“San Lazzaro: la città dei ragazzi” di Padre Marella

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La città dei ragazzi (prima nel nome di Villaggio del fanciullo in zona Massarenti/Cirenaica, poi stabilmente a S.Lazzaro di Savena) é la sede ultima – tuttora protagonista del modello pedagogico marelliano – rilevata dai Francescani bolognesi che continuano quell’impegno educativo senza alcuna alterazione dello spirito e dell’originalità di Don Olinto. 

padre marella città dei ragazziIn particolare, la “città” sanlazzarese – intitolata alla vita comunitaria giovanile nel segno dei valori della Persona, dello Studio, del Lavoro, della Cooperazione e dell’Autogoverno – fornisce ai suoi giovani abitanti l’opportunità di prendere consapevolezza degli scenari che si aprono allo sguardo delle nuove generazioni. Sono i teatri nei quali i ragazzi di don Marella mettono in scena il copione dei “disagi” che colgono e condividono, insieme, giorno dopo giorno: il disagio/defuturizzazione e il disagio/estraneazione.

• Un’età senza domani.

L’adolescenza si trova, oggi, di fronte a scenari assiologici poveri incapaci di trascendere la siepe della contingenza: ov-vero, il presente storico e culturale. E’ lo “spettro” generato dall’effetto/notte di una società priva di orizzonti costellati di nuovi valori (civili ed etico-sociali), intesi quali alfabeti irrinunciabili per scrivere – e progettare – una nuova qualità della vita nel segno della giustizia, della solidarietà, del rispetto delle diversità e della cooperazione sociale. 

Come dire, davanti al mondo giovanile si spalancano, senza veli, scenari diroccati e alfabeti valoriali in decomposizione che generano una diffusa sfiducia e distacco del Paese reale da quello formale: con la conseguente caduta della tensione morale. Che lo si riconosca o no, questo clima di disaffezione verso il sociale e il civile è percepito e interiorizzato soprattutto dal mondo adolescenziale. 

In un paesaggio sociale cosparso di “tagliole” di dissoluzione/decomposizione morale, il destino della stagione giovanile sembra irreversibilmente lo smarrimento: costretta a costruire le proprie Tavole etiche e sociali priva di saldi puntelli per inoltrarsi – da sola – nell’intricato sentiero che porta alle spiagge delle opzioni individuali e collettive. Qual è la risposta immediata dei giovani di fronte a scenari sociali e morali defuturizzati? Tendenzialmente la reazione a caldo é la protesta, la contestazione e la ribellione. Con un’avvertenza, peraltro. La risposta si colora di comportamenti etico/sociali diversi, non generalizzabili e non unificabili dentro la protesta – rumorosa e violenta – impugnata dalle aggregazioni giovanili metropolitane. Esiste un underground, un sommerso giovanile “periferico” (poco conosciuto perché non fa notizia e non gode dei megafoni dei media nazionali) che pratica un linguaggio della protesta non omologo alla platealità comunicativa del mondo metropolitano: ma non per questo espressione di una minore tensione, inquietudine e sofferenza culturale. Sono i giovani, un tempo denominati indiani metropolitani, ad alzare la voce della protesta che attraversa principalmente la Scuola tramite forme di occupazione critica che mirano ad appropriarsi dei problemi politico/sociali di questa conflittuale stagione d’inizio millennio.padre marella

• Un’età senza cittadinanza.

L’adolescenza si trova oggi di fronte ad uno scenario istituzionale e sociale (la famiglia, la scuola, i partiti politici, il mondo del lavoro et al.) che accentua la storica

tra la scarsa permeabilità delle istituzioni e la forte domanda di partecipazione dei giovani. Una domanda che resta perlopiù in lista di attesa. Frenata dal disco/rosso dell’indisponibilità di chi detiene il potere ad allargare-socializzare-democratizzare i luoghi di discussione e di decisione delle istituzioni sociali e culturali della collettività. A cominciare da quella adolescenziale, costretta dietro gli steccati dell’estraneazione e dell’emarginazione.

Tenuto fuori dai cancelli della cittadinanza/partecipazione (oppure, se accolto, tenuto in ostaggio e frustrato nella sua voglia di contrastare il farisaismo delle promesse), il giovane si trova giocoforza ad accumulare toni di rinuncia/disimpegno nei confronti dei valori della disponibilità, della solidarietà e della responsabilità.

• Il progetto pace.

L’alfabeto dei valori postulato da Don Olinto (il progetto/Persona inteso come solidarietà, carità e impegno sociale) trova la sua parola in gigantografia nella Pace. Di qui l’interrogativo. E’ possibile con i giovani costruire e sperimentare un Progetto/Pace? Sì, è possibile. Purché l’Educazione sappia creare comunità sociali che elevino a “baricentro” la dimensione etica della vita personale (di cui la Pace è il tema stellare). Spoglia, quindi, di ogni carattere predicatorio e precettistico, consapevole che i valori esistenziali non sono dati aprioristicamente ma vanno costruiti collettivamente. Solamente la citata Educazione morale evita qualsivoglia forma di scolarizzazione dell’anima.

In questa prospettiva, appare indifferibile l’esigenza di operare pedagogicamente allo scopo di prevenire il sorgere di mentalità assertorie rin- chiuse in microuniversi etnocentrici: viziati, anzitempo, di indifferenza e intolleranza nei confronti delle culture/altre.

padre marella padre dei poveriPer espugnare l’obiettivo di una precoce mentalità multietnica occorre chiedere con forza alla Famiglia e alla Scuola di insegnare la Pace, fornendo gli alfabeti necessari per decodificare la mostruosità della guerra. Il suo volto mefistofelico non va occultato alle nuove generazioni se si vuole dare corpo all’utopia pedagogica di Padre Marella rinchiusa nella speranza che i giovani – crescendo – possano diventare profeti di pace.

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