Per Stefano, per Tommaso e per tutti gli uomini morti con il privilegio di essere unici

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Caro Stefano Pulvirenti 17enne preso alla vita da un incidente stradale, proprio mentre ti trovavi nei tuoi anni più belli, questa mia lettera è per te, perché non posso tenere le mie  parole ancora chiuse nei labirinti del mio dolore. Sono madre e insegnante, e leggendo le cronache di questi giorni, mi hanno nauseato le espressioni di una persona che su Facebook ti ha lanciato il suo ennesimo insulto, con un livore pari agli ergastolani assassini di bambini. “Sono felicissimo, un terrone in meno da mantenere”. stefano pulvirenti NitCosì ha scritto questa persona che non voglio neanche nominare, perché lo riconoscerei come essere umano e così non è. Sai l’hanno scoperto e denunciato, ma questo non basta a coprire l’indignazione, la rabbia e lo sgomento per te, per la tua famiglia, per noi. Come madre ho vissuto quegli insulti come li ripetessero a mio figlio.Anche lui morto. Anche lui non esattamente settentrionale.

La felicità di questa belva, fiera nel sapere che tu e Tommaso e chissà quanti altre persone hanno chiuso gli occhi senza neppure averci salutato, mi ha dato l’ennesima coltellata ad un cuore che ora sopravvive e resiste solo per il mio impegno nella Scuola e per i miei studenti.  Proprio loro che sui social passano del tempo, forse avranno letto queste parole, ed io mi sento di doverli tutelare e riparare da esseri privi di nome e di coscienza. Ma ugualmente devo difendere voi ragazzi miei, e lanciare un atto di accusa a chi fa morire con le parole, persone capaci di splendere nonostante questa umanità. In  questo mondo svuotato di empatia e di com-passione, è difficile far capire l’importanza dell’essere unici in un mondo di diversi.  Dobbiamo parlare del razzismo di oggi non dimenticando il razzismo della nostra memoria; dagli indiani, al’omosessuale, dal disabile all’ebreo, dall’uomo di colore al vu cumprà all’angolo della strada.

Non per ultimi, tutti i profughi che stanno vivendo nel fango la colpa di esser nati dalla parte sbagliata del mondo.Ancora oggi l’odio razziale, si veste di diffidenza e disprezzo fino alla violenza. Il nostro tempo che dovrebbe essere la rappresentazione della civiltà, dell’accoglienza, non riesce a reprimere gli insulti di una società che qualche volta ha dei rigurgiti di odio inconscio, nutrito dalla debolezza e dall’ignoranza. Sai Stefano, tutti si dichiarano generosi e sensibili nei confronti di tutti. Ma evidentemente lo esprimono quando tutti gli altri sono distanti dalla loro vita, distanti dai propri interessi. Io madre di un figlio non propriamente settentrionale e insegnante che vuole a tutti i costi educare e combattere l’orrore della nostra società, indicherò la via da percorrere insieme, incominciando dalla casa di fronte, lotterò perché i miei allievi si oppongano a questa immunodeficienza provocata dall’ oblio in cui siamo stati calati e a cui hanno posto come un boia lobotomizzato, una politica sbagliata, priva di alcun valore sociale, solidale e autentica.Corteo-Stefano-620x330

Caro Stefano, ci hanno reso muti e crudelmente testimoni oculari di un fango che ha ricoperto non solo la nostra generazione ma un’epoca difficilmente cancellabile. E per questo dobbiamo parlare, perché con i nostri silenzi stabiliamo una complicità che non ci assolve, non ci perdona. Dopo la tua morte, quella “cosa” ha postato queste frasi: “Quando vedo queste immagini e so che nella bara c’è un terrone ignorante, godo tantissimo”; “Peccato che ero al Nord, altrimenti avrei cagato su quella bara bianca”; “Buonasera terroni merdosi. Non è morto nessun altro di voi oggi?”. E io madre e insegnante di fronte a queste frasi, chiedo perdono a te Stefano, a mio figlio e a tutte le persone morte dall’aspetto non ariano.  Ai miei studenti farò capire, per non farli morire nel vuoto, che l’odio non libera, ma ti stringe in una gabbia ostruendo la breccia della vita. Per te Stefano, per Tommaso e per tutti gli uomini morti con il privilegio di essere unici.

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5 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Giorgio.O

    Il semplice fatto che si possa scrivere o ‘digitare’ qualcosa su un cosiddetto social non significa essere particolarmente significativi.
    Scrivere disprezzando la vita o la morte degli altri, rispecchia l’incapacità di dare un senso anche alla propria vita.
    Quindi non angustiatevi per quello che hanno scritto, lo hanno fatto per un vuoto totale di valori e ciò non intacca nulla della non banale pietà verso queste tragedie che accomunano ragazzi e famiglie di ogni latitudine.
    Non credo sia possibile capire se non essendo direttamente coinvolti perché la morte di un figlio è quanto di più assurdo si possa immaginare. Ma capisco invece che il disprezzo sia chiaramente una patologia legata a un tentativo distorto di classificare il mondo e le persone.

    Per chi divide nord e sud, semplificando, dico solo che il nord nostro è il sud di altri…

    Tutte le forme di razzismo partono dall’idea di essere dei privilegiati la cui posizione viene minacciata…

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  2. Viviana Alessia

    Ho trovato solo adesso questo articolo che, come uno schiaffo inaspettato, mi mette di fronte, una volta di più al groviglio di bestialità che si annida nelle viscere umane. No, il concetto è errato: le bestie queste cose non le fanno e gli esseri umani sono gli unici esseri conosciuti sulla faccia della terra che possono provare sentimenti tanto infami. E, purtroppo, possono tradurli in parole che fanno orrore, sono inaccettabili anche se dovessero essere profferite da un demente certificato tale e come tale interdetto. Punire è il minimo. Il vero problema è come impedire ad esseri del genere di vivere nella società e di contagiarla della peste putrescente che s’ avvinghia alle loro carni. Educare per tempo ad essere uomini e a rifuggire chi nulla ha dell’ uomo è fondamentale. Tuttavia sappiamo che non basterà. A parte la stupidità ed, eventualmente, il miserabile tornaconto, è una vita che mi chiedo da dove scaturisce e come cresce il non-uomo che accompagna le varie epoche. Ha avuto madre? Che madre? Ha avuto padre? Che padre? Ha vissuto in una qualche comunità? Come mai questa comunità di persone non ha saputo riconoscere tanto ributtante cancro nel suo seno? Che persone sono? Tu ti impegni nella formazione, Claudia, che è l’ unica risposta costruttiva a tanta aberrazione, lo so bene: è prevenzione. Nessuna ammenda, nessuna pena comminate potranno sanare il cancro che ha infettato tutte le fibre di un non-uomo e che forse è attivato già in altri esseri che mai sapranno essere uomini. Io auspico che la società civile sappia non solo educare per tempo, ma sappia altresì riconoscere per tempo ed espellere con fermezza chi pratica l’ infamita’, senza avere irrealistiche o comode pretese di “rieducare”. Educare al rispetto si può sempre. Recuperare chi è violento fino a tanto abisso per sua natura o scellerata cultura non è possibile. Nessun criminale dei lager ha rinnegato mai il suo operato, non scordiamocelo. La gente ha diritto di vivere senza essere brutalizzata da parole e comportamenti che nulla hanno da spartire con l’ umanità.

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  3. Daria

    Letto tutto d’un fiato, Claudia. Grazie per le tue parole che sgorgano dal cuore ferito di una madre, dalla mente lucida di un’insegnante e dall’anima grande di una persona.

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