“L’uomo che vide l’infinito” – Il cambiamento è difficile anche in presenza del puro genio

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Srinivasa Ramanujan (Dev Patel) è un genio indiano della matematica ormai riconosciuto da tutta la comunità scientifica. Le sue scoperte hanno contribuito a creare la base per gli studi sulla teoria delle stringhe, dei buchi neri e della gravità quantistica.ragazzi studiano matematica insiemeUn apporto che ha dell’incredibile, perché le formule da lui pensate sono diventate oggi fondamentali, in aree che ancora non esistevano alla sua epoca. Il tutto diventa ancora più sconcertante se si pensa che queste scoperte arrivano da un uomo senza educazione formale; Ramanujan era praticamente autodidatta e ancora oggi il mondo scientifico si domanda come abbia fatto ad avere quelle idee e ad arrivare a certi risultati.

Un uomo inglese, un professore di Cambridge, completamente diverso da Ramanujan per carattere, cultura ed estrazione sociale, ha il merito di essersi accorto della sua preziosa scintilla e di aver combattuto affinché il suo talento fosse riconosciuto dalla comunità scientifica internazionale. È G.H. Hardy, solitario professore del Trinity College interpretato da Jeremy Irons: quando nel 1914 riceve una lettera da Ramanujan con alcuni esempi di suoi teoremi, capisce di trovarsi in presenza del genio, seppur grezzo, e invita il ragazzo indiano ad andare in Inghilterra per lavorare con lui.

Da questa collaborazione professionale nascerà un sodalizio profondo e poco alla volta anche una grande amicizia, nonostante le difficoltà dovute alle loro forti differenze. Ramanujan, era istintivo, puro, privo di sovrastrutture accademiche e capace di arrivare con la sola intuizione a complicatissime formule Per lui la matematica rispecchiava il rapporto con il trascendente e con la spiritualità dell’India: diceva «un’equazione non ha alcun significato per me, se non esprime un pensiero di Dio».l'uomo che vide l'infinito

Hardy invece era il tipico uomo inglese, educato in collegio, chiuso: attraverso le sue difficoltà con la matematica innata e priva di metodo di Ramanujan, assistiamo alla prova di quanto sia difficile accogliere il cambiamento, anche quando ci troviamo di fronte a qualcosa di meraviglioso. L’austero mondo di Cambridge non accetta questo giovane indiano, non istruito, povero, vegetariano e così lo ghettizza, cercando di piegarlo alla visione razionale del pensiero occidentale. E la brillante mente di Ramanujan, che univa scienza e poesia, raziocinio e spirito, non regge alla nostalgia di casa e della moglie, al dolore di sentirsi un diverso e agli orrori della Prima Guerra Mondiale; si ammala di tubercolosi, malattia che lo porterà alla morte all’età di 32 anni. Non prima però di essere ufficialmente ammesso tra i membri della Royal Society, grazie agli sforzi di Hardy, che lotterà fino alla fine perché il suo genio venisse formalmente riconosciuto dall’ambiente accademico.

La storia, tratta dall’omonimo libro di Robert Kanigel, è interpretata in maniera eccellente dagli attori protagonisti: Dev Patel riesce a esprimere le emozioni, la spiritualità, la sofferenza e la sconfinata dignità di questo giovane uomo, con pochissime parole. E Jeremy Irons trova in questo ruolo l’espressione perfetta delle sue capacità recitative, come non accadeva da parecchio tempo.

L’uomo che vide l’infinito, del regista Matthew Brown, è un film che corre su diversi binari paralleli. C’è ovviamente il racconto dell’incredibile storia vera di questo genio unico e delle lotte incessanti fatte per mostrare al mondo le sue strabilianti teorie. Accanto alla testimonianza di come due uomini, tanto diversi, possano trovare un terreno comune nell’amore per la scienza e creare una solida amicizia, « una collaborazione tra pari », nonostante i pregiudizi e l’ostilità di un ambiente conservatore e razzista.l'uomo che vide l'infinito jeremy irons-001

E poi c’è il racconto dell’ottusità del mondo, che per conquistare un metro di terra in più, scatena guerre mondiali, sacrificando sapere e saggezza. E che vuole rimanere ciecamente immobile davanti ai cambiamenti, non vuole vedere le ricchezze che possono venire dalle differenze, dall’andare avanti. Così alla fine, solo la passione di alcuni, forte al punto da portare al sacrificio personale, permette il progresso di altri. Triste storia di allora e di oggi.

“Non tutto ciò che conta può essere contato. Non tutto ciò che può essere contato conta” Albert Einstein

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