Siamo tutti newyorkesi: “Mistress America” di Noah Baumbach

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Due ragazze giovani e belle si muovono negli ambienti intellettuali di New York, hanno sogni e doti che dovrebbero spalancargli le porte del successo. Il regista indipendente Noah Baumbach ci offre una commedia divertente e amara che riesce a parlare di tutti noi.

Titolo: “Mistress America”Mistress-America-poster
Regia: Noah Baumbach
Sceneggiatura: Noah Baumbach, Greta Gerwic
Produttore: Noah Baumbach, Rodrigo Teixeira, Lila Yacoub
Paese: Stati Uniti
Genere: commedia, commedia indipendente

Interpreti:
Greta Gerwig: Brooke Cardinas
Lola Kirke: Tracy Fishko

Consigliato a: a chi ha le carte in regola, ma si sente fuori posto; a chi le ha provate tutte; a chi pensa che tutto ciò succeda solo a lui.
Sconsigliato a: a chi detesta i film molto parlati; a chi si vanta di aver cattivo gusto

 

Mistress America times square

Sono venuta con bus dal Jersey e ho pensato fosse un gran bel posto dove vivere. Cazzo, è Times Square

Tracy è arrivata a New York da poco. Ha appena iniziato il college e la grande città la colpisce e la stordisce, è affascinata e incuriosita dai locali, dalle persone e dalle opportunità, ma allo stesso tempo la Grande Mela la fa sentire spaesata, inadeguata. Non avendo altri appoggi, contatta Brooke, che presto diventerà sua sorella in quanto suo padre sta per sposare la madre di Tracy. Brooke ha da poco compiuto 30 (trenta) anni, veste con gusto, ha una conversazione brillante, è gentile con la futura sorella e la porta nei posti giusti dove, tra l’altro sembra davvero molto popolare. Le due ragazze sono nel posto giusto e, giovani, belle, colte e brillanti sembrano avere tutte le carte in regola per potere sfruttare le opportunità offerte dalla città con più opportunità del mondo. La “sorella” più giovane viene guidata in una New York brillante e allegra, dove tutto sembra perfetto e promettente, ma dove i rapporti sono volatili, i vicini di casa cambiano velocemente come le perturbazioni e le amiche ti fregano le idee e il fidanzato ricco. 

Mistress-America-selfie

Dobbiamo sempre documentare tutto?

 

L’ultima opera di Baumbach ha forse meno freschezza del precedente “Frances Ha” e manca della forza dirompente che portano Ben Stiller e Naomi Watts in “While we’re young” (purtroppo “Giovani si diventa” in Italia), ma è una commedia davvero piacevole e il regista newyorchese si conferma bravissimo nel raccontare ambienti e personaggi che biograficamente gli sono vicini e di saperli trasformare in storie universali, attualissime. L’ambientazione intellettuale e radical chic è solo il punto di partenza, perché a differenza di tante nostre commedie che si guardano l’ombelico, Baumbach ha la capacità di raccontare l’intera società attuale e le difficoltà dei giovani di ogni età le cui opportunità svaniscono giorno dopo giorno e forse non ci sono mai state. Baumbach ci parla di una generazione di giovani, giovani tra i 20 e i 40 anni, che hanno le capacità e le potenzialità per poter fare qualsiasi cosa, ma cui non viene data veramente nessuna opportunità. Sono giovani belli ed eleganti, hanno studiato, sono intelligenti e riescono a vedere il mondo con dolorosa precisione, ma non sono in grado di comprendere se stessi e il loro destino. Fanno tutto e niente, vivono senza impegni verso nessuno, passano la vita a inseguire le cose, a bussare alle porte, come se avessero uno scopo superiore, ma questo scopo sfugge, gli anni passano lasciando un presente che ripete se stesso ma con sempre meno speranze di realizzazione. I loro non sono neanche fallimenti, ma piuttosto tentativi abortiti prima di vedere la luce.

Poi quando finisce lo show, ci si scontra con la realtà e cominciano i problemi

Poi quando finisce lo show, ci si scontra con la realtà e cominciano i problemi

In “Mistress America” c’è questo mondo portato in scena da due attrici bravissime a recitare una parte che, lasciano intendere, sentono molto vicina. Il resto lo fanno personaggi secondari davvero azzeccati (il santone, l’ex amica, l’ex fidanzato, la coppia di compagni del college), New York e una serie di situazioni e dialoghi brillanti che rendono la commedia davvero divertente, ma non per questo meno amara.

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