Emigrazione: la comunità italiana in Romania

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L’emigrazione italiana non finirà mai. E non solo perchè ancora oggi, un numero sempre più grande di connazionali, giovani e meno giovani, lascia il paese per cercare fortuna altrove.

No, non solo per questo. Non finirà mai perchè noi non finiremo mai di raccontare le tante vicende ad essa legate e le storie più curiose e meno note di quell’immenso movimento di vite e di destini, senza il quale forse, le sorti del nostro paese sarebbero state diverse. Gli italiani sono in Argentina, in Venezuela, in Australia, figli e nipoti di parenti imbarcatisi su grandi navi in partenza da Napoli, Palermo, Messina. Molti tra loro non sono arrivati nemmeno a destinazione.

Gli italiani sono negli Stati Uniti; quelli di seconda classe venivano esaminati dai funzionari americani direttamente sulle navi, quelli di terza classe vi si stabilivano dopo aver effettuato le visite mediche a Ellis Island, nel Golfo di New York. Ingresso non consentito alle donne nubili e ai minorenni non accompagnati: per le prime in cambio del permesso, l’obbligo di sposarsi anche lì sull’isola e per i secondi la ricerca di un garante o di una famiglia adottiva.

Gli italiani sono in Belgio: il patto tra i due governi all’indomani della fine della seconda guerra mondiale assicura con un trattato una quantità di carbone per ogni minatore inviato. E poi ancora sono in Svizzera, in Francia e in Germania. A forza di andare, i grandi numeri determinano il senso comune ed il sentito dire, così anche per l’emigrazione la presenza di connazionali è nota solo in alcuni luoghi del mondo. Eppure, senza nemmeno dover tanto rovistare, veniamo a sapere che molti italiani non scelgono le rotte più battute e si recano in luoghi improbabili, dove tuttora risiedono i loro discendenti. In Romania ad esempio, dove nella regione di Craiova, nella zona sud orientale del paese, si stabiliscono italiani provenienti soprattutto da Friuli (Udine e Pordenone), Veneto (Treviso e Belluno) Abruzzo, Marche (Ancona) ed Emilia Romagna (Parma).

emigrazioneLo spostamento degli italiani nell’est Europa inizia alla fine dell’800: si tratta di manovalanza non specializzata che si dedica ad attività di pastorizia o agricoltura. Con il tempo, arrivano in Romania minatori, marmisti, falegnami, fabbri, fornaciai, operai: entrano con un visto turistico e, quando scade, nella maggior parte dei casi, non tornano in Italia. Si tratta di connazionali essenzialmente di sesso maschile che vogliono migliorare le loro condizioni economiche, e non si stabiliscono soltanto al sud ma anche in Moldavia e in Valacchia. La Romania offre possibilità di lavoro certe e numerose e molti connazionali partono senza aver stipulato un contratto di lavoro, non tenendo conto dei consigli del “Manuale dell’emigrante italiano nei Balcani e in Romania” edito nel 1910, che consiglia di procurarsi contatti di lavoro già prima della partenza per evitare le ire e del Ministro dell’interno romeno, che si trova col faticoso compito di dare l’autorizzazione all’ingresso degli emigranti.

INASI nostri connazionali comunque riescono a restare e a stabilire con i locali una buona integrazione: un giornale bilingue “Fratellanza romeno-italiana” da rivista diventa quotidiano, sin dalla fine dell’800 ed è uno dei più letti e a Bucarest nella chiesta italiana suonano campane fuse in Friuli. Con la guerra mondiale alle porte, il governo italiano invita i connazionali a rientrare per impegnarsi nelle emergenze italiane, alcuni restano ugualmente in Romania dove ormai hanno la loro famiglia, altri la abbandonano, se non nell’imminenza, alla fine della guerra, con l’abolizione della monarchia romena e la fondazione della Repubblica.

Il partito comunista costringe gli italiani rimasti ad una romanizzazione completa, persino del cognome, e chi invece viene costretto al rimpatrio forzato non può portare in Italia che una misera parte di quanto posseduto in Romania.

Molte altre informazioni sulla presenza degli italiani nel paese e sulle attività tuttora in corso per il recupero e la conservazione della lingua e della cultura italiana tra i discendenti italiani in Romania, sono sul sito internet dell’Associazione Roasit, che ha sede a Bucarest e che lavora da più di 20 anni per recuperare una delle tante pagine dimenticate delle storia italiana.

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