Il Paradiso può attendere

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Dicono che quando morirò andrò in Paradiso. A me va bene, sembra che sia un posto bellissimo. Il fatto è, però, che nessuno sa spiegare esattamente com’è questo Paradiso e neppure dov’è.

cittàIo adoro le sorprese, ma siccome lì ci sarà la mia nuova casa, mi piacerebbe sapere qualcosa di più, tipo: ci sono i giardini? si può giocare a palla? ci sono altri bambini? si va a scuola? ci sono i gelati? Mi dicono sempre “si”, ma sembra lo stesso “si” che dice la mamma quando le chiedo il terzo gelato della giornata, cioè no! E poi, in Paradiso qualcuno si accorgerà di me? So cosa vuol dire morire, vuol dire diventare invisibili. A me non piace essere invisibile.Se devo trasferirmi, lo faccio, ma voglio essere visibile.
Ho sette anni e forse sette mesi di vita. L’ho sentito dire alla mamma dal dottore. Da quel giorno, lei piange molto spesso. Quando piange si nasconde, ma io la sento lo stesso. Ho una malattia rara e un po’ come succede con il Paradiso, nessuno sa spiegare bene che cos’è. Per questo non sono sicura che l’idea di andare in Paradiso mi piaccia, e poi, fa piangere la mamma.

isolaIo vorrei andare sull’isola. Kurcina, Kurola, Kufola… non ricordo mai come si chiama, ha un nome difficile, straniero. E’ un’isola bellissima. Andiamo lì ogni anno in luglio. Io, la mamma, il papà e Pimpi. Luglio è il mese più bello dell’anno: fa caldo, c’è il sole, vado al mare e festeggio il compleanno della mamma con tantissimi regali che comincio a preparare già in giugno, quando finisce la scuola. Sono brava con la cartapesta.
E poi, in Paradiso c’è qualcosa di strano. Quando uno va lì, perde la memoria! Giuro. Nessuno telefona più, scrive o torna. I miei nonni sono morti un po’ di tempo fa, per esempio, e sono andati in Paradiso. Beh, non li ho più visti –e questo sembra essere normale, quando muori diventi invisibile- ma il fatto è che non li ho neanche più sentiti e questo, secondo me, non è affatto normale. Pensavo che mi avrebbero scritto una lettera, un bigliettino, oppure telefonato, almeno per il mio compleanno, invece, niente! Quando erano vivi li vedevo e li sentivo ogni giorno.

coniglioDunque, in quel posto che tutti dicono essere bellissimo -anche se nessuno c’è mai stato veramente, perché da lì non si torna- succede un cosa brutta, una specie di incantesimo. Messo piede in Paradiso, infatti, si dimentica la vita sulla terra, le persone che si conoscevano e le cose che accadevano nella giornata. E questo non mi piace.
Io voglio ricordarmi per sempre della mamma, del papà e di Pimpi. Pimpi è il mio coniglio peloso. Voglio ricordarmi anche della maestra Mara, del mio fidanzato Giovanni (lui non sa che lo amo), di quanto è buona la torta alla crema che fa la nonna di Fabiana e del compleanno di Fabiana, la mia migliore amica. E’ nata il 1 aprile, come uno scherzo, impossibile scordarselo! Anch’io sono nata in un giorno famoso, il 25 dicembre, eppure, i miei nonni, a quanto pare, se ne sono dimenticati. Non voglio andare in Paradiso.
Sull’isola di Kupola, invece, è tutto diverso. La prima cosa bella è che si può andare e tornare quando si vuole. Poi, gioco sempre con tanti bambini e vedo il mare dalla finestra della mia camera. Poi, prima che finisca la vacanza scrivo una cartolina a Fabiana e le prendo un regalino in paese e la sera chiamiamo la zia Ada a casa per farle un saluto. La zia non ha figli e lo zio è andato in Paradiso molto tempo fa. Lui, ovviamente, non la chiama mai.

aladinoE poi, sull’isola c’è un incantesimo come quello che c’è in Paradiso, ma funziona all’incontrario. Lì dimentichi le cose brutte e ricordi perfettamente le cose belle, tanto che un giorno cominciano a mancarti e allora vuoi tornare, e torni. Dal Paradiso non si può tornare, non so perché. Ieri la mamma mi ha chiesto se ho un desiderio particolare. Le ho detto che ho tre desideri particolari: 1) vederla sorridere 2) giocare a palla 3) mangiare un gelato. Il Paradiso può attendere.

 

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Chi lo ha scritto

Erica Bonanni

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Nata a Trieste, laureata in giurisprudenza e in scienze politiche, in possesso dell’abilitazione all’esercizio della professione forense, Coach in PNL, Giudice Sportivo Regionale FIP… stop. Amo ogni tipo di risveglio, amo l’atmosfera del mattino, amo la solitudine, amo riflettere, amo il cielo che minaccia tempesta, amo fare sport, amo viaggiare, amo il gelato, amo sorridere, amo giocare, amo entusiasmarmi, amo soffrire, amo lottare, amo vincere, amo studiare, amo trovare una soluzione, amo i picnic, amo suonare il flauto traverso, amo le notti insonni, amo sorprendere, amo stuzzicare, amo preparare i dolci, amo mangiare i dolci, amo leggere, amo scrivere e… amo amare ed essere amata. Odio… ops, un errore di ortografia. Volevo dire: oddio quante cose amo!

Cosa ne è stato scritto

  1. Viviana Alessia

    Il testo è bellissimo. Un testo che sembra in effetti uscire dai pensieri di un piccolo. I piccoli immaginano il Paradiso come un luogo concreto, fatto d’ angeli, luce, amore del Gesù che magari le prime lezioni di catechismo hanno lasciato intravedere. A me insegnavano che c’ era una mamma dolcissima e radiosa in Paradiso. Eppure tutte le descrizioni delle monachelle che m’ istruivano, come tutte le mie fantasmagoriche rappresentazioni di quel luogo non producevano in me alcuna emozione né consolazione. Non vi ci vedevo tutti i vecchietti del mio paesello che quando morivano vegliavamo in casa loro per tre giorni, né ci vedevo il buon cappellano che morì in sella alla sua moto. Né ci mettevo tutti i giovani morti in una guerra finita non troppi anni prima ch’io nascesssi e di cui bisbigliavano le vecchierelle col rosario sempre fra le mani mentre le madri di quei giovani incorniciati preziosamente sulla credenza della povera cucina si prendevano il volto tra le mani e gridavano straziate:-Torna! Torna da me, ti aspetto ogni attimo.
    Il Paradiso non è fatto per nessuno.
    Nessuno dovrebbe morire prima che la vecchiaia l’ abbia portato per natura al traguardo dell’ esistenza. Se ciò un giorno dovesse accadere non avremmo più bisogno di inventarci paradisi. Quel giorno penseremo semplicemente che ognuno torna da dove è venuto, continuando in una dimensione diversa da quella spaziotemporale un percorso che si era interrotto con una chiamata carnale. Quel percorso non avrà bisogno di nulla perché già contiene tutto e tutti, in serena armonia.
    Sì, io credo nell’ Eternità, credo in una sovradimensione di cui la nostra esistenza terrena è parte. Per qual fine essa ne sia parte non posso saperlo. Noi un’ anima la possediamo ed è la sua essenza che fa parte del profondo mistero che ci circonda e ci renderà consapevoli degli infiniti perché degli esseri umani. La luce su tutto sarà in noi solo quando l’ anima tornerà a far parte della sua inafferrabile dimora.
    Sì, anche io penso che il paradiso può attendere. Ogni anima ha il diritto di completare in modo naturale il suo percorso terreno. Nessuna religione, nessuna filosofia, nessuna ideologia mi convinceranno mai del contrario: suona solo di malcelata consolazione il dire e predicare che ogni anima torna alla dimora quando qui, sulla terra, ha compiuto la sua peculiare missione. Chi parla così non si rende conto che il suo assunto presuppone la regia di una divinità che procura sofferenze inaccettabili ad innocenti. La sofferenza degli innocenti è la distorsione che cozza contro ogni idea di Paradiso.
    Un giorno capiremo, ma intanto lasciamo perdere il Paradiso.

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