Alla Notte dei Filosofi, una nota stonata su Roberto Saviano

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Napoli. Sul palco allestito nel cortile del “Complesso monumentale San Domenico Maggiore”, lo spettacolo in corso – la Notte dei Filosofi – viene letteralmente inficiato da un neomusicista(1) napoletano, che così introduce le sue canzoni: “Io canto i vicoli, ma non alla “Gomorra”, anzi credo che quelli come Saviano, se non ci fosse la Camorra o qualche altro male, non saprebbero di cosa parlare”.

La prima reazione – da parte di chi scrive – fu quella di alzarsi e allontanarsi da quel luogo, ma sul fondo del cortile una presenza istituzionale bloccò in qualche modo l’uscita. Appoggiato ad un’auto c’era infatti l’assessore alla Cultura Nino Daniele, il quale forse avrebbe preferito non essere importunato da uno spettatore il cui disappunto era più che manifesto. Ne seguì un breve ma eloquente scambio:
“Quest’uscita su Saviano è stata molto infelice.”
“Ognuno ha la sua opinione.”
“No, no… questa è un’accusa.”.

La Notte dei Filosofi. Il pubblico all'interno del Complesso monumentale di San Domenico Maggiore.

La Notte dei Filosofi. Il pubblico all’interno del Complesso monumentale di San Domenico Maggiore.

Intanto il numeroso pubblico era rimasto ad assistere e ad applaudire quel musico-denigratore.
Eppure la manifestazione, improntata quest’anno sui sentimenti, aveva potuto contare sino a quel momento sui notevoli apporti di Dolores Melodia, Francesca Iavarone, Gabriella Grossi e del prof. Ferraro i quali, loro malgrado, non riuscirono a compensare quel pensiero vuoto ma al contempo insidioso, espresso con lo scopo di confutare una tesi – sulla falsariga dell’eristica(2) – ma senza alcuna possibilità di argomentare i concetti espressi i quali, piuttosto, trovano degna collocazione in quella chiara idea di un mondo che non ama essere raccontato cosicché possa svolgere indisturbato i suoi affari, che siano loschi o servizievoli, questi ultimi solitamente messi in atto da redivivi lacché o ossequiosi personaggi in cerca di notorietà, come il soggetto inficiante. Ma anche un suo collega, pressoché conosciuto, Gigi D’Alessio, recentemente ha dato il suo contributo ai pessimi interpretatori delle attività di Roberto Saviano: “Dove finisce Saviano, inizia il mio lavoro” (ndt).

In effetti, tutti coloro che esprimono concetti contro le opere dello scrittore – o di altri impegnati sullo stesso fronte – hanno un solo cruccio, il timore che chi li segue/ammira possa diventare più consapevole, più cittadino, fino a sviluppare uno spirito critico tale da consentirgli di vedere la realtà senza infingimenti e le persone senza maschere, politici o cantanti che siano, anche se la schiera sembra si stia infoltendo, quasi fosse organizzata.

A tutti questi, sarebbe utile lasciare un pensiero di Roberto, che forse non hanno letto o, se letto, non lo hanno di certo capito… Ah!, ma in ogni caso non lo capirebbero, e quindi a codesti signori si lascia solo un invito a “riflettere” prima di nominare una persona che aderge l’animo e il pensiero, dando lustro a Napoli e all’Italia intera.

Note

1. Il nome di questi viene deliberatamente omesso.
2. L’arte di far prevalere la propria tesi, vera o falsa che sia, ricorrendo ai più sottili strumenti dialettici; nell’antichità fu coltivata particolarmente dalla tarda sofistica.

 

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Cosa ne è stato scritto

  1. Rosario Cucinotta

    Dovrebbe far riflettere il fatto che, parlar male di qualcuno, nel caso specifico di Saviano, è oggi il modo migliore di raccogliere applausi.
    L’esalrazione di negatività è fatto sintomatico di una cultura sempre e comunque protestataria che spesso, inconsapevolmente gli ipercritici hanno contribuito a d esaltare.

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