La distribuzione di Maxwell e gli omicidi dei “folli”

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Nel gennaio 1860 sulla rivista “Philosophical Magazine” appare un articolo intitolato “Illustrations of the dynamical theory of gases” scritto da uno scienziato scozzese 28enne di nome James Clerk Maxwell. In quel lavoro apparve la prima versione di una teoria scientifica della quale vogliamo servirci per discutere di alcuni comportamenti sociali e della loro relazione con atti individuali estremamente violenti.

Una delle cose che fa la scienza è definire il più rigorosamente possibile alcuni concetti che vengono utilizzati nel parlare comune. Ad esempio, tutti abbiamo chiaro cosa sia la temperatura, ma se ci venisse chiesto di darne una definizione esatta, probabilmente non sapremmo cosa rispondere. Senza scendere in troppi dettagli, la temperatura di un qualcosa è direttamente relazionata con il movimento delle particelle (atomi o molecole) che compongono quel qualcosa. In un bicchiere d’acqua calda, le molecole di acqua si muovono più velocemente rispetto ad un bicchiere d’acqua fredda. Più correttamente diciamo che in un bicchiere d’acqua calda, le molecole hanno una maggiore energia cinetica rispetto a quelle contenute in un bicchiere d’acqua fredda.

Ci chiediamo allora: tutte le molecole in un bicchiere d’acqua ad una determinata temperatura hanno uno specifico valore di energia cinetica? La risposta è no. In un bicchiere d’acqua c’è un numero di molecole paragonabile al numero di bicchieri d’acqua “contenuti” in tutti gli oceani del pianeta Terra, ossia un numero enorme, al di là della nostra capacità di visualizzazione. Quindi quello che accade è che non tutte le molecole d’acqua nel bicchiere hanno la medesima energia cinetica (sinonimo di: non tutte le molecole d’acqua si muovono alla stessa velocità), bensì la media delle loro energie cinetica medie corrisponde ad un determinato valore di temperatura che noi possiamo misurare con un termometro.

Max

Quello che Maxwell propose, nell’articolo del 1860, è una funzione matematica che permette di sapere quante particelle hanno una determinata energia ad una certa temperatura. Guardiamo la figura qui sopra: sull’asse delle y (linea verticale) c’è la quantità di molecole, sull’asse delle x (linea orizzontale) l’energia cinetica (quanto velocemente si muovono le molecole). Concentriamoci sulla curva più a sinistra (dove dice “Lower temperature”): la maggior parte delle molecole ha un’energia cinetica che corrisponder più o meno al punto A, ma ce ne sono altre che hanno energie minori o maggiori (le zone della curva a sinistra e a destra della “campana” che corrisponde all’energia A). In particolare l’area colorata in azzurro rappresenta il numero totale di molecole che hanno un’energia superiore al valore C. In altre parole, in un bicchiere d’acqua la maggior parte delle molecole possiede una certa energia cinetica, ma ce ne sono alcune che ne hanno molta di più, ossia si muovono molto più velocemente delle altre: sono più “frenetiche” delle altre. Spostiamo ora la nostra attenzione sull’altra curva (“Higher temperature”): anche in questo caso ci dice la frazione di molecole che ha una determinata energia, ma questa volta ad una temperatura superiore alla precedente. Che cosa vediamo? Che se la temperatura aumenta, aumenta anche l’energia media delle molecole (la “campana” si sposta più a destra, ossia B è un valore più grande di A) e, in particolare, che aumenta anche il numero totale di molecole con energia superiore ad un certo valore (C).

Possiamo immaginare un insieme di molecole come un insieme di persone più o meno nervose, agitate, inclini alla violenza

Possiamo immaginare un insieme di molecole come un insieme di persone più o meno nervose, agitate, inclini alla violenza

Facciamo ora un’analogia e immaginiamo che le molecole siano persone. Non è difficile. In un gruppo molto ampio di persone, non tutti sono uguali, non tutti si comportano allo stesso modo, ma, macroscopicamente, possiamo individuare delle caratteristiche medie. Possiamo ad esempio affermare che – in media – agli italiani piace mangiare la pasta, ma questo non significa che a tutti i 60 milioni di italiani piace mangiare la pasta: alla maggior parte sì, ma ce ne sono certamente molti (seppure una minoranza) che la odiano. Immaginiamo ora che l’energia delle molecole sia il grado di nervosismo delle persone, la loro propensione a “scaldarsi”, ad arrabbiarsi. E ipotizziamo che l’energia C sia il livello di agitazione oltre il quale una persona è disposta a compiere un atto violento come uccidere qualcuno. In un gruppo di persone, la maggioranza non avrà questa tendenza, ma esiste una piccola frazione che invece può potenzialmente farlo.

Ricapitoliamo: le molecole sono le persone, l’energia cinetica è la loro tendenza a diventare violente e C rappresenta il punto oltre il quale questa inclinazione può sfociare in un omicidio. Come ci dice Maxwell, la frazione di persone che sono potenziali assassini (l’area colorata nella parte destra del grafico) aumenta con l’aumento della temperatura. E cos’è allora la temperatura nella nostra analogia? La temperatura è il clima generale dell’insieme di persone, il grado di nervosismo nell’aria, lo specifico ambiente sociale-economico-politico nel quale si trovano in un dato momento. Una temperatura più alta corrisponde quindi ad una situazione di maggiore tensione, di paura, di inquietudine generale. Più il contesto nel quale si muove un gruppo di persone diventa teso, più cresce il numero di individui che può potenzialmente commettere un atto di estrema violenza come un omicidio.

Volantino distribuito a Dallas il giorno dell'assassinio di John Kennedy in cui lo si accusa di tradimento

Volantino distribuito a Dallas il giorno dell’assassinio di John Kennedy in cui lo si accusa di tradimento

La storia umana, purtroppo anche e soprattutto quella recente, è costellata di atti individuali, i cui autori sono individui che definiamo “folli”: assassini di uomini politici o personalità od omicidi di massa, come l’assassinio dei Kennedy, l’attentato a Togliatti del 1948, l’omicidio di Rabin del 1995 per arrivare alla strage di Orlando o all’omicidio della deputata britannica Jo Cox. Queste efferatezze sono opera di soggetti isolati che hanno però agito in un contesto che li ha condotti in quella direzione o meglio: un contesto che ha aumentato il numero di persone disponibili ad eseguire tali atti, con il risultato che, alla fine, qualcuno lo ha fatto davvero. Io raramente credo ai complotti o alle grandi macchinazioni dietro ad eventi del genere: mi pare una visione troppo semplicistica e, in fondo, rassicurante. Perché suppone che il male sia dovuto ad una qualche entità o “grande vecchio” che, seppure sconosciuto, è potenzialmente definibile e identificabile. Credo invece che le cause o quantomeno le concause del male siano riconducibili ad un complesso e difficilmente determinabile intrecciarsi di eventi che – nella sua globalità – aumenta o diminuisce le probabilità che atti così violenti si concretizzino. Certo, esistono anche casi in cui ciò invece accade: l’assassinio di Trotsky fu portato a termine da un singolo individuo, ma lungamente pianificato dai servizi segreti sovietici. Ma non credo cioè che Lee Oswald sia stato armato e addestrato per uccidere John Kennedy da qualche ente misterioso e superiore, ma che sia stato spinto a farlo da un clima generale che considerava Kennedy un pericoloso comunista, traditore degli ideali statunitensi o invece un nemico di Fidel Castro e dei comunisti. In altre parole, esisteva in quel momento uno stato di forte tensione che spingeva verso una delegittimazione di Kennedy che aveva aumentato il numero di persone disposte ad eliminarlo. Ossia “la temperatura” dell’insieme di persone-molecole era così elevata che, seppure la maggior parte degli statunitensi non pensasse assolutamente ad uccidere il Presidente, il numero dei suoi potenziali assassini era talmente alto che qualcuno, alla fine, arrivò veramente ad ucciderlo.

Il premio Nobel 1994 a Yasser Arafat, Shimon Peres e Yitzhak Rabin, "per i loro sforzi per la pace in Medio Oriente".

Il premio Nobel 1994 a Yasser Arafat, Shimon Peres e Yitzhak Rabin, “per i loro sforzi per la pace in Medio Oriente”.

Lo stesso accadde nel 1948 in Italia, quando il clima politico era caldissimo e i comunisti erano visti da metà della popolazione come esseri malvagi, mangiatori di bambini. Oppure nel 1995 in Israele, quando chi era disposto a fare passi concreti verso la pace con i palestinesi era considerato un becero traditore da molti israeliani. L’ambiente era così teso e “caldo” che la frazione di israeliani disposta a sparare a chi la pace la stava facendo, il presidente Rabin, era numericamente così grande che qualcuno poi gli sparò davvero (uccidendolo). Se quindi, in molti di questi casi, fosse esistito un “grande vecchio”, non avrebbe dovuto pianificare minuziosamente un assassinio, quanto “semplicemente” creare le condizioni perché aumentasse il numero di persone disposte a commetterlo. Proprio come ci dice la distribuzione di Maxwell.

Se quindi si genera e si amplifica una campagna contro gli infedeli occidentali o gli omosessuali o i migranti, si producono anche le condizioni per cui qualcuno impugni un fucile e massacri ragazzi occidentali, omosessuali, migranti o chi si batte per i diritti dei migranti. Ossia si sposta verso destra (verso energia più elevate) la curva che descrive la frazione di molecole che possiede una determinata energia e, in particolare, si aumenta il numero di molecole che hanno un’energia superiore ad un determinato valore (per esempio C, nella figura di sopra).

La deputata britannica Jo Cox, sostenitrice dell'importanza della diversità etnica, assassinata  da un "folle", nel giugno 2016.

La deputata britannica Jo Cox, sostenitrice dell’importanza della diversità etnica, assassinata da un “folle”, nel giugno 2016.

La domanda allora è: chi e come aumenta la temperatura e cioè – nella nostra analogia – eleva il numero di persone disposte a commettere un atto “folle” come quelli descritti sopra? Tutti, tutti noi! Ovviamente i leader politici e religiosi e chi, in generale, chi possiede i mezzi e le condizioni per influire sull’opinione pubblica, lo può fare più efficacemente, ma tutti noi, con i nostri comportamenti, con le nostre parole, con le nostre piccole scelte possiamo contribuire ad aumentare o diminuire la temperatura del gruppo sociale in cui viviamo e quindi aumentare o diminuire la probabilità che certi atti violenti si realizzino. Anche per questo il “complottismo” oltre che essere “rassicurante” è anche “comodo”: perché, attribuendo la responsabilità dell’origine del male ad una qualche entità esterna o “grande vecchio”, la allontana da noi, di fatto assolvendoci da ogni colpa.

Se si è neutrali in situazioni di ingiustizia verso omosessuali o migranti (o se peggio si è ostili verso questi gruppi, anche in piccoli atti quotidiani) si concorre in qualche modo, intricato, complicato, ma certo, ad aumentare la probabilità che qualcuno commetta atti di violenza contro omosessuali o uccida a coltellate una deputata 41enne che si batte per l’integrazione dei migranti. Lo stesso dicasi per chi fa strage per le strade d’Europa e Stati Uniti in nome dell’Islam: non è sempre necessario che un qualche califfato istruisca e armi qualcuno direttamente; è sufficiente creare una diffusa atmosfera di intransigenza e demonizzazione dei valori occidentali. A quel punto, diviene sempre più probabile che qualche “folle” vada a comprarsi un fucile mitragliatore e massacri gli “infedeli”. Non prendere posizione contro queste intolleranze o fomentarle, in qualche maniera apparentemente innocua, serve a rendere più probabili questi atti drammatici.

Per questo sono molto importanti, anche se spesso le si crede inutili, le manifestazioni, le marce o anche – perché no? – le immagini nei profili di Facebook. Certo, più ci si impegna attivamente per la soluzione di conflitti in maniera non violenta, meglio è, ma tutto è utile, perché tutto è connesso con tutto e tutti contribuiamo, anche con piccoli atti e piccoli comportamenti, al clima globale nel quale vivono e si agitano le persone che ci circondano, anche quelle più lontane, anche quelle apparentemente slegate da noi. Ogni giorno, con ogni piccolo atto, scelta o parola, possiamo contribuire a cambiare questo mondo, in peggio o in meglio, dipende anche da noi. É Maxwell che lo dice!

 

 

 

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