William Shakespeare: da autore di Amleto a ragazzo con l’orecchino

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Quando, parecchi anni fa, collaborai per un certo periodo – molto limitato, lo ammetto – con la nota casa cosmetica Avon, imparai subito una cosa importante su William Shakespeare, colui che è considerato il più grande scrittore in lingua inglese, nonché drammaturgo per eccellenza della cultura occidentale. La marca di cosmetici, come dicevamo, si è ispirata al fiume presso il quale sorge la piccola cittadina nel cuore delle Midlands Occidentali, nel Regno Unito, in cui Shakespeare è nato, Stratford-upon-Avon. E, mentre ho pensato che non avrei più dimenticato questo nome – talvolta è proprio dalle banalità che si imparano cose importanti –, mi pareva che già fosse una bella coincidenza essere nati e morti nello stesso giorno – a 54 anni di distanza.

William Shakespeare, detto il Bardo o il Cigno dell’Avon, è infatti nato il 23 aprile 1564, ed è morto, sempre nella sua cittadina, il 23 aprile 1616.

Nonostante l’unica data certa sia quella del battesimo, avvenuto il 26 aprile 1564, sull’esatto giorno della nascita ci sono sempre state delle controversie. Di fatto, ovunque appare il 23 aprile che, fra l’altro, è anche il giorno in cui si celebra la festa di San Giorgio, patrono della nazione. Essendo consapevoli di una differenza fra calendario giuliano e calendario gregoriano, possiamo ritenere che il bardo abbia concluso la sua esistenza sempre nel medesimo giorno, il 23 aprile. Poiché in tale data morirono anche Miguel de Cervantes e Garcilaso de la Vega, l’Unesco ha proclamato il 23 aprile Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore. Calcolando poi che Shakespeare sembra essere il letterato più citato in assoluto, penso sia stata una decisione davvero appropriata.

Altra cosa curiosa, che vi farà sorridere ma serve per il cosiddetto “apprendimento per associazione”, è il fatto che la moglie, sposata nel 1582, si chiamasse Anne Hathaway, come la nota attrice de Il diavolo veste Prada. La prima figlia, Susannah, nacque nel 1583; nel 1585 nacquero i gemelli Hamnet e Judith, chiamati come gli amici e vicini di casa Hamnet e Judith Sadler. Naturalmente, quando i due ebbero un figlio, lo chiamarono William. Hamnet è una variante di Hamlet, come il protagonista della celebre opera di Shakespeare, entrambi nomi in voga nel periodo.

La produzione letteraria di William Shakespeare è talmente vasta, che parlarne risulta sempre dispersivo. Eppure, allo stesso tempo, ognuno di noi ha assistito almeno ad una trasposizione cinematografica o teatrale delle sue opere, quindi non resteremmo impreparati di fronte ad un interlocutore, e probabilmente tutti riusciremmo ad argomentare un discorso.

In questo senso, parlare di Shakespeare non sarebbe molto distante da un testo scolastico. In questo scritto, invece, vorrei narrarvi dello Shakespeare uomo. Di quelle particolarità della sua vita che non sono note a tutti. E di certo non perché io sia un’esperta in materia, piuttosto perché, proprio in questi giorni, sono usciti degli articoli che hanno ispirato la mia fantasia. Ovviamente, sono andata a documentarmi, ed ecco quello che ho scoperto sul “Bardo”, laddove il termine designa un poeta o un cantore di imprese epiche presso i popoli celtici.

Forse era ovvio, ma per fortuna L’Huffington Post lo ha ricordato. Quest’anno ricorrono i 400 anni dalla sua morte e sicuramente Shakespeare sarà celebrato in tutto il mondo.

Il padre, John Shakespeare, si è distinto nonostante non avesse avuto la possibilità di studiare. Dopo aver lavorato nella fattoria di famiglia e aver aperto un negozio di guanti, fu “insignito” del ruolo di assaggiatore ufficiale di birra di Stratford. E badate bene che nell’Inghilterra elisabettiana era una cosa seria. Gli assaggiatori, infatti, non dovevano soltanto garantire la qualità del prodotto, talvolta rischiando la vita, ma incoraggiare anche una vendita ad un prezzo alto, al fine di procurare reddito al paese.

Anche se in maniera inconsapevole, Shakespeare ha cambiato la fauna americana, poiché nel 1877 una società ecologista ha deciso di liberare nel territorio americano i volatili menzionati nelle sue opere. Grazie al primo atto dell’Enrico IV, venne introdotto lo stormo europeo, che ha proliferato e oggi conta più di 200 milioni di esemplari in tutto il Nord America.

I giochi di parole del grande drammaturgo sono una passeggiata di salute a confronto del fatto che ci siano numerosi passaggi delle sue opere attualmente indecifrabili. Insomma, non sempre si sa di cosa Shakespeare stia esattamente parlando, anche per il fatto che egli ha coniato un sacco di nuovi vocaboli.

Altro cruccio, è l’autografo. Non ha mai scritto il proprio nome due volte nello stesso modo, firmando i suoi manoscritti almeno in sei diversi modi. Con abbreviazioni o lettere che presentano un ordine inverso. E nessuna firma è William Shakespeare, per esteso.

Nei ritratti, realizzati dopo la sua morte – soltanto uno, che lo rappresenta giovane, è stato tratto quando era ancora in vita –, pare portasse un orecchino al lobo sinistro. Questo fa di lui un precursore della moda e un uomo comunque attento alla propria immagine. Un vezzo, una particolarità per distinguersi, così come ha fatto con le sue opere letterarie.

Nel 1585 scomparve per sette anni, e nessuno ha mai saputo la verità di dove sia andato. Forse a causa di un articolo denigratorio nei suoi confronti, si dileguò. Alcuni dicono che in quel lasso di tempo abbia studiato legge; altri che ne abbia approfittato per girare la Gran Bretagna e addirittura l’Europa. Altre voci affermano che abbia insegnato in una scuola, o si sia nascosto dopo essere stato scoperto durante una battuta di caccia di frodo.

Di fantasie o verità, nei suoi confronti, ne sono state dette tante. E forse sono servite a rendere William Shakespeare più “presente” alla nostra cultura e più vicino al suo pubblico.

Da Amleto, che si aggirava con un teschio in mano declamando la celebre frase “To be or not to be”, all’uomo con l’orecchino che fugge di casa senza dare sue notizie – per prendere respiro e concedersi sette lunghi anni sabbatici –, la strada è lunga. E l’immagine cambia, concorderete con me.

Anche lui era umano, e quasi mi vergogno per averlo sempre creduto perfetto.

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