La ritirata dei giovani occidentali

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Osservando i dibattiti culturali e politici che occorrono per la penisola italiana, una questione sociale è diventata evidente: la scarsità della partecipazione giovanile. Vagando in giro si può notare l’elevata età media dei partecipanti, mentre le forze più giovani sono spesso in minor numero o addirittura assenti. All’inizio viene da pensare che tutto ciò sia determinato dal fatto che le nuove generazioni abbiano scoperto diverse modalità di partecipazione e discussione; poi, osservando meglio il fenomeno attraverso statistiche e importanti eventi politici, si scopre che i giovani si astengono e/o si ritirano dalla/nella propria dimensione personale. Un caso clamoroso, in questo caso, è stato il referendum sulla Brexit, dove la fascia più giovanile ha disertato per 2/3 le urne lasciando il grosso dell’espressione popolare alla fascia più anziana. E lo stesso andamento si vede spesso nelle elezioni politiche dei vari Paesi, dove l’astensionismo è minore nei più anziani, mentre cresce con l’abbassarsi dell’età.

Molti giornalisti nel corso degli anni hanno provato a spiegare questa sorta di disinteresse come la conseguenza di diverse cause che si intrecciano leomidlug2addirittura a partire dagli anni ’80. Dopo il 1968, gli anni di piombo e l’intenso scontro civile, sociale e ideologico degli anni ’70, si è affermato in Occidente il bisogno di frivolezza e leggerezza all’insegna del consumismo e del benessere personale, in contrapposizione al benessere collettivo. Alcuni hanno chiamato questa tendenza culturale “riflusso”, dove le nuove generazioni si sono rifugiate nella propria sfera privata alla ricerca di successo personale e famigliare. Questo cambiamento si è saldato con i nuovi “valori” diffusi del sistema mediatico mainstream, quali individualismo, egocentrismo, narcisismo, culto del denaro, culto dell’apparenza e del successo a tutti i costi. Valori che hanno invaso tutti i campi, da quello politico a quello economico, fino al campo ricreativo-culturale.
L’onda lunga di questo “riflusso” è proseguita nei decenni successivi, attraverso varie metamorfosi, ma confermando le basi fondamentali che l’hanno creato, fino ad arrivare ai giorni nostri dove con il culto dell’immagine e del proprio Io ha raggiunto vette inaudite, grazie alla potenza dei social network.
In questo clima culturale è inevitabile che le nuove generazioni mostrassero meno interesse verso la collettività. Ma oltre a questo, sono emersi sempre più forti il disgusto e l’apatia verso il mondo politico, sempre più grigio, vuoto e uniforme. In un mondo dominato da banali formule tecnocratiche, da principi sempre più deboli e da una sorta di pensiero unico che si è riflesso nella cupa accettazione del Sistema così come è, la politica occidentale ha perso la sua attrattiva, complice anche la scomparsa di forti alternative ideologiche.

A questo quadro già di per sé complicato vanno però aggiunte tre variabili importantissime che stanno incidendo profondamente: l‘aumento dell’età media della popolazione, il benessere corrotto e l’influenza dell’Età della Demenza. Il primo caso è un processo in corso da decenni causato dalla diminuzione delle nascite, con picchi inquietanti in nazioni come l’Italia, la Germania e il Giappone. L’assottigliamento delle nuove generazioni ha portato a uno sbilanciamento politico a favore di quelle anziane, oltre che a una notevole mancanza di vitalità nella società. I giovani sono sempre stati il motore economico e politico dei grandi cambiamenti e questo motore si è via via deteriorato.
Il secondo caso riguarda gli effetti collaterali del benessere materiale raggiunto. Un benessere corrotto, in rapido declino a causa della crisi economica strisciante e persistente, che però continua a dar l’illusione alla gente di essere ancora al sicuro e in salvo. Un benessere che ha distrutto la mente di milioni di persone, tra malattie mentali, depressioni, ansie, disturbi alimentari e abusi di droga, alcool e dipendenze varie. Un benessere che ha creato un’apatia di fondo terrificante che, leggendo la Storia, ricorda il cupio dissolvi di certe civiltà.
Il terzo caso invece è la definizione che diamo al periodo culturale che stiamo attraversando, il quale privilegia il divertimento demenziale e le polemiche più inutili a discapito delle tematiche più serie. Questa tendenza funesta ha finito per spostare l’attenzione delle nuove generazioni verso personaggi a dir poco scadenti e le tematiche che si portano dietro. Pensatori, filosofi, politici, insegnanti ed esperti sono stati spazzati via da qualche idolo di youtube e daleomidlug3 qualche artista demenziale. Ormai senza il trash mediatico peggiore nessuno fa successo, mentre l’adorazione delle folle va a gente come Kim Kardashian, la cui qualità è il nulla stesso. In questo contesto, la tecnologia ha il suo ruolo preponderante, e inciderà in maniera sempre più violenta.
Questa combinazione di molteplici fattori ha portato al ritiro generale di molti giovani occidentali dalla politica e dall’impegno culturale, salvando, al momento, e per fortuna, il volontariato. Un ritiro che però ha il suo inevitabile prezzo da pagare…

Infatti, via via che i giovani si disinteressano ai destini del mondo, al contempo le forze politiche fanno la stessa cosa con le istanze giovanili. Considerato che il politico deve la sua rielezione ai votanti, è inevitabile che presti più attenzione a coloro che esercitano ancora il voto in massa e che partecipano attivamente alla politica, oltre che per un semplice fattore numerico; ergo, il suo sguardo si rivolge alle generazioni più anziane. Questo cortocircuito negativo allarga ancora di più il fossato fra i politici e i giovani, peggiorando i problemi elencati sopra. Inoltre, la mancata reazione delle forze giovanili di fronte agli abusi delle classi dirigenti e alla loro inefficienza, alimenta l’impunità e l’andazzo negativo di quest’ultime. Fare marcette con i palloncini, scrivere stati indignati su Facebook riguardo al terrorismo e lamentarsi con gli amici del precariato stagnante, non fermerà le crisi in corso. Chiudersi in casa sperando che il cavaliere nero si giri dall’altra parte, non è solo demenziale, ma assolutamente suicida: le crisi di questi anni sono solo un semplice assaggio delle difficoltà a cui andrà incontro la società occidentale.

leomidlug4Così, mentre osserviamo la lenta decadenza del vecchio continente, dall’altra parte, in Africa e in Medio-Oriente, si assiste all’emergere di fenomeni potentissimi che stanno provocando reazioni in tutto il pianeta. Le convulsioni che stanno investendo il mondo islamico non sono “l’inverno” di quelle aree, ma al contrario rappresentano pienamente l’ascesa del loro universo, quello che potremmo chiamare “Risorgenza islamica”, declinata sotto varie forme. E lo stesso si assiste in Africa e in altre parti del terzo mondo, con rivoluzioni politiche, economiche e sociali. Rivoluzioni che presentano una cosa in comune: un indice di natalità elevato.
Al momento, questi fenomeni sono convulsi, frammentari e oscillanti in direzioni diverse. Ma il loro impatto è inevitabile. Non solo a causa del terrorismo e delle guerre che verranno, ma anche per gli immensi flussi migratori che stanno investendo il ricco mondo del nord. Flussi dominati da giovani.

Stiamo assistendo al Grande Incrocio del XXI sec.

Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Perché non lasci qualcosa di scritto?