The Tribe – Botte da sordomuti

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Sergey è un giovane sordomuto che cerca d’ambientarsi tra i suoi coetanei in un istituto adatto ad adolescenti con il suo stesso handicap. L’integrazione è resa molto difficile a causa della violenza e la crudeltà degli altri ragazzi, teppisti coinvolti nei crimini più vari, tra cui l’instaurazione di un giro di prostituzione e alcuni furti. Nonostante l’iniziale diffidenza della gang dominante nell’istituto, Sergey riesce a inserirsi in quell’ambiente così ostile, con cui però il suo animo, più sensibile rispetto a quello del resto della sua “tribù”, lo porterà più volte a scontrar visi contro…

the tribe locandina Slaboshpytskiy

The Tribe (tit. orig. Plemya)

Regia: Myroslav Slaboshpytskiy
Sceneggiatura: Myroslav Slaboshpytskiy

Paese: Ucraina
Genere: Drammatico
Durata: 132 minuti

Interpreti: Grigoriy Fesenko, Yana Novikova, Alexander Osadchiy, Rosa Babiy, Alexander Panivan

Consigliato a: sordo-muti, sprezzanti e violenti adolescenti, hipster
Sconsigliato a: ciechi, simpatizzanti della Lega Nord, gente troppo sensibile

“The Tribe”, film del 2014 diretto da Myroslav Slaboshpytskiy (giuro, non è una supercazzola) è il primo film in assoluto ad usare come unica forma di comunicazione, oltre le immagini, il linguaggio dei segni. Esperimento interessante, ma che rischia di risultare ostico. Infatti alcuni dialoghi esposti dagli attori risultano indecifrabili per chi non conosce tale linguaggio, vista anche l’assenza di sottotitoli.

Altra scelta stilistica di nota, degna di un regista abile e innovativo, ma che allo stesso tempo contribuisce a rendere il film più pesante, è l’uso prevalente di scene con inquadratura fissa, statica, con un campo totale. Ciò aumenta il distacco tra i personaggi rappresentati e lo spettatore, che guarda le scene come un passante può guardare la vetrina di un negozio, e ne diminuisce il coinvolgimento. Per non parlare del fatto che lo spettatore medio ne sarà vistosamente annoiato, abituato com’è ai vari campi e controcampi a cui il cinema ci ha abituati. Particolare elogio va fatto comunque al realismo delle scene, in particolare di quelle più violente: nel vedere le varie scazzottate, gli espliciti rapporti sessuali e altri dettagli più cruenti, lo spettatore si chiede più volte se quello che vede sia stato costruito con qualche espediente tecnico o meno. Tale realismo non sarebbe stato di certo possibile senza un regista capace dietro la macchina da presa, e ad alcune sue scelte, come quella di non inserire alcuna colonna sonora, fatto che aumenta, oltre al realismo, anche una sensazione d’angoscia che pervade l’intera pellicola. E, ovviamente, gran parte del merito va anche ai giovani attori, i quali nemmeno per un istante sembrano innaturali o fuori luogo.cannesthetribe Slaboshpytskiy

In definitiva “The Tribe”, approdato in poche sale nel nostro paese solo qualche mese fa, è un esperimento riuscito, ma di cui possono goderne solo pochi cultori dell’arte cinematografica, i quali, conoscendo il linguaggio del mezzo riescono ad apprezzare le trovate a dir poco geniali del regista. Il film è troppo ostico per ambire ad una circolazione maggiore: il sottoscritto ha addirittura visto alcuni dei pochi spettatori, ad una delle proiezioni di questo film, addormentarsi in sala. Queste osservazioni non sono atte però a scoraggiare chi fosse intenzionato a vederlo, anzi, al contrario: sono un invito a vedere “The Tribe” , ma con una maggiore consapevolezza sulla natura di questo prodotto, unico nel suo genere.

 

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