Vittorio Alfieri e il suo “Agamennone”, protagonisti di un workshop per attori

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Essere attore. Un mestiere tra cuore e passione. Una professione impegnativa, intensa in tutti i suoi aspetti, frutto di sacrifici. Diventare attore è un percorso formativo che si delinea nel tempo. Non c’è nulla di improvvisato in un movimento, uno sguardo, un’emozione. Tutto è studiato nei particolari. Uno studio certosino dei dettagli per raggiungere la scena perfetta, dove ogni singolo tassello del corpo dell’artista è controllato. Importante punto di partenza che aiuta a “muovere” le emozioni nella giusta direzione. Per essere attori a 360 gradi è importante, non solo avere una bella voce impostata, o un bel viso espressivo.

Ci sono una serie di elementi da non sottovalutare per arrivare su un palco, pronti a recitare. Ad Asti, per celebrare Vittorio Alfieri, dal 2014 è stato ideato un workshop e un concorso di teatro dedicato al trageda astigiano. La prima edizione si concentrò su “Antigone”, opera poi interpretata con il tutto esaurito al Teatro Alfieri di Asti per la prima nazionale lo scorso 16 gennaio (data di nascita dell’autore). Il testo in 5 atti è stato interpretato dal regista e attore Marco Viecca, direttore artistico del workshop, nelle vesti di Creonte, da Daniela Placci (Antigone), Eros Emmanuil Papadakis (Creonte) e Rossana Peraccio (Argia), nel 2014 rispettivamente vincitore e seconda classificata del concorso “Gabriele Accomazzo e l’attore”. Attualmente lo spettacolo è in tour nazionale, con un allestimento che proseguirà nel 2017. Il percorso formativo prosegue grazie all’organizzazione della Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, realizzato dalla Fondazione Gabriele Accomazzo per il Teatro (con l’omonima pagina Facebook), la conpartecipazione della Città di Asti e la collaborazione del Consorzio Universitario Asti Studi Superiori, diretto da Francesco Scalfari, l’associazione ex allievi del liceo classico “Vittorio Alfieri” di Torino e il Centro Studio Alfieriani. Dallo scorso 22 luglio e fino al 29 luglio, 10 attori tra 18 e 35 anni, selezionati per la seconda edizione, stanno lavorando ad Asti ogni giorno tra le aule dell’università e Palazzo Alfieri (la casa del trageda restaurata e aperta recentemente al pubblico), per prepararsi al concorso teatrale del primo ottobre 2016 a Castelnuovo Don Bosco. Per la seconda edizione il testo scelto è “Agamennone”.

Non c’è nulla di improvvisato in un movimento, uno sguardo, un’emozione. Tutto è studiato nei particolari.

Non c’è nulla di improvvisato in un movimento, uno sguardo, un’emozione. Tutto è studiato nei particolari.

Nelle prime giornate hanno studiato a fondo il loro corpo per prepararsi al meglio a sostenere l’intensità del testo alfieriano, dove l’azione è fondamentale. Un lavoro completo tra mente e corpo. “Gli attori selezionati – spiega il direttore artistico Marco Viecca, coordinato dagli attori Daniela Placci e Mario Nosengo – si stanno concentrando sul verso alfieriano, ricco di spunti sociali e politici. Temi sempre attuali che denotano la modernità del trageda. La settimana di workshop si svolge su diversi aspetti. I docenti sono professionisti e lasceranno sicuramente ai giovani un segno importante di crescita personale e artistica. Strumenti fondamentali per il loro futuro lavorativo. La scelta dei candidati è stata ardua. Sono arrivate 50 domande. Ho creato un gruppo eterogeneo. Ognuno ha esperienze e provenienze diverse, ma tutti stanno delineando un loro percorso personale mirato. Ogni curriculum è motivato. Da parte mia cercherò di far comprendere ai ragazzi che il testo non è statico, ma sfrutta lo spazio e l’azione scenica. Nel cinema come nel teatro essenziale è la fase d’azione. La scena scritta per poter diventare scena vera e propria ha bisogno dell’attore”.

I giovani attori con la docente attrice Valentina Veratrini, in maglietta blu.

I giovani attori con la docente attrice Valentina Veratrini, in maglietta blu.

La prima giornata è stata dedicata all’esplorazione del proprio corpo attraverso esercizi guidati dall’attrice e drammaturga Valentina Veratrini. La docente, grazie allo studio del Morrocchesi che creò le tavole sul gesto alfieriano, ha condotto i giovani in un viaggio alla conoscenza del corpo per saperlo usare al meglio sulla scena. Tra fisico e mente esiste uno scambio reciproco. Per raggiungere le parole è necessario partire dal corpo. Hanno quindi lavorato sulla postura, con esercizi di figure “raccontate” in coppia, tra gesti, sguardi e movenze. “Il corpo ha il suo baricentro – ha sottolineato Veratrini – e ogni attore sul palco deve avere l’equilibrio giusto per poter dominare la scena e muoversi recitando”. Le giornate di studio sono poi proseguite con Carla Forno del Centro Studi Alfieriani. L’esperta di Vittorio Alfieri ha fornito numerose nozioni della biografia del trageda con curiosità e aneddoti di vita vissuta dell’autore, grande viaggiatore, dalla personalità multi sfaccettata. Elementi essenziali per riuscire a studiare “Agamennone”.

Un momento del workshop

Un momento del workshop

“In ogni testo – ha spiegato Forno – è presente la personalità dell’autore e gli episodi della società dell’epoca hanno influenzato la sua scrittura. Tutti segmenti presenti nei suoi scritti”. Questo seminario ancora in corso sta lasciando una traccia sul percorso formativo dei 10 attori. Seguendo il seminario ho osservato con attenzione e curiosità i loro volti, gli sguardi, i gesti… Per molti l’approccio con Alfieri è nuovo. Ho notato un senso di coesione del gruppo. Soprattutto sono ad Asti, perché hanno “scelto” di esserci. Ho trovato grande determinazione e voglia d’imparare da professionisti che sanno trasmettere un mestiere, emozioni forti e determinazione per raggiungere un obiettivo. I giovani stanno studiando una scena in coppia per poi essere interpretata a fine seminario.

...studiando una scena in coppia per poi essere interpretata a fine seminario

…studiando una scena in coppia per poi essere interpretata a fine seminario

Per loro importante è l’ispirazione, l’uso del metodo con le tecniche di script analysis, testo e sotto testo, la concentrazione sul personaggio, il carattere e la storia che si cela dietro quel volto. Passi per raggiungere la messa in scena con il metodo di recitazione Stanislavskij-Strasberg. “Se oggi siamo qui – ha sottolineato Marco Viecca, membro a vita dell’Actors Studio of Rome – è grazie al grande Marlon Brando. Un artista che ha cambiato il modo di essere attore. I suoi provini hanno sempre lasciato un segno. Di fronte a una scena sapeva cogliere al meglio i tratti, le prospettive di un dialogo e le movenze. L’Actors Studio americano deve moltissimo a lui”. Questo racconto termina con un’intervista ai giovani attori.

MATTEO ANSELMI, 27 anni torinese, con una formazione al Teatro Stabile di Torino e al Tsb veneto, arriva con un bagaglio artistico legato a Vittorio Alfieri. “Sul palco ho avuto il grande onore di recitare con la compianta Adriana Innocenti e Piero Nuti in “Oreste” del trageda astigiano. Con loro un viaggio intenso che mi ha aiutato a cogliere le sfumature del metodo recitativo. Alfieri? Ormai mi sono affezionato. Le ore di lavoro al workshop sono davvero tante, ma impegno e determinazione di gruppo aiutano”.

CHRISTIAN BURRUANO, 29 anni da Torino, formato in teatro con Gabriele Vacis, si considera fortunato per aver intrapreso il teatro “di bottega” dall’età di 16 anni. Per lui carattere forgiato da diverse esperienze. Un attore fuori dagli schemi, come ama sottolineare: “Per la messa in scena qui al seminario amo studiare man mano. E’ un mio modo diverso di approcciarmi a un personaggio per renderlo personale al cento per cento. Non mi piacciono gli schemi rigidi. Preferisco “dire” il testo senza pre impostazioni”.

VALENTINA CELENTANO, 34 anni di Napoli, ha studiato alla scuola partenopea di teatro “Gregorio Rocco” e a Londra con numerosi laboratori all’attivo. “Recitare è una passione. Metto molto sentimento e mi diverto sempre. Amo cambiare volto con nuovi personaggi. Mai fermarsi è la mia parola d’ordine. Il seminario non sarà facile fisicamente e mentalmente. Ci sta assorbendo, ma l’obiettivo è importante. Dalla mia ho concentrazione e voglia d’imparare”.

NOEMI GARBO, 30 anni di None Canavese (To), arriva da esperienze diverse. Dal doppiaggio al mondo della comunicazione, attualmente è cantante nel gruppo dai ritmi swing “Robin Gals” e componente di alcune compagnie teatrali. “Il mondo del canto e la recitazione sono collegati. Il metodo per studiare si basa sulla memoria sensoriale. Per crescere professionalmente il workshop è fondamentale. Sono contenta di aver conosciuto persone da tutta Italia e l’amore per il teatro”.

MAURO LOVERRE, 34 anni di Torino, già studente di Marco Viecca, Daniela Placci e Valentina Veratrini, nel 2006, per lo studio del metodo Stanislavskij-Strasberg. Come tornare indietro nel tempo e rivivere un’esperienza che lo ha forgiato e motivato a proseguire il percorso artistico. All’attivo ruoli da protagonista. Tra gli altri la fiction Rai “Fino all’ultima risata” sulla vita di Walter Chiari, il film “Fischia il vento” di Alessandro D’Alessandro (in uscita) e il thriller-horror “Karma – L’espiazione” di Alessandro Antonaci. Mauro sta lavorando come regista al suo film d’esordio, il thriller-horror “The Goat Of Mendes”, in fase di pre-produzione. “Ritagliarmi questo spazio per il seminario è stato importante. Lavorerò intensamente perché ritengo sia un training utile per la formazione, in questo momento della mia vita tra nuove tappe e percorsi da delineare. Un punto fermo da cui assorbirò il massimo per poi sfruttare al meglio sul set della mia pellicola”.

DIANE PATIERNO, 25 anni di Caserta, per metà francese. Ha studiato arte drammatica al Teatro Bellini di Napoli, e al Teatro Ragazzi. Molti ruoli in televisione e fiction. “Voglio percorrere nuove strade. Quando inizio un viaggio, come il seminario, mi sento sempre un piccolo elemento di un grande cerchio. Di fronte alle novità mi piace pensare che qualcosa deve sempre succedere. Ho sfiorato Alfieri in accademia. Quando lo leggo trovo nei suoi testi punti che mi stimolano e fan vibrare le emozioni”.

ANNA SALA, da Varese, 31 anni, con una formazione a Parigi al teatro internazionale Jacques Lecoq e un diploma a Barcellona, fa parte della compagnia teatrale indipendente “Coperte strette”, creata con altri artisti. “Questo laboratorio lo vedo come un universo. Un’opportunità bellissima che sto vivendo momento per momento fino in fondo. Vivo il presente. E’ una realtà a sé, dove tutto sta accadendo in un mondo parallelo al resto del cosmo circostante. Una sfida potermi cimentare con Alfieri. Sono curiosa di vedere cosa mi lascerà dopo il 29 luglio”.

DOMENICO SANTARELLA, 22 anni da Corato (Bari), appena diplomato all’Accademia Cassiopea di Roma, con all’attivo seminari, musical e spettacoli. “Nel workshop sarò Agamennone. Un personaggio forte che mira alla conquista. Per me confrontarmi con professionisti nuovi e compagni di viaggio da tutta Italia sarà una base importante. Agamennone lo vedo simile a me nel desiderio di non avere problemi. Molto legato agli affetti più intimi e alla famiglia, da mantenere intatti”.

FRANCESCO SCARINGI, di Trani (Bari), 26 anni, arriva dalla scuola del dramma antico di Siracusa. Varie le sue esperienze. Tra gli spettacoli interpretati “Le vespe”, in scena nel 2014. “Per il workshop lavorerò con impegno al mio personaggio che mira alla conquista. Un buon modo per confrontarmi con metodi differenti sulla base del gesto alfieriano”.

MARTA TANANYAN, 25 anni, metà russa e metà armena, fa parte della compagnia internazionale “Cantieri meticci” nel 2011, con una formazione a Parigi e al Dams di Bologna. “Non vedo l’ora di esplorare e cominciare a lavorare sulla scena di Agamennone. Un lavoro impegnativo che mi sta già lasciando tante belle emozioni. Un modo per imparare metodi nuovi di recitazione con un gruppo affiatato”.

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