11 Drammi (ironici) di un’italiana in Inghilterra

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Capita spesso che, chiacchierando con amici e conoscenti, si parli dell’idea (sogno) di lasciare l’Italia e trasferirsi all’estero, alla ricerca della terra promessa del lavoro o del futuro. Tra una chiacchiera e una birra capita che qualcuno prenda la decisione definitiva e parta. C’è chi va all’avventura, sperando nel colpo di fortuna, e chi vuole essere più organizzato e quindi sceglie di fare le valige solo con la certezza di un lavoro o un appoggio concreto. Tuttavia ci sono dei piccoli drammi che, anche per una persona estremamente organizzata come me, sono inevitabili. Vi prego di leggere questo elenco e le relative considerazioni per quello che sono: “personali” e assolutamente “ironiche”.

  1. "Covert Affairs" è una delle serie viste in lingua originale. No, non sono partita per l'Inghilterra per fare la spia.

    “Covert Affairs” è una delle serie viste in lingua originale. No, non sono partita per l’Inghilterra per fare la spia.

    Conosco perfettamente la lingua… o forse no. Chi di voi, almeno una volta, non ha pensato “Con tutte le serie in streaming in inglese che mi sono guardato, posso partire e spacciarmi per nativo del posto!” (Mi riferisco alle serie TV in inglese/americano, e agli anime in lingua giapponese sottotitolata!) Giusto qui vi voglio. Anche per me è stato più o meno così. Oltre a vari corsi di lingua, esercizi, prove pratiche di chiacchierate e decine e decine di episodi in lingua originale… arriva il primo dramma. A meno che io non volessi andare in Inghilterra a dare la caccia a demoni e vampiri, o intentare una causa o cercare di risolvere un caso di omicidio… il mio vocabolario era un po’, come dire, ristretto. Per questo motivo sono rimasta a fissare, con occhio da triglia al cartoccio, la guardia che spiegava come dividersi per presentare i documenti alla dogana (ho pure sbagliato!)

  2. La moquette. Vi chiederete perché la moquette sia un dramma… Purtroppo la prima cosa che si nota, entrando in una casa inglese (ne ho già viste alcune e replicano tutte lo stesso modello) è proprio questa distesa di pelame che ricopre il pavimento e vi fa sentire tutti dei gatti con zampe d’elefante. Il rumore attutito dei passi, le suole di gomma che si inchiodano al pavimento se non alzate bene i piedi, l’impellente desiderio di sollevare il tutto e cercare le piastrelle. Già. La prima domanda che mi sono posta è stata proprio: “Come faccio a lavare il pavimento qui?” Semplicemente, non si lava! Si passa l’aspirapolvere! Ecco allora che tutte le puntate di “Io e i miei parassiti” tornano a galla e iniziano a ricordarti quante tipologie di acari, parassiti, insetti e mostriciattoli vari, si annidano in queste tappezzerie.
  3. Il Bidet! Va bene, faccio la tipica italiana snob, non mi interessa. Già, per pura e personale paranoia, mi faccio due docce al giorno (grazie anche alla presenza della moquette), non credo sia necessario doversi lavare di nuovo da capo a piedi per 10 minuti passati al bagno! Ammetto, però, che l’assenza del bidet è uno dei drammi minori. La questione è facilmente superabile.
  4. Caffè Nero, uno dei franchising più diffusi.

    Caffè Nero, uno dei franchising più diffusi.

    Il caffè. Su questo non transigo al punto che, come ho sentito dire in molte interviste di giovani fuggiti all’estero, non sono stata l’unica a infilare moka e pacco di caffè in valigia. Forse alla dogana si saranno fatti due risate… non mi importa. Senza caffè i miei neuroni vanno in sciopero. Trovarsi poi, di fronte al “caffè” come viene inteso dagli inglesi, è qualcosa di molto vicino alla visione di una vedova nera che balla il tango sul tuo letto. Caffè solubile, con mezzo bollitore di acqua calda, zucchero e latte mescolati tutti insieme e offerti con tanta cortesia. Io adoro e apprezzo tantissimo chi mi ha offerto il caffè ma, per favore, pietà!

  5. Colazione, pranzo, cena… cosa stiamo mangiando? Spesso e volentieri mi è capitato di sentire dire che l’Italia è uno dei pochissimi paesi al mondo che reputa ancora “utile e sacra” la pausa pranzo. Confermo. Colazione abbondante, una sorta di break a metà giornata, poi direttamente cena. I primi giorni qui è stato sconvolgente vedere la famiglia che si sveglia, fa colazione, passa la mattinata (nei giorni liberi) davanti alla TV, poi esce, ritornano per le 15:00/16:00, fanno una specie di spuntino e poi escono di nuovo. Io aspettavo il pranzo della domenica… invece niente. Il pranzo è slittato alle tre del pomeriggio, con conseguente salto a piè pari della cena. Dopo più di un mese di permanenza, ancora mi chiedo quale pasto io stia mangiando…
  6. Ma come mangi? Prendete questo piccolo “dramma” come un appunto ironico. So che in molte famiglie, anche in Italia, è arrivata la moda di mangiare sulle tovagliette, magari anche plastificate, per risparmiare l’uso della tovaglia per le cene importanti e pulire più in fretta. Purtroppo a casa mia tutto deve essere più che regolare. Tovaglia, tovaglioli, posate, bicchieri, bottiglie e condimenti in tavola, stuzzicadenti e, se c’è il dolce, già pronto nell’angolo del tavolo per essere sicuri di non dimenticarlo. Da quando sono qui ho visto molte facce stralunate quando chiedo un tovagliolo o una posata in più! Niente tovaglia, bicchieri riempiti e preparati senza altro da bere in vista (se uno ha più sete del solito si deve alzare e andare a prendersi da bere), niente tovaglioli, posate solo in base a cosa c’è in tavola. Per esempio: una sera mi hanno preparato le Fajitas al pollo. Io necessitavo delle posate per mangiare il pollo che, per loro, era a pezzetti. Visto che tutto il bendidio in tavola doveva essere ficcato nella Fajitas e morso, niente posate, niente tovaglioli! Vi assicuro, è stata la cena più imbarazzante della mia vita.
  7. Ma come dormi? Altro tasto dolente, che per me è stato un vero dramma da superare. Lenzuolo sotto e piumino. E il resto del letto dove sta? Lenzuolo sotto, lenzuolo sopra, copertina, che se fa caldo togli il piumino, POI viene il piumino! Questo è stato davvero un incubo per me perché, anche se sono piccola e quel letto è già una portaerei, avere solo una coperta sopra e nient’altro che mi separi da quella è fastidioso e strano. Spesso mi svegliavo arrotolata come un bruco con il gatto che mi guardava divertito. Finalmente ora ho le mie lenzuola, almeno mi sento più a mio agio.
  8. Hai freddo? Questa è una delle domande che mi è stata posta spesso, in questo primo mese. Dando un’occhiata su internet, mi ero fatta un’idea tutta mia delle temperature inglesi. Più o meno simili a quelle del nord Italia, ho organizzato la mia valigia come se dovessi andare in montagna, con qualche maglione in più, ma di certo nulla di veramente “pesante”. In realtà non è proprio così. Le temperature sono un po’ più basse ma tutto è superabile con una dolcevita o un lupetto. Il dramma è incontrare altre persone e rendersi conto che, io sembro appena tornata dal circolo polare artico, mentre loro indossano abiti leggeri, con cappotti e piumini. Per me già è difficile pensare di non mettere i calzettoni sotto i jeans, figuratevi la mia faccia quando ho visto tutta la famiglia mettersi dei top o delle magliettine di cotone a mezza manica e infilarsi allegramente il cappotto, senza sciarpa, senza cuffia e senza guanti… Mi sono sentita veramente ridicola.
  9. Tipico Taxi Londinese: avvistati spesso nelle zone limitrofe a Londra

    Tipico Taxi Londinese: avvistati spesso nelle zone limitrofe a Londra

    Prendi un taxi! Premetto che, prima di arrivare in Inghilterra, non avevo mai preso un taxi in vita mia. Arrivata qui, visto che vivo abbastanza lontana dal centro, ho pensato di poter essere accompagnata, o trovare un autobus. Alla mia richiesta su come raggiungere il centro senza dover scarpinare in salita per tre chilometri, la risposta è stata immediata: “Chiama un taxi!”. Dove sarebbe il dramma? Vi chiederete. Il dramma è tutto nella mia testa, che ho sempre visto l’utilizzo del taxi come un’“opzione da ricchi”. Mai mi sarei sognata di muovermi in taxi. Senza contare l’ansia di dover pronunciare correttamente la destinazione e contare le monetine da pagare senza fare figuracce

  10. .Scusi, dove compro il biglietto? Un altro problema, non so se sia solo italiano o se solo in Inghilterra funzioni così, è come acquistare il biglietto dell’autobus e dove leggere gli orari. Solitamente io andrei in edicola, comprerei i biglietti che mi servono, e chiederei l’opuscolo con le varie linee e le corse. Non funziona così. Per gli orari e le corse si va alla fermata più vicina e si cerca di capire dove vada l’autobus. Per il biglietto, lo si compra in contanti quando si sale. In realtà non è un vero e proprio biglietto, ma uno scontrino, che attesta che hai pagato la tua quota per salire. Il dramma? Aver girato per un’intera mattinata tutti i negozi possibili per capire come prendere un autobus!
  11. Non riconosco nulla!Per concludere torno a parlare di cibo, ma nei supermercati. Per quanto possa sembrare sciocco, entrare in un supermercato e non riconoscere nemmeno una marca di fazzoletti di carta è angosciante! Giri per le corsie come uno zombie, alla ricerca di un colore o una confezione che ti sia famigliare, sperando sia anche commestibile. Questo è quello che è successo a me nelle prime due settimane. Alla ricerca di cibo commestibile, senza la minima voglia di provare cose nuove… ho riconosciuto solo due note marche di yogurt. Non date per scontato questo elemento. A volte basta un logo, un marchio su una scatola di surgelati per farvi sentire meno soli!
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