Live from Biografilm Festival “Miles Ahead” – Il debutto alla regia di Cheadle, tra biopic e pulp

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Nei primi minuti di Miles Ahead un’irriconoscibile e roco Don Cheadle gigioneggia con l’intervistatore e giornalista di Rolling Stones, interpretato da Ewan McGregor. Il giornalista vuole raccontare la storia del trombettista, introducendolo con i tipici orpelli ed omaggi del settore. Ovvero, giocando sul mito della droga, della donna perduta, della dannazione. Miles lo interrompe e gli dice qualcosa del tipo “Smettila con queste stronzate e racconta qualcosa di diverso”.

Biografilm festival 2016Chi sta parlando? Miles Davis o Don Cheadle che ad Hollywood si presenta per la prima volta come regista e sceneggiatore, col piatto pronto con qualcosa di diverso?

Perchè Miles Ahead è qualcosa di diverso dai soliti biopic, e questo fa tirare una boccata di aria freschissima. Non sempre però. Che poi ad Hollywood le cose non si deve mai farle con originalità, e la produzione si fa anche sentire. L’impressione è questa, che dentro ci siano due film, quello desiderato e quello che si doveva girare. Ma fin dalla sinossi capiamo che la trama è originale. Siamo alla metà degli anni ’70 e Miles è sparito dalle scene, cosa fa? Registra un nuovo album forse. Di sicuro se la spassa tra annaffiate di cocaina e feste che si eviterebbe volentieri.

Don Cheadle gioca con i viaggi spazio-temporali. Dal 1975 ci ritroviamo alla fine del ’59, tramite schiaffi e trip metali e sonni inquieti si va da una parte e l’altra dell’America. Quella del ’59 è un’altra America: odio razziale e nessun rock, solo locali jazz nei quali i bianchi in giacca e cravatta se ne stanno imbambolati a fissare la novità. Come di diritto, arriva la Musa, che cambia la vita del protagonista, la innalza per quel tempo che serve per poi far mandare tutto a rotoli a causa del caratteraggio del jazzista.milea ahead review

Quando i flashback prendono vita, per quanto sia interessante come Cheadle abbia giocato nel spezzarli con stacchi in asse e tecnicismi, e con una fotografia che imita alla perfezione la vecchia pellicola, ci si ritrova tra le mani qualcosa di debole e che ti fa rimpiangere il Bird di Clint Eastwood. Interessante come lo stesso Miles Davis nel film, ad un tratto, citi Bird (Charlie Parker) come innarrivabile. E’ Cheadle che cita Eastwood?

Metacitazioni a parte è nel presente filmico che tutto funziona. Perché la coppia Cheadle/McGregor si trasforma in una roba che ricorda i Nolte/Murphy del 48 Ore di Hill, scanzonati abitanti di un noir metropolitano e ironico. Ma c’è di più. I due sono alla ricerca del nastro delle registrazioni di Miles, che gelosamente custodiva: sono i nuovi brani del ritorno. Sono stati rubati da un orribile produttore ed il suo schiavetto, un geniale trombettista eroinamane. La storia non vi ricorda la migliore letteratura pulp?

miles-ahead-nyffE si può alzare la posta. Don Cheadle guarda, nelle scene d’azione, al cinema di Mann.

Insomma, ci sono momenti in cui ci dimentichiamo che sia un biopic su Davis ed è un bene. Ma non si vuole dimenticare la musica, che ha un aspetto importantissimo nel film, sfruttata in modo tale da omaggiare le intenzioni di Davis: non fermarsi mai di fronte agli standard, improvissare, di non fare jazz, ma di suonare il proprio tempo.

 

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