Destinazione Paradiso: come si viaggia in Inghilterra

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Uno dei maggiori problemi che si riscontra in Italia, non solo in questo periodo, ma da un po’ di anni a questa parte, è la gestione dei trasporti pubblici. Treni quasi costantemente in ritardo, sporchi e che necessitano di manutenzione. Autobus con linee ridotte o fermate soppresse senza alcun apparente motivo e senza alcun avviso; coincidenze che non coincidono o corse che terminano in punti poi non serviti. Metropolitane mai rimodernate affiancate da nuove linee che non compensano le mancanze sulle altre tratte. Il discorso sarebbe lungo e complesso e, spesso e volentieri, i principali “capri espiatori” di questa mala gestione sono due: le aziende che forniscono il servizio e/o i passeggeri che non pagano il biglietto riducendo così le entrate necessarie alle aziende per sostenersi. Tutto questo scatena un circolo vizioso di disservizi (scarsa pulizia dei mezzi, personale ridotto, linee cancellate, calo degli utenti, giusto per dirne qualcuno). Essendo stata studente, sono stata anche utente di autobus e treni per diversi anni e ricordo bene alcuni episodi sui quali è meglio ridere per non piangere; come il mio primo giorno alle scuole superiori, quando sono stata portata a scuola in macchina perché l’autobus, che avrebbe dovuto passare dalla fermata vicino a casa, saltava quella parte del paese perché “l’anno scorso non c’era mai nessuno a quell’ora”. Oltre a questo, ricordo anche scene epiche di lotte e insulti agli autisti e ai controllori che chiedevano biglietti e abbonamenti, oppure persone lasciate a piedi perché non si trovavano esattamente sotto il palo della fermata ma qualche metro più avanti o in corsa per raggiungere l’autobus…

arriva-busUna delle tante situazioni sconvolgenti che ho affrontato qui in Inghilterra, è toccare con mano una diversa dimensione dei trasporti pubblici. I biglietti non si vendono nelle edicole o nelle tabaccherie, ma sull’autobus o nelle grandi stazioni, come il Travel Center di Southend On Sea o nell’apposito ufficio fuori dall’aeroporto di London Stansted, oppure nel grande snodo di Liverpool Street. Essendo costretti a comprare i biglietti sul momento (questo è solo un pensiero personale) è lo stesso autista ad effettuare un serio controllo sui passeggeri, fermando immediatamente chi non ha pagato il servizio. Per chi, invece, compra un biglietto giornaliero, settimanale o mensile, deve obbligatoriamente mostrarlo nel momento in cui sale a bordo e l’autista non prosegue nella sua corsa fino a che non ha controllato tutti i viaggiatori in procinto di salire.

Leggendo questo qualcuno potrebbe pensare che gli autobus in Inghilterra dovrebbero essere sempre in ritardo se, ad ogni fermata, salgono tre, quattro, cinque persone che devono comprare il biglietto, pagare, mettere via il resto o contare le monetine. Invece no. Tutti gli orari, a quanto sembra, prevedono un tempo medio di sosta per ogni fermata al punto che, se si è in anticipo sulla tabella di marcia, cosa che capita abbastanza spesso, l’autobus si ferma ad una delle fermate dove è arrivato presto e riparte all’orario stabilito. Ovviamente si deve essere puntuali, eppure non c’è mai fretta. Nessuno si accalca per salire o scendere, nessuno tenta il “salto in altro per lungo” per liberarsi dalla ressa o si lancia all’interno del veicolo travolgendo gli altri passeggeri o abbattendo le portiere.

imageA proposito di portiere. Volete sapere una curiosità? Gli autobus inglesi hanno solo una portiera, quella anteriore, che permette al conducente di controllare tutti quando salgono, far rispettare la fila e controllare anche chi scende! Avete capito bene. Se, per esempio, comprate un biglietto che dalla periferia vi porta fino alla High Street, dovrete scendere lì, perché l’autista vi cercherà con lo sguardo e, se non scenderete, vi ricorderà che quella è la vostra ultima fermata e non ripartirà fino a che non sarete scesi. Non so se questo accada in tutta l’Inghilterra, ma nelle varie cittadine che in cui ho soggiornato è capitato spesso. Al contrario, considerando lo stesso biglietto di prima dalla periferia alla High Street, se decideste di scendere prima, l’autista vi farà sicuramente notare che non è ancora la vostra fermata e che vi farà un cenno quando sarete arrivati.

boarding-school-college-inglese-studenti-italianiIn questo incredibile “paradiso” del trasporto pubblico, l’unico reale “problema”, se così lo vogliamo chiamare, che ho riscontrato, riguarda gli orari degli autobus. Per conoscere le linee, le fermate e gli orari si deve per forza andare in un Travel Center e chiedere gli opuscoli cartacei oppure, a volte è più comodo, ricordarsi quale azienda effettua quel servizio e cercare sul loro sito internet orari e fermate.

Dopo l’imbarazzo iniziale per abituarmi a questo strano e ordinato mondo dei trasporti, sono giunta ad una conclusione, personale e sconvolgente. Se anche provassimo ad esportare in Italia questo sistema, non sarebbe comunque efficace. Purtroppo tutte le meraviglie che ho visto qui non sono attribuibili semplicemente alle aziende che forniscono il servizio, ma ad una mentalità rigida e composta che prevede una serie di comportamenti civili e rispettosi. Questo modo di fare non è “obbligatorio” ma chi vi sta attorno se lo aspetta, di conseguenza ci si adegua. Persino gli studenti, di qualunque età, che sono chiassosi, agitati e adolescenti… si mostrano composti e pacati, quasi fosse un primo passo verso il mondo degli adulti. Forse è proprio così: se ci si dimostra cittadini per bene sugli autobus, si ottiene più considerazione? Io di certo ho ancora molto da scoprire.

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