La società dormiente sul letto Gaudo

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Assopita, da secoli o da giorni, un’intera popolazione, adusa a voltare il capo e mai a rivoltare l’anima contro qualcosa o qualcuno.
È la popolazione che vive nelle terre su cui posò lo sguardo per la prima volta Giordano Bruno ma dal cui esempio non ha mai tratto insegnamento.
In apparenza gioiosa e accogliente per via di modi stereotipati affabili e cortesi, nasconde invece malvagità, egoismo e menefreghismo i cui effetti possono essere estremamente pericolosi.
Tale gente conduce una vita farisaica, improntata sull’edonismo traslato in ogni aspetto dei rapporti umani, in cui la collettività non appare mai, se non sotto spoglie di branco che – incitato dalla solidale suburra – è sempre pronto a scagliarsi contro il malcapitato che tenta di appellarsi alla legge. Quest’ultima, quando non sbandita spudoratamente, viene usata di solito per tornaconto personale: filo conduttore di un sistema rispettato da tutti, o quasi. I pochissimi che non ne fanno parte, vengono tendenzialmente annullati, fagocitati ed emarginati; la loro voce fuori dal coro diventa afona o, seppur stentorea, confusa dal chiasso reale o metaforico di tutti gli altri: la società dormiente.

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Questa comunità, dalle vestigia pressoché rurali, del suo laborioso passato ha smarrito ogni traccia; i suoi membri rispondono ormai soltanto a spinte istintuali o a pseudobisogni, a caccia di cibo, sesso e materia. Si interrelano all’alimentazione e al corpo come animali e bramano oggetti di consumo imposti dal mercato, il quale in queste terre ha raso al suolo ogni forma di civiltà, rendendo la gente che vi abita priva di valori, in primis del rispetto per il prossimo che, in questa storia ma non solo, passa attraverso il rispetto per l’ambiente, come si evince dallo stato di degrado che prende le mosse da un alveo ormai irriconoscibile.

Il letto scomparso

Si tratta dell’alveo Gaudo (1), intasato fino al livello di guardia da rifiuti di ogni genere, vegetazione e fango che – alle prime gocce d’acqua – esonda riempiendo di melma le attigue strade. Sotto i ponti la condizione è abominevole, basta osservare le migliaia di bottiglie di plastica accumulate per via dell’ormai inesistente passaggio (2). In caso di abbondanti precipitazioni i danni sarebbero incalcolabili, data anche la vicinanza di tre grossi poli commerciali: il Vulcano buono, il Cis e l’Interporto di Nola, delle officine per la manutenzione dei treni “Italo” nonché di abitazioni e terreni dei comuni attraversati dal corso d’acqua in questione.
Uno scenario indecente che diventa, però, emblematico del carattere di questo popolo ormai obnubilato al punto di non vedere nemmeno più l’evidenza.
Lo stato di degrado testé descritto è riscontrabile anche dalle immagini che corredano questo scritto, rivolto a chi ha ancora un po’ di coscienza, soprattutto tra coloro i quali dovrebbero rendersene conto per dovere istituzionale.
Se, infatti, è qui sotto accusa la società (3) nelle sue molteplici componenti – istituzionali, associazionistiche, ecclesiali, professionali e civili, in cui l’apporto culturale è demandato ai comici di “Made in Sud” durante esaltate feste patronali – rimane fuor di dubbio che la più grande responsabilità ricada su chi ricopre funzioni di governo sia locale che nazionale, vista anche la grave situazione di dissesto idrogeologico che riguarda tutto il territorio italiano.

La Carta per l’Italia

Forse non è un caso che pochi giorni fa – dal 28 al 30 aprile – si sia svolto a Napoli (a pochi chilometri da questo posto derelitto) il Congresso nazionale dei geologi che, fra le novità, ha messo in evidenza una delle pratiche più diffuse in Italia: la moltiplicazione di cariche.
Il consesso ha richiamato ottocento geologi da tutta l’Italia e attirato l’attenzione di oltre settanta tra tv e altri media da circa quaranta Paesi. I professionisti hanno dato vita a dodici tavoli tecnici su altrettante tematiche. È stata presentata, quindi, la Carta per l’Italia, un documento in dodici punti che mette per iscritto le proposte dei geologi alle istituzioni. Un lavoro importante, per cui il presidente dichiara di essere soddisfatto.IMG_7697
Ma è deprimente apprendere che – nonostante l’esistenza di numerose figure deputate nello specifico a tutelare l’ambiente e chi vi vive (4) – si elaborino ancora progetti e si prospettino ulteriori incarichi da affidare; oppure leggere che proprio in Campania ci sarebbero dei professionisti di alta formazione pressoché “fermi”, come ha spiegato il presidente dell’Ordine, il salernitano Francesco Peduto, parlando della figura del geologo territoriale: “Si tratta di tecnici esperti e specializzati e qualcosa qui in Campania è stato fatto perché qualche anno fa, l’Ordine dei geologi della Campania, insieme con gli ingegneri, ha siglato un’intesa con l’Assessorato regionale alla Protezione civile e oggi abbiamo un centinaio di professionisti specializzati, anche se materialmente non sono ancora entrati in azione”.
La dichiarazione è sconcertante.

I fatti impongono invece di rivolgere un appello ad altri professionisti affinché predispongano, nell’immediato futuro, l’unico tavolo tecnico dal quale possa realmente scaturire un passo concreto verso la soluzione del principale problema di queste terre: la maleducazione. Estirparla non sarà affatto facile ed è per questo motivo che coloro i quali si dovessero assumere il gravoso compito, dovranno proseguire fino alla fine della strada, vale a dire fino a quando non sarà impiantata l’educazione. Solo in quel giorno potrà di nuovo fare capolino il sogno di riveder rifulgere una delle terre più belle del mondo.

Il Congresso ideale dovrebbe coinvolgere, quindi, principalmente pedagogisti, filosofi, antropologi, psicologi, sociologi e magari poeti, in grado di cancellare tra l’altro le scie deleterie dello stordimento televisivo.

Note

1. L’alveo Gaudo è il letto di un corso d’acqua artificiale, simile ai tanti in Campania – anch’essi non adeguatamente manutenuti, quando non usati come discariche – che costituiscono i Regi lagni, un’opera straordinaria avviata nel 1610 dal viceré spagnolo Pedro Fernàndez de Castro e successivamente ampliata e perfezionata dai Borbone.
2. La zona è evidenziata nel quadrante n. 448022 – Cartografia, realizzata dall’Autorità di bacino: http://www.adbcampaniacentrale2.it/psai-cartografia/
3. La società sotto accusa è formata principalmente dagli abitanti dei seguenti comuni: Nola, Cicciano, Camposano, Comiziano, Tufino e Roccarainola.
4. La difesa del suolo è il complesso delle azioni ed attività riferibili alla tutela e salvaguardia del territorio, dei fiumi, dei canali e collettori, degli specchi lacuali, delle lagune, della fascia costiera, delle acque sotterranee, nonché dei territori a questi connessi, aventi le finalità di ridurre il rischio idraulico, stabilizzare i fenomeni di dissesto geologico, ottimizzare l’uso e la gestione del patrimonio idrico, valorizzare le caratteristiche ambientali e paesaggistiche collegate.

Il dissesto idrogeologico è la condizione che caratterizza aree ove processi naturali o antropici, relativi alla dinamica dei corpi idrici, del suolo o dei versanti, determinano condizioni di rischio sul territorio”. [Art. 54 - D.Lgs. 152/06]

Uffici deputati alla salvaguardia dell’ambiente e della salute

- Autorità di Bacino;
- Arcadis: Agenzia Regionale Campana Difesa Suolo;
- Governatore della Regione Campania;
- Regione Campania – Dipartimento delle Politiche Territoriali:
Direzione Generale per i Lavori Pubblici e la Protezione Civile;
- Regione Campania – Dipartimento della salute e delle risorse naturali:
Direzione generale “Tutela della salute e coordinamento del sistema sanitario regionale”;
Direzione generale “Ambiente ed ecosistema”;
Direzione generale “Politiche agricole, alimentari e forestali”;
- Regione Campania. Settore demanio – ramo bonifiche;
- Assessorato all’Agricoltura;
- Genio Civile di Napoli;
- Arpac – Pulizia alvei;
- Asl;
- Consorzio generale di bonifica – Bacino inferiore del Volturno;
- Capo della protezione civile;
- Ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del mare:
Direzione generale per i rifiuti e l’inquinamento (RIN);
Direzione generale per la salvaguardia del territorio e delle acque (STA);
Direzione generale per la protezione della natura e del mare (PNM);
Direzione generale per il clima ed energia (CLE);
- Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali.

Galleria fotografica “Stato di abbandono o abbandono di Stato”

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