L’uomo di strada e il tradimento degli “Intellettuali”

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Negli ultimi mesi abbiamo sentito spesso parlare di pericolo populismo, di perdita di consenso delle forze di governo, di distanza della politica, di autoritarismi e via dicendo. Quello che emerge, però, è una narrazione di fondo che tende a diffondere delle idee sempre più indigeste a quello che, semplificando molto, viene definito l’uomo della strada, marcando una distanza sempre più elevata tra le masse e la classe “intellettuale” occidentale.

Non si tratta del classico distacco tra la classe politica e il cittadino comune, ma del divario tra coloro che elaborano e diffondono idee sui mass media e i problemi quotidiani dell’uomo qualunque.

Per secoli, gli intellettuali, che al giorno d’oggi sono rappresentati non solo dagli studiosi, ma anche da giornalisti, attivisti, saggisti, opinionisti, ecc, hanno costituito una delle branche di “potere e influenza“, sia connessa al potere vigente che in antitesi al sistema dominante. Oggi, questa classe sociale è rappresentata attraverso varie sfaccettature dai mezzi di comunicazione, ma in verità dietro questa presunta grande libertà si cela un opprimente pensiero unico che viene propinato continuamente dalle leadership al potere.

leogiu2La crisi economica, migratoria e sociale ha colpito ferocemente la classe media e povera, lasciandola scoperta su molti fronti e in balia delle forze fuori controllo della Globalizzazione. Gli “intellettuali”, invece di esaminare questa deriva, si sono ridotti a megafono del pensiero imposto dall’alto (l’esiguo ceto superiore, sempre più ricco) veicolando ideologie volte al mantenimento del potere attuale, anche a costo della minima onestà e decenza. Invece gli intellettuali più lucidi e legati alla realtà della povera gente sono stati sistematicamente oscurati o relegati in un angolo, in modo da non disturbare le leve fondamentali del manovratore.
Ma cosa ha creato questo cortocircuito tra una certa élite pensante dell’Occidente e la sua popolazione? Molteplici fattori:

- molti “intellettuali” sono diventati complici delle classi dominanti. Non solo per una subordinazione diretta, dettata da privilegi e denaro, ma anche per una semplice frequentazione dello stesso ambiente. Artisti, pensatori, giornalisti e opinionisti sono frequentemente a contatto con i leader, con gli ambienti altolocati, dove tra party, incontri e conferenze finiscono per respirare la stessa aria agiata. Distante anni luce dalla realtà comune;

- molti “intellettuali” soffrono della stessa sindrome da palazzo che appesta i leader politici. Il successo, il vivere in quartieri facoltosi e il non aver subito la crisi li porta in una sorta di bolla oziosa e godereccia. Come dei filosofi chiusi in torri di avorio si baloccano su teorie e utopie fallimentari, insultando e denigrando tutti coloro che non comprendono il “bene superiore”, cioè il loro;

- molti “intellettuali”, di fondo, disprezzano i poveri. Questo è palesemente evidente in quelli radical chic, che sono sempre pronti a parlare in difesa delle masse fino a quando non si mettono in discussione i loro sporchi privilegi. Altri invece rimangono inorriditi dal dibattito comune, a loro giudizio troppo barbarico e volgare, e finiscono per disprezzare palesemente i cittadini comuni dandogli degli ignoranti, dei caproni o addirittura dei razzisti e leogiu3degli xenofobi (perchè loro sono quelli dalla morale superiore…). Questo tipo di pensatori è particolarmente odioso, in quanto quando viene messa in discussione la loro sicurezza e agiatezza, finiscono per diventare più autoritari e violenti dei fascisti propriamente detti anche se fino al giorno prima erano assolutamente “democratici”;

- alcuni “intellettuali” semplicemente hanno capito che servire il Potere è molto più facile che dire quello che si pensa realmente. E quindi si adeguano come povere banderuole all’andazzo dei comandanti di turno.

Tutti questi casi elencati pullulano in gran forze all’interno del dibattito mass mediatico occidentale e un lettore/ascoltatore attento non avrà difficoltà a riconoscerli. È paradossale, però, come questi pseudo intellettuali non si accorgano di intessere la “corda che li impiccherà” al momento della resa dei conti. Più disprezzano l’uomo da strada, più minano il loro apparato di potere e quindi la loro ricchezza. Più insultano il volgo, più spingono il volgo verso forze ostili a loro. Più diffondono le loro teorie elitarie, più causano danni alla povera gente e quindi alla comunità.

Gli storici del futuro descriveranno in modo spietato il tradimento che diversi “intellettuali” hanno consumato a danno del prossimo. Un tradimento molto più grave di quello commesso da certi capi politici. Un tradimento dell’intelligenza.

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