Le lacrime di Rebecca

1
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Qualche giorno fa era l’ultimo giorno di scuola. Mentre una marea di bambini usciva correndo e urlando dalla gioia, io ho visto piangere Rebecca.

Rebecca ha quasi undici anni, non è molto alta, ma dimostra più anni di quelli che ha. Veste con gusto, ha una mamma elegante e un padre che non si vede mai. Cammina sicura, le amiche la cercano, gioca, ride, scherza. Ultimamente ogni tanto ha tra le mani un telefono. Regalo per la promozione o il compleanno, chissà?

ragazze che piangonoQualche giorno fa era l’ultimo di scuola e mentre una marea di bambini usciva di corsa ridendo e urlando dalla gioia, io ho visto piangere Rebecca. Mi ha colpito molto vedere le lacrime di quella bambina di solito allegra, quella bambina che mi ha sempre dato l’impressione di essere felice e sicura, quella bambina che, lo so, è ricca di amicizie e affetti. Eppure l’altro giorno l’ho vista piangere a dirotto. Non riusciva a smettere. Cercava qualcuno che la consolasse, qualcuno che l’abbracciasse. E lo trovava. Perché non era solo lei ad avere bisogno di conforto, non era l’unica a piangere. Piangevano anche Giulia, Francesco, Lumira, Jalal, Marcello, Viola, Vladi, Aiza e tanti altri.

A piangere erano i bambini di quinta per i quali l’ultimo giorno di scuola rappresentava la fine di un ciclo non solo scolastico, ma della loro vita. Piangevano perché si rendevano conto del passaggio che quel giorno simboleggiava. La fine delle elementari è la fine dell’infanzia e l’ingresso in un mondo che non conoscono nel quale le loro sicurezze, le loro capacità, i loro desideri verranno travolti.ragazze che si abbracciano

Lo sanno. E piangono. Desiderano più di ogni altra cosa questo salto, undici anni sono il momento giusto, ma, normalmente, hanno paura. Si fanno domande, sentono nascere nuove idee e desideri che non vogliono più condividere coi genitori o con gli adulti. Sicuramente si chiedono se sono pronti, si domandano cosa troveranno, chi diventeranno. Sono dispiaciuti per il periodo che lasciano, un periodo nel quale in fondo per essere felici bastavano una famiglia, qualche amico e uno spazio per correre (per i maschi una palla). Tutto questo non basterà più e per riuscire a essere felici e soddisfatti dovranno mettersi in gioco. È ancora una bambina Rebecca, ma ha già capito tutto questo. Sa che i giochi che ha sempre amato tra poco non le interesseranno più, sa che le maestre che l’hanno aiutata a crescere per cinque anni, che la conoscono e la capiscono non ci saranno più. Sa che non potrà appoggiarsi solo alla famiglia come ha fatto fino adesso. Ha voglia di crescere, di cambiare, di conoscere, di scoprire com’è la vita da grandi. Si sente già grande, ma ha paura. Di una cosa è sicura: le cose belle dell’infanzia presto faranno parte del passato ed è in questo momento che scopre per la prima volta la nostalgia, un sentimento che i bambini non conoscono. E piange, di un pianto liberatorio e condiviso che l’aiuterà a crescere.

Io guardando questi bambini mi sono commosso, credo di capirli, so meglio di loro che il difficile comincia adesso, ma anche il bello. Ma quanto sarà bello, Rebecca, ora dipenderà soprattutto da te.

Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Cosa ne è stato scritto

Perché non lasci qualcosa di scritto?