“Divine Gate”: Quando si chiude una porta, ma si apre un “Portale”…

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

divine gate teamI tre mondi di Terrastia (il mondo terreno), Hellistia (il mondo sotterraneo) e Celestia (il mondo dei cieli) si fondono tra loro a causa dell’apertura del leggendario Divine Gate, mistico portale dagli enormi poteri magici. Da quest’episodio i tre mondi cadono in un periodo di caos e disordini, concluso però dall’instaurazione di un Consiglio Mondiale, atto a monitorare le attività del Gate e a permettere ai tre mondi di tornare alla rispettiva normalità. Col passare del tempo il Divine Gate viene sempre più considerato come una leggenda, mentre il Consiglio Mondiale prepara, tramite apposite istituzioni, dei ragazzi chiamati “Idonei”, capaci di usare delle abilità magiche. In molti, tra questi, cercano di arrivare al Divine Gate, che si dice riesca ad esaudire qualunque desiderio. Coinvolti nella ricerca del leggendario portale saranno tre giovani Idonei: Akane, vivace ragazzo alla ricerca del padre scomparso, Midori, ragazza tormentata dalla perdita della propria amica d’infanzia, e Aoto, silenzioso ragazzo accusato dell’omicidio dei propri genitori…

Tratto da un omonimo videogioco, “Divine Gate” si presenta, sin dalle prime scene, come un classico “shonen” (tipologia di manga o anime giapponesi adatti ad un pubblico adolescenziale, caratterizzato dalla presenza di vari combattimenti e scene d’azione). La struttura è quella stereotipata del classico terzetto adolescenziale che si ritrova ad affrontare delle minacce più grandi di loro, compiendo un “viaggio dell’eroe” che accompagnerà sia la loro crescita fisica che psicologica. L’abbiamo già visto in contesto orientale (come Shinji, Rei e Asuka di “Evangelion”) che in contesto occidentale (come Harry Potter, Ron ed Hermione).divine gate girl

Ma attenzione, perché questa non è per forza una pecca: alla fin dei conti è un lavoro indirizzato ad un pubblico giovane e la sua semplicità e i personaggi vivaci, a volte un po’ strampalati, contribuiscono ad una facile fruizione. Il problema si trova da tutt’altra parte. Iniziamo dalla sceneggiatura, a tratti frettolosa, banale. Per fare un esempio, in una scena di combattimento il patos della morte di alcuni personaggi viene completamente annullato dal fatto che lo spettatore si chiede: “Ma questi chi sono?”. Già, perché un altro problema è la pessima costruzione dei personaggi secondari, ridotti a sagome sullo sfondo, anche quando il loro contributo al proseguimento della trama è essenziale. Infine (sempre collegato al problema della sceneggiatura), molte questioni non solo non vengono risolte, ma sono così confuse dal rimanere imperscrutabili. Persino le premesse non sono del tutto chiare: vengono buttate lì, con mezza frase a spiegarle (e anche male). In definitiva “Divine Gate” si rivela essere una serie leggera e scorrevole, senza nessuna particolarità rispetto ad altri lavori dello stesso genere, che avrebbe dato miglior frutti se sfruttata meglio, magari con qualche episodio in più.

Consigliato a: giovani teenager, fan di maghetti e affini, gente con un desiderio da realizzare
Sconsigliato a: chi detesta le scopiazzature di Fate Stay Night, chi vorrebbe riplasmare il mondo a suo piacimento, chi non apprezza il citazionismo
Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Perché non lasci qualcosa di scritto?