Non si uccidono così solo i papaveri

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Percorrendo la ciclovia del Po fra Piacenza e Guardamiglio, nella bassa lodigiana, il colore più ammaliante è il rosso. Rosso papavero. La sottile striscia di asfalto della pista ciclabile lungo i lati è invasa dai papaveri in un festoso tripudio di bellezza bucolica.

01-lombardia-in-biciclettaLa ciclovia, sopraelevata rispetto alla via Emilia che in alcuni punti corre parallelamente, incrocia e segue tratti della antica Via Francigena lungo l’argine maestro del Po. Papaveri ovunque, quasi ovunque, a ben guardare solo lungo la pista ciclabile o nei fossi o lungo il ciglio delle strade. Non in mezzo ai campi di grano, luogo deputato ad accoglierli, luogo in cui i papaveri erano incastonati come gemme ad impreziosire il paesaggio e la memoria di chi ha amato i versi dell’indimenticabile Faber ne “La guerra di Piero”: “Dormi sepolto in un campo di grano non è la rosa non è il tulipano che ti fan veglia dall’ombra dei fossi, ma solo mille papaveri rossi”. Ora i mille papaveri rossi non sono più nei campi di grano.

Perché? La risposta è tristemente semplice: pesticidi, probabilmente glifosato, diserbante sistemico non selettivo, fitotossico per tutte le piante. Quello stesso sotto accusa da più parti e di cui si sta discutendo, proprio in queste settimane, la messa al bando nei paesi dell’Unione Europea. L’allarme è stato lanciato da IARC, Agenzia per la Ricerca sul Cancro, braccio oncologico dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), che lo ha dichiarato “potenzialmente cancerogeno per l’uomo” insieme ad altri insetticidi molto usati in agricoltura soprattutto negli ultimi due decenni. Sono già diverse le nazioni che hanno vietato l’uso del glifosato e diverse altre sono vicine al divieto, fra cui Germania, Danimarca, Cina e alcuni stati degli USA, da cui il pesticida prodotto da Monsanto, proviene.

Da 20 anni anche la guerra alla droga in Colombia è stata fatta con il glifosato spruzzato da aerei statunitensi, con il benestare del governo di Bogotà, sulle coltivazioni di coca, provocando però anche disastrosi danni collaterali all’ambiente e alla salute dei contadini, tanto da portare il governo colombiano a chiedere la sospensione di queste micidiali irrorazione, peraltro di fatto poco efficaci contro la lotta al narcotraffico.

Sofia Gatica è una madre argentina. Nel 2001 partorì la sua bambina che morì subito dopo “per un grave difetto congenito, una inspiegabile mutazione che ha impedito lo sviluppo adeguato del sistema immunitario”. Così recitava la cartella clinica della neonata, ma Sofia, con l’istinto e la forza di una vera madre coraggio, non si accontentò di questa spiegazione e volle andare oltre la verità che le veniva raccontata. Cominciò una battaglia fatta di ricerche, reperimento di dati, indagini sul campo che la portarono alla scoperta di una tragica e sconvolgente ulteriore verità: da quando il governatore dello stato in cui abitava, in applicazione alle disposizioni del Fondo Monetario Internazionale (lo stesso che con la Troika ha portato alla devastazione dell’economia e della società greca, per intenderci), aveva imposto una strategia di coltivazioni agricole intensive gestite dalla multinazionale Monsanto e il conseguente uso di sementi OGM, sempre a marchio Monsanto, la mortalità infantile nella zona era aumentata del 1750% in 10 anni. Del resto il glifosato che uccide i nostri papaveri, distrugge le coltivazioni di cocaina in Colombia, altera il patrimonio genetico degli embrioni nella provincia argentina di Cordoba è quello stesso sperimentato nella guerra in Vietnam per distruggere le foreste in cui si nascondevano i guerriglieri vietnamiti.

La battaglia di Sofia Gatica e altre madri come lei, “Le Madri di Ituzaingó”, ha registrato una importante vittoria nel gennaio 2014, infatti a seguito della denuncia per genocidio presentata contro la Monsanto una storica sentenza ha dichiarato incostituzionale impianti e attività della multinazionale statunitense che viola il diritto dell’ambiente e alla salute, accogliendo le evidenze del nesso causale fra mortalità neonatale, malformazioni, malattie e l’uso di semi trattati con il glisofato.

Monsanto

La Monsanto Company è un’azienda multinazionale di biotecnologie agrarie, la cui sede principale si trova a St. Louis (USA)

Anche in Italia la Monsanto è stata interessata da una vicenda giudiziaria proprio legata a sementi di mais geneticamente modificato, il Mon 810, che un agricoltore friulano aveva iniziato a coltivare in barba ai divieti di legge attualmente vigenti. TAR e Consiglio di Stato hanno respinto il ricorso del coltivatore pro OGM che aveva impugnato il Decreto del Governo che vieta la coltura in Italia questo tipo di sementi. In seguito a queste pronunce la multinazionale statunitense ha dichiarato per mezzo di un portavoce:”Monsanto commercializzerà sementi geneticamente modificate unicamente laddove sussisteranno un ampio supporto politico, una rilevante domanda degli agricoltori e ci si trovi in presenza di un sistema regolatorio chiaro e applicabile”. Condizioni che infine si verificheranno con la firma del TTIP (Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti)?

Se il TTIP fra Unione Europea e USA sarà firmato si verificherà una regolamentazione di questo nuovo “super-mercato” euro-americano che permetterà l’introduzione in Europa di prodotti, dagli alimenti ai sementi ai farmaci, che fino ad ora il principio di precauzione (ovvero se non si conoscono gli effetti non se ne permette l’uso) che guida le nostre legislazioni ha tenuto lontano da cittadini e consumatori europei. Se il TTIP sarà firmato con l’introduzione degli ISDS, arbitrati internazionali dinnanzi a tribunali privati, perderemo quella tutela legale contro lo strapotere e l’arroganza di multinazionali e organizzazioni transnazionali che oggi il nostro ordinamento ci garantisce grazie ad un sistema giudiziario super partes e pubblico. Se il TTIP sarà firmato aziende e multinazionali potranno intentare cause ai governi (e quindi ai popoli) che nell’interesse dei cittadini portassero avanti legislazioni che possano, anche potenzialmente, danneggiare le aspettative di profitto delle stesse imprese. Sta già accadendo: in Egitto a causa di un analogo trattato. Una delle poche conquiste della primavera araba egiziana era stata l’aumento di salario minimo mensile per i lavoratori, da 41 a 72 euro, questa conquista è stata giudicata dannosa per il proprio profitto dalla Multinazionale Veolia che ha così citato il governo egiziano davanti al Centro internazionale per la risoluzione delle controversie relative agli investimenti (Cirdi), della Banca mondiale, un tribunale privato appunto, al momento non vi è ancora stata una pronuncia di merito, ma la causa è già costata moltissimo al popolo egiziano innanzitutto termini di sovranità e di diritti. E’ già accaduto: nel 2004 uno di questi “tribunali privati” per le risoluzioni delle controversie fra investitori e stati ha riconosciuto al gruppo statunitense Cargill un indennizzo di 90,7 milioni di dollari per perdita di profitto contro il Messico colpevole di aver introdotto una tassa sulle bibite gassate.

105582main_GlobalWarming_2060_lgEppure pesticidi killer, sementi geneticamente modificate, TTIP non sono il peggiore di mali che si profilano all’orizzonte del nostro futuro prossimo. La NASA ha lanciato un nuovo tragico allarme sui cambiamenti climatici. Il 2016 potrebbe essere l’anno più caldo di sempre (togliendo il primato al 2015): questi primi cinque mesi hanno confermato la tendenza e le previsoni per i prossimi annunciano una lunga estate bollente. Dalla fine della seconda Guerra Mondiale lo sfruttamento irresponsabile delle energie fossili, le deforestazioni, il consumo del suolo hanno dissestato equilibri ambientali sconvolgendo il clima nel modo e con le conseguenze già tragiche che raccontano cronache e scienziati, l’aumento di 1,5° della temperatura globale terrestre potrebbe avere effetti irreversibili e incontrollabili.

Tutto questo, dai cambiamenti climatici ai sementi OGM, al TTIP altro non è che espressione multiforme e declinazioni pù o meno dirette delle stesse sciagurate scelte politiche di governi, come quelli europei, e di organizzazione supergovernative (come Unione Europea ed FMI per citare due esempi) che hanno messo l’economia, e l’amorale sorellastra finanza, al centro della propria azione politica come se fossero fine e non mezzo. Stanno sacrificando tutto: ambiente, salute e non ultimo bellezza sull’altare di produzione (irresponsabile) di crescita economica (effimera) e di profitto (di pochi e sempre gli stessi).

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