista Nairo Quintana e il calciatore James Rodriguez), i colombiani vivono questi successi con un misto di rivalsa e di paranoia. Se quindi i colombiani vincono si dice che gli europei finalmente devono rispettarli (sottintendendo che si crede che invece li disprezzino), se i colombiani non vincono, la colpa è di qualche complotto europeo finalizzato a tenerli fuori dal novero dei vincitori.

9. “Que pena con usted”
La frase “que pena con usted” può essere tradotta con: “sono mortificato per come mi sono comportato (o sto per comportarmi) con lei”. Si tratta quindi di una profonda forma di scusa e perdono. Con la quale però ci si può lavare di ogni colpa e scaricare ogni responsabilità. Avevamo appuntamento alle cinque e io arrivo alle nove? Que pena con usted, c’era molto traffico…Avevo promesso di consegnarle il lavoro per martedì scorso e non finirò prima di venerdì della prossima settimana? Que pena con usted, ma ho avuto molto da fare…

Forse frutto di una cultura cattolica per cui ogni peccato può essere emendato dalla confessione, i colombiani tendono a non rispettare la parola data, assumendo che nessuno lo faccia e che comunque sia sufficiente la magica formula di scuse per non incorrere in nessuna conseguenza. Più di una volta mi è capitato che, di fronte alle mie proteste o insistenze per pretendere un qualche risarcimento, le persone si siano sorprese e quasi indignate come a dire: “Ti ho già detto ‘Que pena con usted’, che altro vuoi da me?”

1o. Gli strati
Le divisioni sociali, retaggio di secoli di colonialismo, sono profonde ed evidenti in Colombia. A grandi linee, esistono due mondi ben separati che lavorano, abitano, vivono e muoiono interagendo e mescolandosi il meno possibile. La separazione è così netta che è codificata dal sistema de “los estratos” (gli strati). Le città sono divise in zone, catalogate in “strati” secondo l’eleganza, pulizia, ricchezza. Lo strato 6 corrisponde alle aree più ricche: lì gli appartamenti, ma anche luce, acqua, gas costano di più. Se invece vivi nello strato 1 significa che sei povero, è un miracolo se nel tuo quartiere ci sono i marciapiedi e i servizi costano meno.

Se questa situazione può scandalizzarci in quanto europei, non possiamo però non constatare che “gli strati” di fatto stanno apparendo sempre più anche in Europa. Gli immigrati sono l’equivalente dei poveri colombiani: vivono solo in alcuni quartieri delle città europee, frequentano solo alcune scuole, salgono solo su alcuni treni, non hanno accesso alla sanità privata, ecc. ecc.. Le divisioni sociali che qui sono presenti da secoli stanno velocemente vedendo la luce anche in Europa.

Grazie alla crescita economica, salire di strato è più facile che in passato e lo studio (il famoso “pezzo di carta”) è un efficace strumento di ascesa sociale: le università serali sono frequentatissime e c’è gente che si fa il mazzo per potere studiare. La differenza di salario tra chi ha un dottorato e chi ha fatto solo la scuola dell’obbligo è abissale, per esempio tra professore universitario e portiere della medesima università.

I portieri sono assai presenti nei condomini colombiani, ma anche in molti esercizi commerciali. Il loro lavoro, tra l’altro, consiste nell’autorizzare o meno chi entra o, per esempio, all’università controllare che chi esce non si stia portando via qualcosa. In teoria quindi, il portiere dovrebbe conoscere tutti i condomini, cosa assai difficile in grattacieli da 30 piani o perquisire o fare domande a tutti gli avventori. Nella pratica però, il lavoro spesso consiste nel lasciare passare chi ha “la faccia da ricco” e bloccare chi invece non ce l’ha. Cos¡, ad esempio, all’uscita dell’università, le borse delle donne delle pulizie e degli operai sono sistematicamente perquisite, mentre i professori o gli studenti sono lasciati passare senza batter ciglio. Perché il portiere è di strato 1 ed è imbarazzante chiedere a uno strato 6 di aprirgli lo zaino…

La varietà di frutta colombiana è un dono del cielo.

La varietà di frutta colombiana è un dono del cielo.

11. La frutta
Dopo anni di vita all’estero, ho compreso che, in quanto italiano, bisogna evitare assolutamente di parlare di cibo. Perché per noi il mangiare è una religione e le religioni non possono essere messe in discussione o essere oggetto di graduatorie, altrimenti si finisce per litigare e risultare antipatici. Detto quindi tra noi: alla cucina colombiana mancano amore e fantasia e si soffre a partire dal cappuccino fino al gelato. Tuttavia, va riconosciuto alla Colombia una meravigliosa, sterminata e succulenta varietà di frutta. Il reparto frutta dei supermercati è un trionfo di forme e colori ed esistono supermercati interamente dedicati alla frutta. A tavola, i colombiani non bevono acqua e pasteggiano con succhi. C’è frutta per tutti i gusti, dai nomi, colori e proprietà più varie: borojó, curuba, lulo, feijoa, granadilla, guanábana, guayaba, piña, maracuyà, mango, pitahaya, tomate de arbol, papaya, uchuva, zapote. Semplicemente fantastico!

 

 

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2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Anselmo

    Che piacere leggere e ripensare grazie a questo bellissimo articolo, pieno di colori e musica, al mio mese colombiano… Aggiungo solo due cose, una bogotana e una generale:
    12. (bogotana) il Transmilenio. Ricorda da vicino il problema del calabrone, che non ha l’aerodinamica necessaria a volare, ma – lui non sapendolo – lo fa, con buona pace degli ingegneri. Il Transmilenio non può funzionare. Eppure…
    13. (in generale): i servizi sociali colombiani. Praticamente solo donne, appassionate del loro lavoro, efficientissime, straordinarie. Mai respirato un’aria simile in un ufficio pubblico (con tutto che sono un estimatore più del pubblico che del privato).
    Brev Jumpi.
    PS: in media si mangia malino, ma sulla frutta hai ragione da vendere. Rispetto a quella acerba che si mangia qui da noi è proprio un altro sport

    Rispondi
  2. Roberta

    Gianpiero, complimenti per l’articolo! Veritiero e molto
    molto ben scritto! :)
    Io ho un blog tutto sulla Colombia, e visto che vivi a Bogotà da un po di anni, e conosci bene la cultura vorrei intervistarti per il mio sito. Se ti và di partecipare mi invieresti il tuo contatto a roberta@incolombia.it
    Grazie un abrazo! :)

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