Lettera di due insegnanti travolte da un’insolita riforma renzusconiana in un immenso mare fatto di carte

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“Un insegnante è una figura professionale che appartiene all’ambito dei lavoratori della conoscenza che opera principalmente nell’ambito delle istituzioni dell’educazione formale come risorsa umana appartenente ad uno specifico progetto educativo.” Questa è la definizione che ci offre Wikipedia e che più la leggiamo più ci fa innervosire.

In questo momento in cui sta finendo un anno scolastico sempre sull’orlo di una crisi di nervi, non possiamo che stilare un bilancio non delle competenze come da nove mesi ci sta assillando e tormentando l’INDIRE facendoci dire, ridire, riflettere e farci ri-riflettere sulle stesse cose, facendoci inserire immagini, power-point che non si caricano, schede di progettazione, questionari, portfoli, peer to peer, competenze in entrata e in uscita, ecco ora ci chiediamo se la nostra professionalità sia stata mistificata e tramutata in un mansionario preciso in cui i vari governi hanno giocato, addossandoci compiti e funzioni che non ci sono proprie.Businessman Drowning in Paperwork Whirlpool

Innanzitutto, piantiamola con l’utilizzo dei vocaboli “missione” e “vocazione”, che associano la professione insegnante alla figura del missionario e quindi al volontariato, come se fosse normale e dovuto che un insegnante lavori gratis “per il bene dei ragazzi”.

Il volontariato si può fare e ognuno è libero di farlo, ma nei luoghi e nei tempi deputati.

Vogliamo tanto per ricordarci sempre come siamo finiti, stilare un breve ma rilevante elenco di compiti, incarichi, funzioni e doveri che quel famoso insegnante amato da Socrate si ritrova a fare negli anni in cui quella maieutica i nostri governanti pensano sia una parolaccia?

Incominciamo.

Ecco le varie mansioni che ci sono state incollate addosso nel tempo, ovviamente senza prevedere alcuna retribuzione aggiuntiva:

Assistente sociale: dobbiamo procurare libri, quaderni, biro e fazzoletti; aiutare a compilare moduli, fornire informazioni sui servizi del territorio, attivare i detti servizi con colloqui e telefonate, organizzare il doposcuola.

Psicologo: dobbiamo ascoltare, risolvere problemi, segnalare, prestare attenzione al disagio e degli alunni e delle loro famiglie, renderci disponibili con le stesse a colloqui che vertano su problematiche personali, consigliare, risolvere, indirizzare. Un discorso a parte andrà fatto per gli allievi BES e dei DSA. Ma oggi ci soffermiamo solo su alcuni aspetti che bastano per urlare e sbattere la fronte ad uno stipite dell’armadio.luce scuola

Mediatore culturale: dobbiamo sapere parlare diverse lingue, fornire materiale appositamente preparato, alfabetizzare, mediare conflitti, mantenere coeso e sereno il gruppo-classe.

Infermiere: dobbiamo saper medicare, disinfettare, eseguire una manovra di disostruzione pediatrica, riconoscere una crisi epilettica, saper praticare un massaggio cardiaco e prossimamente dovremmo pure somministrare farmaci.

Assistente alla persona: dobbiamo pulire nasi che colano, imboccare, sostenere fisicamente ragazzi, accoccolarci con loro nei momenti più duri, affrontare genitori cui le colpe e le frustrazioni della loro vita, non si sa come, vengono rigettati sulla coscienza di quei famosi insegnanti amati così tanto da Socrate.

Geometra: dobbiamo saper controllare e verificare la tenuta strutturale degli edifici scolastici.

Tecnico informatico: dobbiamo saper collegare un computer, risolvere problemi di connessione, montare e smontare monitor, stampanti, tastiere. Dobbiamo saper cambiare un toner, sostituire cartucce, far ripartire una LIM.

Segretario: dobbiamo compilare moduli, moduli, moduli, sia per quanto riguarda gli alunni che rispetto a quelli che riguardano la graduatoria del nostro servizio, il PTOF, RAV, PON,GLH, GLI,INDIRE, INVALSI, P.E.I., P.D.F., PAI,TIC ecc, ecc….

Meccanico: dobbiamo saper controllare la pressione delle gomme e verificare il funzionamento del quadro elettrico di un pullman verificare i guasti, le avarie, le parti danneggiate e usurate. Dobbiamo saperle riparare e sostituire, studiare un briciolo di tecnologia meccanica, motori a due e quattro tempi, sistemi di accensione e spegnimento, impianti di trasmissione e di frenata, sistemi di carburazione e raffreddamento. Controllare il corretto funzionamento del veicolo e conoscere i pezzi di ricambio, ma anche le gomme, i fari, gli estintori del pullman. Dovremo prestare attenzione alle caratteristiche costruttive, funzionali e ad alcuni importanti dispositivi di equipaggiamento: l’usura pneumatici, l’efficienza dei dispositivi visivi, di illuminazione, dei retrovisori. Dobbiamo stare attenti alle cinture di sicurezza e che i cari pargoli, ne facciano uso senza giocarci all’impiccato. Intrattenitori: dobbiamo saper fare divertire, saper ballare, cantare e recitare.

Vigili del fuoco: dobbiamo saper spegnere un incendio ed utilizzare correttamente un estintore.

Guida turistica: organizzare uscite telefonando all’impazzata, contrattando sui prezzi, controllare nomi e cognomi, autorizzazioni, numeri di cellulare, e incombenze da guardie carcerarie, per portare i ragazzi in gita e illustrare musei, chiese e castelli. Questo quando ci va bene, quando dobbiamo fare gite di più giorni, prima andiamo al Santuario più vicino per farci benedire e permutare l’indennità di tutti noi in cambio dell’astensione a ogni tipo di vizio legale. Anche di sopportare la tua collega che appena giri le spalle sai che ti sta facendo la schermografia radioscopica.

la buona scuola di renziProssimamente ci vorrebbero anche:

Educatori di campi scuola estivi-Animatori: far giocare, ballare, cantare….

Tutto ciò con un contratto scaduto e ipotecato fino al 2020, con un Dirigente Scolastico che ammaina le vele di chi non si prostra ai suoi ordini e un codazzo di sorridenti insegnanti che spolverano il pavimento dove le sue orme poseranno le sue amene verità.

Non scordandoci che quest’Italia si ricorda di noi,  solo per accusarci di qualsiasi evento naturale e soprannaturale avvenga nella vita umana.

Siamo valutati dall’ignoranza popolare che ci vuole mangia ferie, persone privilegiate che hanno tutti i pomeriggi liberi e nelle ore buche giocano a canasta.

E adesso noi ci chiediamo: ”Dove sta la didattica in tutto questo? La didattica quella scienza della comunicazione e della relazione educativa? L’oggetto specifico che si attua nella pratica d’insegnamento, l’organizzazione razionale dei metodi e delle azioni tese all’ottenimento di un efficace progetto educativo?la scuola muore

Insegnare dando uno scopo all’insegnamento, poiché educare significa far venir fuori se stessi e noi docenti abbiamo il compito di “tirar fuori” all’allievo pensieri assolutamente personali, a differenza di quanti vogliono imporre le proprie vedute con la retorica e l’arte della persuasione.

Allora colleghi chiediamo a gran voce un ”mansionario chiaro”: chi ci governa abbia gli attributi di scrivere quali sono i compiti di un docente e, in base alle richieste, provvedere alla retribuzione adeguata.

Questo per noi, i genitori e il pubblico giudicante.

Ma ci sembra chiaro che vogliono regni la confusione per far di noi l’ennesima beffa di un’Istituzione che solo noi insegnanti portiamo avanti.

Non si migliora l’istruzione demoralizzando le persone che esercitano la professione dell’insegnamento ma esaltando le persone che creano tutte le altre professioni. Anche se in molti i nostri insegnamenti non li seguono. E fanno parte di questo Governo

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3 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Cica

    Guardi, avrebbe potuto certamente argomentare in suo favore, anche perché esistono ragioni significative per denunciare il mancato rispetto della scuola, il mancato riconoscimento dell’importanza di tale istituzione e del ruolo dell’insegnante a livello sociale. Ma, mi spiace dirlo, a mio avviso ha ottenuto l’effetto contrario, dimostrando attraverso questa sua breve denuncia, un atteggiamento viziato, tendenzialmente arrogante e che non rende certamente onore alla sua categoria, all’insegnate di Socrate da lei stessa richiamato. Crede che il problema principale sia lo stipendio da voi percepito? Come se un aumento, da dimostrare poi se giustificato,risolverebbe i problemi? Se qualcuno quindi vi pagasse come consulenza di ingegneria civile allora la mancata sicurezza degli edifici scolastici cesserebbe di essere un problema? Vuole un risarcimento per sopportare la collega invidiosa? Concordo con lei purtroppo quando afferma che non si lascia spazio all’educazione, secondo il significato originale: peccato che a volte voi insegnanti siate complici di questa grave situazione.

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    • anchequi

      Parole sante Cica!
      Il peggior (di gran lunga) problema della scuola italiana sono gli insegnanti. Basta leggere questo articolo.
      Un ex insegnante

      p.s. i bidelli, quando si rifiutano di pulire sopra i vetri delle finestre “non siamo obbligati dal contratto”….almeno sanno di essere ridicoli.

      Rispondi
      • Viviana Alessia

        L’ insegnamento è una cosa seria e vitale, necessaria quanto l’ aria che respiriamo. Lasciate velo dire da una persona che ha svolto questo mestiere per 42 anni, cominciando dall’età di 20. Non ero neppure maggiorenne all’epoca, eppure il Paese mi chiamava a sé. Non sapevo neanche lontanamente cosa significa stare dall’altra parte della cattedra poiché ero una sventata vincitrice di concorso magistrale che il padre spinse ad affrontare con due belle pedate in considerazione del fatto che io gli avevo furbescamente taciuto l’avvio del Concorso Magistrale.Volevo continuare gli studi universitari per ottenere una laurea che mi consentisse di insegnare Filosofia ,una delle materie più cervellotiche, contraddittorie, confuse, serrate in modo ferreo ed insuperabile alla logica della contraddizione di tutto contro tutti che lo scibile umano ci mette a disposizione. Si dirà che passare dal gradino filosofale ad una pluriclasse di oltre trenta alunni deve essere stata una tragedia per quei poveri allievi e per una maestra che aveva solo dieci anni più di loro. Magari è stata una tragedia, ma posso assicurare che nessuno se n’è accorto. Guardavo i sussidiari studiando i contenuti, li rielaborava istintivamente cercando di trasmetterli come ritenevo più efficace per la crescita di quei miei fratellini che spesso sgridavo da petulante sorella maggiore e con cui spesso ridevo divrtita per qualche loro immancabile trovata. Mi ero persino inventata uno spazio che oggi si chiamerebbe con superba altisonanza ” laboratorio” : avevo portato in aula la mia vecchia collezione della celeberrima enciclopedia ” Conoscere” e davo ai piccoli , divisi per gruppi, il tema da affrontare , riferito alla stagione corrente, Loro s’aiutavano, copiavano, disegnavano lasciando che io correggersi nel frattempo i loro dettati o i loro temi. Ricordo che il mio laboratorio occupava tutta la giornata del sabato e, nonostante quei piccoli fossero vispi, svelti, autonomi e capaci giocatori dei vecchi giochi all’aperto, quel giorno,a ricreazione, non uscivano a giocare nel cortile rustico della loro misera scuola di campagna dove mancava persino un gabinetto per le maestre: se ne restavano beati e contenti fra i libroni rossi del mio amato Conoscere a rimirare immagini e leggere ciò che li interessava, curiosi, autodidatti, felici di poter maneggiare un pozzo di conoscenze che mai avevano potuto avere fra le mani fin li. Alla fine dell’anno quattro grandi pareti erano tappezzate da vivaci poster che mostravano i vari aspetti delle quattro stagioni, con non pochi approfondimenti compresi gli aspetti dell’evoluzionismo darwinista guardato all’ epoca ancora come un’eresia se non una colossale baggianata figlia di ” modernità ” eccentriche.
        Io dovevo imparare tutto del mio mestiere, persino che una domanda di permesso va comunicata e richiesta prima e non successivamente all’ assenza avvenuta come si fa da scolari. La semplicità del primo, magico, anno ha lasciato poi il posto ad anni e anni di ricerca complessa della direzione metodologica e dell’organizzazione didattica che si confacevano al mio modo di intendere l’insegnamento e l’apprendimento. Sono stati anni duri, di ricerca ma anche di dispersione degli orizzonti cui volevo tendere.
        Pian piano ho compreso che ero capitata nel mestiere più articolato e complesso del mondo, dove alla fin fine potevi contare solo sulle tue forze e sulla tua passione.
        Ho attraversato un numero infinito di”Riforme” che nulla hanno riformato, stringi stringi. Mi ci son voluti 42 anni per capire la preziosità di quel primo incredibile anno di scuola: da perfetta ignorante avevo messo in piedi una realtà in cui l’ alunno gestiva da sé il suo percorso, bastava che io rispondesse a qualche sua inattesa domanda. Mi ci son voluti 42 anni per tornare al più importante focus dell’insegnamento con consapevolezza e competenza.
        Un docente non è un missionario, ma il mestiere ce l’ha nel sangue.
        Un docente non sente ” chiamate divine”, tuttavia i suoi alunni e la sua dignità personale lo chiamano allo studio continuo, al confronto continuo, alla formazione continua. E, è profondamente corretto e giusto dirlo, alla sopportazione di superiori magari spregevoli, genitori che tardano troppo a capire , colleghi che dovrebbero passare qualche tempo in riformatorio. Nessun ministro, nessuna riforma, nessun nuovo guru potranno rendere insegnante chi non è nato insegnante. Il maestro è colui che sa e ha qualcosa che altri non hanno: magia è la radice di magistero, il maestro. Magis e il vocabolo latino che significa ” il di più”; magis è la radice di magus, mago.
        Maestro è colui che sapendo di più rispetto all’altro sa creare il modo giusto per trasmettere ciò che sa a chi gli sa prestare ascolto.
        È una professione bellissima quella del docente, non importa affatto se insegni in un master universitario di alto livello o a piccini che sgambettano garruli intorno al loro minuscoli banchi di lavoro.

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