Clinton, Trump e la politica spazzatura

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Nel nostro Paese si è sempre elogiato ed esaltato il mondo della stampa anglosassone, ponendolo come faro dell’informazione globale. Spesso in modo imbarazzante, con quel tipico provincialismo e mancanza di autostima che colpisce sempre l’Italia di fronte a potenze superiori. Ma per chiunque mastichi un minimo l’inglese, è sufficiente fare un salto su Internet per scoprire che i mass media statunitensi hanno ormai raggiunto vette imbarazzanti di manipolazione, demenzialità e faziosità. La campagna elettorale delle presidenziali 2016 è un perfetto termometro per osservare la decadenza dell’informazione e la piena espansione dell’Età della Demenza in tutta la sua inquietante potenza. Infatti, la copertura dell’attuale politica americana inevitabilmente si riflette sulla politica stessa fino a creare fenomeni come Donald Trump e Hillary Clinton.

In Europa, l’eco di questa distorsione sono arrivati maggiormente amplificati dalla classica faziosità pro-democratici dei media nostrani e leomag3dall’incapacità dei giornalisti locali di capire la società americana, che differisce nettamente in certi aspetti rispetto a quella dell’Europa continentale. Era inevitabile che in una cornice del genere un fenomeno come Trump venisse rappresentato alla stregua di uno spauracchio che non poteva essere previsto, considerato fino all’anno scorso un simpatico e inutile buffone, e ora temuto e avversato come possibile futuro presidente degli Stati Uniti; con un minimo di ragionamento si poteva prevedere uno scenario simile, specialmente da parte di chi vive in Italia, nazione da sempre laboratorio politico della Storia. Lo show che stiamo vedendo in questo momento è solo l’ultimo capitolo della nostra società dell’immagine priva di sostanza. E la questione non si ferma solo a Trump (la spia più evidente), ma riguarda tutti i politici, ormai finiti a recitare dentro un immenso circo tragicomico e grottesco.

Non si sa bene quando è effettivamente partito il disastroso processo, ma uno dei capitoli iniziali è stato sicuramente il dibattito televisivo tra Kennedy e Nixon, occorso decenni fa, in cui per la prima volta si è dato tanta importanza all’aspetto fisico, alla postura e, quindi, sostanzialmente all’immagine, ovviamente a scapito della sostanza politica. Da lì in poi, con l’avvento dei mass media, dei social network ecc., vi è stata un’escalation leomag2esponenziale che ha pervaso tutta la realtà quotidiana; ormai un leader non può prescindere dal baraccone mediatico, dai suoi riti e dalle sue spietate leggi. La politica si è trasformata in marketing politico e vendita mediatica del capo di turno fino al prossimo round.
Contemporaneamente alla società mass mediatica abbiamo avuto una svolta storica che ha favorito la “politica dell’immagine” a scapito della “politica reale”, con la morte delle ideologie nel 1989, sancendo (per il momento) la scomparsa dell’Alternativa e l’avvento del Sistema globalizzato con la sua sotterranea tecnocrazia. Lentamente le passioni politiche si sono annacquate, sostituite da un confusionario “grande centro” appiattito completamente sui dettami dei globalizzatori, spostando così inevitabilmente l’attenzione dei cittadini su altri aspetti, come la figura mediatica del leader, le sue abitudini quotidiane, le sue azioni, le sue parole giornaliere e la sua “amicizia” con l’elettorato. Questioni che esistevano anche in passato in piccole forme, ma che ora sono diventate preponderanti e centrali nel dibattito politico.

In questo modo, inesorabilmente, siamo arrivati ad avere i mediocri leader attuali, che non sono più tanto politici, ma attori, showman, giullari, entertainment, commedianti e cantastorie 24 ore su 24. Così abbiamo mille notiziari su Obama che gioca a basket, Cameron che si beve un birra, la Clinton che canta con Katy Perry, il nuovo premier canadese Trudeau che fa la piramide, Renzi con in mano il gelatino o che imita Fonzie, Berlusconi con le sue barzellette ecc.

Donald Trump non ha fatto altro che sfruttare al massimo tutte le potenzialità del marketing politico, da bravo showman consumato. In una società dove ormai conta solo l’immagine, dove milioni di semplici cittadini sono in preda ai selfie continui, dove il messaggio politico non dura nemmeno un minuto nelle mani dei mass media bulimici, vale solo lo shock continuo. Pena l’anonimato. Pena l’oblio.
Ma questa è politica? No, è solo spazzatura.

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