Undici argomenti da tirare fuori quando i tuoi amici vogliono parlare del Leicester City

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone
1. Le mutande di Lineker

Il figliuolo calcistico più famoso della citlineker underweartà, Gary Lineker, testimonial delle patatine Walkers ma soprattutto conduttore dello storico programma della BBC, Match of the Day, ha commesso l’errore, quando era ancora una lontana possibilità, di promettere che si sarebbe presentato in mutande se il Leicester avesse vinto il campionato. Come (non) disse Nelson, England expects…

2. Kim for President!

È ben noto che i bookmaker inglesi non ne sbagliano una. Allora andate subito a scommettere sulle seguenti eventualità da loro considerate probabili quanto consideravano probabile una vittoria del Leicester a inizio stagione: Kim Kardashian sarà il prossimo presidente degli Stati Uniti; Elvis è vivo; si troveranno le prove dell’esistenza del mostro di Loch Ness. A inizio stagione tutti davano la vittoria del Leicester 5000/1. Infatti non ci ha scommesso praticamente nessuno.

3. Abbasso il Tinkerman!Tinkerman claudio ranieri

Al ritorno in Inghilterra, per quanto fosse amato come persona, Claudio Ranieri era per tutti il Tinkerman, dal verbo to tinker, che significa “fare piccoli aggiustamenti”, sicuramente inutili e probabilmente dannosi. Il nomignolo risale agli anni passati al Chelsea, dove, si narra, non riusciva a lasciar correre, doveva sempre dimostrare le sue capacità come allenatore, fino all’inevitabile disastro, il peccato mortale: buttò via una semifinale di Champions contro il Monaco quando era già vinta. La leggenda vuole che nella partita di andata in Francia, nell’aprile del 2004, per colpa di alcune sostituzioni maldestre di Ranieri – con la partita ferma sull’1-1 e il Monaco in dieci – furono segnati due gol nel finale che portarono il risultato a 3-1 in favore del Monaco. La partita di ritorno finì 2-2 a Stamford Bridge, dopo un’altra rimonta dei monegaschi, e il Chelsea fu eliminato. Il mese successivo Ranieri lasciò i londinesi e fu sostituito da quel simpaticone – ma vincitore conclamato – di Mourinho. Quest’anno, invece, guarda caso è tutto diverso: Mourinho è stato esonerato, proprio dal Chelsea, perché rischiava di portarlo in zona retrocessione, mentre il Leicester ha giocato praticamente sempre con gli stessi undici giocatori e, le poche volte in cui ha dovuto modificare la formazione, Ranieri non ne ha sbagliata una, come contro lo Stoke City, quando ha selezionato Schlupp al posto di Albrighton per compensare l’assenza – per squalifica – di Vardy.

4. Nigel Pearson chi?

All’inizio dell’aprile 2015, quando il Leicester City era ancora ultimo in classifica e il candidato più probabile alla retrocessione, alla guida c’era Nigel Pearson, un personaggio piuttosto aggressivo con un fisico da pugile in pensione e spesso criptico nelle sue dichiarazioni, tranne quando cercava di scatenare risse con i giornalisti in conferenza stampa. Dopo la sconfitta contro il Liverpool invitò pubblicamente un tifoso to fuck off and die, per esempio. Al di là dei problemi caratteriali e di famiglia (vedi sotto), Pearson rimaneva un ottimo allenatore e, proprio quando la retrocessione era ormai una certezza, ebbe inizio il miracolo: il Leicester vinse praticamente tutte le partite rimaste, non retrocedette, e il simpatico Nigel passò alla storia come il migliore allenatore della storia della città, per circa sei mesi. Poi ci fu quel brutto episodio in Thailandia e al suo posto arrivò Ranieri, fresco dall’esonero dalla nazionale greca dopo una sconfitta contro le isole Far Oer, a guidare una squadra in crisi e gettonatissima per la retrocessione, solo rimandata di un anno. Diciamo che non prometteva benissimo. Rimane comunque indubbio che le basi del successo sono state gettate in quei mesi a fine campionato, quando il Leicester ha capito come si vince e ha creato uno spirito di squadra unico in Premier League. Basta aggiungere un po’ di classe (Mahrez), il miglior giovane centrocampista d’interdizione visto negli ultimi anni (Kanté), un pizzico di fortuna nei momenti critici, l’assenza quasi totale di infortuni, e la saggezza e la pacatezza di Ranieri.

4. Sceneggiatureracial orgy

Come in qualsiasi mediocre film romantico hollywoodiano, non c’è resurrezione se prima non si muore: prima di capire che la tua amica goffa e sgraziata è la ragazza che vuoi sposare, è d’obbligo la scena in cui lei crede di averti sentito descriverla come una brutta cozza, per poi scoprire che è solo un grande fraintendimento; la trovi in lacrime su uno scoglio accanto al mare e le devi spiegare che parlavi proprio di una brutta cozza, non di lei; lei piange, ma sorride; poi vi baciate ed è fatta. A giugno del 2015, la morte cerebrale del Leicester avvenne durante una gita in Thailandia per festeggiare il primo miracolo della squadra, la salvezza in Premier: tre giocatori si filmarono in un albergo mentre si godevano i servigi di una delle ragazze del luogo, e purtroppo nel frattempo la riempivano di epiteti poco politically correct. Inevitabilmente il filmato finì nelle mani dei giornali e i tre furono licenziati; peccato che uno di loro fosse proprio il figlio dell’allora allenatore, Nigel Pearson, che quindi, circa un mese più tardi, fu a sua volta accompagnato all’uscita. Con infinita gioia di quel tizio che aveva comprato i diritti sulla biografia di Jamie Vardy, il mese successivo venne alla luce un filmato girato in un casinò in cui quest’ultimo insultava un giocatore di poker giapponese accusato di avergli sbirciato le carte, usando la parola “jap” (parola non proprio simpatica) e si temette potesse fare la stessa fine. Vardy chiese scusa, prese una multa dal Leicester, e tre mesi più tardi compì l’impresa di segnare in undici partite consecutive.

6. Una squadra costata quanto un terzino del Manchester
Riyad Mahrez

Riyad Mahrez

Sì, l’undici del Leicester è costato meno di uno qualsiasi di questi attaccanti del Manchester City: De Bruyne, Aguero, Sterling, Bony. O anche di uno dei seguenti giocatori ingaggiati recentemente dalle Grandi del calcio inglese: Erik Lamela (Tottenham), Alexis Sanchez (Arsenal), Christian Benteke (Liverpool), Anthony Martial o Luke Shaw (Manchester United), Cuadrado (Chelsea). Per capirci meglio, il giocatore fuoriclasse che più di qualsiasi altro ha trasformato le sorti del Leicester, Riyad Mahrez, è costato £400.000, un centesimo rispetto a Eliaquim Mangala, un difensore del Manchester City che quest’anno, giustamente, non avete mai sentito nominare.

7. Dov’è andata a finire Filbert Street?

Nonostante ciò, come si dice su Internet, haters gonna hate, e nel caso del Leicester gli haters – letteralmente “quelli che odiano” – sono pochi ma rumorosi, e usano giusto due o tre argomenti. I primi due sono: la tattica del Leicester è spesso noiosa, solo difesa serrata e lanci verso Vardy (d’accordo, non è il Milan di Sacchi, ma il contropiede contro il West Ham o il gol di Mayrez contro il Manchester City sono degni di qualsiasi squadra campione), il secondo è che sono tutti razzisti e sotto sotto un po’ stronzi (vedi sopra). Il terzo è che non convince affatto questa fiaba del piccolo Davide Leicester che vince contro il gigante Golia Chelsea. Questo perché da alcuni anni lo sponsor del Leicester è il magnate thailandese Vichai Srivaddhanaprabha, proprietario non solo del cognome più impronunciabile al mondo, ma anche della King Power, un’azienda che gestisce una catena negozi duty-free, quindi – se la matematica non è un’opinione – il Leicester si è comprato il successo, soprattutto la promozione dalla Championship, la serie B inglese, violando le regole del Financial Fair Play, e strappando ingiustamente il trionfo ai veri detentori del premio Squadra più sfigata d’Inghilterra, il Leeds United. La prova che si porta in tribunale per l’accusa è il fatto che lo stadio storico del Leicester, Filbert Street, non esiste più. Da alcuni anni si gioca al King Power Stadium.

8. Giornalismo sportivo

Voi sarete ormai grandi e vaccinati, ma un pensierino va ai poveri giornalisti inglesi. A inizio stagione, come sempre, chiamati a scrivere un breve riassunto delle previsioni per il campionato in partenza, sparano un “Chelsea campione”, alcuni dicono che è l’anno del Manchester City, e così non rischiano molto. Le squadre da retrocessione saranno, ovviamente, una o due di quelle appena promosse – Bournemouth, Norwich City, Watford – o magari una o due di quelle che l’hanno appena scampata, il Sunderland ad esempio, ma anche il Leicester City. Nove volte su dieci finisce proprio così, nessuna figuraccia. Degli undici giornalisti del Guardian chiamati e dirci chi sarebbe retrocesso nel campionato 2015-2016, ben dieci hanno scelto il Leicester.

9. L’incredibile Huth

Tanti hanno parlato delle straordinarie capacità degli attaccanti del Leicester in contropiede – la velocità e il cinismo di Vardy, l’ubiquità di quel mastino di N’Golo Kanté, l’eleganza da fiorettista di Riyad Mahrez, la precisione dei lanci di Danny Drinkwater e Marc Albrighton – ma sarà la difesa a vincere il campionato per Leicester, e in particolare Wes Morgan e Robert Huth, ex della nazionale tedesca e l’unico dell’intera squadra ad aver mai vinto qualcosa di significativo (il campionato con il Chelsea). In primavera, dopo una serie di pareggi deludenti – spezzati solo da quel fantastico 1-3 al Manchester City, con due gol proprio di Huth e un gioiello di Mahrez – che sembravano il presagio della fine del sogno, il Leicester ha iniziato una serie di vittorie per 1-0 da manuale, da squadra in perfetto stile Alex Ferguson che vince a tutti i costi, anche quando i risultati cominciano a pesare tremendamente e non si gioca più con grande slancio. Impresa non riuscita nemmeno allo strepitoso Tottenham di Harry Kane e Dele Alli, l’altra grande sorpresa di questa stagione anomala.

10. Tigri di plasticaLeicester-Tigers

In inglese si chiamano plastics e sono quei ragazzi odiosi che improvvisamente compaiono muniti di sciarpa e maglietta non appena la squadra locale gode di un minimo di successo. In passato il nomignolo si applicava soprattutto ai tifosi del Manchester United, notoriamente residenti in qualche sperduta cittadina del Kent, che non sanno neanche individuare Manchester sulla cartina stradale, ma girano in centro con la maglietta numero 7 di Eric Cantona. A Leicester, invece, il vero pericolo ha un nome: Leicester Tigers. Per l’intera Inghilterra sportiva, la città di Leicester è nota per una sola squadra, quella di rugby, dieci volte campione d’Inghilterra e due volte d’Europa, fonte di orgoglio locale senza rivali, se escludiamo Lineker. Fino a quest’anno. Alcuni giorni fa è passata in semifinale per il dodicesimo anno consecutivo, con una vittoria schiacciante sul Worcester, ma questa volta non se n’è accorto nessuno.

11. “Lester”

Sì, si pronuncia Lester come Lester Bangs, come Richard Lester, in ogni caso non come si scrive. Se poi volete essere ancora più fighi, saltate la -r finale e provate a dire Lestaa come dei veri gangsta americani, ma prima allenatevi con altri toponimi tosti delle Midlands, come Worcester, Bicester e Towcester.

Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Perché non lasci qualcosa di scritto?