Le mille e un Abruzzo. Intervista a Simona Pace

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Simona Pace è una giornalista abruzzese che con il suo portale “Le mille e un Abruzzo” ha deciso di accompagnarci ogni giorno alla scoperta di una regione poco conosciuta non solo dai connazionali o dai cittadini stranieri, ma anche dai suoi stessi abitanti.

1)  Come nasce “Le mille e un Abruzzo” ?

Le Mille e un Abruzzo è l’espressione delle mie passioni: scrivere, vivere a contatto con la natura e conoscere/trasmettere l’amore per la mia terra. La pubblicazione del blog, in realtà, è stato un vero e proprio “parto”dovuto, probabilmente, alle mie insicurezze. Da giornalista mi hanno sempre insegnato a stare sul pezzo, a non tardare mai, a lavorare nell’ansia di essere sempre in ritardo, impedendomi di gustare le gioie di questo lavoro e a volte odiandolo. Creando Le Mille e un Abruzzo mi sono ripromessa che mai nessuna fretta avrebbe dovuto accompagnarmi perché su quelle pagine virtuali dovevano restare impresse le emozioni che provo vivendo le mie passioni, in modo da trasmetterle agli altri al meglio, creando empatia, facendole rivivere (almeno spero) ai lettori. Il mio blog, inoltre, vuole essere un mezzo di promozione dell’Abruzzo per potenziali turisti, ma ancor prima per le persone che ci vivono senza riuscire a coglierne la bellezza.

 2)  Crescono le prenotazioni di viaggi all’estero mentre è scarsa la conoscenza del proprio territorio. Perchè?

Perché cresciamo con il mito dell’altrove, più bello, affascinante, pieno di meraviglie. Un po’ “l’erba del vicino è sempre la più verde”, con questo non voglio sminuire altre località. Cresciamo nell’assuefazione del posto in cui viviamo, nel sentirci continuamente ripetere che qui non c’è niente e poi ci sono adulti che non conoscono nessun luogo limitrofo al loro paese di residenza e quando li accompagni in questi luoghi restano estasiati. Ecco che quindi fin da bambini bisognerebbe promuovere le ricchezze del territorio, sensibilizzare i futuri adulti ad amarlo, conoscerlo, accudirlo perché se non siamo per primi noi a farlo chi dovrebbe? Accanto alla visita d’istruzione fuori regione aggiungiamo anche mezza giornata negli scavi archeologici sotto casa (solo per fare un esempio), sono certa che qualcosa cambierà. Inoltre assistiamo all’epoca del consumismo in cui la famiglia preferisce il centro commerciale al pic nic domenicale. Insomma, il cambiamento deve partire da ogni singolo individuo e ciò è possibile comunicando al meglio tutto il contesto, quello che si ripromette Le Mille e un Abruzzo e quello che sto avviando anche con altri progetti.

SIMONA PACE

SIMONA PACE

3) L’Abruzzo è una terra multiforme, elemento che in un certo senso condiziona anche i suoi abitanti. Credi che queste differenze culturali interne possano rappresentare un valore aggiunto o siano invece d’intralcio alla crescita turistica della regione?

Per crescita turistica deve essere intesa una crescita rispettosa delle peculiarità del territorio, le differenze sono, quindi, assolutamente un valore che arricchiscono il tutto perché si offre una sostanziosa varietà in termini di tradizioni, storia, cultura enogastronomica, località d’importanza architettonico-paesaggistica non indifferente. Basti pensare che in una sola regione abbiamo paesaggi mozzafiato che spaziano dal mare alla montagna, ci sono località più aperte alla cosiddetta “movida” altre più ad attività “introspettive”, si possono praticare sport ed attività adatte a diversi target e da questi bisogna partire per riorganizzare il tutto.

4) Recentemente un rapporto Istat, ha dichiarato che l’Abruzzo è una delle ultime regioni italiane per presenza di turisti. Come credi che possano cambiare le cose?

Attraverso una vera organizzazione delle potenzialità turistiche. Non ci manca niente, l’Abruzzo c’è, è ricco, parla da solo, ma spesso sento di turisti un po’ abbandonati a se stessi e costretti a pagare cifre pari a quelle di località turisticamente avanzate. Ciò non vuol dire svendere, ma essere umili e chiedere il giusto in termini di rapporto qualità/prezzo. Il fatto che in questo settore ci stiamo svegliando solo ora in un certo senso è una fortuna perché ci ha preservato agevolando la conservazione del suo aspetto selvaggio, autentico. Ovviamente bisogna avere una certa predisposizione a viverlo.

5) Perché un giovane dovrebbe essere curioso di visitare l’Abruzzo?

Il perché varia in base al tipo di giovane, il termine target torna ossessivo. L’Abruzzo proprio grazie alla sua diversità è in grado di offrire tanto. Io sto dalla parte del turismo naturalistico e culturale perciò consiglio di visitare l’Abruzzo perché è avventura, esplorazione, sport estremi, è adrenalina, è un percorso di riscoperta della storia “minore” (importante tanto quanto quella “maggiore”) e contemporaneamente di se stessi grazie al contatto con la natura.

6) Perché una persona anziana dovrebbe essere curiosa di visitare l’Abruzzo?

Perché le emozioni non hanno età.

7) “Più in là che gli Abruzzi” fu un’espressione usata da Boccaccio nel Decameron per dare l’idea di qualcosa di lontano e remoto. E’ ancora così la percezione di questo territorio?

La percezione di un Abruzzo lontano e remoto non è un difetto anzi, contribuisce a trasmettere il fascino dell’inesplorato, basta avere la giusta predisposizione mentale ed emotiva. Fortunatamente nei fatti non lo è, siamo raggiungibilissimi grazie all’autostrada, dovrebbero essere migliorati i trasporti pubblici interni perché effettivamente senza auto la fruizione del territorio è complicata, forse in questo senso l’espressione di Boccaccio potrebbe essere ancora valida.

8) Credere nelle potenzialità e nelle bellezze abruzzesi. Chi, come e quando.

Noi come singoli cittadini unendoci possiamo fare un grande passo senza dover necessariamente aspettare aiuti dall’alto. Bisogna partire dalle idee, concentrarsi, filtrarle, iniziare dal fattibile e via via aggiungere tasselli, lavorare sodo e con determinazione nell’elaborazione di una ricezione a tutto tondo basata sul turismo sostenibile. Ora.

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