Zapoj, una sbornia di libri: “Shotgun Lovesongs” di Nickolas Butler

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Shotgun Lovesongs

Le nuvole si stavano diradando in fretta e il cielo era diventato color sorbetto, tutti i colori a pastello americani si erano fusi e roteavano nel fertile orizzonte.

Non posso non iniziare dicendovi che questo è davvero un buon libro, che per tutta la durata della lettura vi darà una sensazione piacevole: avete presente quando in una fredda notte invernale raggiungete la vostra lei/il vostro lui a letto, sotto il piumone, già caldo? Se esiste sensazione più bella io non voglio saperlo.

Ed è un buon libro perchè, come direbbe Hemingway, questo è un libro onesto e vero, fatto di persone oneste e vere, che vi faranno venir voglia di tralasciare per un attimo la misantropia che contraddistingue senza originalità un po’ tutti.

Lee aveva appena rotto con la sua band, un gruppo di ragazzi che non erano di Little Wing ma di un paese vicino chiamato Thorp. Erano abbastanza affiatati; erano stati persino in tour in Germania, Francia e Inghilterra. Erano molto concentrati, stavano calibrando un suono che era solo loro, qualcosa di nuovo, qualcosa che all’inizio non mi piaceva e non riuscivo a capire. Non somigliava alla musica di Lee, o a quella che avevo imparato a riconoscere come musica di Lee. Era fredda, solitaria e dissonante. Mi faceva pensare al modo in cui i suoni attraversano l’aria d’inverno, quando tutto è freddo e immobile. All’inizio pare che non ci siano suoni. Non riesci a pensare a niente di vivo o che si muova. E solo allora, dopo che affini l’udito, dopo l’attesa, inizi a sentire i corvi sulle cime degli alberi, il fruscio quasi impercettibile del loro volo, le ali che sbattono nell’aria cristallina. E poi ancora: una sega molto distante, un motore che gira al minimo, il ghiaccio che si forma, l’acqua del torrente che scorre sotto la lastra cristallizzata, le stalattiti che gocciolano, il canto degli uccelli. Stratifica tutti questi rumori sotto il falsetto di Lee e otterrai la colonna sonora del nostro posto nel mondo.

Questo libro parla di cinque amici: Lee, Henry, Beth, Kip e Ronny.
L’unica cosa che accomuna queste persone è l’essere nate e cresciute ad Little Wing, città nell’estremo nord degli Stati Uniti, in Wisconsin. Dove il freddo è vero e le persone genuine.
L’avere successo, i fallimenti, le promesse non mantenute dalla vita li hanno portati a separarsi, intraprendendo strade diverse fra loro.
Ma a Little Wing si sta per celebrare un matrimonio e questo li porterà a rivedersi dopo molto tempo, facendo tornare in superficie segreti che avrebbero dovuto rimanere sepolti in profondità.
In questo libro la musica è una componente fondamentale. Credo sia giusto quindi associare ad ogni personaggio una colonna sonora.

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Bon Iver in concerto a Ferrara. 19 luglio 2012 Foto di Nicola Bartolini

Lee è quello dotato di talento. Gli altri lo hanno sempre saputo che un giorno sarebbe diventato famoso, idolatrato dalle folle, in tour che avrebbero toccato tutti i continenti. Ha qualcosa che è difficile da trovare in una persona; la capacità di sentire il rumore che fanno un il blu ceruleo di un’alba o il rosso acceso di un tramonto e scriverci una canzone.

Quella che banalmente chiameremmo “una persona sensibile”.

La figura di Lee è (fortemente) ispirata al cantante frontman dei Bon Iver, Justin Vernon.

Nonostante la fama e la conseguente ricchezza, Lee non sa cosa fare della sua vita. Si perderà e deciderà di investire tempo e sentimenti in un matrimonio con una star del cinema. Un matrimonio hollywoodiano ambientato a New York City, dove i due vivono. Come evolverà questa unione basata essenzialmente sulla superficialità non sorprenderà nessuno.

Bon Iver – For Emma, Forever Ago
Death Cab for Cutie – Transatlanticism

Fuori i cervi avevano iniziato a rientrare verso l’ombra degli alberi al ciglio del pascolo. C’era così tanto da fare e allo stesso tempo niente affatto da fare. Dio, mi bastava una tazza di caffè, fumarmi una sigaretta sul portico e scoprire se il vecchio trattore si sarebbe acceso. Sono sicuro di essere rimasto nell’atrio per ben cinque minuti a camminare in tondo, semplicemente felice di essere tornato.
Casa.

Henry è la persona più semplice del gruppo. Ha sempre saputo che nella vita avrebbe seguito una strada che qualcun altro aveva già tracciato per lui. La sua gioia, quello che lo porta a svegliarsi ogni mattina, è l’infinito amore che prova per i suoi figli, per la moglie Beth, e per la sua terra.

La sua amicizia con Lee è profonda e non si incrinerà nonostante il male che uno dei due ha fatto all’altro.

Pink Mountaintops – Outside Love
Micah P. Hinson – Micah P. Hinson and the Gospel of Progress

Poi mi abbracciò e io cominciai a piangere di nuovo, mi strinse così forte che avrebbe potuto spezzarmi le costole, ed era chiaro che non mi avrebbe lasciato andare finchè non avessi smesso. In quel momento capii che tipo di padre era, che tipo di marito e di uomo era. Capii che era più forte di me, migliore di me.

La città di Eau Claire. Marzo 2013 foto di Tim Abraham Lowres

La città di Eau Claire. Marzo 2013 foto di Tim Abraham Lowres

Beth. Sarebbe riduttivo cominciare la sua breve descrizione descrivendola come “la moglie di Henry”. Perchè è molto di più di questo. Beth è prima di tutto una donna, e come tale sa cosa vuole e sa come prenderselo.

Ed è una donna buona e forte e giusta, e anche lei, come il marito Henry è innamorata della loro vita insieme, nonostante gli sforzi e le privazioni cui è costretta.

E poco importa se di tanto in tanto ci si concede una pausa dalla propria vita e si cerca di immaginare “cosa sarebbe successo se…” Siamo prima di tutto individui singoli, anche quando viviamo dentro una coppia.

Edward Sharpe and the Magnetic Zeros – Up from Below
The National – Trouble Will Find Me

Era anche lui lì sul letto, steso accanto a noi, e disse: “Non ne ho idea. Ma lo sapevo. Non sembrava normale.” Quel che avrebbe potuto dire era: “Ti conosco meglio di quanto ti conosci tu.” E penso che il senso del matrimonio sia tutto qui.


Kip
è la persona pragmatica del gruppo. A mio modo di vedere l’esatto opposto della personalità di Henry. Da una parte un agricoltore, dall’altra uno speculatore finanziario. Cosa c’è di più lontano ed opposto? Non ha la sensibilità d’animo di Lee, non riesce a sentire la musica del blu e del rosso.

È sempre stato l’outsider del gruppo di amici e con l’avanzare dell’età le differenze si sono acuite sempre di più. Dopo aver passato parte della sua vita a Chicago ed essere diventato milionario decide di tornare a vivere ad Little Wing con sua moglie Felicia, una donna generosa che sa di non meritare. Ma anche lui, tutto sommato ha un cuore.

Depeche Mode – Ultra
Bruce Springsteen – Born in the U.S.A.

Immagine1Sta per sorgere il sole. Fra poco inizieranno ad arrivare i primi clienti. Lee era capace di sentire la musica nei tramonti, musica jazz. Non so nulla di tutto questo. E le albe? Non credo che l’alba abbia un suono musicale. Per me è come una donna bellissima che sbadiglia prima di svegliarsi, o forse è un neonato. Una neonata che apre gli occhi. Forse è entrambe le cose. In ogni caso, ogni giorno che passa mi sento sempre meno degno di vivere un’altra alba come questa.

Ronny Taylor. Che forte Ronny Taylor. La persona più forte del gruppo. Ex star dei rodeo, una vita segnata dalla bottiglia e da un brutto incidente. Le parole più giuste per descriverlo sono quelle di Henry: “buono e sincero e gentile”.
Ronny è il capro espiatorio delle paure dei suoi amici; perchè anche se è vero che dopo l’incidente non è più lo stesso, ed è giusto preoccuparsi per lui, Henry, Lee, e in modo diverso e più leggero Beth, enfatizzano e proiettano le loro ansie e le loro preoccupazioni sul povero Ronny.

Ma Ronny, che è forte e stoico, accetta di buon grado questo ruolo.

Prima che Lee diventasse famoso era lui la star di Little Wing, quello che era riuscito nella vita, che faceva tappa in altri Stati per i rodeo. E la sua felicità sarà grande quando sarà detronizzato, perchè Ronny era quello che ci credeva più di tutti nel talento di Lee.

Kings of Leon – Only by the Night
Neutral Milk Hotel – In the Aeroplane Over the Sea

Mi piace Chicago. A volte faccio un giro nella El Camino con nostra figlia, Christina, solo per uscire di casa. È un angelo. Mi sa che le piacciono i treni. Le persone vengono a trovarci a casa e si mettono a spiarla nella sua piccola culla di vimini. Possiamo andare a zonzo tutto il giorno se vogliamo, e a volte lo facciamo. Io fisso i grattacieli e già riesco a distinguere la Sears Tower o come diavolo la chiamano adesso. E il John Hancock dove viveva una volta Kip. Andiamo oltre Wringley Field e su fino a Evanston, dove poi facciamo tutta la strada a ritroso, oltre Comiskey e Chinatown, fino a dove la città inizia a stabilizzarsi.
E nessuno mi guarda due volte. Nessuno mi dice cosa fare, o cosa non fare. Quando mi perdo, chiedo semplicemente indicazioni, e con una bambina in braccio sembra anche più semplice.

Shotgun Lovesongs è un romanzo melanconico ma mai triste, dolce ma mai stucchevole, romantico ma mai patetico. È quasi un romanzo epistolare, che appassiona fin dalle prime righe. Un’ode all’inverno, all’America e al suo animo più sincero.
Parla di amicizia e di perdono, un perdono cosciente che prevede il percorso di una strada in salita.
Shotgun Lovesongs pone l’attenzione su quello che più conta nella vita, e che troppo spesso siamo costretti a tralasciare a causa degli impegni e dello stress: le amicizie, gli affetti, l’amore.

Bene, ragazzi” disse Cecil, “eccoci qui. Due dei vostri migliori amici si sono sposati. È così che si fa, se volete sapere la mia. Bisogna sposare il proprio migliore amico. Lasciatevelo dire, il sesso a un certo punto verrà meno, oh, si, e poi resterete lì a guardarvi. Meglio avere di fronte qualcuno con cui poter chiacchierare. A cui gliene importa di te.”

L’estate scorsa ho passato un po’ di tempo tra gli Stati Uniti ed il Canada. Nulla di eccezionale, volevo solo stare un po’ da solo, disintossicarmi da tutto e tutti.
Ero in Oregon, a Portland, la città degli strambi d’America. Era pomeriggio e stavo tornando alla casa di Anastasia, una gentile donna di origine greca che sembrava uscita da un quadro di Edward Hopper, dove avevo affittato una camera.
Ero stanco e dovevo sbrigarmi, di lì a poco avrei dovuto fare i bagagli ed essere in aeroporto, prendere un volo per Toronto facendo scalo a Dallas; un viaggio lungo 8 ore.
Stavo aspettando per attraversare; all’altro capo della strada c’era un vecchio sulla carrozzina, lunga barba bianca e grigia, camicia a scacchi e cappello da baseball vecchi e logori, sulle gambe uno straccio giallo dove sopra poggiava un piccolo cane nero assonnato. Probabilmente un reduce del Vietnam, una di quelle persone che negli Stati Uniti vengono chiamate con disprezzo trailer trash, redneck…
Stavamo entrambi attraversando la strada, in direzione opposta, quando il vecchio si fermò, mi guardò, mi sorrise e mi fece un cénno col capo, per poi continuare per la sua strada.
Quello è stato uno dei momenti più intensi della mia vita, quasi una rivelazione.

Va tutto bene.

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