Superba come una notte con Alda Merini

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Il 21 marzo è stato il tuo compleanno. Auguri Alda! Tu che sei nata “di primavera” e che spesso te ne sei vantata. Tu che avvertivi tutte le emozioni del mondo crescerti dentro, per poi “esplodere” la notte in un tripudio di sensazioni, non potevi che essere nata nella stagione più prospera.

La notte: luogo di elucubrazioni per eccellenza, tempo di elaborazione di un subconscio che resta in agguato e si abbandona ai pensieri del giorno. Com’era per te la notte, Alda? Ho provato a mettermi nei tuoi panni, a riflettere. E poi finalmente ho trovato: era superba. Superba! Come dovrebbe essere per tutti coloro che amano e non si risparmiano.
Così sono partita dalla tua raccolta di poesie che porta il titolo omonimo, per cercare di capirti un po’ di più.
Superba è la notte è una raccolta di poesie che tu, Alda, hai pubblicato nel 2000 con l’editore Einaudi. È il risultato di un lungo lavoro su poesie inviate, in decine di buste, all’editore Einaudi e allo scrittore Ambrogio Borsani, che in vita bene ti ha conosciuto. I versi sono stati composti nell’arco di cinque anni, dal 1996 al 1999. È dedicata alle tue figlie, una tua tenera ossessione e suprema “debolezza”.

Fra tutte, vorrei riportare la lirica che dà il titolo all’opera.

SUPERBASuperba è la notte

La cosa più superba è la notte

quando cadono gli ultimi spaventi

e l’anima si getta nell’avventura.

Lui tace nel tuo grembo

come riassorbito dal sangue

che finalmente si colora di Dio

e tu preghi che taccia per sempre

per non sentirlo come un rigoglio fisso

fin dentro le pareti.

Attraverso Borsani, nella sua Introduzione al tuo libro, ho capito che esistono poeti che, più di altri, si “lanciano” nell’abisso per cercare quegli “Dei fuggiti dal mondo” di cui parlava Heidegger. È come se il poeta precipitasse nella voragine di una missione disperata: egli si cala nelle tenebre per cercare la luce della sua stessa esistenza.

Con le loro opere, questi “arrischiati” invitano anche noi lettori a scendere. Così ho capito che coi tuoi versi si scende, Alda, in una notte piena di lampi e di bagliori e di esplosioni simili a fuochi d’artificio. È un’oscurità, la tua, così affollata di luci, che la notte si fa più reale del giorno.

Tu che hai passato diverse stagioni all’inferno, ci hai regalato la tua parola, nonostante la tua sia una poesia di forti contrasti. Di eccessi e surreali paragoni, che vanno interpretati alla luce di una personalità che ama suscitare reazioni. Sempre e comunque.

Come dice Borsani stesso: “L’estate può esplodere all’improvviso in mezzo alle bacche gelate dell’inverno. Inni e maledizioni crescono da semi primordiali sepolti in un terreno fertilizzato dal dolore. Il linguaggio fiorisce con esplosioni violente o con un sospiro.”

Il tuo stile preciso e riconoscibile, fa trionfare la menzogna sotto il segno della verità lirica. Sei stata una poetessa relegata ai margini dal destino, Alda, e poi miracolosamente restituita alla centralità; da parte di chi ha creduto in te e ti ha vista preziosa testimone di una vicenda non solo poetica, ma prima di tutto umana.

L’ansia, l’amore ai confini sbarrati dalla reclusione, insieme allo slancio vitale della resurrezione sono i temi che si inseguono lungo la tua intera produzione, con andamenti a spirale ed ossessioni liriche, articolate in un sistema poetico a dir poco singolare.

Tante sarebbero le cose da dire di te, Alda. Spero di avere tenuto conto del dialogo terreno fra te e i tuoi fantasmi; un dialogo che include la maestà della Morte, figura costante e sottointesa, e di quella concretezza di sentimenti, a cui, col tuo linguaggio, hai restituito una piena fisicità.

E concludo con la poesia che apre questa raccolta, importante chiave per comprendere gli slittamenti della tua scrittura.

Sulla noce di un’albicocca

sul primo pensiero che mi salta in mente

fondo l’alluce della ragione

per toccare i tuoi piedi eterni.

Dove il primo spunto, dato dalla noce dell’albicocca, può essere elaborato fino agli antipodi della razionalità, per giungere alle soglie della poesia attraverso strade singolari.

Per citare nuovamente Borsani: “Come in una contaminazione nucleare che si espande inzuppando di radioattività ogni parola che incontra.”

Omaggio ad Alda Merini, poetessa dei Navigli.

Nata a Milano il 21 marzo 1931.

Morta a Milano il 1 novembre 2009.

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