Il coccodrillo come fa? Tarzan lo sa!

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Il signore delle scimmie di Edgar Rice Burroughs oscilla nuovamente tra le liane sul grande schermo ne “La leggenda di Tarzan”, un’epopea che perde di vista il senso di avventura e pratica una sbagliata incursione nel romanzo storico. Il film non risulta poi così ridicolo come suggeriva il trailer, infatti la sua più grande salvezza è di non essere poi così male come tutto il pubblico si aspettava. Questo dice molto del regista David Yates, la mente dietro gli ultimi pessimi film di Harry Potter.

Titolo: “The Legend of Tarzan”tarzan legend poster
Regia: David Yates
Paese: Stati Uniti
Genere: azione, drammatico, sentimentale, storico, animali

Interpreti:
Alexander Skarsgård: Tarzan / John Clayton III
Margot Robbie: Jane Porter Clayton
Samuel L. Jackson: George Washington Williams
Christoph Waltz: Léon Rom

Consigliato a: vacanzieri annoiati, colonialisti di spiagge, amanti del birdwatching
Sconsigliato a: snocciolatori di rosari, scimmie intelligenti, donne impegnate

 

La trama è fondamentalmente solo un agglomerato di idee originali ma poco sviluppate, farcite dai flashback dell’infanzia e del ritrovamento del bambino orfano aristocratico John Clayton (interpretato dall’algido vichingo Alexander Skarsgard), cresciuto da scimmie africane dopo la morte dei genitori. Siamo nel 1890, sette anni dopo il ritrovamento di John e la sua assimilazione all’interno dell’aristocrazia inglese come Conte di Greystock. John e sua moglie Jane (Margot Robbie) ora vivono in Inghilterra e non tornano in Africa da quasi un decennio. Le loro avventure insieme sono ormai roba da romanzi: “Tarzan” è una celebrità, una novità dal sangue blu, una leggenda. Ma delle macchinazioni politiche in Congo portano John ancora una volta a tornare in Africa.tArzan scimmie

“La leggenda di Tarzan” scava tra la verità e la finzione come un romanzo storico, imbastendo la sua trama principale sullo sfondo del reale e terrificante genocidio belga in Congo. Due vere e proprie figure storiche come George Washington Williams (Samuel L. Jackson) e Léon Rom (Christoph Waltz) divengono quindi protagonisti indiscussi. Williams era un veterano afro-americano della guerra civile americana, il quale, per conto degli Stati Uniti, venne inviato in Congo per indagare i rapporti di schiavitù gestiti da Re Leopoldo II. Nella pellicola fa da accompagnatore a John Clayton, facente funzione di delegato del commercio britannico. Peccato che i due incappino nella trappola del funzionario belga, omicida e razzista Capitano Rom.

Nell’epoca descritta i belgi spesero una fortuna per le loro operazioni congolesi, indebitandosi con banche private e alleati europei come l’Inghilterra. Tra verità storicamente attendibili e miti da conquistadores la miscela che scorre fluida sullo schermo è la seguente: Rom per riscattare i debiti della sua patria è alla ricerca di una cache leggendaria di diamanti nel territorio della tribù di Mbonga (Djimon Hounsou). Mbonga accetta di lasciare i diamanti ai belgi in cambio di Tarzan, sua vecchia nemesi, così da poter finalmente ucciderlo.

tarzan janeQuesto elaborato schema pseudo-fanta politico è il quadro su cui poggia una trama molto sottile. Una volta in Africa Jane viene rapita da Rom, Tarzan/John e George li inseguono, grande scena di azione che comprende leoni, gnu, coccodrilli e limoni volanti, happy ending. Il pepe in questo susseguirsi frenetico di eventi viene dato dai flashback tra Jane e John (una bellissima coppia di bianchi che si ama in una tribù africana, mettendo in evidenza il vecchio tropo colonialista de “il grande salvatore bianco”antiquato ed offensivo). E da Waltz ninja del rosario ovviamente.

L’olocausto guidato dal Belgio in Congo è essenzialmente ridotto ad un fondale da cartone animato live-action. Non si possono non sospettare gli sceneggiatori di voler davvero solo raccontare una storia semplice sulle atrocità del Belgio in Congo. Forse l’unico modo di poter ottenere i soldi dagli Studios per rendere reale il film era di infilarci dentro Tarzan.tarzan_780x430

Nel complesso un prodotto mediocre di intrattenimento, con dei pessimi effetti speciali ma delle intuizioni ottime. Poco sviluppate purtroppo e per questo rilasciatrici di amaro in bocca. Waltz sottotono purtroppo anche per una sceneggiatura che non gli rende giustizia, ripetitiva nel riprodurre l’ennesimo europeo malvagio, spocchioso, precisino, segregazionista e arrapato (qualcuno ha detto Hans Landa?).

Un buon film (dig)estivo senza impegno, pessimo blockbuster.

 

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