I garofani

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E’ colpa vostra, ultima stirpe dei Padri. Maledetti miserabili, avete condannato per sempre noi e la civiltà stessa. Cercate pure di compensare, convincendovi di aver fatto la cosa giusta e affogando il più debole dubbio in ogni sorta di riprovevole piacere! Guardatevi, guardatevi nei vostri vizi, nel vostro stato decadente quali imperatori di un’Urbe in rovina, nella vostra brutta vecchiaia distesi su un consunto triclinio con le gambe atrofizzate e il ventre gonfio di superbia. Mentre noi cadiamo, nel nostro sistema inerziale in moto rettilineo uniforme: a noi è destinato questo equilibrio. A voi, che guardavate l’abisso con infinita tentazione, faceva paura, e mai aveste la forza di fare il passo decisivo.13285743_1171182919600042_1490181506_n

Vi siete accampati ai bordi, come zingari. Avete fatto l’amore come selvaggi e brindato alla fine della ricerca, e bevuto e mangiato per la gloria di aver raggiunto l’Infinito. Lo avete amato e agognato più di ogni altra cosa, ma siete troppo vigliacchi per buttarvi, o semplicemente non ne siete capaci. Ecco, forse non è colpa vostra: poiché siete nati e vissuti in quiete, come avreste mai potuto reggere la terrificante accelerazione e la sensazione delle viscere alle narici? Chi è abituato a vivere nel limite, nell’infinito verrebbe annientato. Allora cosa avete fatto? Avete buttato giù i vostri figli: noi fiori appena sbocciati, noi innocenti che niente sapevamo, ma che tutto abbiamo capito in gran fretta.

13293037_1171182916266709_2102727267_nSapete, all’inizio l’accelerazione è uno schiaffo in faccia: neanche noi abbiamo potuto evitare di sentirci il cuore in gola e l’intestino tra i polmoni. Un leggero senso di vomito, poca aria: sentivamo lo squilibrio gravarci come un peso insostenibile, mentre attorno la luce iniziava a scarseggiare. Fa paura cadere senza sapere dove e tra quanto il nostro corpo si frantumerà. L’attesa è amara: sento la bile in bocca. Che sapore schifoso la vita a cui mi avete condannato, io innocente, io puro, io futuro!

 

N13153453_1156411917743809_941104549_non so quanto tempo sia passato dal momento fatale, ma la faccia sporca del sangue del proprio figlio è oramai una macchiolina scura immersa nel cerchio di luce che diminuisce il suo raggio a gran velocità. All’avanzare del buio si crea una nuova situazione, che mi fa prendere un po’ di fiato: l’accelerazione smette di pesare, sembra anzi assente. Che abbia raggiunto l’equilibrio dentro un paradosso? Ci sono leggi anche nell’assurdo? Il mio stomaco è infatti tornato al suo posto, faccio respiri regolari e se non vedessi quel buchetto di luce farsi sempre più infinitesimale, penserei di stare fermo.

13278046_1171182922933375_1698775450_nDove sono gli altri agnelli? I nostri Padri sono stati così spietati, non credete? Ma almeno siamo insieme, ci facciamo compagnia… Vero? A dire queste parole mi sento un disperato. Odo consensi flebili: alcuni tacciono. Li chiamo, ma non rispondono. Che siano più in basso? Più andiamo avanti meno si parla: ci si perde. Cala un intenso e agghiacciante silenzio, e io inizio a sentire la morsa angosciante della solitudine. Ma non arriva subito: all’inizio è solo un presentimento. Come è un presentimento l’eternità di quel maledetto abisso a cui sono destinato. E chi pensava di vivere ancora? Ero convinto che sarebbe finito tutto: ogni discesa ha la sua fine, ogni fossa la sua bara. Ma qui tutto va contro le leggi del nostro vivere. E la più importante del nostro vivere quotidiano, della nostra esistenza terrena, viene a mancare: non esiste fine. Inghiottito da un paradosso! Perché, Padre mio, perché volevate questo? Cosa vi fa agognare un così terrificante destino? Non sono un eroe epico: sono un umano, un piccolo umano a cui non interessa nascondere ciò che prova; e dico che ho paura e che sto soffrendo nella più totale calma.

 

13115856_1156410331077301_2038401532_nNon c’è nulla di peggio che stare calmi quando bisognerebbe reagire: come quando nei sogni bisogna scappare e vieni paralizzato da qualcosa. Il perseguitatore si avvicina, sudi freddo, ma non riesci a muoverti. Sei una statua di carne, che potrebbe volare se volesse, potrebbe cambiare paesaggio, vita, situazione – è solo un sogno!- ma per te questa situazione è più reale della vita stessa, e sei terrorizzato a tal punto che il tuo corpo e la tua mente smettono di aiutarsi, ti lasciano diviso tra contrasti. Black out. Il perseguitatore non ti raggiungerà mai, non è fatto per prenderti: quando ti svegli ne sei consapevole. Ma quando dormi? Quando sei paralizzato contro il tuo volere, dal tuo stesso corpo, e sai che è dietro di te, a cosa pensi? Ti chiedi quando arriverà, quando sarà tutto finito. E ogni minuto, ogni secondo pesa come un macigno.

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Questo è il terrore che ho provato, ad intuire la vita che mi è stata data contro il mio volere. Voi siete il mio corpo, Padre, che ha deciso per me la fine. E il fatto che non arrivi mai è ancora più angosciante. Senza più nessuno, senza più riferimenti – qui è tutto uguale, i punti cardinali sono un punto nascosto e inutile dentro me – precipito con velocità costante senza possibilità di fermarmi. Voi avete ucciso il limite Padre! E a me toccano queste terribili conseguenze, perché voi non potete sopportarle sulla vostra pelle. Oh, per voi sarebbe impossibile. Nato e cresciuto nel finito, non durereste un secondo in questa infinita miseria. Io che non ho visto quasi nulla del vostro mondo, se non una totale decadenza, sono più adatto. Vero? E forse i miei figli sarebbero perfetti: non sentirebbero neanche l’accelerazione! Peccato che qui finisca anche la civiltà: Padre, è finito tutto il finito. Non c’è posto per noi. Io non sono un abitante dell’abisso, sono semplicemente un esiliato che morirà in un luogo che non gli appartiene. Sono il sublime e ultimo sacrificio indirizzato a Dio; sono un garofano gettato nella tomba dell’umanità. Sono il fiore di Dio, che scopro essere un infinito paradosso radicato nelle profondità del buio. Ero un rosso garofano e ora sono senza colore e senza radici.

Appassirò.13281721_1171182926266708_1511796077_n

E con me, Padre, la civiltà. Voi esalerete l’ultimo respiro con sguardo compiaciuto, accanto all’abisso, con le città sbriciolate dal vostro vizio, dal vostro ozio, con le mogli sterili e le case diroccate, mentre io continuerò a cadere infinitamente. Potresti credere che sia tutto finito? Avete voluto toccare l’Assoluto ed eccovi le conseguenze: non sarete mai sazi, non sarete mai felici e butterete anche l’ultimo dei vostri figli, l’ultimo fiore di questa terra arida e infeconda, dentro l’abisso. Subisco la vostra protervia: e cado, così solo, così infreddolito, così triste e impaurito, come se avessi l’Assoluto dietro le spalle che aspetta, aspetta, aspetta…

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Le foto sono dell’autrice.

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Cosa ne è stato scritto

  1. Viviana Alessia

    Sì Beatrice, hai ragione a lamentarti dei padri. Ci siamo lamentati tutti dei padri, a vario titolo. Il mondo è pieno fin dalla comparsa dell’ umanità di geremiadi dei figli contro i padri e geremiadi dei padri contro i figli. Tu, per età, mi potresti essere nipote.Io non ho gridato contro i padri da giovane, quando oceani di sessantottini contestavano tutto e talmente tante cose che io , indaffarata tra scuola, lavoro per aiutare i miei, amicizie che ci tenevo a frequentare non appena potevo, non ho fatto in tempo a capire. E così non ho contestato niente e tantomeno rigettato niente. Ho preso ingenuamente per buono tutto e tutti e su ciò ho costruito la mia vita. La vita vissuta mi ha portata poi a contestare i padri per motivi molto precisi, estremamente dolorosi, irrimediabili. Anche io sono genitore e so di aver sbagliato, in buona fede, nella ingenua cecità di fare il meglio, nell’ incapacità mia e di altri di fare diversamente. Anche io, come te, maledico i padri che hanno vissuto tante certezze senza preoccuparsi del vuoto che creavano intorno a sé e lasciando quel vuoto in eredità ai figli.
    Ma sono anziana, ho visto tante cose, ho conosciuto tante persone diverse fra loro e fra esse anche coloro che mi aiuterebbero a gettare certi padri negli abissi costruiti dalla loro voracità, dalla loro prepotente avidità, dal loro demenziale credo nel dio danaro, nel dio potere, nel dio dell’ ego e dell’ orto gretto di casa propria.
    Eppure, a volte, la mia mente va più indietro nel tempo. Va a quei figli che hanno dovuto caricarsi sulla giovane spalla il fucile e partire verso l’ ignoto più ignoto che c’ è : la guerra. Solo negli ultimi cento anni i figli hanno dovuto subire, combattere, patire l’ indicibile per due lunghe e vaste guerre mondiali. Cosa avranno pensato quei figli di quei loro padri che, con le loro scelte, mandavano tanti agnelli al macello? Sai, Beatrice, mio padre ha combattuto la seconda guerra mondiale; mio nonno ha combattuto la prima guerra mondiale. Eppure io non ho mai sentito le loro voci levarsi contro la scelleratezza dei padri. Rispetto di arcaiche culture che noi non possiamo accettare, o consapevolezza saggia, tramandata di generazione in generazione, che la vita segue un destino che non possiamo cambiare molto? Sai, Beatrice, quando quasi trent’ anni fa mi ritrovai a piangere in qualita’ di madre disperata per una grave malattia che nulla perdona a chi la subisce e a chi ci vive intorno, oltre alla comprensione umana e alla disponibilità a fare quello che poteva fare, un famoso medico pediatra mi disse queste parole che non ho più dimenticato:
    - Purtroppo se non ci son le guerre, se non c’ è la miseria, ci sono le malattie che si espandono incredibilmente, laddove prima nemmeno ci accorgevano di loro: ogni generazione è chiamata a pagare il suo scotto alla Vita.
    Nelle giornate, mesi, anni dolorosi, affannati, pieni di speranza e disperazione pensai talvolta a queste inaccettabili parole che in fondo contenevano un’ amara constatazione della realtà.
    Protesta e grida, Beatrice, ché questo è il tuo tempo per farlo. Però vai avanti, ché hai il bene prezioso della salute, hai forza, hai coraggio; segui le tue inclinazioni e attitudini, studia. Un giorno il vuoto che oggi ti porta a disperare, si colmera’ lentamente ma inesorabilmente, non so di cosa né come. Ma sarà così. È sempre stato così. E sorridi, Beatrice, ché, tu lo voglia o no, luci od ombre intorno a te, questo è comunque il tuo tempo migliore, quello che serba in sé i compagni, le risate, gli amici, i primi amori, l’ affacciarsi alla tua vita di donna. In ogni caso sarai tu e tu sola a poterne reggere poi il fardello, con le sue gioie e i suoi dolori, e solo tu potrai pagare lo scotto che il destino ti chiederà per aver potuto aprire i tuoi occhi alla luce del mondo, non molti anni fa. Ragiona come Rossella di ” Via col vento ” ( che ti consiglio caldamente di vedere, se già non l’ hai fatto ): – Domani è un altro giorno!
    Io l’ rivisto tante volte e ogni volta riscopro la molteplicità, la varietà, le diverse condizioni della vita che cambia col fluire del tempo e delle persone che gioiscono, patiscono, cambiano con essa.
    Buona Fortuna, Beatrice.

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