Fabrizio De Andrè: a Pavia mostre, un libro e tanti eventi per celebrare il cantautore genovese

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Incontrare Fabrizio De Andrè: il destino ha offerto a molti questa straordinaria opportunità. Sentirlo parlare, cenare con lui,  vederlo sorridere, creare, dispiacersi, assistere alla sua quotidianità, ascoltarlo cantare dal vivo, intervistarlo: ammirarne così  in diverse forme quell’unicità  che gli apparteneva. Ero troppo piccola quando è scomparso per andare a sentire un suo concerto, ma sono grata a mio padre per averlo sempre ascoltato, così da impararne i testi a memoria  sin da bambina, in macchina sulla strada di casa; amavo Ottocento, La collinaLa canzone del maggioDon Raffaè.  Per questo azzardo e dico che molti che come me non hanno mai potuto incontrarlo o ascoltarlo dal vivo hanno comunque la sensazione di passargli accanto ogni volta che ne ascoltano la voce, cantando in macchina sulla strada di casa,  leggendone le parole, poche ed essenziali, o scorgendone una foto sul giornale. Dal 1999, a De Andrè sono state intitolate piazze, strade, scuole, scuole musicali, centri culturali, teatri, sale polivalenti e cinema. Ad onorarne la memoria  anche case vinicole, corsie ospedialiere,  autoambulanze, gruppi di scout. E fortunatamente le celebrazioni, di qualsiasi tipo, dedicate al cantautore genovese non sono mai troppe nè sembrano arrestarsi e non si curano di quel vociare tanto in voga in questi anni che afferma che ricordare sia un fatto superato, retorico. 

DE_ANDREE il 2016 è per De Andrè l’anno di Pavia: il capoluogo pavese ha risposto ad un richiamo che non poteva essere ignorato: “Pavia per Fabrizio De Andrè”, un turbinio di idee trasformatesi in eventi e manifestazioni che pulseranno nel cuore della città e non solo, fino alla fine di maggio. Tutto è iniziato dalla creatività di Daniela Bonanni e altri soci di  “Leggere Pavia” , autori del progetto intitolato “E con la vita avrebbe ancora giocato- Pavia per De Andrè”, un’idea intensa e importante, nata con l’intenzione di portare nelle scuole  i testi di Fabrizio De Andrè e dell’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters (quest’anno ricorrono i 100 anni dalla sua pubblicazione) , alla quale Fabrizio si ispirò per il suo album ” Non al denaro non all’amore nè al cielo”.
Dal progetto, come fossero petali di uno stesso  fiore, nascono altri eventi. Il 10 marzo scorso sempre a Pavia è stata inaugurata nel Salone Teresiano della Biblioteca
Universitaria, la mostra intitolata    Fabrizio De André e Fernanda Pivano. Ricordi tanti e nemmeno un rimpianto “, con il  patrocinio della Fondazione Fabrizio De André Onlus e la collaborazione del Centro Studi “Fabrizio De Andrè” del Fondo De Andrè della Biblioteca Umanistica di Siena e della Fondazione del Corriere della sera- Archivio storico; la mostra espone materiale originale di De Andrè e Fernanda Pivano, la traduttrice italiana di Spoon River ee resterà aperta al pubblico fino al 25 maggio prossimo.  Al progetto e alla mostra si aggiunge un libro, un’ opera collettiva che raccoglie 305 narrazioni private eppure appartenenti a tutti sull’incontro elettivo con la musica di Fabrizio De Andrè; il volume  a cura di Daniela Bonanni e Gipo Anfosso è edito da Ibis editore ed in tutte le librerie dai primi di aprile.  A tutte le latitudini, da “Palermo ad Aosta” per citare il cantautore, c’è un filo comune che tiene unite le storie di 305 persone,legate da una musica che continua sempre a suonare e da un coro collettivo, diverso, unico, che canta ad una voce sola.
 
Una Pavia votata a De Andrè persino nelle vetrine dei negozi che esporranno testi e frasi del cantautore, mentre i ristoranti della città inseriranno nei menù “A ‘cimma”, in italiano “la cima”, tipico piatto ligure cantato da De Andrè nell’omonimo brano, a base di carne di vitello e verdure.  “Fabrizio è di tutti”, ha detto una volta sua moglie, Dori Ghezzi, ed è proprio questa la sensazione che si ha attraversando tutte le fasi di questo  progetto, che intende rintracciare e dare ancora e ancora nuovi stimoli e nuove idee a coloro che si avvicinano all’opera del cantautore genovese. De Andrè, lo comprovano i fatti, è riuscito con la sua musica a far ciò in cui solo  solo i veri artisti riescono: andare oltre il dato  terreno, oltre la moda, oltre l’effimero e il gusto del tempo, per questo  le manifestazioni a lui dedicate non sembrano mai guardare al passato, piuttosto regalano un futuro diverso a chi ascolterà ancora, oggi come ieri, le sue canzoni.  
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