Il Brasile: la congiunzione degli opposti

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Trovatami disoccupata, una sera, un po’ per caso, decisi di contattare una fondazione brasiliana incontrata  in Italia due anni prima, la cui direttrice , in risposta, mi invitò  a trascorrere un periodo da loro di circa venti giorni. Accettai  chiaramente. Viaggi, incontri, lavoro, incomprensioni, conoscenze, e un contratto tra le mani poco prima di ripartire, per un ingegnere chimico con esperienza nel settore ambientale che, per una fondazione operante in questo settore, sembrò potesse apportare un valore aggregato. Bene, perché no? Ed eccomi qui. Sono passati quasi due anni da quel lontano 12 agosto 2014. Come possibilmente immaginabile, un tempo intenso, difficile, sorprendente, vissuto nel Rio Grande del Sud, ultimo stato a sud del Brasile, e nello specifico in Serra Gaucha, terra dos gringos, nella città di Bento Gonçalves.  Il Brasile: samba, immense spiagge bianche bagnate dall’oceano, carnevale, calcio, donne meravigliose. E poi? Superando il limite del desunto, del catalogato, delle associazioni semplicistiche di pochi punti di riferimento, cosa si nasconde?

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Si prende la fuga, pensando che oltre le alpi e al di là dei mari che ci circondano si possano varcare le porte del paradiso. Poi tali porte forse non si trovano, ma si può scoprire un mondo complesso, sorprendente, fatto di mondi infiniti, caotici e confusi, quale il Brasile. E così,  festeggiando lo scadere prossimo del secondo anno da quel primo contatto, ecco a voi undici segreti, notizie, curiosità, per conoscere cosa  può esistere se accantoniamo quei pochi aspetti peculiari notori ai più.

1) Il Brasile è un Paese immenso

Il Brasile è una Repubblica Presidenziale Federale, costituita da 26 stati con una popolazione di circa 200 milioni di abitanti. È la quinta nazione al mondo per estensione e numero di abitanti. La colonizzazione a opera di portoghesi, inglesi, olandesi, spagnoli e l’immigrazione di varie comunità, come quella italiana e quella tedesca, nella parte meridionale, hanno determinato il progredire di un Paese estremamente complesso e eterogeneo che, partendo dalla creatività e dalla cura dell’estetica di origine indigena, si è arricchito e differenziato attraverso la disinvoltura portoghese, la passione per la musica africana e lo spirito internazionale derivato dall’arrivo delle varie matrici europee, seppure contraddetto da manifestazioni di eccessivo protezionismo e orgoglio nazionalista.

10264214_889604094385677_1810997421965065388_oAppena pochi punti in comune tra i diversi stati, quali la lingua, seppure con le dovute differenze, e alcune usanze, come il carnevale, definito dall’antropologa Maria Laura Calvalcanti, un processo culturale che involve gruppi e aree urbane distinte “creando un campo di interinfluenze e dialoghi permanenti tra bassa e alta cultura delle masse, che sono istanze articolate dentro un processo che obbedisce a una propria dinamica”.  Una complessità di un paese che “vive la congiunzione degli opposti, il matrimonio di quello che è inconciliabile a prima vista”. Il Brasile infatti si vive, non si comprende, e le opinioni maturate durante questi miei due anni di esperienza potrebbero entrare in conflitto con quelle che potrei sviluppare distanziandomi anche di poche centinaia di chilometri. Si passa per altopiani, foreste, grandi fiumi, spiagge bianche, si scorre lungo un intervallo di temperatura che oscilla tra 0 e più di 40 gradi e si spostano persino le ore dell’orologio, considerando che soltanto nel sud del paese esiste la differenza tra ora legale e solare.

2) Regno di grandi contraddizioni

1495235_885977321415021_2435930915403738109_oIl Rio Grande del Sud  è tra gli stati brasiliani più sviluppati, a livello economico, legislativo, sociale e industriale, in preda a una rincorsa continua all’inseguimento del progresso e del totale benessere; ma, in ogni caso, viene anch’esso toccato da una linea spezzata e irregolare che congiunge alto sviluppo e degradazione, simboli di ricchezza sfrontata e pacchiana e simboli di totale disperazione, grandi grattacieli di ultima generazione e baracche di chi a malapena ha risorse economiche per sfamarsi. È un Paese conosciuto per la ricerca medica, specialmente nell’ambito della chirurgia estetica e della dentistica, anche se esistono a oggi condizioni igieniche altamente precarie. È un Paese dove vengono  riconosciute ufficialmente le coppie di fatto, anche omosessuali, dove ogni nome professionale è distinto per genere. È un Paese dove ognuno è schedato con le impronte delle dieci dita, ma che vive in bilico costante, minacciato per altro da una violenza, a tratti estrema, favorita dalla scarsità o dall’assenza di un sistema di sicurezza a protezione dei cittadini.

3) Burocrazia… noi che pensavamo di avere il primato

10380149_904932979519455_3533912387000899348_oIl Brasile vanta di una macchina burocratica che sconfigge  pesantemente quella italiana, abbracciando ogni tipo di rapporto e relazione sociale e commerciale. Pensare che nel momento dell’acquisto in un grande magazzino, come il nostro Mediaworld ad esempio, si debba passare per tre reparti differenti: il primo, vendita, che ti scheda con ogni dato possibile di riconoscimento, a eccezione delle impronte digitali. Il secondo, acquisti, dove si procede con il pagamento e l’ultimo, consegna del trofeo, decisamente guadagnato. Ogni cosa prevede una lungaggine a volte immotivata che generalmente provoca malintesi, intoppi e situazioni di certo poco piacevoli. L’aspetto interessante è che nessuno è in grado di fornire una spiegazione logica: si fa così perché così è, perché in tal modo ci è stato insegnato, perché così funziona. Per cui, non vi venga in mente di cercare un confronto o chiedere spiegazioni perché il risultato è solo una sollecitazione ulteriore al negativo della vostra pazienza Chiaramente, con queste basi, il mio visto temporaneo di due anni, ottenuto dopo dieci mesi da quel 12 agosto,  scatena degli scenari non di semplice risoluzione, quando possibile. Sei di fatto un soggetto potenzialmente pericoloso in quanto tracciabile soltanto per un tempo ridotto e limitato.È un sistema che frena, incatena, omologa e che non prevede eccezioni, se non economicamente molto vantaggiose, e che  favorisce delle reazioni opposte, all’oscuro delle belle facce, che sfiorano o oltrepassano i limiti del formalismo e della legalità.

4) Dove ancora deve arrivare l’inglese

Facendo specifico riferimento al Rio Grande del Sud e in particolare alla Serra Gaucha, terra di immigrazione italiana, si riscontra che dell’inglese non vi è quasi traccia, sconfitto da una lingua stravagante sviluppata per fusione tra il portoghese brasiliano e il dialetto veneto, chiamato  talian. Per cui chi giunge qui con una conoscenza pressoché perfetta dell’inglese ha decisamente molte meno possibilità di comunicazione e comprensione rispetto all’abitante delle nostre regioni settentrionali, quali veneto e trentino, che si esprime con orgoglio con il  suo dialetto originale. Il problema è che questo talian  viene considerato da loro come lingua italiana. Per cui, se proveniente da una regione italiana del centro o del sud, sarai  sottoposto a conversazioni incomprensibili. La conclusione poi: noi parliamo italiano, tu non so…del Paraguay?

5) Ma perché in Brasile si lavora?

Anche questo mi è stato chiesto prima della partenza, sempre secondo quella visione semplicistica con cui siamo bravissimi a fare le nostre considerazioni, facendoci bastare pochi segnali come in tal caso ballo, feste e sole cocente con cui ustionarsi in riva al mare per esaltarci a grandi intenditori.

Si lavora e anche molto, seguendo degli orari che per noi italiani sono quasi improponibili. Partenza ogni giorno appena al terminare dell’alba, e fine dopo quasi nove ore, senza considerare la pausa dell’almoço, il pranzo. Almeno cinque volte a settimana. Scaduta questa prima parentesi ne inizia un’altra, che per i più giovani è fatta di corsi e di studio. Non viene concesso il lusso di aspettare il titolo universitario per immettersi nel mondo del lavoro. La vita indipendente inizia molto presto e va avanti attraverso tappe e successi intermedi, così da arrivare, in generale, a trent’anni con un passato di esperienze professionali e personali anche decennale.

1013647_936352573044162_8542444470358689572_n A 23 anni sei considerato abbastanza maturo per assumerti responsabilità: questo aspetto, e quel“jetinho brasileiro”, ovvero la  capacità tipica nel far ricorso  a trucchi vari, senza troppi scrupoli, rompendo di nascosto le comuni regole e la famosa burocrazia,  determinano un gap rispetto ai coetanei italiani davvero considerevole. Si è in una sfida perenne che non lascia margini di errore, soprattutto pensando che, in assenza di una tutela del lavoro, si può essere licenziati senza alcun preavviso e senza alcuna ragione specifica da un momento all’altro. È una lotta alla sopravvivenza, secondo quella mentalità a noi conosciuta del “fine giustifica i mezzi”,  è  “una tendenza a rendere fluttuanti i confini tra sacro e profano, formale e informale, pubblico e privato, emozioni e regole”, per raggiungere i propri obiettivi.

6) Saudade…

12672104_1150800368266047_8625430683002339666_oSaudade, la nostalgia per quanto fu e non è più e per quanto ancora non è, seppure tremendamente voluto. Un sentimento che il Brasile provoca e che avverti nel momento del distacco, seppure per un tempo limitato. Il Brasile si lascia amare, di un amore folle, passionale e viscerale, che scatena reazioni opposte e contrarie, ma in ogni caso intense. Si lascia scoprire a gocce, attraverso quei grandi opposti che fanno incazzare ma che in fondo incatenano, sfidano e provocano.

7) I lunghi viaggi…

10259215_1116032908409460_7857671395330960503_oUna delle prime cose che comprendi  è che la tua visione spazio temporale e i criteri solitamente utilizzati per prevedere i tempi di percorrenza in base alla distanza e  al mezzo di trasporto possono tranquillamente essere  accantonati. Roma – Bologna in poco più di due ore. Già…con lo stesso tempo a malapena qui ci sposta di 130 chilometri. Treni inesistenti, condizioni stradali precarie, limiti di velocità assolutamente ridotti, soprattutto per la quasi totale assenza di sistemi di sicurezza e segnaletica ben definita rendono il viaggio, per qualsiasi  ragione lo si intraprenda, stressante, lento e con pericolosità di vario genere che minacciano costantemente  la tua incolumità.

8) Il mondo degli acquisti brasiliani

Ricordo che la prima volta che venni qui, nel Luglio 2014, uno dei direttori dell’albergo in cui alloggiavo mi suggerì di recarmi in un grande supermercato. Mi disse “Incontrerai l’anima brasiliana”. Detto, fatto. Scaffali ripieni di leccornie varie, dolci e salate, lattine di birra in ogni dove, quadratini di dolci  a base di zucchero, frutta e latte condensato, una specialità del posto. Chili su chili di carne con “droghe” varie per gli immancabili churraschos,  annaffiati da vino, rosso e bianco, succo d’uva e guaranà, bevanda a base di ginseng.  Ampio spazio concesso a vari tipi di shampoo e prodotti diversi per i capelli, insieme a mille saponette riposte alla rinfusa, a scapito dei bagnoschiuma, che si riducono al massimo a tre tipi differenti. Un’esplosione di frutta e verdura coloratissime, libere da sacchetti e confezioni rigide di plastica. Pizze, che più che pizze sono basi di pasta pane conditi con il menu di un intero pranzo matrimoniale. Si osa, senza scrupolo, si eccede, si abbonda e si estremizza,  fregandosene del dettaglio, della sfumatura, delle particolarità, delle note al contorno, lasciandosi guidare dall’istinto primordiale e dai bisogni carnali.

9) Dove vince l’individualismo

Si fa una gran fatica a instaurare legami forti , che vadano oltre le uscite brave dei sabato sera e le vacanze in spiaggia durante l’estate. Si vive di rapporti labili, mutevoli, instabili, dove ognuno mantiene uno strato spesso e impermeabile, in modo che non vengano intaccati la bella faccia sorridente, il buongiorno entusiasta e il bem vindo accogliente. Esiste un distacco significativo tra il mostrarsi e l’essere, tra il sentire e l’apparire, tra il volere e il richiedere. Amicizie che nascono in un’ora e che possono morire nell’indifferenza, lasciandosi condizionare da una logica del massimo vantaggio nel minor tempo possibile, scatenando  sentimenti forti che raggiungono picchi altissimi per poi scomparire. Si è soli, si resta soli in fondo, seppure sommersi da chiacchiere senza fine, risate, battute divertenti, uscite in gruppo. Forse perché ci si abitua fin da adolescenti a cavarsela da soli, a lottare contro il mondo per il proprio spazio e a competere, ma non a condividere.

10) Il mondo della musica

11201125_1044738005538951_2322058151030142252_oIn Brasile non esiste solo la samba! Questa è una delle  cose che impari quando ti rechi in un locale e ascolti una musica nuova, la “sertaneja”o musica caipira, ballata con estrema sensualità. E poi, il rock brasiliano, che in questo stato è particolarmente diffuso. Localini piccoli con tavolini di legno e pareti sature di quadri, dipinti, oggetti di ogni genere, dove si esibiscono i mille gruppi locali con repertori niente male di musica jazz, blues, rock. Birre gelate e porzioni di fritti vari, caipirinhas, pizze tagliate a quadratini, mentre si aspetta lo show. “Il rock non eliminerà i tuoi problemi. Ma ti permetterà di ballarci sopra”. E si è in Brasile, e chiaramente non si può non scegliere di ballarci sopra. Il piacere di sentirsi brasiliana. Per farvi un’idea, cliccate qui. In brasiliano ha il suo perché.

11) E per concludere, un cenno al mondo femminile

Le donne acqua e sapone…questi strani soggetti, poco conosciuti da queste parti. La cura estrema dell’estetica di un corpo, con vari e eventuali ritocchi siliconati, che viene mostrato, abbellito e appesantito da vestiti colorati e stampe eccentriche, labbra rosse disegnate a opera d’arte, capelli lunghissimi e voluminosi, tratti di matita nere e giochi di luce che contornano gli occhi.  Un’apparenza conforme a criteri generalizzati che costituisce un lascia passare, un biglietto di visita, un segno di riconoscimento, e uno spartiacque, tra chi vuole partecipare al gioco e chi invece preferisce soltanto assistere.

Questo è parte del mio Brasile, che si è raccontato attraverso la vita di ogni giorno, il contatto diretto con le persone, il curiosare e il girovagare per luoghi differenti, assecondando il mio desiderio di vivere questo grande Paese, cercando di prenderne il più possibile, mettendo in conto che quella saudade, procedendo in avanti, potrà presentarsi con maggior forza.

Segnalo il  libro del sociologo italiano Stefano Palumbo, “Caminhos da cultura no Brasil”, che ha ispirato vari passaggi di questo articolo. Un regalo basiliano, apprezzatissimo, per il mio compleanno.

 

 

 

 

 

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4 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Max Keefe

    Costanza non si accontenta di parlarci del Brasile e, anche quando sembra rifugiarsi negli stereotipi (grandezza, saudade), riesce ad estrarre notizie che ci spiazzano e ci intrigano. La burocrazia brasiliana? Esiste una musica diversa dalla samba? Il mondo degli acquisti. Brava!

    Rispondi
    • COSTANZA

      Ho sempre vissuto cercando di rompere gli equilibri, guardando al di là di ciò che appare a prima vista. In Brasile invece, partecipando giornalmente a questo strambo matrimonio degli inconciliabili, tento di fare esattamente il contrario. Ed è in questa ricerca di un equilibrio, seppure precario, che scopro le sfaccettature, le sfumature, le particolarità, i dettagli. Sono limiti sottili, sensazioni opposte di piacere e fastidio, che annientano classificazioni, priorità, definizioni. Grazie Roberto per il tuo commento. E per il suggerimento. é stato davvero bello scrivere questo articolo!

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  2. Stellanigra

    Un affresco vivido e sentito, sospeso tra vissuto e riflessione, incastrato tra penombre e luci puntiformi, sebbene privo di giudizi monolitici e affrettati.
    E che al lettore lascia in pancia una non trascurabile dose di saudade…

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    • COSTANZA

      La saudade è vita, è trasporto, è emozione, è rabbia, è testardaggine, è desiderio. é un obiettivo che si rincorre, con tutte le limitazioni del caso. Per chi mi chiede “Ma perché il Brasile?”. Ecco, non so, sto tentando di capirlo. Ma non credo ci riuscirò mai. Del resto, è un amore folle…

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