“Young Black Jack”: Facendo “il filo” agli anni ‘60…

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Kuroo Hazama è uno studente di medicina, il quale, sullo sfondo dei turbolenti anni ‘60, tra i resoconti del sanguinoso conflitto del Vietnam e le sempre più violente rivolte degli studenti, cerca di prendere la licenza per esercitare la professione di chirurgo. Sin dall’aspetto si capisce di avere a che fare con un tipo molto particolare: il corpo è disseminato di cicatrici, un po’ alla Frankenstein, e le sue abilità chirurgiche sono, nonostante la giovane età, alla stregua (a volte anche superiori) di quelle dei professionisti del campo. Per racimolare qualche soldo in più, Hazama si dedica così al soccorso di vari pazienti, venendo a capo dei casi clinici più complessi, affiancato da Yabu, aspirante medico con la paura del sangue, e dalla sua giovane collega Okamoto…
Young-Black-JackGli spettatori più inesperti (o semplicemente più giovani) sentiranno per la prima volta, con questa serie, il nome di Hazama e del suo alter ego “Black Jack”, non capendo, purtroppo, diversi punti di questa serie. Ci si ritrova di fronte, infatti, al prequel di “Black Jack”, popolare serie (prima manga, poi anime) degli anni ‘70, la quale vedeva questa misteriosa figura medica curare senza licenza i vari clienti, intascando lauti compensi, alla faccia dei ricchi piani alti della medicina giapponese. Ci si aspetterebbe quindi una spiegazione di come questa versione in camice di Robin Hood abbia acquisito le proprie abilità e quell’aspetto così curioso.

E invece niente, la serie dà quasi per scontato che lo spettatore queste informazioni le sappia già. Cosa che va decisamente a discapito di chi in questa serie ci si è imbattuto quasi per caso, rimanendo, alla fine dell’ultimo episodio, con molti dubbi da chiarire. Ma in realtà il problema di “Young Black Jack” non è nemmeno questo, perché, in fin dei conti, si potrebbe attingere dalle opere precedenti per colmare tali lacune. Il problema è invece che niente, assolutamente niente, di questa serie è degna di nota.

La sceneggiatura è frettolosa, banale, a tratti addirittura infantile; i personaggi sono decisamente fragili, privi di spessore. E non si sta parlando di personaggi che diventeranno poi centrali nell’universo di “Black Jack”, ma proprio di quelli creati ad hoc per questa serie, i quali, dopo aver detto un paio di battute o aver fatto qualcosa per spronare o aiutare Hazama, tornano a confondersi con lo sfondo. Infine l’animazione: nella media, anonima, a volte addirittura al di sotto degli standard. Un vero peccato visto che di cose interessanti ce n’erano eccome: dall’argomento medico e chirurgico, poco usato negli anime, allo sfondo tumultuoso e politicamente impegnato degli anni ‘60, il quale ben si prestava a spunti di riflessione, grazie anche alla distanza di ormai mezzo secolo, che permette di avere una visione un po’ più oggettiva di quegli avvenimenti. In definitiva “Young Black Jack” è una serie che parte con un potenziale non indifferente, ma decisamente mal gestito, ancorandosi alla condizione di semplice serie d’intrattenimento, leggera e senza impegno, ma assolutamente trascurabile nel panorama animato giapponese.Young-Black-Jack

Consigliato a: amanti degli anni ‘60, feticisti delle cicatrici, nostalgici della serie originale
Sconsigliato a: boss della medicina giapponese, fan di Nip/Tuck e simili, studenti universitari ribelli
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