La rimonta della Marvel grazie a “Captain America: Civil War”

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E’ difficile recensire “Captain America: Civil War” senza fare alcun confronto con lo sconfortante “Batman v Superman: Dawn of Justice”. Entrambe sono saghe fumettistiche drammatiche, lunghe e epiche, le quali dispongono di supereroi che combattono supereroi per ragioni spesso apparentemente nebulose, dovute in parte alle macchinazioni di un antagonista dietro le quinte. Entrambe si presentano con intense ed estese sequenze di combattimento eroe contro eroe. Entrambe sono la fine di qualcosa, ma anche l’inizio di qualcos’altro.
C’è una differenza, naturalmente: tutto ciò che in “Dawn of Justice” era sbagliato, in “Civil War” è fatto bene.

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Captain America: Civil War

Regia: Anthony e Joe Russo
Sceneggiatura: Christopher Markus & Stephen McFeely
Produzione: Marvel Studios – Walt Disney

Paese: Stati Uniti
Genere: Azione, Fantascienza, Supereroi, Marver Universe
Durata: 147 minuti

Interpreti: 

Chris Evans: Steve Rogers / Captain America
Robert Downey Jr.: Tony Stark / Iron Man
Scarlett Johansson: Natasha Romanoff / Vedova Nera
Sebastian Stan: Bucky Barnes / Soldato d’Inverno
Anthony Mackie: Sam Wilson / Falcon
Don Cheadle: James Rhodes / War Machine
Jeremy Renner: Clint Barton / Occhio di Falco
Chadwick Boseman: T’Challa / Pantera Nera
Paul Bettany: Visione
Elizabeth Olsen: Wanda Maximoff / Scarlet
Paul Rudd: Scott Lang / Ant-Man
Tom Holland: Peter Parker / Spider-Man
Frank Grillo: Brock Rumlow / Crossbones

Consigliato a: omini di latta, spie russe piuttosto gnocche e ragni geneticamente modificati
Sconsigliato a: soldati patriottici, streghe scarlatte ed entomologi

iron man vs captain americaE’ stupefacente vedere ciò che Anthony e Joe Russo hanno fatto con il franchise di Capitan America. Non contenti di poter riposare sugli allori dopo l’eccellente “Winter Soldier”, i registi riprendono la narrazione poco dopo la conclusione di “Age of Ultron” e tornano a rappresentare molti dei temi che hanno reso il loro primo sforzo un così grande successo. La trama di base ruota essenzialmente intorno all’idea che a causa dei massicci danni collaterali causati da questa nuova “era dei supereroi”, debba esserci una sorta di processo di controllo ed equilibrio su di essi, i quali dovrebbero essere formalmente registrati dalle Nazioni Unite e spediti in missione solo a comando. Si tratta di una premessa interessante da esplorare, dipinta in un modo più che sensato. Naturalmente gli esseri umani normali sarebbero più che contenti se l’atto di registrazione venisse ufficializzato, ma non vorrebbero estinguere i supereroi, bensì solo controllarli (“Quis custodiet ipsos custodes?”). Questa è la tesi sostenuta da Tony Stark (Iron Man), il quale cerca di usarla come meccanismo per far fronte ai suoi sensi di colpa. Totalmente agli antipodi si trova Steve Rogers (Capitan America), che vede il tutto come un losco escamotage attraverso il quale i governi potrebbero trasformare i supereroi in armi al loro soldo. captain-america-civil-war-marvel

Un confronto di ideali che è un modo organico e formidabile per far serpeggiare il conflitto tra le due colonne portanti degli Avengers, rinforzato dalla sensazione che, fin quando il primo cazzotto non viene tirato, il rapporto fra i due rimane forte e teso come sempre. Ha inizio dunque una guerra che più che civile (ci sono molti meno supereroi rispetto al fumetto da cui è tratto il film) somiglia ad uno scontro fratricida, le cui eventuali conseguenze potrebbero scuotere il mondo.

Qualche problema di trama la pellicola lo presenta: come in “Dawn of Justice” si ha la sensazione che alcuni dei contrasti centrali potrebbero essere risolti semplicemente con i protagonisti seduti a colloquiare al bar davanti ad una tazza di caffè, e di conseguenza a volte si avverte il conflitto come se fosse solo un modo maldestro per raggiungere lo scopo del film (le mazzate tra icone nerd), invece di essere una conclusione naturalistica. Ma il resto è concepito in maniera così incredibile che è facile perdonare i difetti di questo cinecomic.

Captain-america-civil-war-romance-165249I fratelli Russo, proprio come in “Winter Soldier”, hanno creato molto più che un cinecomic. La prima metà del film è essenzialmente un thriller di spionaggio politico con scene di lotta caratterizzate da superpoteri. “Civil War” risulta intenso, torbido e riesce nell’intento di manipolare abilmente i suoi personaggi (ed il suo pubblico) attraverso una complessa serie di eventi e di manovre politiche. Questo rafforza sia la storia che i personaggi, e quando le cose iniziano ad incrinarsi del tutto nella seconda metà del film, facendo cominciare una rissa a tutto campo tra le due parti, si avverte appieno il senso del fantastico, come se tutta la tensione accumulata esplodesse in un tripudio di estasi per lo spettatore nerd medio come una bomba ad orologeria perfettamente a tempo.

Che la trama sia ben articolata è la vera sorpresa, d’altronde i fratelli Russo e gli sceneggiatori Christopher Markus e Stephen McFeely si sono fin da subito dimostrati capaci. Le scene di combattimento sono selvaggiamente eccitanti e divertenti da guardare più del previsto. Tuttavia, la sfida più grande che hanno affrontato è l’affollamento di “Civil War”. Oltre ad ognuno dei Vendicatori, escludendo Thor e Hulk (la cui esclusione è una delle idee migliori del film), c’è l’Ant-Man di Paul Rudd, Black Panther interpretato da Chadwick Boseman, e Tom Holland come Spider-Man. Il tutto è reso ancora più complicato dal fatto che il film è essenzialmente il punto di partenza per due nuovi franchise (Black Panther e Spider-Man).

Eppure i due personaggi sono integrati in modo continuativo e divertente, con scelte di cast terribilmente azzeccate e con archi narrativi soddisfacenti per ciascuno di essi. Boseman è perfetto come T’Challa, la Pantera Nera, il leader di Wakanda, intrappolato nella storia da una missione di vendetta personale. La sorpresa più piacevole, tuttavia, è Holland. Non ha una gran parte all’interno della guerra, ma è ben eseguita, in modo da riportare tutto lo zelo infantile e la gioia nel personaggio dell’arranpicamuri. Non abbiamo mai avuto uno Spider-Man perfetto: Maguire fu un buon Spider-Man, ma un pessimo Peter Parker, e Garfield era il suo opposto. Holland è la soluzione a tutto, e fa improvvisamente venir voglia di vedere sullo schermo un nuovo Spider-Man.spider man tom holland-001

Forse la cosa più godibile, messe da parte le botte da orbi, è che il film spende un’enorme quantità di tempo concentrandosi sulle relazioni, vecchie e nuove. Il conflitto tra Stark e Rogers, l’amicizia tra Rogers e Bucky Barnes, il rapporto bizzarro tra Visione e Scarlet, l’interazione spesso isterica tra Barnes e il Falcon di Anthony Mackie e la complicata posizione di Natasha Romanoff, la quale funge da coscienza sia ad Iron Man che a Capitan America. Tutte le storyline hanno il giusto tempo per svilupparsi armoniosamente, rendendo il film ancora più piacevole.

“Civil War” è un grande film, pieno di grandi prestazioni attoriali sorprendenti ed emozionanti sequenze d’azione. La storia è densa e complessa: talvolta sembra barcollare sotto il suo stesso peso, ma alla fine ne esce forte. L’azione è veloce e spettacolare, ma opprimente o incomprensibile a livello di montaggio. Forse la cosa più importante è che anche se i temi narrati da “Civil War” sono complicati e il suo tono è spesso triste, c’è una notevole quantità di humor. La trama è labirintica ma allo stesso tempo divertente. E questo è ciò che rende questo cinecomic uno dei migliori fra quelli targati Marvel.

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Cosa ne è stato scritto

  1. Riccardo

    Peccato, ho trovato il film totalmente all’opposto: forzato, scontato, puerilmente psicologico, l’introduzione della Pantera Nera neanche paragonabile alla delicatezza con la quale si è introdotta Wonder Woman in BvsS.
    Tra l’altro BvsS, che avrebbe dovuto essere l’epigono di CW, si è dimostrato ben più credibile, semplicemente perché i due supereroi DC hanno già un forte sviluppo psicologico di partenza. È mancata quell’epica che un arco narrativo ben più articolato nel fumetto permette di dare alla storia, creando un respiro più ampip del semplice “omaccioni che fanno a botte”.

    Rispondi

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