Precognizione sconclusionata e semiseria della fattuale irrealizzabilità di qualsiasi alto ideale derivante dall’osservazione del comportamento inconscio di certi viaggiatori

1
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Nella vita certe volte si fanno tanti pomposi discorsi, si celebrano grandiosi ideali e si buttano in mezzo un sacco di soluzioni, volano facilmente parole ardite e si dichiarano ambiziosi propositi.

Poi sali su un treno e sistematicamente trovi occupati soltanto i posti dal lato del corridoio, vai in metropolitana e il sedile di gran lunga più gettonato è quello finale accanto alla porta, prendi l’autobus e devi superare un capannello di persone abbarbicate al palo davanti all’entrata.

All’interno del rituale che vede protagonista certi viaggiatori, quotidianamente officiato all’interno delle parentesi del tempo dedicato al viaggio in modo inconscio e spontaneo, compiuto meccanicamente, pia attuazione di infallibili leggi chimiche, cieca obbedienza a un naturale principio di conservazione, sequela di forze troppo impetuose perché un umano cervello possa pensare di opporvisi, esemplarmente si acquatta paziente il germe dell’inesorabile fallimento di qualsiasi eventuale radioso futuro condiviso con altri rappresentanti dell’umana specie.

All’interno del semovente carro metallico misteriosamente propulso dall’indiavolato fulmine elettrico o dal detonante idrocarburo fossile, si osserveranno inesorabilmente i culi dei trasportati bipedi distribuirsi statisticamente come le palline del Ramino, posizionarsi intorno ai punti lagrangiani del mezzo, finendo tutti per occupare beatamente i livelli energetici esterni disponibili sino alla prima esaustione dei sedili e delle posizioni più favorevoli ed energeticamente convenienti, aggregandosi in strutture cristalline precise e armoniose.

Sembrerebbe il trionfo dell’ordine e dell’ergonomia, ma purtroppo questo stato di perfetto equilibrio tra le fisiologiche rotture di coglioni e le sacrosante acri diffidenze tra individui è destinato a infrangersi non appena si affacceranno sorprendentemente all’orizzonte del caldo e faticosamente conquistato itinerante spazio vitale presuntuosi e fastidiosi esseri alieni che pretenderanno di esaurire coi propri deretani lo spazio sul mezzo che fu scartato dalle prime ondate di vincenti, andando a sconvolgere l’ordine preesistente e dando vita a inaccettabili paradossi.

E poiché in genere l’ordine delle energie in ballo prescrive di ossequiare alcuni basilari princìpi fisici quali l’impenetrabilità dei corpi e la contiguità degli spostamenti, gli occupanti delle posizioni migliori (e quindi perciò a loro modo vedere gli unici legittimi) si troveranno dunque, grandemente contro voglia, a dover compiere inimmaginati sforzi per permettere agli abusivi sovvenitori di penetrare all’interno della carrozza o accomodarsi sul declassato sedile che guarda sul finestrino; codesta selvaggia distruzione del naturale equilibrio provocherà pletore di visini sorpresi, nervosi sbuffetti e broncetti accigliati, mentre i malvagi disturbatori perpetreranno impunemente la violazione dei più elementari diritti del viaggiatore legittimo, come quello di scegliere un proprio personale palo a cui rimanere fedeli per tutta la durata del viaggio o il depositare i propri numerosi effetti personali sull’altrimenti inutile sedile adiacente.

Comportamenti caratteristici, quali il mettersi in testa alla fila davanti all’apertura di una porta, entrare per primo, conquistare posizione proprio di fronte all’apertura, eseguire una rapida e aggraziata rotazione sul posto di centottanta gradi, afferrare il palo e rimanere fermi a fissare bovinamente l’uscita, indipendentemente dalla circostanza che vorrebbe un’altra decina di persone voler entrare anch’esse proprio attraversando la porzione di spazio vittoriosamente conquistata, oppure scivolare bruscamente sui sediolini fortunosamente liberatisi per ridurre al minimo ogni contatto possibile con qualsiasi altro fastidioso individuo senza tener minimamente in conto eventuali fraintendimenti o violazioni di un minimo galateo sociale, non possono essere in buona fede considerate sequenze di azioni ragionate e frutto di scelte pienamente coscienti.

Al contrario, verosimilmente si configurano quali l’attuazione di un primordiale istinto codificato all’interno del DNA, rafforzato dalla summa della personale micro-esperienza pregressa illusoriamente indirizzata al massimo guadagno, in ossequio alle regole di un ecosistema basato sull’assuefazione alla pratica del detestare o ignorare l’altrui persona.

Tutto ciò non avviene poiché prescritto da una legge civile o da un regolamento, non è frutto di un accordo esplicito o simbiotico, non è mosso da un comune campo di forze che agisca sui singoli individui; è invece il risultato dell’esprimersi di una preistorica libertà, infantilmente individualista, miseramente arraffatrice e miope, insensibile al contesto e, infine, anche tatticamente fallimentare.

Sebbene immersi in una realtà metropolitana non certamente pericolosa nel senso naturale del termine, come certi viaggiatori continuiamo in numerosi frangenti infatti, velatamente, a campare come animali, ignoranti e spaventati, certi solo delle proprie povere esperienze elevate al grado di metro universale; sempre immotivatamente pronti alla fuga ci autoproteggiamo mentalmente da eventuali incidenti fastidiosi o improbabilmente catastrofici mettendo in atto ridicole strategie, temiamo superstiziosamente l’ignoto e ci scaldiamo tramite sicure ritualità, furbescamente conquistiamo e pervicacemente difendiamo effimeri e asfittici spazi vitali per i quali siamo sempre pronti ad azzannarci.

Analizzando la fenomenologia di un certo viaggiatore casuale o forzato si mostra manifestamente evidente uno schema comportamentale facilmente riscontrabile in svariati ulteriori contesti e a differenti scale, la cui sconfortante reiterazione lascia prefigurare quanto fragile possa essere qualsiasi castello di carte costruito sugli individui.

Navigando quotidianamente su questo laghetto di ribollente incertezza, in una barchetta così leggera e dal baricentro così alto da vacillare ogni volta che un insetto si posi sulla livida superficie, dunque, interagiamo immersi in ecosistemi complessi e ci illudiamo di analizzare “la realtà” prefigurando lievemente “soluzioni” ai “problemi”.

E più o meno tutti, prima o poi, finiamo per auto-iscriverci, talvolta più per hobby che per convinzione, tra le fila di eserciti rappresentanti spesso alti ideali e propugnanti roboanti propositi migliorativi della condizione umana che spesso avrebbero in comune, quale presupposto fondamentale per sperare in una loro minima possibilità di attuazione, una basilare piena coscienza di sé da parte di individui che agiscano attraverso un’espressione ragionata del proprio pensiero, s’impegnino a prestare attenzione al proprio immediato intorno così come al più ampio contesto generale e che coltivino innanzitutto una continua tensione al proprio miglioramento.

Chi andrebbe fiduciosamente in guerra a combattere rendendosi conto di trovarsi in un battaglione di commilitoni storpi, ciechi o malati, intraprenderebbe un’impegnativa scalata in compagnia di fiacchi poltronisti professionali che si stancano a salire una rampa di scale o si iscriverebbe ad una loggia segreta composta da sparloni e pettegoli?
Così, su chi realmente provasse speranza nel cambiare in meglio il mondo, si sentisse pronto e abbia la volontà di fare qualcosa di buono o quantomeno di migliore, si potrebbe abbattere la temporalesca precognizione che piuttosto improbabilmente l’effettuazione dei suoi ideali troverà collaborazione da parte dei tanti mister “tanto scendo alla prossima mi siedo sempre fuori se no mi sento avvilito prenda il prossimo non vede che non c’è più spazio che c’hai da guardare io mi metto dove mi è più comodo e fanculo te e gli altri“, suoi temporanei, mutevoli ma sempre uguali, compagni di viaggio.

Probabilmente sbaglierà a farsi impressionare da ciò, probabilmente non dovrebbe farsi demoralizzare e ricercare solo il meglio nelle persone, probabilmente… passerà un altro viaggio e passerà un altro giorno e il mondo, insomma, resterà lo stesso.

Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Cosa ne è stato scritto

Perché non lasci qualcosa di scritto?