Manifesto del vero caffè. Maschio, patriottico e cristiano

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Caffè corto, caffè lungo, doppio lungo, frappuccino, caffè macchiato, caffè al vetro, senza zucchero, schiumato, con dolcificante, freddo, gelato, cremoso. Dentro tazzine colorate. Fatte con le cialde in una macchina. In polvere. Americano. Arabo. Alla turca. Caffè gender per uomini che la fanno seduti.

E’ ora di dire basta.

Noi, italiani veri, che non siamo razzisti bensì siamo difensori dei veri valori e dell’identità nazionale, vogliamo tornare al caffè italiano, tradizionale e patriottico.

Basta con tutti questi caffè differenti, prodotto delle teorie del gender tanto in voga. Basta con i doppi lunghi, ambigua formulazione per femminielli e per le parate del gaypride.

Basta contaminazioni con il latte e la panna. Il caffè deve essere fatto di caffè, maschio e forte.

Rifiutiamo il cacao nella tazzina. Il cacao, come la panna e la schiuma, contamina e altera il vero sapore. Il caffè è nero e va consumato in una tazzina di puro bianco, specchio fedele di una società in cui tutti hanno il loro posto, senza mescolanze di colori e di sapori.

Il vero caffè è caldo. Non può essere né tiepido né freddo, né tantomeno gelato.

Basta con questi contenitori irrispettosi delle tradizioni. Il caffé si beve in una tazzina di ceramica, non nel vetro né, tantomeno, nel cartone e nella plastica, come vorrebbero imporci gli epigoni del consumismo capitalista, espressioni di plutocrazie estranee al nostro patrimonio culturale millenario, nato quando gli americani vivevano nei tepee e noi avevamo Pompei e il Colosseo.

Non vogliamo le tazzine artistiche. Il nostro punto di riferimento è la romana colonna dorica, semplice e lineare. Anche la tazzina deve essere romana, come le nostre tradizioni culturali. Aboliamo gli orribili sfregi dell’arte degenerata e psicotica di giovinastri che hanno scambiato la libertà artistica con l’anarchia, la vera cultura con la mescolanza con altri popoli che non sono inferiori né superiori ma devono restare a casa loro. A bere il loro caffè, fatto come vogliono loro. Anche col narghilè (come dite? Il narghilè non serve per bere il caffè? Noi ce ne freghiamo del narghilè!)

Noi, italiani veri, eredi del popolo romano, disprezziamo i caffè lunghi all’americana, i caffè alla turca, i caffè alla tirolese, contaminati con metodi poco sani e irrispettosi. L’unico correttivo ammesso, nel caffè, è la grappa italica, coltivata al sole delle colline venete.

Il caffè deve essere prodotto a casa con la moca e al bar con la macchina. Noi italiani veri non vogliamo pasticche preconfezionate, che impediscono alle nostre donne di imparare la sottile tradizione della preparazione della macchinetta, sostituendo il loro delicato impasto di mani femminili con una fredda preparazione industriale, con macchine non italiane, provenienti da remote civiltà orientali. Il caffè fatto con la moca nutre gli affetti familiari, esalta la femminilità, ricolloca maschio e femmina ai loro ruoli e impedisce che prendano piede le teorie del gender.

Fuori di casa, sia il bar l’unico luogo deputato a sorbire il vero caffè. I bar con il bancone e i liquori nazionali in bella vista, la Gazzetta dello sport e il Messaggero sui tavoli, il barista che parla di calcio e donne, senza bariste romene che non sanno parlare di calcio e non sanno scherzare con noi veri uomini. Le romene facciano altro, che lo sanno fare bene. Ci lascino il telefono e non parlino troppo. Solo così si potranno riaffermare i valori di una società ordinata e pacifica. L’uomo, lavoratore della giornata, entra, beve, scambia due battute, paga ed esce per continuare a guadagnare il pane per se e la sua famiglia tradizionale.

E quindi, che sono questi locali che sono diventati salotti letterari per comunisti ed intellettuali? Che sono queste caffetterie, queste cappuccinerie, questi American cafè? Basta con i tavolinetti da bar! Basta con le conversazioni oziose davanti a beveroni dietetici! Il caffè va bevuto in piedi! Tutto ciò tonifica i muscoli con un sano e naturale esercizio, stimola l’operosità evitando lunghe e frivole chiacchiere sedute al tavolo, impedisce lo sterile pettegolezzo, stimola la battuta veloce che rafforza l’intelligenza, ed impedisce eccessiva familiarità tra colleghi e colleghe sul posto di lavoro.

E scoraggiamo le nostre donne italiche, madri ubertose, casalinghe operose, dall’oziare al bar con orrendi caffè annacquati e riviste femminili. Che tornino, loro e le loro operose amiche, a discorrere nei luoghi deputati alle conversazioni femminili, la cucina e il lavatoio.

Basta con i dolcificanti. Che il maschio sapore del caffè sia moderatamente addolcito solo dallo zucchero bianco, prodotto dalle nostre raffinerie. Se l’uomo è grasso, vada in palestra a tonificare i virili muscoli, che non devono inflaccidirsi nella vita sedentaria, e se è donna, non si preoccupi per quel chilo in più, che troverà sempre mani virili capaci di contenerle. Noi italiani veri rifiutiamo l’uso dello zucchero di canna, soprattutto di quello proveniente da mercato equo e solidale. Di fronte al mondo noi affermiamo che il problema della fame in Africa si risolve aiutandoli a casa, non comprando zucchero di canna equo e solidale. E se uno è diabetico, non prenda il caffè e non ammorbi le nostre pause con orribili pasticche!

Noi italiani veri e patrioti, solennemente riaffermiamo qui la primazia del caffè maschio ed italico, faro di civiltà e di tradizione.

E come sappiamo tutti, anche Gesù beveva caffè e chi dice il contrario è astemio, comunista, gender, intellettuale, buonista e vada a bere karkadé in India con i suoi amici immigrati.

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Post scriptum.

Scritto prima del twit di Matteo Salvini di domenica 10 marzo. “Mattarella al Vinitaly: “Il destino dell’Italia è legato al superamento delle frontiere e non al loro ripristino”. Come a dire avanti tutti, in Italia può entrare chiunque… Se lo ha detto da sobrio, un solo commento: complice e VENDUTO.” 

Mattarella parlava di vino. La realtà supera la fantasia.

 

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Chi lo ha scritto

Max Keefe

Max scribacchia idee per l'Undici dal duemilaundici con passioni varie. Ha scritto "Le dodici rocce dell'orrore" (mistero e avventura per ragazzi ed adulti), "La Comandante Comanche" (amore e fantascienza), "Simpatia per il demonio" (racconti) disponibili su www.ilmiolibro.it, e un saggio storico "L'anno prima della guerra" sul periodo 1914-15, con gli articoli pubblicati originariamente sull'Undici, a disposizione gratuita per chi sia interessato. Scrivetemi su maxkeefe11@gmail.com, anche per chi ha letto "Finale di picnic" e vuole sapere la conclusione di Hanging Rock.

3 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Viviana Alessia

    L’ articolo mi era sfuggito. Bello, ironico e , perché no, satirico. Assolutamente veritiero. Ah! Gli italiani e il loro caffè senza cui non possono campare! Peccato che il caffè venga da lontano, molto lontano e non si possa proprio affermare che è italiano. La macchinetta che lo fa forse lo è, ma dove la trovi oggi la cara , vecchia, amata Bialetti? Forse al mercatino dell’ usato , ma non funziona più, si acquista per abbellire il ripiano alto della cucina IKEA venuta dalla fredda terra scandinava . L’ ultimo caffè buono che ho trovato per caso in una cittadina senza pretese veniva dal Guatemala e me lo facevo in una mochettina da una dose prodotta in PCR. Una squisitezza ineffabile! Scalogna iniqua : al mio amatissimo oculista canadese viene un dubbio intelligente e mi manda a fare i patch-tests da un bravo internista inglese che mi becca al volo una disgraziata intolleranza al nichel. Tranciati dalla dieta tanti cibi e bevande, caffè compreso. Bisogna accontentarsi di un sorsetto bevuto dalla sua inseparabile tazzona made in India che mio marito arcignamente mi concede al risveglio. Quanto era buono e salvifico il caffè venuto dalle terre più profumate del mondo, che bevevo in qualsivoglia contenitore planetario, soprattutto quando la pressione , come fa sovente, mi si abbassa! Oggi al suo compianto posto conto le goccette alza-pressione della solita multinazionale farmaceutica che pianta sedi ovunque nel mondo, basta il profitto. Beh, via, non giudicatemi troppo male se dico che un po’ di intolleranza al nichel per i soliti noti ed ignoti ” del tutto italiano, tutto romano, tutto de noiantri ” farebbe male all’ economia del caffè, ma gioverebbe senz’ altro al comprendonio di questi signori. E, disgraziatamente, a proposito di vino, sono gravemente astemia (ahimè che ne sarà ormai della mia italianità, romanità, sacra appartenenza ai sacri confini ? ) e non posso assumere nemmeno una goccettina di antitosse se contiene etanolo o altri alcoli largamente usati in preparazioni medicinali. Sai come si divertono i medici sui loro libroni e pc a cercarmi gli equivalenti analcolici in toto! Anche un po’ di astemia gioverebbe alla lucidità mentale di chi si diletta a pensare ad un pianeta tutto recinti, muri, muretti, gabbie e gabbiette da canarini che, poverini, forse non era il caso di portar via dalle Canarie a tener lieta compagnia a quei nostri bimbi e nonnini che non possono tener con sé altri animaletti da compagnia se poi non risultano graditi agli italioti veraci perché son esotici pure essi, amorevoli creaturine! Attenzione ché l’ astemio, per quanto forte ed indomito italiota, non può neanche bere vino allungato con l’ acqua. Mi affanno a dare le indicazioni del caso perché dubito che l’ italiano forte e puro in generale sappia distinguere i sintomi dell’ alcolismo più o meno cronico di cui è nebulosamente affetto dalla sindrome che coglie chi è astemio e cerca di porvi rimedio allungando, scaldando, pastrocchiando in qualche modo i pregevoli vini delle terre italiche. Non so se Gesù beveva caffè, ma io non posso sostituirlo nemmeno con karkade, the, camomilla & C. per via del nichel che abbonda in tutti i vegetali.
    La salute, come suol dirsi è tutto! Sarà banale, ma è vero: bisogna provare a bere solo acqua anche ai brindisi delle feste comandate! Sarò di un banalismo penoso pure io, ma consiglio vivamente i patiti del ” femo tuto noiantri ” a pensare che se homo sapiens 100000 anni fa ha lasciato la sua culla in Africa deve essere stato perché quello che lì c’ era non bastava più alla sua sopravvivenza: aveva bisogno di altre risorse. Quell’ uomo che viveva nell’ Eden di Afar, nel cuore del centro Africa, era il bis-tris-tris-tris-ecc-ecc-nonno di noi tutti e ha pensato di avventurarsi nel mondo per garantire che noiantri ci ritrovassimo qua, oggi, a pensare se gabbiette e muretti van bene o no.

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  2. ludy

    Speriamo Max scriva un manifesto così anche per il vino italiano vero e non contaminato dagli eccessivi gradi alcolici e corposita alla Nuovo Mondo

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