Il Movimento 5 Stelle rivoluzionerà il Paese? No

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La fase turbolenta che sta attraversando il mondo occidentale in questo momento sta vedendo l’ascesa di diverse forze, alternative al classico dualismo “sinistra-destra”, definite banalmente dai mass mediapartiti o movimenti populisti“. Essi vengono rappresentati o si auto-rappresentano come espressioni della volontà popolare contro le élites al potere, ma in verità sono delle nuove potenziali classi dirigenti in ascesa, tanto che diversi loro leader sono membri elitari da diverso tempo (Trump, per esempio). In Italia l’onda di questo cambiamento è stata raccolta dal Movimento 5 Stelle, il quale è ormai diventato il candidato naturale a sfidare il dominio del Partito Democratico di Renzi, specialmente ora che il centro-destra è diviso e allo sbando. E proprio per questo motivo, con la possibilità di avere un governo 5 stelle nel 2018 o prima, sorge l’interrogativo sulla reale consistenza di questa forza politica. Non si tratta solo di chiedersi se sapranno governare l’esistente, ma sopratutto se sapranno rivoluzionare il Paese, come promettono da diversi anni.

Non è la prima volta che forze nuove arrivano in pompa magna sulla scena politica promettendo l’avvento di una nuova “Età dell’oro”. Nella stragrande leolug1maggioranza dei casi la rivoluzione viene divorata e inglobata dal Sistema stesso, in altri casi si rivela un disastro peggiore rispetto all’ancien regime, mentre in rari casi si assiste effettivamente a un cambio epocale. Il M5S è partito proponendo un “rivoluzione popolare coniugata alla rete“, seguendo i propositi del comico Beppe Grillo, l’influenza di Casaleggio e il lavoro di base dei vari meet up. È palese che sia stato il duo Grillo & Casaleggio a garantire l’ascesa del Movimento, senza il quale non sarebbe mai entrato in Parlamento. Ma proprio a causa dei due fondatori le fondamenta del Movimento sono sempre rimaste alquanto instabili. Infatti il M5S non ha un’ideologia vera e propria o una visione forte per il lungo periodo (a meno di considerare quel ridicolo filmato partorito da Casaleggio di nome “Gaia: il futuro della politica“), ma un mix di slogan, proposte prese da più fonti (localismo mischiato a statalismo mischiato a liberismo per piccole imprese) unito a una sorta di “onestà perenne”, finta democrazia diretta e ambientalismo vagamente scimmiottante quello nordico. Il settore dove forse alberga maggiormente la confusione è proprio l’economia, dove l’indirizzo continua a cambiare, fino a raggiungere livelli paradossali riguardo ai rapporti con l’Unione Europea e la questione Euro.
Questa struttura “leggera” ha sicuramente rappresentato un vantaggio momentaneo in un’epoca dominata dagli slogan continui, dal cambiamento inutile e iper-veloce, ma presto rischierà di creare notevoli problemi. In soli tre anni il Movimento 5 stelle è passato dai propositi e slogan più rivoluzionari (uno vale uno, il governo diretto del popolo, la massaia al ministero dell’economia) all’esplicito comando di un direttorio, a sua volta legato a doppio filo ai due fondatori, dando vita a una forza politica condizionata pesantemente dal “garante” Casaleggio. Lentamente i proclami di Grillo sono finiti in soffitta per produrre il classico ceto dirigente di una normale forza politica e quindi, de facto, un’élite dei 5 stelle. Una classe dirigente che però ora deve fare i conti con la natura del potere e le sue durissime leggi.

Il primo bagno di realtà è stato proprio la gestione del Comune di Parma. Partiti con i propositi più radicali, velocemente i grillini hanno dovuto innestare la retromarcia e adeguarsi alla realtà delle leggi, del governo quotidiano e dei limiti imposti dalla situazione attuale. Il caso Pizzarotti, amministratore costretto dal realismo ad andare contro i deliri di onni-cambiamento di Grillo, dovrebbe essere un caso studiato e sviscerato da tutti i politici 5 stelle, specialmente ora leolug2che sono al governo di due importanti città (Torino e Roma) e si apprestano al governo nazionale. Fino a quando l’esercizio governativo si limita a realtà locali la questione rimane ancora gestibile, ma nel caso di un governo nazionale la cosa cambia radicalmente. Non solo vi è la struttura stessa della Repubblica Italiana a frenare certi propositi, ma anche i rapporti di potere tra burocrati, enti locali, apparati industriali, finanziari, mass media ecc. fino ad arrivare ai legami internazionali e al complessissimo Sistema globale.
Qualcuno di loro, tipo Di Maio e Di Battista, se ne è accorto da tempo e ha iniziato le classiche processioni per accreditarsi e farsi conoscere da tutti i centri di influenza interni ed esterni alla nazione. Ma proprio in questa presa di realismo sono iniziati i veri problemi per i “rivoluzionari” dei 5 stelle. Infatti la potenza suprema del Sistema sta nella sua capacità di inglobare e assimilare qualsiasi forza di opposizione, lentamente ma inesorabilmente, sfruttando le debolezze strutturali e “ideologiche” degli avversari. Segnali di questo tipo si stanno affermando sempre di più, non solo vedendo certi cambiamenti di tono e di modi, ma proprio certe usanze considerate eresia dai 5 stelle, che sono state ormai pienamente sdoganate.

Dal rifiuto dei mass media tradizionali si è passati al classico presenzialismo nei talk show. Dal rifiuto del teatrino narcisista e individualista si è passati a Di Maio che ci racconta le sue avventure amorose. Dal rifiuto delle logiche delle correnti e delle lottizzazioni si è passati alla lotta infernale per i posti di potere a Roma e via proseguendo. Sono segnali che la cultura del Sistema si sta pian piano innestando nel M5S, integrandolo nelle forze moderate e quindi tollerate dall’establishment (ad esempio, l’apertura di credito del Financial Times). Questo può essere vista come una cosa positiva o negativa (dalla fase rivoluzionaria al governo), ma di sicuro porterà alla sconfessione di gran parte dei propositi dei Cinque Stelle con cui hanno fatto sperare i loro elettori. Un altro partito, anni fa, aveva iniziato lancia in resta credendo di rivoluzionare la Repubblica ( la Lega Nord)…sappiamo tutti come è finita. Il problema centrale sta nella propria potenza culturale e quindi nella capacità di influenzare molteplici ambiti. Senza un’ideologia forte e/o un’identità robusta si viene inevitabilmente surclassati dall’immensa capacità di influenza del modello dominante.
Senza questa forza, andare al governo per i 5s sarà come sbattere contro il muro e vedere che il tanto auspicato cambiamento è quasi impossibile. Non solo per l’immensa palude che si troveranno davanti (quella che ha bloccato tutti negli ultimi decenni), per i terrificanti compromessi che dovranno accettare (chiedere a Tsipras), ma anche per la mancanza di leve fondamentali. Infatti se i 5 stelle vorranno avere un minima chance, oltre che a elaborare un proposta culturale forte, dovranno trovare dei metodi per riappropriarsi delle leve del potere, che in questo momento sono spezzettate e dominate da molteplici leolug3poteri, soprattutto sovranazionali. Annunciare al popolo una nuova era economica senza avere il controllo della moneta e delle politiche di bilancio, ora dominate dai burocrati UE, dalla BCE e dall’influenza dei Paesi nordici, significa solo illudere la gente. Lo stesso vale per la politica estera e quella migratoria. Proprio per questi fattori, il Movimento dovrà decidere in fretta che rapporto tenere con Bruxelles, che di sicuro non potrà essere guidato dalle giravolte di Grillo con i suoi post sul blog.

Al momento il quadro che si delinea è quello di una forza che simula un potere di cambiamento che non ha. Anche se dovessero arrivare al governo con il 55% dei voti, presto si ritroveranno a sconfessare gran parte della rivoluzione promessa, beccandosi l’accusa di traditori dagli elettori sempre più volubili, esattamente come sta accadendo a Renzi, logorato da appena due anni di governo.
Quindi, se escludiamo i 5 stelle come forza del cambiamento reale sul medio-lungo periodo, rimane sempre l’eterna domanda: chi può rivoluzionare il nostro mondo?

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Cosa ne è stato scritto

  1. Viviana Alessia

    Chi può rivoluzionare il mondo? Bella e tragica e scontata domanda dalla scontata risposta. Il mondo ha conosciuto solo tre grandi rivoluzioni storiche: la rivoluzione degli schiavi contro Roma e tutti sappiamo quante croci di innocenti anche neonati hanno riempito poi le strade consolari; la rivoluzione francese e tutti sappiamo come i rivoluzionari dopo le decapitazioni dei rappresentanti del vecchio sistema abbiano finito per scannarsi tra loro, portando così all’ imperialismo di un generale e poi alla restaurazione dell’ ancien regime; la rivoluzione russa che dopo aver fatto il suo repulisti e le sue modernizzazioni a suon di duro controllo militare è sfumata non troppi anni fa fra risate e battute sulle spalle di uno che aveva la fortuna di poter alzare parecchio il gomito senza star troppo male da accasciarsi lasciando le cose in sospensione: il muro è crollato secco.
    Eppure queste tre rivoluzioni che avevano portato le moltitudini oppresse a farsi giustizia senza passar per le lungaggini dei tribunali, avevano avuto cervelli di non scarso ingegno, sia per ideologia che per guida strategica. Pensiamo a Spartacus, al suo staff, agli scacchi matti ben suonati alle legioni romane, agli aiuti che avevano saputo trovare in terre soggette e no a Roma. Pensiamo agli intramontabili pensatori dell’ illuminismo francese, alla guida strategica di uomini che certamente cervello ne avevano da vendere. Pensiamo alla forza e organizzazione che il popolo russo seppe darsi realizzando una rivoluzione di sistema che un analista come Marx aveva pensato per tutt’ altra situazione socio- economica.
    Ebbene di tanto immensi e profondi cambiamenti provocati dalle tre rivoluzioni possiamo dire che son rimasti i fatti storici loro correlati, e, perché no?, una lucina che guida ancora quotidianamente la flebile speranza di chi cerca giustizia, ma, senza dubbio, i sistemi di governo succedutisi nelle epoche si sono mangiate e digerite le grandi idee di libertà, uguaglianza, fratellanza che avevano mobilitato masse immense. Certo la storia ha fatto il suo corso e quelle idee sepolte ma non sopite sotto carneficine e macerie hanno comunque portato alla costruzione delle moderne democrazie occidentali, pur con tutti i loro difetti.
    Oggi come oggi, non scorgo e non odo masse pronte all’ assalto delle umane ingiustizie.
    A dirla tutta mi sembra che anche i nostrani più sfegatati innovatori sognino in fondo poltrone che se non saran comode sono comunque ben pagate, sognino la scalata al potere perché lassù, sulla cima, si sta comunque meglio che non a vendere ortofrutta e scarpe nei mercati rionali. E a dirla ancora meglio non mi pare proprio di trovarmi di fronte a leader o consimili che luccichino per brillantezza intellettiva ed ingegno fattivo. Francamente men che mai questi giovanotti e giovinette ( si fa per dire, via! ) del movimento con cinque stelle, che di stelle ne han ancora da contare prima di capire quanto erta e difficile sia la strada del potere, dei governi, della storia. Magari, se riprendessero in mano il libro di storia e ci mettessero sopra un po’ di pazienza e riflessione gioverebbe. Se poi mi vengono a rispondere in malo modo di starmene io là ad ammuffire sui libri, mi toccherà concludere che siamo alle solite : si vuol salire in alto per veder meglio come gabbare i lavoratori presenti e passati. E invece di contar stelle nelle silenziose profondita’ dell’ universo per riflettere religiosamente sul cosa fare, come fare, come mettere in pratica il bene e il giusto per il popolo, significa che non solo hanno mangiato la classica foglia dei furbetti de noiantri, ma hanno di già bell’ e digerito tutte le foglie delle latifoglie della nostra ancor affascinante macchia mediterranea. Dunque non mi restera’ che ululare a destra e a manca, verso l’ alto e verso il basso, che la gente che ha lavorato sodo senza nemmeno aver passato un Capodanno al salone da ballo per provvedere decentemente al suo presente e al suo futuro senza chiedere o rubare niente a nessuno, è stufa, arcistufa, anzi arrabbiata proprio. E se anche le forze non son quelle dei vent’ anni, le delusioni, le amarezze, i patimenti, le ingiustizie rendono gli animi forti, duri, per niente inclini ancora a sopportare sgangheratezze pro altri, bellimbusti lustri, leccati, impomatati, dai sorrisi pieni e scintillanti di costose e ripetute mirabolanti pulizie di prezzolati dentisti, e pure pieni di sicumere e arroganze arriviste che già fan venire il prurito alle mani. Inutile che il solito noioso e inconcludente dermatologo mi venga a dire che in vecchiaia si soffre di prurito per naturale secchezza epidermica riempiendomi di campioncini delle grandi multinazionali della cosmetologia farmacologica mentre scribacchia le sue cure a suon di creme costosissime sul candido fogliettino profumatamente pagato: io, per la mia pellaccia pruriginosa mi accontento della vecchia fidata nivea del supermercato: non tengo tessere, non inseguo poltroncine e poltronasse, vivo di lavoro e non di prebende italiote.

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