L’impero dell’Invisibile

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Chi ama la saga di Harry Potter conosce uno dei suoi oggetti magici più affascinanti: il mantello dell’invisibilità. Dall’alba dell’uomo sulla terra filosofi, scienziati, religiosi e maghi hanno dovuto fare i conti con l’invisibile, ovvero immaginare quella parte preponderante della realtà che non è possibile vedere, per indagare la dimensione ultima, l’essenza infinitesimale e le dinamiche immateriali dell’universo.

Nel primo anno di filosofia al liceo si studiano i presocratici, filosofi scienziati, che senza strumenti e con la sola potenza dell’ immaginazione hanno compreso cose della realtà fisica del mondo che sono incredibilmente vicine alla verità, Democrito era “quello dell’atomo”: il suo pensiero era così semplificato dagli studenti neofiti e ridotto alla sua più grande intuizione, una particella invisibile, la più piccola esistente ed indivisibile, di cui era fatta la materia.

Nasceva la fisica.

Da allora la fisica ha proceduto nei secoli e millenni per progressiva penetrazione e presentimento di una realtà sempre più smaterializzata, da Newton che colpito da una mela indovina l’esistenza di una forza invisibile che lega e attrae tutti i corpi, quelli che “cadono” sulla terra come quelli che si muovono nello spazio, ad Einstein che presagisce le onde gravitazionali il cui “cinguettio” nato da uno scontro tra buchi neri (ovviamente invisibili l’impatto come i buchi neri) è stato percepito lo scorso 11 Febbraio, dalla materia oscura che misteriosamente riempie l’universo, al bosone di Higgs, superstar del CERN di Ginevra.

Non è solo la fisica ad onorare con un alto tributo il fascino e la potenza dell’invisibile, ciò che si sottrae alla vista o alla percezione dei sensi pervade da sempre ogni campo di azione e riflessione umana; il 23 Aprile scorso abbiamo celebrato i 400 anni della morte di due grandi, la cui immortale memoria è legata all’impalpabile bellezza della parola: Miguel De Cervantes e William Shakespeare. Pochi come Shakespeare hanno saputo indagare e narrare l’incanto dell’invisibile: amore e odio, gelosia e tradimento, vendetta e potere, quest’ultimo, nella sua umana multiformità imperscrutabile, come una forza gravitazionale condiziona e dirige i destini dei singoli come la Storia di  popoli e civiltà e, soprattutto, logora solo chi non ce l’ha.

L'uomo invisibile di H.G. Wells, nel film del 1933 di James Whale.

L’uomo invisibile di H.G. Wells, nel film del 1933 di James Whale.

Tuttavia come il protagonista de L’uomo invisibile di HG Wells, Griffin, inciampa nei propri piedi invisibili così, metaforicamente, i veri potenti della terra, scollati o indifferenti alla realtà, non percepiscono gli effetti reali delle proprie scelte, incistati in blindate (e invisibili) vite parallele da potenti. Griffin pagò drammaticamente la maledizione intrinseca dell’invisibilità, sarà così per coloro che più o meno invisibilmente manovrano i destini del pianeta?

Nel nostro schizofrenico mondo, in cui tutti per un verso sono alla rincorsa dei “promessi” 15 minuti di notorietà, si fa sempre più strada, per altro verso, il fascino indiscreto dell’invisibilità e ci si muove dall’anonimato dei nickname, molto usati sul web, alla maledizione delle password che ci vengono sistematicamente imposte per accedere alle innumerevoli nicchie virtuali della nostra vita reale; insomma l’invisibile ci domina come un Grande Fratello, anch’egli invisibile, ed ecco appalesarsi la perversione intima dell’invisibilità: ci “protegge” o ci controlla?

L’invisibile è per certi versi anche la parte più interessante della vita, quella più libera e sfuggente, non condizionabile non trattabile e profondamente vera, quella parte della vita che galleggia sommersa sotto l’iceberg del nostro esistere, quella parte dove si formano pensieri, sentimenti, dove si annidano ricordi e custodiscono emozioni , quel 90% di noi che è possibile intuire, ma non è visibile nemmeno a noi stessi, quella parte che oggi con l’avvento dei social network talvolta sbandieriamo senza pudore illudendoci, come i bambini più piccoli vittime di un ingannevole corto circuito percettivo, che se noi non vediamo gli altri gli altri non possano vedere noi.

Invisibile libertà

Invisibile libertà

Eppure tutti abbiamo riso da bambini della stolta ingenuità dell’imperatore e della sua nudità, ma da adulti la metafora degli abiti invisibili ci è poi così chiara?

Come cittadini siamo iceberg invisibili al 99%, il nostro peso specifico si può esprimere  e manifestare, sempre più raramente, in occasione di  elezioni e referendum, eppure sempre più spesso rinunciamo anche al valore simbolico di quel peso specifico, facendo il gioco di chi ci vuole indifferenti e muti.

Così come l’invisibilità dei vestiti nuovi dell’Imperatore ne rivelò l’indecorosa nudità, il Referendum di Domenica 17 aprile con la smaterializzazione della preponderante volontà collettiva ha rivelato che la democrazia è definitivamente nuda.

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