Questa me la lego al dito

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Si può ferire in molti modi. Con i comportamenti, i gesti, le ripicche, le parole, i silenzi.

Si può ferire consapevolmente ma si può ferire anche senza volerlo.

Senza accorgersene.
Senza intenzionalità.
Senza cattiveria.

Capita più spesso di quanto si possa credere.
E’ successo a tutti. Di ferire e di essere feriti.
E succede per un’incredibile quantità di variabili.

Capita per superficialità, per fretta, per stanchezza, perché la testa è piena di altre cose, per insensibilità, per ignoranza, per un ragionamento personale, per un limite soggettivo, per un’incapacità di comprendere, per troppo zelo, per paura, per smemoratezza, per abitudini diverse, per difesa, per distrazione, per debolezza, per sentirsi a posto, per mancanza di alternative …e persino per far del bene…

dito grandissimaE’ terribilmente facile ferire… ed è terribilmente facile soffrire…

Capita per fragilità, per ferite ancora aperte, per aspettative mal riposte, per ingenuità, per carattere, per esperienze traumatiche, per permalosità, per valutazioni errate.

Non prenderlo in considerazione è una grave mancanza.
Non riflettere su cosa possiamo fare per non andare in tilt lo è ancor di più.

Il dolore dovuto al risentimeto provoca reazioni. Sempre. Sempre disfunzionali.

Ma anche il dolore, spesso, è una scelta: “tizio mi ha fatto questo… non doveva, ora sto male e per me è morto”, “non me lo sarei mai aspettato da lei”, “gli ho dato fiducia e lui mi se n’è approfittato”, “non glielo perdonerò”, “questa me la lego al dito” ecc. ecc. e così, quel male, invece di essere disperso viene nutrito con caparbietà e rigidità di pensiero.

Ne vale la pena? No.

Ogni volta che stiamo male, soprattutto se è per qualcosa che ha fatto qualcun altro, non ne vale mai la pena. Certo che è difficile rimanere impassibili o avere una scorza così grossa da essere imperturbabili ma forse possiamo fare qualcosa. Se lo vogliamo veramente.
Forse ci sono strade diverse che possiamo percorrere nel rispetto della nostra integrità.
Forse si può coltivare la capacità di discriminare, di scegliere, di lasciar andare, di concentrare la nostra energia vitale su nuclei diversi.

Andare in reazione di risentimento verso una persona perchè ha fatto qualcosa che non ci aspettavamo e che ci ha fatto soffrire non è una buona scelta. Potremmo quasi collocarla negli atti di autolesionismo.dito media

Può darsi che quella persona non abbia voluto farci del male. Ho detto può darsi. Succede. E se così fosse, risulterebbe evidente il nostro errore. Ma se anche l’avesse fatto coscientemente, la strada per difendersi dalla sofferenza non è mai quella di rivolgere la nostra rabbia contro il soggetto da cui è partita l’azione ma è quella di rafforzare il proprio centro di gravità permanente (Battiato si che la sapeva lunga!) dal quale dipende non solo il nostro equilibrio ma anche la nostra sicurezza e la nostra capacità di gestire le emozioni e tutti gli stimoli che vengono dal mondo esterno.

Soffrire oltre un ragionevole limite per ciò che fanno gli altri non è mai una scelta sana e, per quanto sia drammaticamente facile cascarci, è bene sapere che possiamo fare molto per migliorare!

Il primo step è quello della consapevolezza (sto male per qualcosa che è accaduto fuori di me).
Il secondo step è quello della volontà di cambiare lo schema interno (non voglio più permettere che ciò che fa qualcun altro possa influire negativamente sul mio sentire e capovolgere il mio umore).
Il terzo step è la determinazione ad intraprendere strade che possano aiutarci (se questa cosa mi fa soffrire non farò più la vittima, mi farò aiutare, andrò a fare un percorso di crescita personale, leggerò un libro sull’argometo, mi confiderò con una persona di cui mi fido e che stimo, sceglierò di tagliare qualche ramo secco ma prima di tutto mi impegnerò a lasciar andare la rabbia e la delusione).

Dunque la strada è quella di rafforzare il nostro nucleo interno – quello che gli orientali chiamano Tan Tien o Hara – dove si concentra la nostra energia profonda, centro della nostra forza e del nostro potere personale. Dentro di noi giace silente un tesoro di cui non siamo consapevoli. Le nostre qualità e i nostri talenti non aspettano altro che essere scoperti e usati per una migliore qualità della nostra vita.

Lasciando che la nostra ricchezza interiore possa emergere e trovare uno spazio nel nostro mondo faciliterà la condivisione delle nostre qualità con gli altri, favorendo la complicità proattiva, lo scambio di esperienze e l’insegnamento reciproco.
Non avremo più bisogno di esercitare una forza contro, di mettere in atto condotte autolesive o vendicative perchè non saremo più disponibili ad accogliere la sofferenza inutile facendola diventare parte di noi.

dito equilibrioE per finire, cerchiamo di essere meno rigidi, di non dimenticare mai che le persone non sono perfette e che riconoscerne i limiti potrebbe avere l’effetto di liberarci da certe sofferenze tanto devastanti quanto inutili. Ma sforziamoci anche di riconoscere i nostri, di limiti. Questo ci permetterà di imboccare la strada della flessibilità e del rinnovamento.

Questo è il gioco degli equilibri. Su di esso si basa il successo della nostra vita. Interiore.
E poi il resto viene da sé!

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